17/11/2018
"Ormai sono vecchio per imparare qualcosa di nuovo"
"Non posso cambiare mestiere, so fare solo questo e mica posso cambiare a questa età!"
"Non mi iscrivo in università, ormai è finito per me il periodo della vita in cui potevo studiare"
Grazie ad una ricerca della Columbia University, guidata da una scienziata italiana, queste frasi che trovi scritte qua sopra non possono più essere apportate come scusa per non studiare o migliorare.
L'età NON è un problema, il cervello funziona allo stesso modo di quello giovane.
Che tu abbia 20, 30, 40, 80 anni, non importa.
L'adolescenza non è l'unico periodo della vita in cui studiare è produttivo ed efficace: siamo l'unica specie umana che, mantenendo uno stile di vita sano, potrebbe non perdere colpi (mentalmente parlando) avanzando con gli anni.
Perché non sfruttare quest'opportunità?
E sopratttutto: se hai più di 30 anni e credi di essere in ritardo o di non poter imparare nulla da zero, leggi l'articolo qui riportato e renditi conto che il tuo cervello è, e rimarrà sempre, un miracolo della natura...
non utilizzarlo è un CRIMINE.
Il cervello anziano si rigenera come quello giovane - Scienza & Tecnica
Arriva la prima dimostrazione che concreta che il cervello anziano, purché sano, si rinnova e si rigenera come quello giovane grazie alla produzione di nuovi neuroni. E' una capacità unica che ha l'uomo ed è assente in roditori e primati (ANSA)
07/11/2018
[IL SUCCESSO E' RAZZISTA E FA DISTINZIONI]
Ok so che può sembrare brutto da dire, ma la vita, così come il successo e la fortuna, non sono democratici.
Ripartiamo da zero: ti è mai capitato di sentirti giù per un obiettivo mancato, magari qualcosa che volevi ardentemente ma che si è rivelato più difficile del previsto ottenerlo?
Ad esempio, nel caso dello studio, potrebbe essere il voto d'un esame, un numero di pagine studiate in un limite di tempo, una promozione e così via.
Bene, è successo a tutti, non c'è nulla di male. Però vorrei che ragionassimo insieme, che sensazioni hai provato, ricordi?
Posso azzardare un breve elenco: la prima è stata delusione, il che era abbastanza scontato, insieme a un po' di frustrazione, concordi?
Dopodichè, nella tua testa, si è insediata una precisa domanda: perché è andata così, di chi è la responsabilità?
Domanda da un milione di dollari.
Pur di non rispondere sinceramente saresti capace di inventare scuse che, in confronto, i film della Marvel sono barzellette sporche.
Il lavoratore medio delega la responsabilità dei prorpi insuccessi perlopiù a fattori esterni, tipo colleghi poco competenti; non si assume mai le proprie responsabilità.
Il punto è che la democrazia esiste come forma di governo ma non come legge naturale: ci sono animali più forti di altri, così come esistono professionisti con più talento di altri; il punto è che non sempre sono questi a riscuotere i migliori risultati, proprio perchè il mondo, come il successo, è MERITOCRATICO.
Fa distinzioni fra chi lavora s**o e chi si accontenta.
Non importa quale sia il tuo punto di partenza, l'unica cosa che conta è quanto davvero sai meritarti quello che vuoi. Puoi avere soldi, intelligenza di natura, addirittura i superpoteri, ma se non sei disposto a impegnarti e a fare la differenza per te stesso non andrai molto lontano.
Gli inglesi dicono: "hard work beats talent."
La differenza fra democrazia e meritocrazia nel lavoro e nella vita in generale sta proprio nel fatto che non puoi pretendere nulla di diritto (come il diritto di voto). Puoi invece guadagnarti quello che veramente vuoi, a patto che tu non abbia paura di versare un po' di sudore.
Questo del duro lavoro è un denominatore comune a tutte le persone di successo e, sai cosa? Ogni singola biografia di celebrità o icone storiche dice la stessa identica cosa: "datti da fare e cresci più che puoi".
Per farla breve, ora potresti prendere questo post come una lettura piacevole, con cui intrattenerti in un momento morto della tua giornata; oppure lasciar andare la pigrizia e darti da fare seriamente per raggiungere i tuoi obiettivi.
