The missing link

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The missing link è un corso ideato per coloro che hanno studiato l'inglese ottenendo buoni risultati scolastici ma che q...
25/03/2016

The missing link è un corso ideato per coloro che hanno studiato l'inglese ottenendo buoni risultati scolastici ma che quando devono utilizzare la lingua in situazioni di comunicazione reale, ad esempio un soggiorno all’estero per studio, vacanza o lavoro,hanno difficoltà a esprimersi e a comprendere ciò che viene detto. Questo corso comincia dove solitamente si ferma l’istruzione scolastica, puntando sull’aspetto che per vari motivi è quello più trascurato: l'orale, con particolare rilievo all’ascolto. Gli incontri si terranno a Cagliari e a Villacidro.
PROGETTO PER UN CORSO CHE RIEMPIA IL VUOTO FRA L’INGLESE SCOLASTICO E L’INTERAZIONE IN SITUAZIONI REALI, INTESO COME PERFEZIONAMENTO PER CHI HA ESPERIENZA DELL’INGLESE “STUDIATO” MA TROVA DIFFICOLTA’ A CONFRONTARSI CON UN USO REALE DELLA LINGUA
PRESUPPOSTI
Il mio punto di partenza è questo: non è la conoscenza delle regole che ci permette di esprimerci con disinvoltura in una lingua straniera, ma il fatto di utilizzare frasi che in qualche modo ci si sono “stampate in mente”; neanche la più semplice delle espressioni può essere prodotta se non la si è sentita prima e non si ha avuto il tempo e le occasioni di interiorizzarla. Non si tratta semplicemente di “fare pratica” e quindi “conversare” quanto più è possibile. È come quando ci dicono che per imparare a usare il computer basta “smanettarci” sopra da soli e piano piano si capisce come funziona. Le cose non stanno così. Impariamo a usare il computer se con pazienza ci spiegano una per una tutte le sue funzioni, se all’inizio i passaggi sono LENTI, altrimenti vediamo come un altro è bravo e veloce nel fare una cosa qualunque ma le nostre capacità rimangono più o meno quelle di prima. Per imparare a fare una cosa abbiamo bisogno di una persona esperta che ce la mostri attraverso passaggi lenti e ripetuti. Applico lo stesso principio all’apprendimento dell’Inglese. Trovo frustrante che per migliorare l’uso della lingua si parta dalla produzione personale ( let’s have a conversation; write a letter to your solicitor…). A scuola spesso ci si concentra sulla produzione, sulla misurazione regolare dei risultati, veniamo forzati ad esprimerci quando non siamo ancora pronti, e questo rende lo studio dell’Inglese un sacrificio che spesso produce più che altro frustrazione. Ritengo invece che sia meglio dare la preminenza a tecniche di ascolto. In tal modo eviteremo l’ovvio e incolpevole senso di inadeguatezza causato da un compito prematuro. In un secondo momento saremo sorpresi dalla capacità di esprimerci in modo adeguato senza dover fare sforzi particolari per costruire le nostre frasi. In due parole il principio è ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare. In questo corso non ci occuperemo di attività legate alla lingua scritta quali esercizi, scrittura/lettura di testi di vario genere etc, con questo corso ci proponiamo di IMPARARE l’Inglese piuttosto che continuare a studiarlo.
METODO
1) Innanzitutto è bene che il materiale proposto sia reale, dialoghi o situazioni costruiti ad hoc sanno inevitabilmente di artificiale e l’effetto è spesso stucchevole. Invece che presentare in modo continuativo, senza interruzioni, materiale didattico via via più “difficile” ritengo più valido presentare materiale originale interrompendolo e ripetendolo, più si andrà avanti col corso e meno interruzioni serviranno.
Ho individuato come fonte ottimale di materiale sia la serie “Friends” che il David Letterman Show, quest’ultimo per la varietà degli argomenti e l’interesse spiccato del conduttore per il linguaggio, oltre che la gradevolezza e la ovvia autenticità di tutte le situazioni proposte. Questi ed altri filmati saranno il nostro libro di testo.
2) Un aspetto spesso trascurato ma invece essenziale per una effettiva comprensione dell’Inglese parlato è la precisa conoscenza dei suoi suoni (cercando di essere il meno noiosi possibile!). In tal modo renderemo semplice ciò che normalmente costituisce un enorme ostacolo per una comprensione “rilassata”. Una volta messi al corrente di uno dei segreti meglio custoditi di questa lingua i corsisti impareranno più precisamente il senso della frase: “gli inglesi si mangiano le parole!”
3) Si farà ovviamente una revisione delle strutture grammaticali perché è naturale aspettarsi che i corsisti abbiano dimenticato parecchio di quanto avevano appreso a scuola, mettendo sempre in evidenza la valenza orale di tali strutture. Inoltre si individueranno e si affronteranno i nodi linguistici a noi più ostici con delle “monografie” che facciano luce su argomenti spesso resi più complessi del dovuto oppure non approfonditi a dovere: sostantivi (o qualunque altra espressione ) usati come aggettivi, i vari modi di rendere in italiano la ing-form, la complessità di rendere in inglese il nostro infinito, fare chiarezza sui tempi verbali inglesi sono solo alcuni importanti esempi.
4) Naturalmente ci sarà spazio per la produzione linguistica, si imposteranno quindi situazioni che permetteranno di mettere in pratica quanto appreso, ma l’aspetto orale attivo consisterà soprattutto nella “automatizzazione” delle espressioni che costituiscono l’ossatura di ogni conversazione reale.
DOCENTE:
MAURO SANNA
3485761046
[email protected]
Insegnante di lingua Inglese di ruolo nella Scuola Media Inferiore dal 1992
Ha tenuto negli anni 2014 e 2015 corsi di perfezionamento denominati "The missing link" nella Scuola Media di Serramanna.
Ha tenuto nell’a.s. 2009/2010 un corso di Inglese per gli alunni dell’Istituto Comprensivo di P**a denominato Sardegna Speaks English.
Ha tenuto nel 2009 due corsi di Inglese per principianti di 80 ore ciascuno nella Scuola Primaria di Via Castiglione, Cagliari, nell’ambito dell’iniziativa regionale denominata Sardegna Speaks English.
Ha tenuto nel 2008 un corso di Inglese per principianti nella Scuola Primaria di Via Castiglione, Cagliari nell'ambito della iniziativa regionale denominata Sardegna Speaks English
Ha tenuto nell’a.s. 2007/2008 un corso di Inglese per docenti nell'Istituto Comprensivo di P**a denominato Sardegna Speaks English, progettto sperimentale per l'apprendimento dell'Inglese attraverso la metodologia CLIL
Ha tenuto nell'a.s. 2003/2004 un corso di Inglese per personale docente e non docente nella Scuola Media n.4, Quartu S. Elena
Ha tenuto nell'a.s. 1995/1996 un corso di Inglese per adulti organizzato dalla Scuola Media di Serrenti.

