Un Corso In Miracoli SIAMO UNO

Indicazioni

Un Corso In Miracoli SIAMO UNO Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Un Corso In Miracoli SIAMO UNO, Istruzione, Lonno.

Hai il libro, forse lo hai comprato in un momento importante della tua vita, con una sensazione chiara dentro di te, ma ...
22/04/2026

Hai il libro, forse lo hai comprato in un momento importante della tua vita, con una sensazione chiara dentro di te, ma poi è rimasto lì. Lo hai aperto qualche volta, hai letto alcune pagine e poi lo hai richiuso. Non perché non fosse importante, ma perché non sapevi bene da dove iniziare davvero. Un Corso in Miracoli non è un libro da affrontare solo con la testa: è un cammino che si comprende soprattutto praticandolo.

Questo spazio nasce proprio per aiutarti a fare quel primo passo in modo semplice e accompagnato. Puoi partecipare, provare, vedere come ti senti e poi decidere se continuare attraverso un contributo, che dà valore e continuità a questo percorso. Non serve sapere tutto. Serve solo essere disposto a cominciare.

Gabriel Flores
Scuola di Un Corso in Miracoli
Luce per la mente

In terapia, questo succede continuamente. Una persona comincia a raccontare una relazione, un conflitto, una delusione… ...
28/03/2026

In terapia, questo succede continuamente. Una persona comincia a raccontare una relazione, un conflitto, una delusione… e nel giro di pochi minuti è già tutto definito: “Lui è egoista”, “Lei è fredda”, “Questa persona manipola”, “Non gliene importa niente di me.” A volte non ci rendiamo conto che non stiamo più incontrando davvero l’altro. Stiamo reagendo all’immagine che la nostra mente ha già costruito di lui.
Per questo, per me, uno dei passaggi più delicati del lavoro terapeutico è aiutare la persona a distinguere tra ciò che l’altro ha fatto e l’identità che lei gli ha attribuito. Perché non è la stessa cosa dire: “Ha avuto questo comportamento” e dire: “So già chi è.” Nel primo caso sto osservando qualcosa. Nel secondo sto chiudendo la possibilità di vedere altro. E quando chiudiamo quella possibilità, smettiamo anche di ascoltare davvero.
Il Corso qui è molto radicale. Dice: “Ho giudicato tutto ciò che vedo” e anche: “I miei giudizi mi hanno ferito.” Questo è fortissimo, perché mostra che il giudizio non colpisce solo l’altro: ferisce anche chi giudica. Quando trasformo una persona in un’etichetta, non la sto più guardando. La sto riducendo. E, nello stesso momento, sto riducendo anche il mio spazio interiore. Perché dove il giudizio diventa assoluto, la mente non cerca più verità: cerca solo conferme.
Ricordo una sessione in cui una persona mi disse con molta sicurezza: “Io ormai ho capito com’è fatto.” Ma lavorando insieme emerse che non aveva capito davvero l’altro: aveva solo organizzato il dolore in una forma che le sembrava chiara. E questo è molto umano. Quando soffriamo, l’etichetta dà una specie di sollievo: semplifica, ordina, ci fa sentire meno persi. Ma quasi mai ci rende più liberi. Ci rende solo più rigidi.
Per me, una parte molto importante della guarigione comincia proprio qui: quando smetto di pensare che aver definito l’altro significhi averlo compreso. Quando inizio a vedere che molte delle mie relazioni non soffrono solo per ciò che accade, ma per il giudizio fisso che continuo a mettere sopra chi ho davanti. E allora forse diventa possibile un altro tipo di incontro. Non ingenuo. Non cieco. Ma meno imprigionato.
C’è una persona nella tua vita che hai già rinchiuso dentro un’etichetta, e che forse non stai più guardando davvero da tempo?
Se ti va, scrivilo nei commenti.
E se leggendo ti è venuta in mente una persona che sta soffrendo dentro un giudizio ormai diventato rigido, puoi condividere questo post con lei.
A volte non è l’altro a essere completamente chiuso. È il nostro sguardo che ha smesso di lasciargli spazio.
E se senti che questo tema parla di una tua relazione importante, possiamo lavorarci insieme in una sessione privata.

