29/01/2015
Una volta c’erano i fan dei Rolling Stones che le davano ai fan dei Beatles.Da generazioni e generazioni, invece, al liceo Classico siamo molto superiori.Da noi ci sono quelli che hanno il Rocci che le danno a quelli che hanno il Montanari. Beh, per chi non fa il Classico (perchè se lo fate lo sapete fin troppo bene), dovete sapere che noi, a partire dal terzo anno, cominciamo ad assumere le sembianze di una sedia a sdraio ripiegata principalmente per colpa di due signori, che si chiamano Lorenzo Rocci e Franco Montanari. Ma non è che portiamo in spalla loro due di persona (anche perché peserebbero meno), sia chiaro: Rocci e Montanari hanno dato forma ai nostri incubi e pubblicato i dizionari di Greco. Sì, perché alla fine le versioni di Latino in qualche modo sono fattibili, in fondo ti capitano sempre Sallustio, Cesare o Seneca… il vero problema è il Greco.La versione di Greco, infatti, si svolge così. Ci sono, come ho già detto, due categorie di studenti: quelli col Rocci, che di solito o sono i secchioni, o sono quelli che hanno ereditato il dizionario dai parenti, e la loro frase tipica è “Non puoi paragonare il Rocci al Montanari, non c’è confronto” (ma loro non ti spiegano il perché, ti dicono solo che “non c’è confronto”). Il Rocci è il vocabolario di chi non vuole avere più la vista dopo la maturità, quello che è scritto in caratteri talmente piccoli da farti accavallare gli occhi dopo poco, nemmeno fossi sulle montagne russe. In genere, lo studente col Rocci tiene a portata di mano anche un dizionario “Fiorentino del 300-Italiano corrente”, perché la traduzione dei verbi in genere è tipo “vo’ a fare una passeggiata” al posto di un più semplice “cammino”. Però non c’è comunque confronto, eh. Quelli col Montanari invece sono i furbetti, i meno studiosi, quelli che si giustificano con un “ma nel Montanari ci sono le frasi fatte”. Il che non è MAI vero.Le frasi fatte del Montanari, infatti, sono affette da uno strano fenomeno per cui i professori le segnano sempre come sbagliate. Sempre, non c’è speranza. Questo dizionario è caratterizzato da un’elegante colorazione bianca e celeste, con due enormi lettere stampate in nero al centro: GI. (Ma in genere, che significa “Greco-Italiano” lo capisci solo durante un compito in classe al secondo anno, e ti senti un genio a tal punto da non concentrarti più sulla versione e da scrivere nella favoletta di Esopo: “Il lupo beve la fonte dall’agnello più in alto dell’acqua”).Nel Montanari, poi, non trovi le parole. Sono nascoste da verbi di almeno trentaquattro lettere che non troverai mai, che significano ad esempio (ve lo giuro!) “scendere da una collina urlando”. Caro Franco Montanari, ma quando mai troverò in una versione Apollo che scende da una collina urlando? E cari greci, perché mettete verbi che significano al contempo “cantare”, “gridare”, “strozzare una gallina”, “passeggiare nell’agorà” e “ricamare una vela all’uncinetto”? Cambiate parola, no? Ce ne sono talmente tante!Poi c’è l’altra leggenda, quella del duale. Si, perchè nel Greco non ci sono solo singolare e plurale: il duale serve per nominare le cose a due a due (o per mettere in difficoltà gli studenti che, con la scusa del “tanto nel compito non lo troverò mai”, evitano rigorosamente di studiarlo).E per il primo anno di solito ti va anche bene. Ma pure per il secondo, il terzo e il quarto.Ma poi, all’ultimo anno, durante l’ultima versione del secondo quadrimestre (o nella peggiore delle ipotesi proprio durante quella di maturità) ti trovi davanti “I due fratelli e i due tori”. E allora scatta l’attacco di panico. A quel punto sei pronto a bestemmiare tutti gli dei pagani, ma poi, ragionandoci su, ti rendi conto che non ti conviene, perché se te li tieni buoni e gli sacrifichi un bel capretto, magari un aiutino potrebbero anche dartelo. Allora alzi la mano: “Prof, non è che posso uscire che non mi sento molto bene?”-“No.”La risposta è sempre no, non ti lasciano uscire nemmeno se hai un improvviso attacco di peste bubbonica. Ma non per cattiveria, eh: il vero motivo è che siccome gli Spartani soffrivano, allora devi soffrire i mali peggiori anche tu che li traduci. Per par condicio.Infatti la prima sensazione che provi quando vedi davanti a te quelle lettere assurde è quella di Socrate che ha appena bevuto la cicuta, anche se in realtà le prime parole sono “i ragazzi vanno in piazza”. L’ansia da prestazione ti prende in ogni caso.Infine, c’è un mito che va sfatato assolutamente. La menzogna più grossa al mondo dopo l’affermazione “se non mangi la verdura arriva l’Uomo Nero”.Che è “il soggetto si mette al nominativo”. Non c’è una cosa più falsa di questa, davvero. Sarebbe più facile affermare che il sole giri attorno alla terra. Se il nominativo è il caso del soggetto, ricordati sempre che i Greci faranno di tutto per non mettere il soggetto in nominativo. E, alla fine, quando suonerà la campanella, irrimediabilmente ti accorgerai che di venti righe di versione ne hai tradotte a malapena tre, e in più queste tre recitano più o meno: “Gli ambasciatori, certamente, non avendo, si irritarono i giusti, ma qualcuno dei Sabini per la rabbia si mise lungo la via a loro che dormivano (infatti la notte li aveva colti), e sia portarono via le loro molto numerose ricchezze, sia inoltre li uccisero nel sonno.”Allora arriva il vero insegnamento che ti dà il liceo classico.Guardi quelle righe e ridi, ridi di gusto. Perchè sì, avrai occasione di rifarti la prossima volta.In fondo, quella scuola l’hai voluta tu.