Difficile a farsi? Ecco perché fare squadra ti potrebbe aiutare...
Segui la pagina e prendi più spunti possibili, ti stupirai di quello che "qualche post facebook", è capace di fare.
A presto!
27/10/2018
"Ciao! Sono Mario e mi sono appena laureato con 110 e lode
Mi trovo qui perché vorrei essere preso per questo posto di lavoro."
"Salve Mario, grande risultato! Vediamo un po', perché dovrei scegliere lei invece di uno qualsiasi fra gli altri 49 laureati con 110 e lode?"
"Ehm...
MARIO.exe HA SMESSO DI FUNZIONARE: ERROR 404"
Cosa manca a Mario.exe per funzionare meglio dei suoi concorrenti e accaparrarsi il posto di lavoro?
La domanda è pungente e suscita un po' di disorientamento.
Avanzo un'ipotesi che sosterrò in questo post e che, spero, ti possa aiutare a farti scegliere fra mille in futuro: la risposta è "SOFT SKILLS".
Cosa sono?
Ammettilo, non ne hai la minima idea.
Magari qualche reminiscenza da un articolo del quotidiano ti aiuta a supporre il vero significato, tuttavia l'utilità di queste "skills" non ti è ben chiara.
L'importanza di queste abilità invisibili è evidente solo a chi, nella propria esperienza di vita e/o lavorativa, ne ha scontato l'assenza, pagando un duro prezzo.
A che servono? Perché ne sento sempre parlare? Che me ne faccio? Quanto costa apprenderle? Ci credo o penso che anche questa sia una truffa?
Per rispondere ad alcune di queste domandine potresti tranquillamente digitare su un motore di ricerca le parole "Soft Skills", per poi ritrovarti centinaia di siti (per primo quello di AlmaLaurea) con tutte le rsposte che vuoi.
Per tua comodità, ne anticipo qualcuna (prego!).
Le soft skills sono vere e proprie abilità, competenze, capacità di svolgere una particolare azione con costanza; non si apprendono su libri o altrove (o almeno, si possono apprendere da un libro, ma poi serve tanta pratica, specialmente se si è da soli in questo percorso di crescita personale).
Molte di queste abilità (fra poco te ne elencherò alcune) vengono richieste a gran voce da ogni datore di lavoro, di qualunque tipo esso sia.
Ma soprattutto consentono di distinguerti fra la concorrenza: credi davvero che qualcuno ti possa assumere solo perché hai una laurea e sei carino e coccoloso?
No, serve una marcia in più rispetto agli altri. Aver conseguito una laurea è già un ottimo risultato, purtroppo non è sufficiente.
Alcune di queste capacità invisibili e necessarie sono:
-FIDUCIA IN SE STESSI. Aver consapevolezza e fiducia nelle proprie abilità, senza dover ricorrere costantemente ad una motivazione esterna per raggiungere un obiettivo.
-TEAMWORK. Gestire e fare gioco di squadra, saper lavorare in un gruppo come se questo fosse un'unica macchina funzinante e perfetta.
-GESTIONE DELLO STRESS. Rendere in qualità e quantità anche in situazioni in cui la tua serenità viene meno.
-CAPACITA' ORGANIZZATIVA. Saper gestire gli impegni, evitando di finire come un lento obsoleto professionista monotasking.
(Qui ne troverai altre: https://www.almalaurea.it/info/aiuto/lau/manuale/soft-skill)
Chi sfrutta queste abilità è privilegiato.
Immagina di esserne in possesso, potresti: non stressarti per il tuo lavoro e organizzarti in decentemente anche per il tempo libero, ti sapresti adattare a qualsiasi situazione indipendentemente dalla sua scomodità, saresti autonomo e costantemente attivo e motivato, raggiungeresti i tuoi obiettivi con efficienza e velocità, diventeresti leader del tuo gruppo, la tua testa sarebbe finalmente svuotata di tutte quelle vocine maligne che ti deconcentrano, ecc ecc.