Se stai vivendo tristezza, confusione, tensione o paura e senti che la tua mente non trova pace, questo può essere un pr...
27/03/2026

Se stai vivendo tristezza, confusione, tensione o paura e senti che la tua mente non trova pace, questo può essere un primo passo importante.

Metto a disposizione alcune sessioni individuali totalmente gratuite e senza alcun impegno, pensate per chi desidera ritrovare più chiarezza, sollievo e pace interiore attraverso un lavoro di guarigione mentale e spirituale.

I posti gratuiti sono limitati.
Prenotazioni esclusivamente via e-mail:
[email protected]

Mi capita spesso, in terapia, di incontrare persone molto intelligenti, molto sensibili, molto attente. Persone che legg...
27/03/2026

Mi capita spesso, in terapia, di incontrare persone molto intelligenti, molto sensibili, molto attente. Persone che leggono tutto velocemente: gli sguardi, i silenzi, i cambi di tono, le distanze, le frasi non dette. E proprio per questo, a volte, sono ancora più convinte di vedere con chiarezza. Ma la lucidità non è sempre visione. A volte è solo rapidità mentale. E la rapidità mentale, se non viene osservata, proietta fuori contenuti interiori e poi li scambia per realtà.
Il Corso lo dice in modo diretto: “La proiezione fa la percezione.” E aggiunge che il mondo che vediamo è il testimone del nostro stato mentale, l’immagine esterna di una condizione interna. Questo per me è fortissimo, perché sposta la domanda. Non più soltanto: “Cosa sta facendo l’altro?” ma anche: “Che cosa sta mettendo la mia mente sopra ciò che vede?” Quando una persona arriva molto ferita, molto delusa o molto arrabbiata, spesso non si rende conto che non sta solo osservando: sta anche proiettando.
Una volta, in una sessione, una persona mi disse: “Io so benissimo cosa pensa di me.” Ma lavorando insieme emerse che non stava leggendo davvero l’altro: stava vedendo fuori una paura molto antica che portava già dentro. Non era mancanza di intelligenza. Era dolore non ancora riconosciuto. E questa è una delle cose più importanti da vedere in terapia: la proiezione non è cattiveria. È una difesa. La mente, per non sentire pienamente quello che ha dentro, lo sposta fuori e poi reagisce a ciò che lei stessa ha messo lì.
Quando questo si vede, non per colpevolizzarsi ma con onestà, qualcosa si allenta. Perché smettiamo di prendere ogni impressione come rivelazione. E lì nasce una lucidità più vera, molto più umile: non quella che pretende di sapere subito, ma quella che inizia a chiedersi se sta davvero vedendo, o se sta solo confermando una ferita.
Quante volte, nella tua vita, hai chiamato “chiarezza” qualcosa che forse era soprattutto una paura proiettata fuori?
Se ti va, scrivilo nei commenti.
E se leggendo ti è venuta in mente una persona che tende a leggere tutto molto in fretta, puoi condividere questo post con lei.
A volte il problema non è che non vediamo abbastanza. È che vediamo fuori ciò che non stiamo ancora riconoscendo dentro.
E se senti che questo meccanismo si ripete nei tuoi rapporti o nelle tue reazioni, possiamo lavorarci insieme in una sessione privata.

