Scuola dell'Infanzia "Ai nostri caduti"

Scuola dell'Infanzia "Ai nostri caduti" Scuola dell'Infanzia e sezione primavera di Cellore

12/09/2026
12/09/2026

✨ EMOZIONI DEL RITROVARSI

“Ma fino a un minuto fa stava benissimo!”
“È stato sereno tutto il tempo. Appena ti/vi ha visto ha iniziato a piangere.”
“Guarda, con me non ha mai fatto così.”
“Appena arrivi tu/arrivate voi, diventa capriccioso/a.”

🌿 Sono frasi che accompagnano spesso i momenti di ricongiungimento tra genitori e bambini e bambine, non solo dopo il Nido e la Scuola dell’Infanzia, ma anche dopo aver trascorso tempo con i nonni o con altre figure di riferimento.

Troppo facilmente quelle lacrime, quella crisi, quel cambiamento improvviso vengono interpretati come qualcosa di “fuori luogo”, spostando sottilmente la “colpa” sui genitori.

Quel bambino e quella bambina potrebbe realmente essere stato sereno fino a pochi minuti prima. Può accadere.
Ma è anche vero che, incontrando nuovamente una delle proprie figure affettive di riferimento, qualcosa dentro di lui/lei si muove. Quel filo rosso, rimasto presente anche nella distanza, ora può tornare a ricongiungersi.

Perché ritrovarsi è una transizione.

Durante il tempo trascorso lontano dalle proprie figure di riferimento, il bambino/a ha attraversato un ambiente, incontrato persone, rumori, richieste, relazioni, frustrazioni, attese, eccitazione, piacere, novità.
Ha giocato.
Ha esplorato.
Ha ricercato nuove ipotesi.
Ha utilizzato le proprie risorse per stare dentro quella esperienza.

Anche quando tutto è andato bene, tutto questo ha richiesto energia adattiva.

Poi una porta si apre.
Compare un volto conosciuto.
Una voce.
Un odore.
Un corpo familiare.

🌱 “Sei tornato.”

Ed è proprio lì che può arrivare il pianto. Non necessariamente perché prima il bambino/a stesse male.
Non perché abbia “fatto il bravo” con qualcun altro e ora decida di “fare i capricci”.
Non perché il genitore lo abbia educato male o viziato.

Può accadere perché il sistema nervoso cambia stato.

La presenza di una figura con cui esiste una storia profonda di sicurezza, affettività e attaccamento può permettere al bambino e alla bambina di diminuire lo sforzo necessario per stare nella situazione precedente e attraversare il passaggio verso una nuova condizione relazionale.

È qualcosa che conosciamo anche noi adulti. Possiamo attraversare un’intera giornata impegnativa continuando a lavorare, parlare, decidere, occuparci degli altri. Poi incontriamo qualcuno con cui ci sentiamo profondamente al sicuro. Ci chiede: “Come stai?”. E improvvisamente ci emozioniamo.
Ci sentiamo visti, riconosciuti, pensati.

🌿 Anche la bambina e il bambino possiedono un sistema nervoso che continuamente legge l’ambiente e le relazioni. E nel momento del ricongiungimento compare una risposta emozionale potentissima: “Eccoti!”.
Per questo alcuni bambini e bambine corrono incontro al genitore.
Altri sorridono.
Altri sembrano ignorarlo per qualche minuto.
Altri diventano improvvisamente agitati ed eccitati.
Altri chiedono immediatamente di essere presi in braccio.
Altri ancora piangono disperatamente.
Altri scappano per il piacere di essere trovati.
Altri iniziano a spingere, mordere…

Sono modi differenti attraverso cui il corpo attraversa il passaggio dalla separazione al ritrovarsi.

Facciamo attenzione anche a quando pronunciamo la frase “Con me è stato bravissimo!”. Soprattutto quando viene detta davanti ai bambini e alle bambine stesse.
Queste parole rischiano involontariamente di trasformare la regolazione emotiva in una misura della loro “bravura”.
Un bambino sereno non è necessariamente un bambino che sta meglio.
Un bambino che piange non è necessariamente un bambino che sta peggio.

