S(c)ALA di NOTE

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"Un Oratorio senza musica è come un corpo senz’anima" (don Bosco) S©ALA di NOTE
è una sala prove di musica per gruppi e singoli. REGOLAMENTO

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ACCESSO ALLA SALA PROVE: S(c)ALA di NOTE
La sala prove dell’Oratorio don Bosco è destinata preferibilmente a ragazzi fino ai 25 anni, o anche a persone di età maggiore, se facenti parte di gruppi musicali composti in prevalenza da giovani nella fascia d’età sopraccitata o partecipanti attivamente alle attività dell’Oratorio
Possono usufruire della sala prove solo i tesserati dell’Oratorio, che

02/10/2020

L’approccio che investe nella relazione è dunque alla base dei legami di rete che si vogliono sviluppare intorno all’Ancora e alla proficua compresenza di collaboratori con storie e percorsi formativi molto differenti.

Quali sono i principi e il percorso di nascita del progetto? In che termini possono dirsi salesiani?

L’Ancora intende proporsi non solo come servizio educativo e di accoglienza, ma come progetto sociale; questo significa che assume come ambito di azione la comunità, non solo i propri utenti, ma le loro relazioni con il contesto e le dinamiche sociali che lo attraversano.
Il tema amplia molto e approfondisce la questione di cosa significhi essere educatore con uno sguardo prospettico, essere operatore sociale, che con un compito anche rivolto alla società.
Don Bosco è stato l’esempio di questa direzione, soprattutto con le sue opere e con la sua eredità, che ha cambiato il rapporto tra comunità e minori disagiati, agendo sulla sensibilità e sulla consapevolezza dei problemi sociali alla base dell’emarginazione.
L’Ancora cerca le “domande ancora non viste”, i problemi di cui la società ancora non si sta occupando, ponendosi come possibile risorsa di accoglienza; aprire l’accoglienza alle richieste e ai bisogni impliciti, quelli che non hanno (ancora) voce. La vocazione salesiana si rivolge ai bambini come coloro che non esprimono richieste, perché non hanno i sufficienti strumenti per avvertire le proprie difficoltà e perché naturalmente portati a sentirsi dipendenti e secondari rispetto ad un mondo adulto da cui devono apprendere a vivere.
La scelta di aprire un centro per minori è in sintonia con il solco della tradizione, ma in questo l’Ancora cerca chi è della loro domanda, ovvero tutti i soggetti del che sono direttamente a contatto con le necessità e le richieste dei bambini e delle loro famiglie.
L’Ancora si pone in ascolto di chi è già in ascolto e può aiutarci a compiere le scelte metodologiche, organizzative, di tipologia di minori e di problematiche.
Non si tratta di un atto formale, di un rapido giro di riunioni o scambi scritti per definire un progetto nascente, si tratta di un costante dialogo per conoscere e farsi conoscere, per sviluppare un processo di comprensione condivisa in cui tutti coloro che hanno molta più esperienza a Pescara e ruoli già consolidati possano aiutarci a pensare il progetto, visto come opportunità per il territorio.
Cerchiamo di creare una di , soggetti e referenti di varie istituzioni che possano collaborare sia in fase di costruzione, sia in fase di realizzazione, al progetto.
L’Ancora, infatti, è solo una idea, un’ipotesi poco definita e pronta ad essere discussa e ad accogliere nuovi alleati, non solo in quanto referenti di istituzioni o organizzazioni sociali, ma anche facendo appello alla loro stessa vocazione educativa, al loro senso di responsabilità verso i minori in difficoltà di Pescara.
Costruire un progetto sociale ed educativo secondo la prospettiva salesiana significa animare il protagonismo e le migliori disponibilità di tutti gli esponenti di spicco della società in favore dei minori.
Siamo conviti che i bambini non hanno diritto ad avere solo ciò di cui hanno bisogno, hanno diritto ad avere tutto quello che riusciamo a dare per la loro felicità e crescita.
La scelta e la responsabilità è di provare a fare esistere ciò che ancora non c’è, ma potrebbe nascere sulla base delle importanti motivazioni ed esperienze disponibili; la responsabilità assunta dal “Soggiorno Proposta” è stata di riconoscersi come opportunità sia per i bambini, sia per il contesto sociale.
Vorremmo provare ad evidenziare un altro aspetto che connota “salesianamente” l’avvio del progetto, tramite l’assunzione dei principi dell’accoglienza, della ragionevolezza e dell’attenzione all’individuo.
È un approccio difficilmente traducibile in attività concrete, riguarda soprattutto un comportamento e una modalità relazionale, fondata sulla costante accoglienza delle idee, delle richieste, delle proposte delle persone, in un dialogo in cui è sempre presidiato il riconoscimento di chiunque entri in rapporto con il servizio.
Questo significa avere sempre tempo e ad e a interessarsi sui pensieri dell’altro, avere sempre per lui, riconoscerlo come individuo importante nel momento in cui si rapporta a noi.
Si può parlare di stile salesiano, uno stile improntato alla valorizzazione del e del rapporto affettivo, in cui si manifesta accoglienza come valore alla base delle interazioni.
L’approccio che investe nella relazione è dunque alla base dei legami di rete che si vogliono sviluppare intorno all’Ancora e alla proficua compresenza di collaboratori con storie e percorsi formativi molto differenti.