Già, essere padrone di alcune delle più importanti soft skills ti facilità la vita, eppure guadagnarsi questo titolo non è facile: serve tanta esperienza, duro lavoro e una collezione di sbagli e successi da cui imparare preziose lezioni (il cammino è lungo), oppure le potresti imparare da chi le ha già apprese, tipo qualche imprenditore, professionista indipendente o personaggio di successo.
Come accedere a questa conoscenza preziosa e rara? Come conquistarsi finalmente il lavoro dei tuoi sogni?
Studia, sperimenta, e nel frattempo fatti guidare da chi queste capacità le insegna con successo (testimoniato dagli allievi appagati e felici):
https://www.softskillsacademy.it/
A presto! ;)
22/10/2018
[LA MIRACOLOSA DIFFERENZA TRA TECNICA E METODO]
Ti piace il caffè al mattino, di quello con la schiuma? E la pasta che ti cucina tua mamma ti piace? Credo proprio di sì (io ne sono dipendente).
Eppure, quando cucini seguendo la loro ricetta, invece di quelle ottime lasagne escono fogli di cartapesta al gusto di pomodoro.
Bel tentativo. "Eppure ho seguito le indicazioni alla lettera", ti dici fra te e te.
Se dessi le chiavi della tua macchina ad un bambino dicendogli "guida", secondo te lui ci riuscirebbe? No, prenderebbe un palo dopo 30 secondi. Tutto ciò semplicemente perchè nessuno gli ha insegnato a farlo, mica è colpa sua.
La macchina è una tecnica, il saper guidare un metodo.
Perchè le lasagne che cucini ricordano tanto delle scorie radioattive?
Beh perchè la ricetta scritta è la medesima per tutti, è procedurale, logica: è una TECNICA.
Ma tua mamma per cucinarle ha sviluppato, partendo da questa tecnica, un SUO metodo personalizzato che le permettesse di adattarsi ad ogni evenienza/problema e di addirittura modificare la ricetta stessa.
Tua mamma ha un METODO per cucinare.
Allo stesso modo, a scuola, all'università ti hanno dato tante belle tecniche senza effettivamente lasciarti sviluppare un metodo decente che ti permettesse di essere indipendente.
"Leggi e ripeti ad alta voce, sottolinea, svegliati prima per ripassare prima dell'interrogazione" e tutta una serie di consigli utili e piacevoli come un termosifone acceso ad Agosto.
Allo stesso modo nel tuo lavoro, nella tua vita privata, in ogni azione quotidiana. Sei schiavo di un meccanico procedimeto; il metodo rende liberi e indipendenti.
La differenza fra tecnica e metodo sta proprio in questo: la tecnica è uno strumento per analizzare e studiare un contenuto; il metodo è un'orchestrazione (un mix di azioni controllate e modificabili) di tecniche, soft skills ed esperienza che ti permette di essere rapido ed efficace in base al grado di qualità del metodo stesso.
Fino ad ora i voti a scuola non erano dei migliori perchè ti dicevano di studiare, senza effettivamente insegnarti a farlo.
Fino ad ora non sei andato avanti nel tuo lavoro a parte mansioni base perché stai meccanicamente esaguendo degli ordini. Un'azienda, se vuole un automa, se lo compra: non ha bisogno di te.
Vuoi davvero diventare padrone e campione della tua performance? Trova il tuo metodo e datti da fare come un pazzo.
Per approfondire l'argomento vieni pure a trovarci o scrivi qui un commento. Cogli l'occasione che (probabilmente) stavi aspettando da una vita.
08/10/2018
[VOGLIO REALIZZARE IL MIO SOGNO, MA DA DOVE INIZIO?!]
La vita ti sembra essere crudele per un semplice motivo: non la controlli.
Non hai idea di quel che accade attorno a te e di conseguenza non sei consapevole di quel che potrebe succederti.
Risultato? La tua giornata si riempie di fulmini a ciel sereno, eventi e problemi che non ti aspettavi e che ovviamente non sai/puoi risolvere (perché non li avevi previsti).
"Il mai 'na gioia!", direbbero alcuni.
"La disorganizzazione", direi io.
L'unico modo che hai per non risultare una vittima degli eventi è esercitarsi ad assumersi la responsabilità di ciò che accade; un modo per farlo è porsi un obiettivo da raggiungere in ogni ambito della propria vita e portarlo a termine.