Dobbiamo osservare molto di più.
La possibilità di cercare l’adulto.
La qualità della consolazione.
La capacità di tornare progressivamente all’esplorazione.
La possibilità di manifestare bisogni differenti.
La relazione costruita con le altre figure educative.
I tempi necessari per attraversare separazione e ricongiungimento.

💡 E soprattutto dobbiamo liberarci da interpretazioni adulte quali: “Con te fa sempre così.”
“Ti fa pagare il fatto che sei andata via.”
“Lo hai viziato troppo.”
“Devi dargli più regole.”
“Con me queste scene non le fa.”

Perché dietro un comportamento che osserviamo nell’infanzia c’è una persona in sviluppo che cerca continuamente di regolare ciò che vive attraverso le risorse di cui dispone e attraverso le relazioni che incontra.

Forse possiamo iniziare a guardare proprio così quelle piccole persone che, appena ci vedono, sembrano improvvisamente “crollare”.
Non come bambini e bambine che con noi “si comportano peggio”. Ma come bambini che stanno attraversando, con tutto il corpo, l’emozione del ritrovarsi.

Atelier della Pedagogista

08/09/2026

🌱 TEMPO DI AMBIENTAMENTI - PARTE 2

In questo periodo molte famiglie si sentono dire:
➡️ “Devi favorire il distacco dal tuo bambino”.
➡️ “Dovete aiutarci a rendere l’inserimento il più sereno possibile”.
Sono parole apparentemente semplici. Eppure possono portare con sé messaggi impliciti ben precisi:
✨ che il pianto al momento della separazione dipenda da quanto il genitore sia stato capace di “preparare” il bambino;
✨ che un legame caratterizzato da alto contatto, allattamento, vicinanza corporea o forte ricerca della figura di riferimento possa ostacolare l’ambientamento;
✨ che tristezza, paura, protesta o bisogno di prossimità siano segnali di qualcosa che non sta funzionando;
✨ che diventare autonomi significhi riuscire, il prima possibile, a fare a meno dell’altro.

🧠 Ma autonomia e distacco non sono sinonimi.

La vera autonomia non coincide con l’indipendenza precoce e non si costruisce chiedendo al bambino e alla bambina di avere meno bisogno dell’adulto.

L’autonomia cresce lentamente dentro la relazione. Prende forma attraverso l’esperienza ripetuta di legami affidabili, che fanno sentire al sicuro, di adulti disponibili, di bisogni riconosciuti e di separazioni che possono essere attraversate senza che il legame venga messo in discussione.

Una bambina e un bambino possono piangere quando il genitore va via e stare costruendo un buon ambientamento.
Può cercarlo, protestare, avere bisogno di essere rassicurato, attraversare giorni più semplici e altri più faticosi.

Il pianto non misura la qualità dell’ambientamento. È un linguaggio attraverso il quale la bambina e il bambino raccontano ciò che stanno vivendo internamente.

🌿 E anche il genitore attraversa una separazione.
Per questo le famiglie non hanno bisogno di essere preparate a “staccarsi” dai propri figli/figlie, né di sentire che la loro vicinanza li abbia resi meno autonomi, sentendosi giudicati.
Hanno bisogno di incontrare adulti professionisti capaci di riconoscere la sacralità di quel legame, accoglierne le paure e le fragilità e accompagnare, senza giudizio, il processo attraverso cui sarà possibile affidarsi reciprocamente.
🍃 Perché la fiducia tra famiglia e personale educativo non è un prerequisito dell’ambientamento. È parte dell’ambientamento stesso. Si costruisce giorno dopo giorno, attraverso parole, gesti, coerenza, ascolto e possibilità di condividere anche ciò che è difficile. Mai scontata.

È dentro questa trama di relazioni che il servizio educativo 0-6 può diventare, poco alla volta, un luogo conosciuto, abitabile e sicuro.

🪷 Non distacco, ma separazioni accompagnate dentro la relazione.
🪷 Non fretta, ma tempo autentico.
🪷 Non giudizio, ma fiducia di cui avere cura.

⏳ Ambientarsi? È essere accompagnati, con delicatezza e rispetto, a scoprire che ci si può affidare anche a qualcun altro senza perdere chi si ama.

Atelier della Pedagogista

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Martedì 07:30 - 18:00
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Giovedì 07:30 - 18:00
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