28/09/2020

❓Che rapporto c’è tra educazione e ? In che senso la spiritualità può far parte dell’educazione? Che spazio e proposta questo può avere in un centro per minori?
Il tema della religione nell’educazione è uno dei più difficili e allo stesso tempo affascinanti, e su cui è meno semplice trovare visioni comuni.
Il rischio, quando si affronta questo tema, è duplice; da un lato, lo si può dare per scontato in modo superficiale, partendo dall’assunto che la religione faccia parte della comunità salesiana, quindi ovviamente sia parte del progetto educativo. Dall’altro, si può escludere questo aspetto dalla metodologia educativa, come se l’educazione, e in particolare quella realizzata in un centro salesiano, non riguardasse la religione, ma unicamente dimensioni comportamentali o relative alla crescita psicologica.
Partiamo dalla convinzione che la religione debba far parte dell’esperienza educativa, come proposta dalla comunità educante.
Quali sono le questioni e le parole che ci aiutano maggiormente?
Don Bosco propone un’idea della religione come grande per i giovani; la religione non è una tra le tante forme di apprendimento o di , è qualcosa di unico, di straordinariamente bello e importante.
La bellezza delle religione rende superfluo e impossibile che sia obbligatoria, avvicinarsi ad essa è un moto autonomo dell’anima, profondo e sincero, non formale e adempitivo.
Inoltre, la religione è essenzialmente un sentimento di amore, qualcosa che i bambini ricevono e che, se riconosciuta, riempie loro di gratitudine e del bisogno di percorrere quella strada.
La religione è un’esperienza a sé stante, diversa da ogni altra forma di crescita, che riguarda l’essere umano in aspetto profondi e non di immediato accesso.
È quindi una proposta educativa che deve essere considerata come , opportunità, appello a un bisogno che i bambini e i ragazzi possono iniziare a sentire, ovvero il bisogno di comunione spirituale con il mondo e gli altri, che conduce ad una felicità veramente piena e totalizzante.
La è quindi come di ricerca di .
In tal senso, la visione educativa è legata al senso profondo, vissuto dell’esperienza, come condivisione emotiva della propria vita, sentimento di realizzazione e di pienezza, in cui si avverte un senso che va molto oltre la nostra individualità e materialità.
Con la pratica religiosa si intende fare esperienza di legami e di comunione tra gli uomini, tra gli esseri viventi e tra la natura. L’intento è quello di non spiegare, ma di far vivere nell’esperienza concreta del benessere direttamente dipendente dal benessere degli altri e del mondo.
L’opportunità che si vuole offrire al minore è di superare il proprio individualismo per prendere contatto con gli altri in cui sperimentare di far parte di un legame universale che va oltre se stessi.
Superare l’individualismo non vuol dire rinuncia, ma la condizione necessaria per raggiungere un maggiore benessere. “Il tuo problema è anche il mio, la politica è uscirne insieme” diceva Don Milani.
Tale sentimento è quindi una possibile esperienza, che i minori possono avvertire e che nell’Ancora trova spazio e ascolto.
La proposta della religione, all’Ancora, è dunque un’opportunità per fare esperienze di sé, e in particolare di dimensioni che i minori difficilmente conoscono e incontrano altrove.
L’Ancora non solo decide di riconoscere, condividere e supportare la dimensione religiosa, ma si propone di creare e realizzare esperienze spirituali, laddove vi sia desiderio da parte dei bambini.
Il centro è parte del mondo cattolico e quindi è inserito in un contesto religioso che si declina in alcune proposte, la principale delle quali è la Comunità Educativa Pastorale, come esperienza concreta dei valori di chiesa.
Per sua stessa vocazione, la CEP ha una fondamentale attenzione ai minori e a quelli più bisognosi in particolare, con un impegno alla cura psicologica, fisica, culturale, professionale, sociale.
La proposta cattolica passa attraverso una pratica costante di sobrietà, di accoglienza e dono, di supporto ai bisognosi, che si esplica nei comportamenti quotidiani da parte dei laici e dei salesiani.
In tal senso, l’esperienza religiosa è proposta come scelta di vita, non solo come pratica di fede.
L’ispirazione del vangelo è il riferimento che i bambini possono conoscere e riconoscere come dimensione trascendente che connota la vita della comunità e ne fonda ogni atto.