Porsi un obiettivo può risultare complicato e frustrante se non sai come farlo o, ancora peggio, come portarlo a termine.
Prima di tutto, un obiettivo deve essere ben determinato, motivante e fattibile: se non rispetta questi parametri, difficilmente potrai realizzarlo; sii dunque realista nello sceglierlo, puntiglioso nello stilarlo ed entusiasta nel lavorare al suo raggiungimento.
"Ma già mi pongo degli obiettivi e non li raggiungo, dove sbaglio?", molto probabilmente nell'organizzare il lavoro da fare.
Un errore molto diffuso risiede nel pensare a un obiettivo molto grande senza focalizzarsi su cosa fare nel piccolo; mi spiego: concludere l'anno scolastico con una media del 9 è un obiettivo a lungo termine, per raggiungerlo l'obiettivo a breve termine (quello da concludere nell'arco di una giornata) è studiare la lezione appresa al mattino.
Il segreto della risoluzione di grandi problemi è dunque la scomposizione in problemi più piccoli, più facili da affrontare.
Una volta identificato l'obiettivo a lungo termine prova a chiederti "cosa dovrei fare ogni giorno per poter arrivare fra qualche mese/anno ad avere raggiunto questo grande obiettivo?".
Il sommarsi, giorno per giorno, di un'azione minima ti porterà prima o poi al raggiungimento di un risultato molto più imponente, senza renderti conto di aver fatto sul serio tanta strada!
Molto spesso capita di non sapere minimamente da dove iniziare, le grandi imprese ci sembrano impossibili proprio perché sono grandi; nemmeno ci provi proprio perché la mole di lavoro è tanta e ti terrorizza.
Non sarebbe più semplice concentrarsi sul da farsi in un solo giorno? Il pensare alle cose da fare in un intero anno ti distrae dall'applicare il 100% delle tue energie in ciò che fai.
Pensi a ciò che potrebbe accadere se sbagliassi qualcosa, pensi agli errori che hai commesso in passato, a quello che di brutto potrebbe accadere in futuro; se invece ti concentrassi con ogni grammo della tua forza nel portare a termine la lista delle cose da fare nella tua giornata (e a nient'altro) avresti fatto un passo avanti verso il tuo obiettivo senza stressarti così tanto.
Vuoi davvero smettere di aver paura di non raggiungere il tuo sogno, di essere come su una nave senza timone, di non sapere da dove e come iniziare?
Pianifica! Giorno per giorno e parti da oggi.
Disciplina la tua mente e la tua agenda.
30/09/2018
[RUBRICA LETTERARIA - LIBRO XI - ABITUDINI DA UN MILIONE DI DOLLARI]
Il titolo è una calamita per gli occhi.
E quello che promette sembra essere la chiave del successo economico.
In effetti lo è, ma richiede il pagamento di un prezzo non indifferente (oltre quello scritto dietro la copertina che, invece, è accessibile a chiunque).
Lascia che ti spieghi meglio.
Sai dire qual è la differenza fra un povero e un ricco (fatta eccezione per il conto corrente)?
Questa sì che è una domanda da un milione di dollari e spero che la risposta possa, un giorno, aiutarti a guadagnarlo per davvero.
La differenza sta nel modo di essere e di fare. Un ricco, tipicamente ha abitudini diverse da un povero: pensano in maniera
diversa, hanno routine diverse, hanno hobby diversi.
Paradossalmente se a un ricco togliessi magicamente tutta la sua fortuna, lui sarebbe comunque capace di darsi da fare e, ripartendo da zero, guadagnarla nuovamente.
Se invece a un povero regali un milione di dollari, questi entro un certo arco di tempo sperpera tutto e torna ad essere povero (vedi alcuni vincitori della lotteria).
E la differenza non sta solo nella capacità di risparmio, ma soprattutto in ciò che si fa ogni giorno.
Brian Tracy, l'autore del libro in questione, tratta in circa 250 pagine la potenza e l'efficacia di alcune abitudini, spesso utilizzate da chi ci sa fare col denaro.
Cose come alzarsi presto, leggere spesso, avere una mentalità aperta, trattare bene il prossimo, fare soprt, sono tute abitudini che i grandi hanno in comune.
