Tiziana Mennuni Fitness

Tiziana Mennuni Fitness Istruttore di Pilates, Posturale, TRX, Funzionale, AKIPUMP

30/12/2025

"A volte l'amore è solo questo: un cucciolo che insegna a un altro come scodinzolare. Pura gioia, vita vera. ❤️🐾"






Perfettamente d'accordo con la Bruzzone.E' inaccettabile la frase "la violenza maschile è nel DNA".   Come è inaccettabi...
22/11/2025

Perfettamente d'accordo con la Bruzzone.

E' inaccettabile la frase "la violenza maschile è nel DNA".
Come è inaccettabile affermare che la cultura non è da supporto per la lotta contro la violenza di genere.

Ma il punto resta sempre lo stesso, non c'è la reale volontà da parte delle istituzioni di voler eliminare le disuguaglianze di genere.

Non bastano le parole per eliminare le disuguaglianze, occorrono i fatti, ossia delle sostanziali modifiche alle leggi, alle leggi che intervengano a difesa della donna.

È gravissimo. Sentire un ministro della Repubblica affermare, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che «nel codice genetico dell’uomo c’è una resistenza alla parità dei sessi» è inaccettabile.

È ancora più inquietante che una ministra affermi, senza supporto empirico, che «non c’è correlazione tra l’educazione sessuo-affettiva a scuola e una diminuzione dei femminicidi».

Facciamo chiarezza.

Le dinamiche patriarcali, la sopraffazione maschile, la violenza di genere NON sono “codificate nel DNA” dei maschi. Sono cultura, potere, stereotipi, narrazioni sociali e modelli familiari che si tramandano, non predisposizioni biologiche inevitabili.

Affermazioni del tipo “è nel codice genetico” servono solo a naturalizzare la violenza maschile, a sminuire la responsabilità degli uomini e della società, a nascondere che dietro ogni femminicidio c’è una scelta, c’è una storia, c’è un contesto.

Dichiarare che l’educazione sessuo-affettiva “non serve” alla prevenzione dei femminicidi è un passo indietro. Negare o minimizzare l’importanza della prevenzione culturale e relazionale significa ignorare decenni di ricerche che evidenziano come l’educazione al rispetto, al consenso, all’uguaglianza agisca come fattore protettivo. (Anche se non è l’unica risposta, è parte imprescindibile.)

Quando il governo affida toni, parole e significati a ministri che parlano di “tara mentale” o di “codice genetico” che resiste alla parità, significa che non è davvero al lavoro su una strategia di cambiamento culturale, ma su una retorica che giustifica l’immobilismo.

Significa che il discorso pubblico sulle donne, sulla violenza maschile, sulle relazioni di potere è ancora dominato da logiche patriarcali, da mentalità che vedono l’uguaglianza come un ostacolo da “naturalizzare” anziché un obiettivo da costruire.

Significa che chi è vittima di violenza, chi subisce discriminazioni, chi si impegna quotidianamente nella prevenzione, viene ignorato o banalizzato. Perché “non è colpa dell’uomo”, è “il suo DNA”.

Dobbiamo usare parole chiare, senza scuse, per descrivere il fenomeno: violentatori che agiscono in un sistema di potere, culture che legittimano la sopraffazione, istituzioni che spesso tergiversano. Non “tara genetica”, non “resistenza subconscia”.

Chi ha potere (anche istituzionale) ha anche responsabilità precise.

Se un ministro agisce come magistrato da anni, come nel caso di Carlo Nordio, quando pronuncia concetti di questo tipo, dovrebbe misurare bene la gravità delle parole perché queste parole investono, coinvolgono, definiscono le politiche, il tono pubblico, le priorità. Eppure lui parla come se la violenza contro le donne fosse una conseguenza inevitabile dell’essere “maschio”. Non è così. Non può esserlo.

Se una ministra per le pari opportunità, come Eugenia Roccella, sminuisce l’educazione affettiva e relazionale scolastica come strumento marginale, sta fraintendendo gravemente il ruolo della prevenzione nelle scuole: la scuola non è solo luogo di trasmissione di nozioni, ma di trasformazione relazionale, di modelli. È da lì che devono passare il rispetto, il consenso, la parità.

