25/08/2026
Caro insegnante,
sarai il porto sicuro di qualcuno quest’anno.
Forse non lo saprai mai.
Sarai quello che accoglierà un ragazzo sulla soglia dell’aula quando avrà la testa piena e nessuna parola per raccontarlo.
Sarai quello che noterà un silenzio diverso, uno sguardo spento, una mano che trema appena.
Sarai quello che, davanti a un errore, sceglierà di non umiliare.
Quello che dirà “riprova” quando qualcun altro avrà già fatto sentire quel ragazzo incapace.
E forse, tra i tuoi studenti, ci sarà qualcuno che a casa non riesce a raccontare quanto sta male.
Qualcuno che si sente fuori posto.
Qualcuno che ha bisogno, prima ancora di una lezione, di sentire che per qualcuno vale.
Non siamo chiamati soltanto a spiegare, interrogare, correggere, valutare.
Siamo chiamati a esserci.
Ricordiamo una cosa semplice, proprio all’inizio di un nuovo anno: non sappiamo mai quanto può pesare una nostra parola.
Una frase detta distrattamente può restare dentro per anni.
Ma anche un “io credo in te”, detto nel momento giusto, può diventare una piccola luce.
Non dobbiamo essere perfetti.
Non possiamo salvare tutti.
Non dobbiamo avere sempre la risposta giusta. Ma possiamo scegliere di non essere indifferenti.
Possiamo far sentire uno studente visto.
Ascoltato.
Rispettato.
Atteso.
Così, magari, un giorno, quello studente non ricorderà la lezione di quel martedì. Ma ricorderà di quell’insegnante che, in un momento difficile, gli ha fatto pensare: “Forse non sono così sbagliato. Forse posso farcela.”
E allora sì.
Caro insegnante, sarai il porto sicuro di qualcuno quest’anno.
Abbi cura di esserlo.
❤️🏫
Liliana.