Tracy segue dunque un percorso dalle basi della mentalità "da ricco" sino a dare consigli pratici per la sua attuazione; a fine capitolo infatti c'è sempre una lista di esercizi da eseguire per mettere subito in pratica quello appena letto.
Insomma, seguire passo passo i consigli dell'autore potrebbe essere decisamente vantaggioso.
Qual è quindi il prezzo da pagare?
E' darsi da fare: leggere il libro e cambiare effettivamente quelle abitudini nocive che ti frenano dal gestire bene le tue finanze ed i frutti del tuo lavoro.
Sperperare tutte le banconote del tuo portafoglio è molto più facile che risparmiarle o investirle dove possono fruttare.
Nel tuo percorso verso l'agiatezza dovrai leggere e studiare molto (questo libro fa parte dei testi consigliati), avere un piano ben preciso e lottare contro la parte più pigra e paurosa di te.
Lottare con quella parte che ti fa poltrire sul divano o che ti vieta di fare scelte azzardate, che potrebbero darti la felicità, solo perché sono "rischiose".
Non aggiungo altro.
Se davvero non ti accontenti di quello che la tua attuale occupazione ti dà, spegni il pc/smartphone, corri nella prima libreria che trovi e nell'unica cosa che non fa mai male comprare: un libro.
23/09/2018
[RUBRICA LETTERARIA - LIBRO X - IL PUNTO CRITICO]
Il libro di oggi è stato scritto da uno fra i 100 personaggi più influenti del mondo (secondo il Time, lista del 2005):
Malcom Gladwell.
Inglese di nascita e residente a New York, ha lavorato come giornalista nel Washington Post e poi nel New Yorker, per poi passare nella seconda metà degli anni '90 a scrivere saggi di sociologia e attualità, tra cui quello in questione.
Il perché lo citiamo oggi è per il potente messaggio che lancia nelle sue pagine.
Il "punto critico" è il limite oltre il quale qualcosa non può tornare indietro. Il punto di ebollizione dell'acqua. Il Rubicone. La massa critica.
In sociologia, per Gladwell, è un livello, una situazione, che una volta superata o perpetrata nel tempo rende inarrestabile il cambiamento che ne consegue.
Facciamo un esempio.
Un punto critico è stato, nel diffondersi del Cristianesimo, il raggiungimento di un certo numero di discepoli che ha reso inarrestabile la diffusione di tale religione in tutto il mondo; e non son bastati imperatori sanguinari e carneficine per tarpare le ali a questa diffusione, proprio perché ormai si era raggiunto il "punto critico" (una massa critica di seguaci, ormai troppo grande da essere contrastata).
Analizzare come si diffondono le idee è quindi molto più semplice grazie al punto di vista dello scrittore.
Questi identifica tre fattori che favoriscono il cambiamento:
1- "La legge dei pochi".
Il cambiamento e la diffusione delle idee sono scatenati solitamente da un ristretto gruppo di individui con caratteristiche comuni; i "cosidetti pochi ma buoni", persone con molte conoscenze, carismatiche, con una spiccata intelligenza emotiva e con un sogno da realizzare.
2- "Il fattore presa".
Come viene espresso un messaggio. Fa presa su un gruppo più vasto di persone o no? Il modo di comunicare qualcosa è fondamentale.
3- "Il potere del contesto".
Dove si diffonde questa idea? In che contesto? Rispondere a queste domande aiuta infatti a capire come una piccola scelta possa determinare enormi cambiamenti, proprio grazie all'effetto aplificatore causato dal contesto in cui ci si trova.
Una piccola azione quì può non cambiare nulla, ma spostata in un altro luogo può stravolgere gli eventi.
Questo è solo un breve anticipo del saggio di Gladwell.
Perché potrebbe essere utile?
Dopotutto si tratta sempre di sociologia, seppur scritto in maniera tale che tutti possano comprenderlo, anche i profani (gli esempi sono tanti e anche ben spiegati).
Probabilmente perché mostra come un piccolo cambiamento fatto oggi può catapultarti in un futuro totalmente diverso da quello che avevi previsto.