Lezione 86C’è un momento preciso in cui mi accorgo che sto uscendo dalla pace: quando comincio a pensare che il mio modo...
27/03/2026

Lezione 86
C’è un momento preciso in cui mi accorgo che sto uscendo dalla pace: quando comincio a pensare che il mio modo di vedere sia più affidabile della pace stessa. Sembra assurdo detto così, ma succede spesso. Qualcuno fa qualcosa, una situazione mi stringe, una paura si riaccende… e subito la mente si mette al lavoro per costruire il suo piano. Un piano per difendermi, per sistemare, per prevedere, per non soffrire. E intanto, quasi senza accorgermene, mi allontano.
Questo ripasso, per come lo vivo io, mi riporta a una verità che il Corso ripete con molta chiarezza: solo il piano di Dio per la salvezza funzionerà. E insieme ne mostra subito il contrario, cioè quello che faccio io quando mi irrigidisco: ogni rancore, ogni risentimento, ogni piccolo “sì, però quello che ha fatto…” è già un modo di attaccare quel piano. Come se dicessi: “No, grazie. Preferisco il mio.” E il mio piano, se sono onesto, ha quasi sempre lo stesso sapore: tensione, controllo, paura travestita da lucidità.
Questa è una delle cose che negli anni ho visto di più, sia nel mio cammino con il Corso sia accompagnando persone. Il rancore non sembra mai presentarsi come un grande gesto drammatico. Molto più spesso è sottile. È quel fastidio che resta acceso. È quella scena che continuo a ripassarmi nella testa. È quella chiusura interna che mi fa sentire giustificato ma non in pace. Ed è proprio lì che il Corso oggi mi dice qualcosa di fortissimo: se tengo stretto il rancore, sto scegliendo un altro piano. Sto dicendo che la salvezza dipende dal fatto che fuori succeda qualcosa di diverso da ciò che sta succedendo adesso.
Ma il punto del Corso è l’opposto. Mi dice che la salvezza non dipende da quel cambiamento fuori. Non dipende dal fatto che l’altro capisca, chieda scusa, faccia la cosa giusta o finalmente si comporti come io vorrei. Dipende dalla mente che smette di fare del rancore il proprio rifugio. E questo, per me, è molto concreto. Perché ogni volta che mi attacco all’offesa, mi convinco di stare proteggendo qualcosa di prezioso. In realtà sto solo ritardando la pace.
A me questa lezione serve tantissimo quando mi sento appesantito da una situazione relazionale o lavorativa. Quando il pensiero torna sempre lì, quando la mente vorrebbe costruire il caso perfetto per dimostrare che ho ragione a stare male. In quei momenti provo a ricordarmi che il problema non è solo ciò che è successo. Il problema è che sto trattando il rancore come se fosse una forma di intelligenza. Come se mi aiutasse a capire meglio. E invece mi rende più cieco, più duro, più separato.
Il ripasso di oggi mi aiuta proprio a interrompere quel meccanismo. Mi rimette davanti una domanda molto semplice: voglio davvero la pace, o voglio ancora che il mio piano vinca? Perché a volte dico di volere pace, ma dentro sto ancora chiedendo che la scena cambi prima di concedermela. E lì capisco che non è il piano di Dio che non funziona. È che io continuo a voler difendere il mio.
Quello che amo di questa lezione è che non mi colpevolizza. Non mi dice che sono sbagliato perché ho un rancore. Mi mostra solo il costo di tenerlo. Mi fa vedere che ogni volta che proteggo quel pensiero, sto attaccando l’unica cosa che davvero potrebbe aiutarmi. Non perché Dio si offenda, ma perché io stesso mi chiudo alla correzione.
E allora, a volte, la pratica diventa molto umile. Non è un grande atto spirituale. È più semplice: smetto di dare al rancore l’ultima parola. Smetto di trattarlo come prova. Lascio almeno uno spiraglio all’idea che la pace non dipenda da ciò che sto difendendo. E quando faccio questo, anche solo un poco, il corpo si distende. La mente smette di stringere. E ritorna quella sensazione sobria, pulita, che il Corso chiama salvezza.
Se oggi senti che qualcosa ti ha chiuso il cuore, o che stai portando dentro un fastidio che non molla, questo ripasso può essere davvero un aiuto. Ti ricorda che non sei senza strada. Ti ricorda che non devi inventarti un altro piano. E ti ricorda anche che il rancore non ti protegge: ti allontana soltanto da ciò che potrebbe guarirti davvero.
Ogni venerdì ci incontriamo per studiare, applicare e imparare come usare queste lezioni nella vita quotidiana. Ore 18:30.

