02/10/2024
“L’Unità è Forza” - Haile Selassie I
Non nella grandezza
del gradasso
o nella moltitudine
del grosso
e del grasso,
che molteplice
è l’illusione
e il superfluo
procede dal malvagio,
ma impara il forte
ad essere Uno
soltanto
con il suo Dio
suo fratello
e sé stesso
a suo agio.
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18/08/2024
"Hailè Selassie era gradevole e molto affabile, ma pieno di dignità naturale. Il suo volto irradiava intelligenza, gentilezza, buona indole e immense riserve di potere. Sorrideva spesso. Vero cristiano, osservava sempre i più nobili precetti della sua fede. Quando un uomo che aveva tentato di assassinarlo fu condannato a morte, Hailè Selassie non solo rifiutò di firmare il mandato, ma lo perdonò. Abolì anche le impiccagioni pubbliche; la mutilazione dei ladri abituali; e si sforzò di sostituire la vecchia legge mosaica, in base alla quale un assassino viene consegnato al parente più prossimo della vittima, con la giustizia moderna. Ma si dice anche che non dimenticasse mai un nemico.
Quasi tutti coloro che entrarono in contatto con lui rimasero impressionati dalla sua personalità. (...)
Il suo carattere si distingue nettamente da quello di Mussolini. Quest'ultimo glorificava la guerra. Il suo metodo per risolvere i problemi con un rivale era minacciarlo e, se ciò non bastava, ucciderlo. Hailè Selassie, sulla d'altra parte, favoriva la pace. Il suo metodo per allontanare i rivali era il ragionamento e la conciliazione. Nel 1935 affermò: 'Faremo tutto il possibile per evitare una guerra indegna della civiltà. Speriamo che il diritto e la giustizia prevalgano sempre sulla forza'. Mussolini disse. 'La guerra è appropriata per un uomo come la maternità lo è per una donna. Sostengo che la pace sia una virtù negativa. È solo in guerra che si viene rivelati in una luce adatta'.
Nato con un potere autocratico, Haile Selassie vi rinunciò volontariamente e si sforzò di fare dell'Etiopia una democrazia. Mussolini, cresciuto sotto una monarchia costituzionale e un tempo socialista lui stesso, era più dispotico di un sultano o di uno zar.
Haile Selassie apparteneva a una delle più antiche famiglie del mondo, reali o meno. Discendeva dal re Ori, 4470 a.C. Sapeva nominare tutte i regnanti, i suoi antenati, che vennero dopo Ori. Nonostante la sua discendenza super-aristocratica e il fatto che fosse investito di un potere più assoluto di quello che Mussolini era in grado di conquistare, era modesto, tranquillo, affabile e completamente privo di pretese. Mussolini, d'altro canto, era il discendente di una famiglia che era stata contadina per tre secoli. Suo padre era un fabbro. Lui stesso era un povero maestro di scuola, che attraverso la spietatezza e l'abilità salì al potere supremo nella sua terra natale. Mentre è il carattere, non la nascita, ad essere importante, e mentre i servi che salgono al potere a volte diventano padroni capaci e premurosi, Mussolini esibiva tutti i tratti odiosi del servo che è salito all'autorità come menzionato nella Bibbia. Era un millantatore, un poser, uno spaccone. Il suo patriottismo era a buon mercato perché ogni sua mossa e gesto era spurio e calcolato per impressionare la plebe. Come ogni parvenu, si metteva in mostra in continuazione. (...)
Haile Selassie, d'altro canto, era tutto ciò che un vero aristocratico dovrebbe essere. In ogni sua mossa era un gentiluomo e si distingueva come un saggio leader, uno statista non solo di cervello, ma di cuore. Come tale era un sovrano nel miglior senso della parola. (...)
Ecco un modello per tutti gli statisti. Con un simile atteggiamento prevalente in tutto il mondo, le guerre non ci sarebbero più. Migliaia di anni fa l'Etiopia diede al mondo il primo ideale di giusto e sbagliato, la prima moralità. Haile Selassie indicò la strada verso l'amicizia e la fratellanza interrazziale e internazionale, il vero obiettivo della civiltà. Poneva il diritto al di sopra della politica.