26/09/2020

24/09/2020

Che significato può avere oggi agire preventivamente?

Riteniamo che non si possa sviluppare una senza una di cosa sia la realizzazione umana, e quindi senza avere in mente i rischi a cui va incontro un bambino.

In termini generali, il nostro orientamento è a promuovere la capacità di relazionarsi con la comunità, di sentirsene parte e di agire per migliorarne la vita, e, tramite questo, migliorare e dare significato alla propria.

Prevenire significa quindi mantenere l’attenzione allo sviluppo di alcune capacità, presenti o potenziali, dei bambini, secondo quello che affermava Don Bosco parlando di “abilità antagoniste”, capaci di fronteggiare e ridurre l’impatto dei rischi di insorgenza delle condotte negative.
La prevenzione interviene prima che un comportamento a rischio possa influenzare, ovvero l’educatore non interviene unicamente in un’ottica correttiva ma per difendere e tutelare i bisogni dell’individuo.

L’educatore nella propria azione preventiva conosce, indaga e approfondisce le attuali dinamiche sociali ed educative e quindi comportamentali dei minori; questo permette di poter essere in empatia col mondo del minore per poter cogliere le specifiche modalità individuali di approccio al rischio.

La prevenzione non è . Non si agisce per isolare o evitare i rischi, ma per per confrontarsi con la complessità evitando il conflitto con questa, l’esclusione e solitudine.

Prevenire è fornire “una cassetta degli ” per essere capaci di stare all’interno di un ambiente costantemente sottoposto a stimoli di tutti i generi.

È promuovere la capacità di gestire la complessità senza subirla ma facendone parte attivamente, assumendo scelte libere e autonome, ed investendo nei legami solidaristici con i pari e con gli operatori.

Alla base c’è la convinzione che in ogni bambino vi siano le capacità per attraversare le esperienze sviluppando la propria identità, tramite il sostegno del gruppo.

Prevenire è investire in questa capacità, accompagnarla e farla crescere.

Crediamo che molto spesso, quando i bambini vengono sottoposti a esperienze difficili, si rischi di trasmettere loro ansia e quindi li si renda fragili.

Per esempio, se un bambino deve affrontare un momento difficile, si può condividere la tristezza, cercare di consolarlo, o di rallegrarlo distraendolo; queste scelte sono utili, ma insufficienti, perché non rinforzano la capacità di ritrovare la propria serenità anche attraversando quel momento e scoprendosi in grado di riuscirci.

L’azione educativa preventiva consiste nello stare in quella tristezza con serenità, senza ansie eccessive, ma contenendo tutta la sofferenza del bambino, e allo stesso tempo mostrando tranquillità e presenza sicura.

Questo comportamento e messaggio relazionale rinforza nel bambino la capacità di fronteggiare le difficoltà.

23/09/2020

Pensiamo al rapporto educativo e alla responsabilità dell’educatore.

Nei momenti in cui i bambini stanno con noi, noi siamo per loro il mondo, nel senso che noi costituiamo il riferimento per comprendere, conoscere, interpretare gli eventi e in generale la società.