E' come scoccare una freccia con l'arco: spostando di un grado la freccia ADESSO, si avrà un notevole cambio di direzione man mano che la freccia viaggia e si allontana.
Questo è un concetto che, oltre che per le masse e la storia, si può ritrovare nella crescita personale di un singolo individuo: un corso, un lavoro, un libro in più oggi, un giorno farà tutta la differenza che ti serve per realizzare i tuoi sogni.
Buona lettura!
16/09/2018
[RUBRICA LETTERARIA - LIBRO IX - GLI UOMINI VENGONO DA MARTE, LE DONNE DA VENERE]
La rubrica domenicale continua e oggi porta alla tua attenzione uno dei manuali per la coppia più famosi di sempre: Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere.
John Gray è un noto scrittore e saggista statunitense specializzato nel rapporto di coppia.
Questa sua collana di libri è famosa per via della metafora secondo la quale il genere maschile e quello femminile vengono da pianeti diversi, appunto Marte e Venere.
Credi sia vero?
Non c'è dubbio sul fatto che molto spesso uomini e donne sembrano non parlare la stessa lingua, immersi in quelle discussioni che sembrano tanto assurde da non sembrare vere.
Tu, uomo/donna, hai mai notato che, mentre cerchi di comunicare con un individuo del tuo sesso opposto, hai come l'impressione di non riuscire a esprimere quel che vuoi dire? Che i tuoi sforzi di fargli capire dove vuoi arrivare sono decisamente vani?
Non è un tuo errore comunicativo (di solito non lo è), è semplicemente che tu hai impiantato nel cervello un modo di ragionare e risolvere problemi, il tuo partner uno totalmente diverso. Una cosa avete in comune: tenete entrambi al benessere del partner e alla sua felicità derivante dal rapporto di coppia.
E su questo non ci piove.
Di norma, un uomo è più portato a risolvere problemi in autonomia e isolamento. Ama risolvere problemi.
In tal maniera riesce implicitamente a dimostrarsi di essere un uomo all'altezza della donna che lo affianca. Nel momento in cui non riesce ad adempiere al suo compito di risolutore di problemi, la sua autostima crolla, e dunque anche la sua felicità.
C'è una cosa in tutto ciò che la donna non apprezza, il fatto che lui si isoli e non esprima le sue difficoltà nella risoluzione che sta cercando.
Una donna è molto più incline alla condivisione e al dialogo. Quando questa deve affrontare un problema non si rintana in una caverna come fa l'uomo, tuttavia trova sollievo nel parlarne con qualcuno, ma non per cercare una soluzione! Solo per ricevere sostegno emotivo, che è tutto quello di cui ha bisogno.
La crisi, in una coppia, nasce nel momento in cui un uomo alle prese con la risoluzione di un problema (che dunque è rintanato nel suo silenzio meditativo) viene tampinato dalle domande della donna che, ovviamente, si trova preoccupata davanti a tanto silenzio, credendo che il partner non voglia parlarne perché con lei non è felice.
Un'altra situazione tipica è invece quando la donna ha bisogno di parlare della sua lunga giornata o di una situazione difficile che sta affrontando e l'uomo, anziché ascoltarla e darle la sua fiducia e il suo sostegno, le propina una soluzione bella e pronta senza tener conto del bisogno emotivo del partner.
Inconvenienti comunicativi, sottigliezze che, se ignorate, si ingigantiscono sino a diventare incomprensioni e veri e propri muri fra un partner e l'altro.
Questo è giusto un assaggio del contenuto del libro più conosciuto di Gray che ha aiutato milioni di coppie in tutto il mondo.
I capitoli sono anche disseminati di esempi di suoi corsisti o addirittura della sua vita personale. Sono esempi illuminanti, soprattutto perché mettono in luce quelle situazioni in cui, in un modo o nell'altro, abbiamo tutti affrontato.
Non mi rimane quindi che lasciarti anche questa settimana con questo librone, tanto bello quanto ricco di contenuti.
A presto e buona lettura!
09/09/2018
[RUBRICA LETTERARIA - LIBRO VIII - COME SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI e GODERSI LA VITA]
Ok calma, capisco perfettamente che il titolo sembra non essere "politically correct", ma ha un senso ben preciso.