Nell'aspetto personale Haile Selassie era ugualmente attraente. I suoi lineamenti squisitamente cesellati riflettevano raffinatezza, cultura, amabilità e sagacia intellettuale. Nessuna sua foto era in grado di catturare l'essenza del suo spirito. Per quanto riguarda l'impressione generale che ne abbiamo, è stato veramente descritto come una "edizione nera del Cristo dipinto".
Di Haile Selassie si potrebbe quasi dire: 'Ecco l'uomo perfetto'."
(Tratto da "World's Great Men of Color" Vol. I, di J.A. Rogers, 1972)
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14/08/2024
REGGAE LYRICS - Midnite / Due Reward (2001)
Se pianti granturco
Raccoglierai granturco
Questo accade (Osea 8,7)
Solleva il tuo capo, Selassie I (Luca 21,28)
I&I cantiamo Rastafari
Jah possiede la terra, la luna e il cielo
Dì loro di guardare nell'occhio del leone
La giusta ricompensa
Babilonia riceverai la tua giusta ricompensa
Gradi di retribuzione sotto Dio
Giusta ricompensa
Tutti riceveranno la loro giusta ricompensa
Le opere hanno conseguenze
Sotto Dio
Se solo tu imparassi riguardo a te stesso
Troveresti ricchezza interna ed esterna
E cominceresti a vivere
E cominceresti a vivere
Quando sincronizziamo insieme
Il nostro peso e la nostra dimensione
Il male trema
Il male trema
La vendetta non rientra nei nostri piani
Pianifichiamo soltanto di ricostruire l'uomo rotto
E cominciare a vivere
Tieni alta la tua testa, Selassie I
I&I cantiamo Rastafari
Il libro che era sigillato è aperto (Apocalisse 5,5)
E il panico del frenetico
Ha diviso le nostre case (Matteo 10, 34-35)
Uno spirito di sonno profondo è stato rimosso
Alcuni assecondano per misericordia
Altri combattono fino alla fine
Dico, la fine
Combattere fino alla fine
Il pane dell'avversità
E le acque dell'afflizione
Non rimuoveranno il nostro maestro (Isaia 30,20)
Jah darà al nostro cuore un canto (Isaia 30,29)
Labbra di indignazione lingue di fuoco divorante (Isaia 30,27)
E così il granturco
Questo accade
Se pianti il granturco raccoglierai granturco
E' così che accade
Granturco per Granturco
Signore, un altro giovane è morto e andato
Granturco per Granturco
Signore un altro giovane è morto e andato
E allora ci è nato un Figlio
Signore, ci è nato un Figlio (Isaia 9.6)
Il governo sarà sulle Sue spalle (Isaia 9.6)
Lo splendore del nostro fuoco
Placherà le acque agitate
Il tuo nemico sarà nella tua propria casa (Matteo 10,36)
La forza del suo desiderio
Sarà per il tuo fallimento
Se pianti granturco
Raccoglierai granturco
Questo accade
Solleva il tuo capo, Selassie I
I&I cantiamo Rastafari
Jah possiede la terra, la luna e il cielo
Dì loro di guardare nell'occhio del leone
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12/06/2024
"Ma io perché venirvi? o chi ’l concede?
Io non Enea, io non Paulo sono:
me degno a ciò né io né altri ’l crede.
Per che, se del ve**re io m’abbandono,
temo che la venuta non sia f***e.
Se’ savio; intendi me’ ch’i’ non ragiono."
Inferno, Canto II, 31-36
E' un aspro viaggio
esplorare l'inferno
attraversare l'antro
del supplizio eterno
t'invita tutt'intorno
a lasciare il senno
a perderti nell'oblio
disperare del meglio,
bestemmie odo
nel frattempo
si vedono
sagome d'odio
ricordi d'abominio
dolori di giudizio
ad opprimere l'animo
nell'intimo,
s'accomuna il mio destino
a quello del malvagio
trovarsi in mezzo a loro
le forme di quel luogo
fetido di disagio
o Padrone del tuono !!!
Perché ora assaggio
il perverso ruolo
il sentiero malo ?
Perché conosco
il danno che aborrisco
come porto
un tale peso
soma d'asino
percosso
e in svantaggio ?