11/03/2026

Lezione 70 Un corso in miracoli

Molte persone cercano di cambiare la loro vita cambiando le circostanze.Un lavoro diverso.Una relazione diversa.Un luogo...
10/03/2026

Molte persone cercano di cambiare la loro vita cambiando le circostanze.

Un lavoro diverso.
Una relazione diversa.
Un luogo diverso.

Ma spesso, anche quando qualcosa cambia fuori, dentro rimane la stessa inquietudine.

Un corso in miracoli ci insegna qualcosa di molto semplice e allo stesso tempo molto profondo:
la pace non nasce da ciò che accade, ma da come scegliamo di guardarlo.

Quando la mente impara a lasciare andare il giudizio,
quando il rancore si scioglie,
quando smettiamo di difendere il nostro dolore,

qualcosa dentro si apre.

È lì che iniziano l’amore, la guida e la fede.

Non come idee astratte,
ma come esperienza viva nella vita di tutti i giorni.

Il programma AGF nasce proprio da questo:
uno spazio di pratica, di ascolto e di trasformazione interiore, basato sugli insegnamenti di Un corso in miracoli.

Perché la pace non è qualcosa da trovare.

È qualcosa da ricordare.

09/03/2026

Disciplina la chiave di Un Corso in Miracoli.

Lezione 58Ci sono giorni in cui mi sento “piccolo”. Non per qualcosa di enorme, magari. A volte basta poco: una risposta...
27/02/2026

Lezione 58

Ci sono giorni in cui mi sento “piccolo”. Non per qualcosa di enorme, magari. A volte basta poco: una risposta che non arriva, un imprevisto, una stanchezza addosso, un pensiero che parte e mi porta via. E in quei momenti la mente fa la sua solita promessa: “Se ti proteggi, se controlli, se ti irrigidisci, allora stai al sicuro.”

Solo che io ormai lo vedo: quella non è sicurezza. È paura organizzata.

La Lezione 58, per come la vivo io, mi rimette davanti una forza diversa: non la forza di stringere i denti, ma la forza di ricordarmi chi sono. E quando lo ricordo — anche solo un attimo — cambia il modo in cui guardo tutto. Non perché fuori diventa perfetto, ma perché dentro smetto di sentirmi separato e vulnerabile.

Negli anni, soprattutto nel lavoro con le persone e nella pratica quotidiana del Corso, ho notato questo: quando mi sento fragile, di solito sto credendo a una storia che mi dipinge come solo. Come se dovessi cavarmela con le mie risorse, con la mia testa, con il mio carattere. E allora la giornata diventa un campo di battaglia.

Questa lezione, invece, mi riporta a un punto semplice: c’è in me qualcosa che non è fragile. Qualcosa che non è toccato dal giudizio, dagli alti e bassi, dai risultati. E quando mi appoggio lì, anche il mondo si “ammorbidisce”: le persone non sembrano più nemiche, le situazioni non sembrano più minacce, e io non mi sento più ricattabile.

Io la pratico così, molto terra terra:

1. Mi accorgo quando sto cercando di difendermi dentro (anche se fuori sorrido).

2. Mi fermo un attimo e scelgo una delle idee del ripasso di oggi.

3. La ripeto lentamente, senza fretta, e la applico a una cosa sola che mi sta turbando.

4. Poi faccio un gesto piccolo che conferma la scelta: non reagisco d’impulso, non mi chiudo, non attacco, non mi preparo alla guerra.

Indirizzo

Lonno

Sito Web

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Un Corso In Miracoli SIAMO UNO pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Categoria