Basta con queste metafore genetiche che aboliscono la responsabilità degli adulti.

Investiamo nella cultura del rispetto, nelle scuole, nelle famiglie, nella giustizia riparativa e nella prevenzione.

Rifiutiamo chi propone che “la violenza maschile è nel DNA”. Perché se è così, allora non resta che rassegnarsi m…e non accetterò mai la rassegnazione su un punto così fondamentale.

…non possiamo tollerare che al vertice delle istituzioni ci siano voci che parlano di incapacità di tollerare la parità tra i generi come di un male da “rimuovere dal subconscio degli uomini”. O, addirittura, dal loro DNA.

La parità non è un optional, non è un favore, non è un “obbligo che pesa”.

È un fondamento civico, è un diritto, è una condizione della convivenza democratica. E chi non lo capisce, o lo ostacola con retoriche tossiche, va chiamato fuori dal campo di battaglia perché non è in grado di affrontarla.

16/11/2025

🍀 COEZ 2025 🍀






#🍀


Luna ❤️

26/10/2025

Concordo pienamente in tutto ciò che ha riportato Roberta Bruzzone.
Sostengo che alla base della violenza di genere ci sia la "CULTURA".
Ma c'è un aspetto che non è stato trattato, la Giustizia.
Molte delle donne che hanno il coraggio di denunciare una violenza, subiscono una VITTIMIZZAZIONE SECONDARIA , sia quando espongono un maltrattamento, alle autorità, spesso non vengono credute, spesso vengono anche colpevolizzate, o si ritrovano ad affrontare una situazione di maschilismo all'interno delle caserme, anche da parte delle donne. Sia nel momento in cui ricevono la comunicazione dell'"ARCHIVIAZIONE" della loro denuncia.

31/05/2025

𝑷𝒆𝒓 𝒄𝒐𝒎𝒃𝒂𝒕𝒕𝒆𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒐𝒍𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒊 𝒈𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆, 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒐𝒍𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒆 𝒅𝒐𝒏𝒏𝒆, 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒖𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒍𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆, 𝒐𝒄𝒄𝒐𝒓𝒓𝒐𝒏𝒐 𝒊 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒊.

Occorre sottolineare l'importanza di un approccio attivo e concreto nella lotta contro la violenza sulle donne, andando oltre la semplice sensibilizzazione e la comunicazione. La violenza di genere richiede interventi strutturali, come leggi più efficaci, politiche educative, e servizi di supporto adeguati.

La "𝒗𝒊𝒕𝒕𝒊𝒎𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒆𝒄𝒐𝒏𝒅𝒂𝒓𝒊𝒂"è un aspetto cruciale da considerare quando si parla di violenza sulle donne.

La "𝒗𝒊𝒕𝒕𝒊𝒎𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒆𝒄𝒐𝒏𝒅𝒂𝒓𝒊𝒂"si verifica quando la vittima di un reato subisce ulteriori traumi, non direttamente causati dall'atto criminoso, ma in conseguenza delle reazioni di istituzioni e individui alla vittima stessa. In pratica, è il secondo trauma, che si aggiunge a quello subito originariamente, e può essere causato da comportamenti come la colpevolizzazione (victim blaming) o l'approccio insensibile delle istituzioni.

25/05/2025
Cosa si può fare per combattere la violenza contro le donne?▪️Sosteniamo e crediamo alle vittime. ▪️Educare e apprendere...
25/05/2025

Cosa si può fare per combattere la violenza contro le donne?

▪️Sosteniamo e crediamo alle vittime.
▪️Educare e apprendere dalle nuove generazioni.
▪️Richiedere risposte e servizi adeguati.
▪️Promuovere la comprensione del consenso.
▪️Riconoscere i segnali di abuso.
▪️Sensibilizzazione anche sui social media.
▪️Distaccarci dalla cultura dello stupro.
▪️Sostieni le organizzazioni che promuovono i diritti delle donne.
▪️Prendiamoci a vicenda la responsabilità.
▪️Approfondiamo la conoscenza dei dati e chiediamo maggiore trasparenza.

"Recte facendo, neminem timeas".
31/03/2025

"Recte facendo, neminem timeas".








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