07/07/2024
𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚.
Viviamo in tempo diverso, l’ansia dei ragazzi è figlia del fatto che il mondo è cambiato. Per le generazioni di “ieri” il mondo era verticale, in cielo c’erano i valori e a livello educativo si introduceva il senso di colpa. Si chiedeva loro di esser bravi bambini e se non ci si comportava bene si faceva leva sul “castigo”. Oggi invece il mondo è orizzontale, è un mondo basato sul principio della prestazione dove in cielo non ci sono più i valori ma ogni “io” che si fa “dio” e ci si scontra, si compete e si è avversari gli uni contro gli altri. Nel cuore degli adolescenti di ieri c’era soprattutto il senso di colpa con cui confrontarsi, invece gli adolescenti di oggi provano fatica emotiva che si traduce in un grande senso di inadeguatezza, per il non riuscire a stare al passo, per la paura di fallire, di non esser abbastanza (es. abbastanza magri, belli, popolari ecc). La società della prestazione è anche - spiega Rossi - in correlazione con la società delle metriche perchè questa generazione di adolescenti che oggi “vive” sulle piattaforme social, sa praticamente da sempre che un video, un contenuto, diventava importante se otteneva delle metriche gigantesche in termini di numero di visualizzazioni, di commenti, condivisioni e like. Ed è per questo che i ragazzi hanno iniziato a pensare e ragionare con le categorie dei social ovvero le metriche (es. I casi di ragazze con disturbi del comportamento alimentare perché si basano sulle metriche della magrezza, o anche nei ragazzi si riscontrano comportamenti ossessivi compulsivi per l’esercizio fisico, “la metrica del bicipite, dell’ addominale”, come anche fissazione della ricchezza e della popolarità tanto che tra le professioni ambite dagli adolescenti di oggi vi è quella dell’ influencer.
Come sostenere gli adolescenti? La cultura della grinta è l'unico talento
Cosa occorre allora ai nostri adolescenti per brillare? Risponde Stefano Rossi
"I genitori e in generale gli educatori, il personale scolastico, devono aiutare i giovani a sconfiggere il proprio “bullo interiore” e aiutarli a trasformare la “paura di volare” nella “gioia di spiccare il volo”. Una gioia che si lega ad un’arte preziosa: l’arte di imparare a volersi bene. Perché, se non credi in te, chi lo farà? Bisogna sostenere i giovani anche nei loro insuccessi ed aiutarli ad accettarli perché oggi gli adolescenti avvertono il peso della responsabilità di doversi costruire la propria strada, di dover raggiungere il successo e se non ce la fanno si sentono colpevolizzati e scoraggiati (“Se non ce la fai è solo colpa tua”).
Prima indicazione operativa per i genitori è quindi quella di aiutare i figli a trasformare la cultura delle metriche e del risultato nella cultura della grinta.
In buona fede in una società basata sulla prestazione, i primi ad esser in ansia sono gioco forza anche i genitori che non sognano più di aver un bravo bambino ma un figlio medaglia d’oro, prestazionale che dal punto di vista delle metriche batte ogni record. Pertanto il primo passo sia come genitore e che come figlio è quello di riconoscere la tossicità della cultura delle metriche e sposare la cultura della grinta.
La grinta è l’unico talento che fa emergere tutti gli altri, insegnare a tutti i figli che dentro di noi c’è un fuoco, il fuoco della passione, della tenacia della determinazione. La grinta è un fuoco democratico e inclusivo a cui tutti possiamo accedere. Se tu dai il meglio, fai bruciare al massimo il tuo fuoco, non devi mortificarti se il risultato non arriva ma devi imparare a fare la cosa più difficile ovvero imparare a volerti bene e aver empatia con te stesso.
Oggi molti genitori in buona fede si sostituiscono ai figli: usano il proprio “mantello da supereroe” per evitare che i figli facciano fatica, per evitare che i figli sperimentino la dimensione negativa dell’esistenza. Bisogna sapere donare ai ragazzi anche la gioia delle salite perché quando conquistiamo un traguardo o una sfida con la nostra forza e con il nostro sudore la vetta che si apre davanti a noi è un mondo che prima non vedevamo.
E’ con le salite che Icaro ritrova la forza nelle sue ali. Una quota di negativo va lasciata se no il rischio è quello di crescere una delle più generazioni più fragili della storia. (es. Neolaureati che si presentano al colloqui di lavoro con genitori in corridoio). L’autostima si fonda sul fronteggiamento delle salite. Ed è solo con le salite e l’amore incondizionato che i nostri figli scoprono la forza delle loro ali. Credere che in ognuno di noi ci sia la propria stella.
Stefano Rossi, psicopedagogista e direttore scientifico di MyEdu Coaching