Eppur mi dico
non c'è altro modo
che io ne esca vivo
che io raggiunga
il Paradiso
in modo alternativo
è così tragico,
l'inquinamento
Vaticano
lo ha imposto
ha occupato
lo spazio
del tragitto diretto
devo abbattere
col fuoco
le barriere di ghiaccio
che ha eretto,
così penso
a San Paolo
il saggio
che si fece maledetto
per realizzare
il progetto
del Vangelo
a Babilonia Mistero
doveva educare
l'Imperatore marcio,
Enea rammento
che pose fondamento
del potere romano
era il dazio
per innalzare
Cristo sul legno
come serpente
nel deserto
qualcosa mescola
cura e malanno
nello stesso oggetto
è così strano,
e chi è mai atto
al passo ambiguo
tra cielo e strazio
tra santo e reietto
come nella notte il ladro
che entrò per primo
nell'altro regno
per l'Antico Testamento
l'appeso è spregio,
eppure ecco
il Salvatore Benedetto
nell'immagine
del nostro vizio
dal tempo di Adamo
ognuno è costretto
a gustare
in qualche momento
questo frutto amaro
che porta tormento
e tutto è misto
al peggio,
Egziabhier sostienimi
nel vorticoso trascendimento
del pensiero malizioso
si restauri il Tuo dominio
sulle creature dell'abisso
su cui librava il Santo Spirito
come Ombra in principio
su acque e suolo,
sia inseguito il trasgressore
nel suo nascondiglio
contaminato
sia vinto e assorbito
così che mai più in Zion
entri il peccato
dell'uomo.
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09/06/2024
Lo squisito simbolo di Milano, in cui un enorme serpente blu ingoia vivo un fanciullo africano, moro e riccio. La descrizione ufficiale recita: "D'argento, alla biscia d'azzurro ondeggiante in palo e coronata d'oro, ingollante un moro di carnagione."
Ancora oggi ritrovabile nello stemma dell'Alfa Romeo, e nel logo originale di Canale 5.
Giustamente, Berlusconi acquistò pure il Milan che è simboleggiato direttamente dal diavolo. Il fiore del "biscione" di canale cinque non è altro che la testa riccia di un moro (potrebbe essere Gullit a questo punto ☺ ).
Da notare, inoltre, simpaticamente, il motto che vi si associa: "Vipereos Mores Non Violabo", che significa "non violerò le tradizioni delle vipere".
Alleghiamo infine la rappresentazione etiopica di satana, blu, avvolto da serpenti, che divora gli uomini. L'associazione tra i due simboli, iconograficamente palese, si ritrova anche nella Divina Commedia di Dante, al Canto VIII del Purgatorio, laddove prima il Poeta descrive lo stemma che marcava gli accampamenti militari milanesi ("la vipera che Melanesi accampa", verso 80), e poi viene aggredito dal serpente demoniaco che aveva sedotto Eva, messo in fuga dagli angeli:
"Da quella parte onde non ha riparo
la picciola vallea, era una biscia,
forse qual diede ad Eva il cibo amaro.
Tra l’erba e ‘ fior venìa la mala striscia,
volgendo ad ora ad or la testa, e ‘l dosso
leccando come bestia che si liscia." (Versi 97-102)
L'associazione tra i nobili milanesi e il diavolo trova il suo simbolo storico più evidente nel Duomo, che è completamente coperto di statue di diavoli e demoni (96 doccioni). Secondo la tradizione locale, la sua costruzione fu ordinata dal Diavolo in persona, sotto minaccia, a Gian Galeazzo Visconti alla fine del 1300, affinché il malvagio avesse un luogo di celebrazione e adorazione.
Chiaramente preghiamo tutti i buoni milanesi di non offendersi, dacché hanno il mio completo rispetto, e non c'entrano niente con le follie esoteriche dei loro governanti di 500 anni fa e oltre. Ma tutto questo è il segno evidente che la politica italiana ha storicamente costruito il suo moderno potere con il satanismo e il colonialismo.
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31/05/2024
"Conclusa a Venezia la visita del Negus
SELASSIE SULL'ACQUA ALTA
Per un'ora l'imperatore non è potuto uscire dall'albergo - Accompagnato da Matteotti e dal sindaco, è salito su un vaporetto del servizio pubblico - Alle dieci la partenza dall'aeroporto Marco Polo - Un messaggio a Saragat
Avventurosa partenza dell'imperatore d'Etiopia da Venezia. Stamane alle 8,20 il Negus avrebbe dovuto lasciare l'albergo sul bacino di San Marco, per recarsi in motoscafo all'aeroporto di Tessera, ma l' aveva invaso la hall dell'albergo e impediva al motoscafo di passare sotto il piccolo ponte sul canale che collega l'uscita secondaria dell'albergo al bacino; anche il molo davanti all'ingresso centrale dell'albergo era sommerso dall'acqua che irrompeva con forti ondate.
