14/04/2024
LE PAROLE CON I BAMBINI NON SERVONO A NIENTE
(Post originale della scuola Waldorf di Capua: https://www.facebook.com/share/p/A8b44obmXYbDfr3r/)
Berna, 14 aprile 1924
"Finché il bambino è un essere religioso che imita, non serve a nulla ammonirlo. Per fare attenzione a quanto viene detto, l'anima, in un certo modo, deve già essersi emancipata. In tal caso l'animico deve già fare attenzione alle parole. Con i bambini le parole non servono a niente. E utile invece tutto ciò che facciamo in presenza del bambino in modo che esso lo veda, che fluisca in lui in quanto percezione.
Soltanto che, in ciò che facciamo davanti al bambino, deve esserci anche la moralità. Lo avrete già notato: proprio come chi è cieco in relazione ai colori non vede i colori, così l'adulto vede i gesti delle persone, i loro sguardi, le loro espressioni facciali, la velocità o la lentezza dei loro movimenti, quanto i loro movimenti siano spigolosi. Egli ne osserva la fisicità, ma senza più percepirne la moralità. Il bambino vede la moralità, anche se in modo inconsapevole. Perciò deve esserci chiaro che nell'ambiente del bambino non dobbiamo solo tener fuori dal visibile tutto ciò che non è bene che il bambino imiti, bensì dobbiamo anche tener fuori dall'invisibile, in presenza del bambino, tutti i pensieri che non è bene facciano ingresso nella sua anima. E questa educazione dei pensieri, per l'età infantile che precede la seconda dentizione, è perfino la cosa più importante in assoluto: che non ci permettiamo nemmeno di avere pensieri impuri, brutti, rabbiosi vicino al bambino."
(Rudolf Steiner, La pedagogia antroposofica e le sue premesse, Ed. Antroposofica, pagg. 37-38)
CON I BAMBINI LE PAROLE NON SERVONO A NIENTE
Berna, 14 aprile 1924
"Finché il bambino è un essere religioso che imita, non serve a nulla ammonirlo. Per fare attenzione a quanto viene detto, l'anima, in un certo modo, deve già essersi emancipata. In tal caso l'animico deve già fare attenzione alle parole. Con i bambini le parole non servono a niente. E utile invece tutto ciò che facciamo in presenza del bambino in modo che esso lo veda, che fluisca in lui in quanto percezione.
Soltanto che, in ciò che facciamo davanti al bambino, deve esserci anche la moralità. Lo avrete già notato: proprio come chi è cieco in relazione ai colori non vede i colori, così l'adulto vede i gesti delle persone, i loro sguardi, le loro espressioni facciali, la velocità o la lentezza dei loro movimenti, quanto i loro movimenti siano spigolosi. Egli ne osserva la fisicità, ma senza più percepirne la moralità. Il bambino vede la moralità, anche se in modo inconsapevole. Perciò deve esserci chiaro che nell'ambiente del bambino non dobbiamo solo tener fuori dal visibile tutto ciò che non è bene che il bambino imiti, bensì dobbiamo anche tener fuori dall'invisibile, in presenza del bambino, tutti i pensieri che non è bene facciano ingresso nella sua anima. E questa educazione dei pensieri, per l'età infantile che precede la seconda dentizione, è perfino la cosa più importante in assoluto: che non ci permettiamo nemmeno di avere pensieri impuri, brutti, rabbiosi vicino al bambino."
(Rudolf Steiner, La pedagogia antroposofica e le sue premesse, Ed. Antroposofica, pagg. 37-38)