Siamo anche coloro che li aiutano a sviluppare una identità, un adeguato modo di relazionarsi con il contesto.

Quando viviamo con i bambini, contribuiamo a dar senso alla loro vita in rapporto agli altri, e le future relazioni sono solo immaginate.

Da educatori, portiamo la nostra visione della società, non solo del rapporto con i bambini.

Come operatori vogliamo assumere questa responsabilità e esplicitare consapevolmente questa prospettiva; si può essere educatori solo pensando se stessi in rapporto al più ampio contesto sociale e al periodo storico, si può educare solo avendo presente quali sono le problematiche e le domande che caratterizzano la povertà educativa attuale.

Certo, si può ignorare questo livello di lettura, ma non si può non farne parte; nella nostra azione educativa siamo operatori sociali, educare significa anche e soprattutto predisporre alla vita nella società.

In questo senso, siamo attori del cambiamento etico, perché trasmettiamo ai bambini una visione dei rapporti tra persone, e un sistema di valori; proponiamo l’educazione come tema centrale per l’impegno comunitario, in sintonia con l’opera stessa che fu di .
Egli, infatti, divenne , ma divenne anche , , , migliorò la vita dei bambini, ma cambiò anche la società.

Se vuoi essere educatore, devi sognare il futuro di tutta la società, devi stare accanto ai bambini, ma sentire, vivere, interpretare i bisogni, le difficoltà e le grandezze del tuo tempo.

L’Ancora ha come obiettivo di offrire un servizio educativo ai bambini di Pescara, ma ha come ambizione di riconnettere costantemente l’educazione ai problemi della società, di aiutare i bambini a farne parte con coraggio, fiducia, allegria e voglia di ricercare la bellezza che la vita può dare.

La sfida dell’educazione non è creare “bravi studenti e poi professionisti” in un contesto ideale, ma costruire una comunità, sentirsi parte di essa, che accolga e che riconosca l’individuo rispondendo al bisogno di appartenenza e identità costruendo modelli di comportamento.

L’educatore è colui che propone un modello attraverso i propri comportamenti, calati in una relazione autentica con il minore che si fonda sulla condivisione di esperienze e dell’esplorazione congiunta (gioco nel cortile).

L’educatore, mentre condivide esperienze e esplora congiuntamente con il minore, non offre solo un modello ma promuove lo sviluppo delle capacità emotive, relazionali e cognitive fondamentali perché il minore possa diventare un individuo capace di scegliere autonomamente.

L’educatore deve essere un adulto sufficientemente adeguato e cioè capace di riconoscere e rispondere in maniera consona, coerente e prevedibile ai bisogni del minore, ma anche capace di riconoscere e di comunicare i propri bisogni in maniera chiara e sincera. Solo così il minore imparerà a riconoscere e a rispondere ai propri e altrui bisogni rispettandoli.

La sfida dell’educatore è non agire per il ruolo ma mettersi in gioco come persona.

Colui che educa non deve essere un Ciclope ma deve vedere “come staff” adottando più punti di vista. In tal modo si agisce come un sistema di adulti che funge da esempio.