Dopo circa un'ora, sistemate alcune passerelle, Haile Selassie è potuto uscire ed ha raggiunto, sulle traverse di legno, l'imbarcadero da dove partono i vaporetti. L'imperatore, accompagnato dal ministro Matteotti, dal sindaco e dal seguito, è salito su un mezzo pubblico poiché si è ritenuto imprudente farlo viaggiare sul piccolo motoscafo messogli a disposizione dalla Prefettura.
Lungo il Canal Grande - i cui palazzi gli sono stati mostrati dal ministro e dal sindaco - Haile Selassie ha raggiunto Piazzale Roma dove erano in attesa venticinque automobili, messe a disposizione dalla Fiat. All'apparire del Negus sul piazzale, una numerosa folla - composta per la maggior parte da impiegati, operai, studenti e 'pendolari' - gli ha manifestato la propria simpatia.
Il corteo delle automobili ha imboccato il ponte che collega Venezia alla terraferma, e poi la statale Triestina. Durante tutto il percorso, a Mestre, a Campalto e a Tessera, gli abitanti hanno calorosamente applaudito il Negus.
All'aeroporto Marco Polo, tutto pavesato con bandiere italiane ed etiopiche, il corteo si è diretto nella zona militare dove erano ad attendere l'Imperatore il vice-comandante della regione aerea, generale Monti, e l'ammiraglio Micali-Baratelli, comandante del presidio Inter-forze. Il Negus ha ascoltato sull'attenti l'esecuzione dell'inno nazionale del suo paese. Ha passato poi in rassegna lo schieramento formato da una compagnia dell'aeronautica militare.
Passando dinanzi alla bandiera del Corpo, Haile Selassie si è fermato e ha salutato chinando leggermente il capo. Terminata la cerimonia strettamente militare, le autorità italiane si sono nuovamente avvicinate all'Imperatore e hanno avuto così inizio i saluti di commiato. Particolarmente cordiale è stato quello tra il Negus e il ministro Matteotti che gli ha recato ancora una volta il saluto del presidente della Repubblica Saragat e del presidente del Consiglio Colombo.
'E' difficile conoscere nel mondo moderno' - gli ha detto il ministro congedandosi - 'un uomo di Stato come lei'. Il Negus ha ringraziato l'on. Matteotti, e l'ha invitato a visitare l'Etiopia.
L'imperatore è quindi salito sull'aereo dell'Aeronautica militare etiopica che reca sulla fusoliera lo stemma del leone di Giuda ed i colori giallo-rosso-verde della bandiera nazionale. Haile Selassie, raggiunto il portello dell'aereo, ha risposto al saluto di una piccola folla che si era radunata sulle terrazze dell'aeroporto. Sull'aereo si era poco prima imbarcata la principessa Egigayehu Wossen, nipote dell'Imperatore, che, a sua volta, era stata salutata dalla consorte dell'on. Matteotti e dalle altre signore del seguito.
Rapidamente l'aereo imperiale si è diretto sulla pista di decollo e, alle 10,07, si è alzato in volo, diretto ad Addis Abeba.
Poco dopo Haile Selassie ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica, Saragat: 'Sono appena decollato dalla bella città di Venezia dopo la mia visita al vostro ospitale paese. Desidero cogliere questa occasione per ringraziare lei, signor Presidente, e per suo tramite, il Governo e il popolo italiano, per la calda e spontanea accoglienza che ho ricevuto durante la mia visita'.
'Sono rimasto particolarmente colpito da tutto quello che ho visto ed estremamente toccato dai sentimenti amichevoli manifestatimi dal popolo italiano. I colloqui che ho avuto con lei hanno dimostrato ampiamente non solo gli obiettivi comuni di cooperazione, ma anche l'amicizia che esiste tra i nostri due paesi'.
'Desidero che le relazioni tra i nostri due paesi e fra i nostri due popoli continuino a svilupparsi nell'interesse della pace e dell'umana solidarietà'.