L'autore è Giulio Cesare Giacobbe, un noto psicologo italiano che espone la sua innovativa teoria dell'adulto, del genitore e del bambino. La spiego fra poco, non temere.
Sfatiamo prima di tutto il mito che un libro "formativo" e utile sia solo quello specificatamente scritto per esserlo. Talvolta, per migliorare qualcosa nella tua vita o mettere qualcosa di nuovo in testa, ci si può affidare con sicurezza anche al genere divulgativo: libri nati con l'intento di far conoscere a un vasto pubblico (di esperti e non) argomenti e teorie di temi scientifici, di attualità e curiosità.
Questo che oggi trattiamo è infatti un testo divulgativo, argomento: la psicologia della personalità e come questa ci complica la vita.
Detta in maniera più rozza e diretta? Ti spiega nel dettaglio come la maggior parte delle "seghe mentali" hanno origine, come la maggior parte degli ansiosi, depressi e nevrotici devono il loro stato di disagio a una serie di pensieri neri, ripetuti e controproducenti che loro stessi hanno creato.
La teoria avanzata da Giacobbe consiste nel riconoscimento di tre autoimmagini principali, cioè tre personalità intrinseche e comuni a tutti gli esseri umani sin dalla nascita e che si sviluppano e alternano nel corso della vita: il bambino, l'adulto e il genitore.
Il bambino è una personalità che ha bisogno di protezione e perenni attenzioni, pretende un genitore che se ne prenda cura ed ha perennemente paura (proprio perché non è indipendente).
L'adulto è forte e non ha bisogno di nessuno tranne che di se stesso, è indipendente e autosufficiente al proprio mantenimento, in lui non c'è traccia di paura o esitazione, sa quel che vuole.
Il genitore ha raggiunto tanta indipendenza e stabilità da potersi occupare anche del mantenimento di altri, di bambini appunto.
Il comportamento "nevrotico" deriva dall'assunzione di una di queste personalità quando non è necessaria. Ad esempio quando un trentenne, che dovrebbe comportarsi da adulto, assume una personalità da bambino; magari non riuscendo a mantenersi da solo, essendo dipendente da genitori e/o partner, avendo paura di cosa pensano gli altri e del futuro, ecc ecc.
Come liberarsi di questa incresciosa situazione?
Beh leggi il libro per avere proprio le idee chiare, ma in sostanza consiste nel costruire piano a piano una personalità adulta da sfruttare quando necessario.
La sentenza definitiva su questo piccolo ma potentissimo libro è più che positiva: sia uno studioso del settore che qualsiasi altro profano dovrebbero darci un'occhiata per rendersi conto di quella che potenzialmente potrebbe essere la causa di una paura in se stessi o in un paziente.
E non lasciarti distrarre dal titolo e dal linguaggio bislacco, l'abito non fa il monaco e qui le aspettative son più che superate.
Buona lettura!
05/09/2018
[LO SPUNTO DEL GIORNO CHE AUMENTERA' LA TUA CONCENTRAZIONE]
Oggi parliamo di soft skills, in particolare di una che ormai è fondamentale e che nessuno sembra approfondire adeguatamente, anche se (paradossalmente) servirebbe a molti professionisti e studenti: la gestione dello stress e delle emozioni.
Leggendo un libro davvero simpatico e dai forti messaggi, mi sono reso conto di un problema largamente diffuso: le paure irrazionali.
Il libro in questione è "La paura è una sega mentale" di Giulio Cesare Giacobbe, scrittore e psicologo italiano.
Aldilà del titolo bislacco si nasconde un problema odierno comune non solo agli adolescenti ma anche alla maggior parte degli adulti col quale son venuto in contatto grazie al mio lavoro.
E sono proto a scommettere che spesso anche tu sei incappato in questa trappola.
Quante volte, davanti a una difficoltà o a una situazione più che normale hai iniziato a fantasticare sui possibili esiti negativi? A farti mille domande sul perché o sul come sarebbe finita?
Esempio banale? L'aereo che decolla.