Qual è la scintilla da cui è nato questo metodo? Sui banchi di scuola la mia passione per l’Inglese è sempre stata affia...
25/03/2016

Qual è la scintilla da cui è nato questo metodo? Sui banchi di scuola la mia passione per l’Inglese è sempre stata affiancata dalla desolante frustrazione che derivava dal capire in modo solo parziale chi parlava l’Inglese “vero” e dalla constatazione che quando tentavo di esprimermi era un susseguirsi di buchi lessicali. Provavo l’invidia di chi è tenuto fuori dal cerchio dei fortunati. Né accumulare anni di studio serviva a colmare nel tempo la lacuna. L’ascolto di musica inglese e americana mi garantiva comunque un impatto reale e non scolastico con la lingua. Dopo vari anni di frequentazione del Regno Unito mi sono reso conto che senza bisogno di “studio” la capacità di capire quello che sentivo aumentava semplicemente con l’ascolto ripetuto delle conversazioni degli amici inglesi. Il tempo si passava anche a guardare programmi televisivi, pure lì l’impatto iniziale è stato disastroso e solo dopo un po’ di “allenamento” ho iniziato ad ascoltare con più relax. Pian piano mi rendevo conto che era l’ascolto che faceva la differenza e allora ho cercato anche nelle esperienze linguistiche altrui qualcosa che mi confermasse questa convinzione che cominciava a formarsi. Un fatto che mi ha illuminato più di altri è questo: una famiglia sarda che ho conosciuto si era trasferita nel Nord dell’Inghilterra per raggiungere dei parenti che avevano aperto dei ristoranti, portando con sé due figlie di 12 e 8 anni che non conoscevano una parola di Inglese. Hanno cominciato a frequentare la scuola dove nessun insegnante utilizzava né conosceva l’Italiano. Alla figlia maggiore per uno o due anni nessuno ha mai sentito dire una parola in Inglese, neanche a scuola, evidentemente si vergognava della sua diversità linguistica. A un certo punto si è sentita sicura e ha iniziato a parlare, e a detta dei suoi genitori era come se avesse sempre parlato Inglese. Questo mi ha fatto capire che è l’ascolto che ci arricchisce, non la produzione personale, una volta che ho accumulato il vocabolario e le strutture necessarie devo solo esternare le mie conoscenze. Un’altra considerazione che discende da questa storia è che è didatticamente sbagliato forzare qualcuno ad esprimersi quando non si sente ancora pronto, non dobbiamo essere ossessionati dalle nostre performances e dalle misurazioni dei nostri risultati. In seguito sono diventato insegnante di Inglese, sempre alla ricerca della particella di Shakespeare, e la pratica didattica mi ha costantemente confermato la validità di questo approccio con la lingua straniera.

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