("La Stampa", 15 Novembre 1970)
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30/05/2024
"La visita di Haile Selassie
LE CALOROSE ACCOGLIENZE DEI VENEZIANI AL NEGUS
L'imperatore d'Etiopia Haile Selassie è giunto a Venezia da Milano. Stamane si trovava a Parigi dove ha partecipato al rito funebre in memoria del generale De Gaulle.
Ad accoglierlo alla stazione di Santa Lucia erano il ministro per il Turismo on. Matteo Matteotti, in rappresentanza del governo italiano, il commissario del governo per la Regione veneta, prefetto Nicosia, il sindaco Longo, i presidenti del consiglio e della giunta regionale, Orcalli e Tomelleri, il presidente della Provincia, Simion.
L'imperatore, che indossava l'uniforme di capo supremo delle Forze armate etiopiche, dalla scaletta del treno ha salutato militarmente le autorità e la folla che applaudiva. Haile Selassie, dopo aver ricevuto l'omaggio delle autorità, presentategli dal vicecapo del cerimoniale della Repubblica, ha passato in rassegna il picchetto d'onore formato da una compagnia di lagunari del reggimento 'Serenissima', i 'fanti da mar', schierati nell'atrio interno della stazione ferroviaria con la bandiera del Corpo, mentre la banda della divisione 'Mantova' intonava gli inni nazionali.
Haile Selassie, malgrado le fatiche protocollari dei giorni scorsi e l'improvviso viaggio di stamane a Parigi, non è apparso affaticato. Attorniato dalle autorità italiane e dal suo numeroso seguito, ha raggiunto l'atrio principale e disceso la scalinata della stazione, dove erano schierati carabinieri in alta uniforme. L'imperatore è stato applaudito da numerosi ferrovieri in tuta da lavoro, operai, impiegati e studenti."
("La Stampa", 13 Novembre 1970)
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17/05/2024
"Le bombe caddero tutte a pochi metri dall'edificio. La casa stessa, in cui si trovavano il Negus con il Principe Ereditario e il Principe Makonnen, restò miracolosamente intatta.
E l'Imperatore stette nel palazzo durante il bombardamento e non andò in alcun rifugio; e sembrava immune alla bombe Italiane. Per questo è riverito da migliaia dei suoi sudditi come una vera divinità."
Werner Brogle in "Krieg in Abessinien und Flucht durch den Sudan" Rascher-Verlag, Zurich, 1937, p.107-108
14/05/2024
REGGAE LYRICS - Can't Get Me Down - Warrior King (2005)
Dite quello che volete
Non mi riguarda
Non perderò mai la mia via
Vado avanti, e non ho tempo per girarmi
Non possono buttarmi giù
Non potrebbero mai buttarmi giù
Ipocriti e vipere intorno
Provano a schiacciarmi al suolo, Jah
Non possono buttarmi giù
Non potrebbero mai buttarmi giù
Io lodo Colui che porta una corona
Colui che siede sul trono di Davide (Luca 1,32)
Oggi per voi domani per me (frase di Haile Selassie a Ginevra, 1936)
E' così che va
A volte vinci
A volte perdi
E' meglio che lo sai
La vita è un ciclo che fluisce naturalmente
Sono un trionfatore e non posso essere rovesciato adesso
Ogni giorno rendo ringraziamento e lode
Perché Egli è colui che mi da il giorno presente
Quando sono timido, mi rende coraggioso
Per combattere contro coloro che cercano di mettermi in una tomba
Non mi danno cento lire
Non possono studiarmi
Mi criticano senza alcuna ragione
Non possono infastidirmi, e neppure preoccuparmi
Sono protetto dalla Potenza della Trinità (significato di "Haile Selassie")
Sono come un seme che sta su suolo fertile
Porto buoni frutti e sai che non possono guastarli (Salmo 1)
La pentola ribolle e il cibo è a bollire
Sono un sopravvissuto, te lo dirò tutto il tempo
Così diffondono propaganda e dicerie
Provano meglio che possono a frustrarmi
Ma io so che c'è scritto, e dice
Nessuno dei figli di Jah Jah soffrirà
Chi Jah benedice, nessuno lo può maledire
Rendo ringraziamenti e lodi, non sono il peggiore
Quando sono assetato, Jah mi disseta
Vado avanti, e non ho tempo per girarmi.
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