"Cos'è questo rumore? E' normale che faccia così? Oddio certo che va veloce! Perché trema? Non cade vero? Cioè, è sicuro? L'hanno controllato prima di partire? E se la hostess mi serve le noccioline e io sono allergico? I controlli per il terrorismo sono aumentati dai, posso stare tranquillo", ecc ecc.
Non appena i motori del Boeing iniziano a rombare fragorosamente tu, novizio passeggero, sei assalito da paure irreali e dettate da luoghi comuni poco fondati, meglio note come pippe mentali.
Ma questo è un esempio banale e tu di aerei ne hai già presi parecchi, quindi di paura ne hai poca.
Però con gli esami universitari succede più o meno la stessa cosa, così come quando devi parlare col tuo capo, quando hai un lavoro con una scadenza da consegnare, quando devi scrivere una tesina, quando stai seguendo una lezione o un seminario e ti sembra di non capire quello che un borioso professore sta biascicando.
PANICO.
Andrà bene? Supererò questa prova? E se non mi va bene che succede? Mi licenzia? Vado fuori corso? Sarò deriso dai miei coetanei? La compagnia delle Indie mi venderà come schiavo a basso prezzo nei sobborghi di Singapore?
Ecco scrosciare una pioggia di baggianate finalizzate a riempirti la testa di spazzatura e rallentamenti e che ti impedirà di focalizzarti su ciò che è realmente importante.
Un'abilità di gestione di pensieri poco produttivi e delle paure diventa necessaria.
Immagina se non avessi paura di affrontare le sfide del tuo lavoro, se l'ansia da prestazione fosse ridotta a una vocina insignificante, se la paura di sbagliare fosse sommersa dalla voglia di fare e di raggiungere un obiettivo.
Talvolta il risultato che vorremmo ottenere è tanto importante da farci dimenticare come sarebbe ottenerlo, lasciando spazio alla paura di perderlo, alle conseguenze da affrontare qualora dovessimo fallire.
Ebbene, la tua più grande risorsa in futuro sarà proprio l'abilità di buttare via tutti i pensieri-spazzatura che disorinetano la tua rotta, che ti fanno perdere la percezione di ciò che è veramente importante.
Devi entrare "nel flusso". La teoria del flusso, stilata dallo psigolo ungherese dal nome impronunciabile Mihaly Csiksentmihaly, spiega come un individuo possa rendere al 100% in un'attività se e solo se ne è completamente assorbito, tralasciando gli altri stimoli (talvolta accade addirittura che il soggetto sia talmente tanto dentro ciò che sta facendo che si dimentichi anche i bisogni fisiologici primari, figo eh?).
Quanto faresti bene il tuo lavoro se ci mettessi effettivamente ogni soffio della tua energia? Quantoveloce ed efficace saresti?
Bene, questo è possibile solo grazie ad una forte motivazione intrinseca, ad un PERCHE' davvero forte e grande.
Ti lascio con un consiglio pratico per le prossime volte che dovrai studiare/lavorare dovendo fare i conti con una vocina nera che ti deconcentra.
Prendi un foglio sul quale scriverai la tua più grande motivazione, il perché vuoi davvero fare quella cosa (bada bene, deve essere davvero un gran bel motivo che senti tuo), dopodiché sotto ci scriverai tutte le paure che sentirai affiorare mentre svolgi il tuo compito ripetendoti in testa "non mi farò distrarre da questa pippa mentale perché la mia motivazione è più grande ed è questa qui [quella che hai scritto in grande]".
Ma soprattutto lascia che ti ricordi che sbagliare serve, fa parte del percorso; delle volte fallirai e ti sentirai un id**ta, ma sai una cosa? VA BENE, il fallimento e gli errori fanno parte del percorso, non puoi pretendere di essere sempre perfetto, come potresti imparare altrimenti?
Il successo non è fare sempre 10/10, è incappare in un 1/10 e rialzarsi nuovamente e impegnarsi per fare il massimo, consapevole che quello che veramente conta è il perché lo stai facendo, non la ricompensa e l'appagamento immediati (quella andrà via velocemente).
Dunque al diavolo le pippe mentali, smetti di farti domande inutili e pensa a fare solo ciò che stai facendo, dedito con ogni cellula al momento presente.
Provaci pure e fammi sapere come va, a presto!