22/09/2020

un comporta confrontarsi con un’identità e un’ispirazione che, di per sé, non possono essere apprese in senso stretto, ma che si propongono come principi ispiratori e trasformativi del modo stesso di intendere l’educazione.
Il modello salesiano è quindi, più propriamente, un ideale etico e una visione della società, in particolare della funzione sociale dell’educazione; questo ne ha fatto un messaggio così rilevante e capace di trasformare profondamente il senso della cura dei minori come responsabilità comune e comunitaria, messaggio per altro oggi molto attuale.
Don Bosco, se possiamo usare questa espressione indefinita, parla alle coscienze degli adulti. Ma le scelte etiche e gli ideali debbono essere scelti, non possono essere imposti e trasferiti senza che vi sia una disponibilità al cambiamento.
È evidente che creare un servizio specialistico, rivolgendosi a professionisti con percorsi formativi e professionali decennali, ponga una questione rispetto al rapporto con la dimensione etica e ideale, ad aspetti della scelta educativa che riguardano scelte di vita.
E sul piano degli ideali, un gruppo di persone può trasformarsi e svilupparne di condivisi solo se l’apertura al cambiamento appartiene a tutti e l’interesse all’esplorazione è reale; non è perseguibile lo sviluppo di valori che qualcuno propone ad altri univocamente.
La formazione non è quindi configurabile prevalentemente come trasferimento di informazioni o tecniche, ma come spazio di elaborazione e costruzione, che parta dalle competenze e dalle riflessioni che ogni operatore ha sviluppato nei propri anni di attività educativa.
Sul piano del metodo formativo, piuttosto che spiegare i contenuti della teoria e della visione salesiana, aspettandosi poi (ingenuamente e irrealisticamente) che professionisti esperti ne eseguano i principi nella propria successiva attività, sono utilizzabili le stesse domande come pretesto per il confronto produttivo.
L’obiettivo della creazione di un servizio salesiano non è assunto come compito del responsabile, che si troverebbe nella necessità di “formare alla salesianità” gli operatori, ma è un obiettivo della e dello , nella propria funzione organizzativa.
Questo specifica molto il senso della formazione in un ambito come il nostro, in cui non vi possono essere contenuti da acquisire da parte di professionisti “privi” di tale riferimento, ma proposte evocative, domande e suggestioni.
Mentre, ad esempio, in un’azienda eventuali nuovi dipendenti sono addestrati e formati alle procedure e alla cultura dell’organizzazione alla quale devono adeguarsi, assumendo quindi che i contenuti preesistano, per un nascente servizio salesiano, agli operatori è chiesto di contribuire a creare la salesianità del progetto.
Si tratta quindi di un ribaltamento dei termini; non è fornita la risposta alla domanda: in che senso è un progetto salesiano? La domanda stessa è posta a loro, considerati da subito come professionisti in grado di costruire risposte, a livello educativo, organizzativo, etico, metodologico e, più in generale, della sostenibilità sociale del progetto.
Il progetto diviene così salesiano in quanto tutti contribuiscono a renderlo tale, essendo l’appartenenza salesiana una grande risorsa, potenziale, per lo stesso progetto e quindi per tutti gli operatori.

02/07/2020

🌏 Viviamo insieme la bellezza, il desiderio di un mondo migliore e la gioia di realizzarlo insieme.

🦀 🏄‍♂️ Quando camminiamo sulla spiaggia non abbiamo un’espressione di rimprovero verso l’inciviltà altrui, abbiamo il sorriso immaginando insieme una spiaggia molto più bella!

🐳🚣 Non pensiamo che l’ambiente sia la nostra dispensa;noi pensiamo che l’ambiente sia essenziale per dare bellezza alla nostra vita, e il modo in cui una comunità tratta gli spazi comuni è il modo in cui tratta se stessa.

Scopri di più >> https://centrodiurnoilfaro.it/news/iniziative-solidali/cercando-insieme-la-bellezza/60

08/06/2020

Ho bisogno di perchè cadere otto volte nello stesso piccolo abisso non può mai essere casualità bensì causalità.

Ho bisogno di psicoterapia perchè il mondo è un abito che ultimamente mi sta straordinariamente male, perchè il mondo è un abito e, chissà, un divano forse è il camerino giusto.

Ho bisogno di psicoterapia perchè cerco nel piacere un modo per riempire tutti i vuoti che ho nell’anima e voglio conoscere questi vuoti per riempirli con parole di amor proprio, con carezze a me stesso.

Ho bisogno di psicoterapia perchè la mia voglia di divorare il mondo è finita quando ho sentito che il mondo si impegnava a divorare me e qui non c’è retorica, qui c’è qualcuno che deve imparare che vivere non è essere pranzo nè commensale e non si può sperare che sia il mondo a impararlo.

Ho bisogno di psicoterapia perchè vedo cose, e non è bello vedere in te quello che tanto ti infastidisce vedere negli altri, perchè a volte sento che nessuno fa parte di me.

Ho bisogno di psicoterapia perchè sono un uomo che lavora più del normale, per brillare più del normale, com’è normale in questo sistema e mi sto rendendo conto che il normale non ha niente a che vedere con il .

Ho bisogno di psicoterapia perchè gli anni mi hanno reso odiosamente responsabile e non deve consistere solo nel viaggiare verso il paese delle responsabilità. Deve consistere anche nel vivere in con le tue ferite, in pace con il tuo passato, in pace con le persone.

(Marwan, 2016)

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