27/08/2026
Il Tai-ji chuan di Zheng Zong o Tai-ji delle “sintesi autentiche”
di K. Tokitsu traduzione di Marcello Vernengo
Nel 1948, Wang Shu Jin (1905-1981) dovette lasciare, lasciando anche la sua famiglia, la Cina dove i maestri di arti marziali subivano persecuzioni e s’installò a Taiwan. Il suo pensiero principale fu di perpetuare la trasmissione della sua scuola, perché, per lui la sua arte era profondamente unita alle sue credenze religiose.
Poco dopo, incontra a taiwan un celebre adepto degli stili interni (Tai-ji chuan, xing-yi chuan e bagua chuan) chiamato Chen Pan Ling (1892-1967). Quest’ultimo era stato nel 1936 vice direttore dell’Istituto d’arti marziali di Nanchino, dove i Ministri dell’Educazione e delle Forze Armate preparavano, insieme, l’organizzazione dell’insegnamento delle arti marziali. Già in quest’epoca in Cina si constatava un degrado e una dispersione del saper praticare il Tai-ji chuan, ed è per questo che una commissione fu incaricata di fare una sintesi dei Tai-ji chuan con l’obiettivo di formare un Tai-ji chuan che uscisse dai quadri conservatori di ognuna delle scuole per unificare gli aspetti positivi di tutte le scuole.
Chen Pan Ling faceva parte di questa commissione composta da rinomati maestri rappresentanti le diverse scuole di Tai-ji chuan, quali Chen, Yang, Wu e Sun. E’ così che fu realizzato il “ Tai-ji chuan unificato”.
Chen Pan Ling e Wang Shu Jin s’avvicinarono silenziosamente intrattenendosi sovente insieme ed è così che, per mezzo di scambi amichevoli, Wang Shu Jin approfondì le sue conoscenze sul “Tai-ji chuan unificato”. Ma agli occhi di Wang Shu Jin che, erede della scuola “Zong Nan Men”, aveva accumulato esperienze di combattimento contro adepti di differenti scuole, questo Tai-ji chuan presentava ancora dei difetti dal punto di vista del lavoro sull’energia e della logica del combattimento. Lo modifica mettendoci dentro la sua arte dello xing-yi chuan e del bagua-chuan e la filosofia del yi-jing e forma un Tai-ji chuan più efficace e realista, rispondente ai principi della scuola “Zong Nan Men” e lo chiama “Zheng Zon Tai-ji chuan” (il Tai-ji chuan delle sintesi autentiche). In effetti, questo Tai-ji chuan mantiene la conformità ed il realismo del combattimento e comprende un gran numero di tecniche sottili; ogni movimento corrisponde nello stesso tempo alla regolazione dei meridiani. E’ per questo che il Tai-ji chuan permette di esercitarsi ai principi del Tai-ji ed allo stesso tempo di toccare i fondamentali dello xing-yi chuan e del bagua chuan. E’ dunque sintetizzante in questo senso non solo delle differenti scuole di Tai-ji chuan, ma delle tre scuole interne. Il Tai-ji chuan che noi pratichiamo veicola dunque l’essenza della scuola “Zong Nan Men”, da qui la necessità di studiare almeno la base del xing-yi e del bagua chuan.
Bisogna sapere che nella pratica della scuola interna, l’allenamento comporta tre aspetti:
Apprendimento e ripetizione delle forme
Utilizzazione delle tecniche, veicolate da queste forme
Esercizi di controllo mentale.
Per la pratica del Tai-ji chuan di sintesi, è raccomandato un rilassamento di tutto il corpo per la durata del kata (ta lu). Per effettuare questo kata conviene impiegare più o meno 35 minuti per beneficiare al meglio dell’intelligenza e dell’efficacia di ogni movimento. La posizione di base di questo Tai-ji è quella dello xing-yi chuan che noi studiamo. Non è necessario esprimere puntualmente i momenti di concentrazione di forza, l’esercizio deve essere effettuato tutto il tempo in decontrazione. In questo, differisce dal Tai-ji chuan Chen dove l’esercizio comporta tempi diversi dei momenti ad alta concentrazione e momenti d’esplosione di forza (fa-jing).
A volte bisogna ricercare la disponibilità all’esplosione di forza in qualunque momento di questo Tai-ji chuan. Questa disponibilità si acquisisce tramite l’esercizio del go gyo ken (wu xing chuan) della scuola “Zong Nan Men”, e per noi principalmente del da-cheng chuan che è l’essenza del principio più profondo dello xing-yi chuan.
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