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02/02/2024

Secondo quanto riferisce il quotidiano israeliano Haaretz l’IDF sta incendiando centinaia e centinaia di edifici residenziali appartenenti a civili...

27/01/2024

⚠️Violenza in classe anche in Maremma: ORA BASTA!

👉Solo oggi apprendiamo che l'altro ieri in una scuola secondaria di II grado di Grosseto sarebbe accaduto un episodio gravissimo.
Da fonti interne alla scuola che riteniamo attendibili, si è appreso che un/a docente sarebbe stato colpito al volto da un pugno sferrato da una ragazza.

👉Al/la docente, con il labbro spaccato in conseguenza del pugno, sarebbero stati dati 2 giorni di prognosi.
Il fatto sarebbe accaduto in una classe prima dell'ISIS "Rosmini" di Grosseto.
Stiamo cercando di conoscere ulteriori particolari sull'accaduto.

👉Anche la Maremma, purtroppo, con questo episodio contribuisce al quadro desolante, oltre che preoccupante emerso dal sondaggio effettuato lo scorso anno dal portale Skuola.net su 1.800 alunni delle superiori.

👉Il punto-chiave sta nell’immiserimento materiale e culturale della scuola e nella conseguente delegittimazione e annichilimento della funzione docente operati a partire dalla catastrofica filosofia – innescata da Luigi Berlinguer, ministro della PI nel primo governo Prodi e sostenuta poi da tutti i governi successivi – dell’”autonomia scolastica” e della “scuola azienda”, al servizio di una “clientela” che impone i suoi desiderata: una scuola cialtrona, in cui i docenti devono limitarsi a infarinare di generiche “competenze” studenti destinati per la gran parte ad un precariato lavorativo cronico, e proprio per questo rendendo non necessario avere una scuola seria, rigorosa, davvero formativa, né arrecare “disturbo” più di tanto a famiglie e studenti.

👉La scuola come “progettificio” di cose inutili o dannose per la didattica, per attirare una “clientela” sprovveduta; esami finali-barzelletta con il 99% di promozioni alla maturità, esami di riparazione sostituiti con la farsa dei cosiddetti “crediti e debiti”, con gravi insufficienze sanate d’incanto per non perdere la “clientela”; valutazioni dei docenti annullate dai grotteschi quiz Invalsi, divenuti la modalità-chiave per valutare scuole, studenti e docenti; centinaia di ore obbligatorie di ridicolo “apprendistato” gratuito (l’Alternanza scuola-lavoro, ora PCTO) che distruggono qualsiasi serio percorso didattico; etichette di disabilità educativa e psichica (i cosiddetti BES - Bisogni Educativi Speciali) distribuite a pioggia con il consenso dei genitori, contenti che la presunta “disabilità” serva ai pargoli per garantirsi le promozioni; il “bonus” salariale dato ai più servizievoli nei confronti dei presidi, ai quali è stato dato un potere neo-feudale per ingigantire le pressioni e i soprusi nei confronti dei docenti e degli ATA; e infine salari miserabili (10 euro l’ora ad una maestra con media anzianità).

👉Questo il massacrante percorso, oramai più che ventennale, che ha distrutto e umiliato una professione nobile e decisiva, riducendo i docenti a “servi della gleba” intellettuali, a disposizione passiva di una scuola-miseria (in 30 anni i finanziamenti si sono ridotti, sulla spesa statale complessiva, del 32%) impegnata a far contenta (e coglionata, visto come escono dalla scuola gran parte degli studenti) la “clientela”. E’ così sorprendente che quest’ultima si faccia sempre più arrogante e aggressiva, pretendendo dalla “servitù” scolastica un servizio ad personam?

👉Ma nel processo di eutanasia della propria professione, la maggioranza dei docenti ha grandi responsabilità. Malgrado tutti gli strumenti culturali e sindacali che, come COBAS, abbiamo messo a disposizione di docenti ed ATA da 30 anni e le lotte incessanti da noi condotte contro la catastrofica scuola-azienda, la maggioranza dei/delle docenti si è subordinata passivamente, ha accettato o addirittura collaborato ai passaggi distruttivi prima elencati, pensando “io speriamo che me la cavo”; ha evitato il conflitto, si è piegata agli scrutini umilianti con i voti “taroccati”, ha supinamente subito la sostituzione dei propri giudizi con i farseschi quiz Invalsi; ha sottoscritto la “fuga” in massa dalla scuola degli studenti per centinaia di ore spese nelle demenziali attività dell’Alternanza; si è piegata alle imposizioni più becere e illegali di tanti presidi-padroni. Insomma, è entrata progressivamente nel ruolo di “servitori/trici” tuttofare delle volontà dei presidi (e dei loro “cerchi magici”) e della sempre più invadente “clientela”. Questo processo distruttivo avrà bisogno di anni, forse di decenni, per essere rovesciato, affinché la scuola torni alla sua primaria attività formatrice ed educativa, recuperando finanziamenti e qualità culturale e didattica. Ma, pur lavorando per questo, qui ed ora è insopportabile che i docenti debbano subire la violenza fisica e psicologica e il mobbing di genitori arroganti e aggressivi, oltre che di alcuni studenti che attuano quanto imparano in famiglia.

👉E dunque i COBAS da tempo hanno dato vita ad un Pronto Soccorso contro le aggressioni fisiche e il mobbing nei confronti degli insegnanti. Questo prevede: a) un intervento sindacale e legale nelle scuole da cui ci arriveranno notizie di aggressioni fisiche o di “mobbing” e diffamazione nei confronti di docenti, mettendo a disposizione gli avvocati per le cause civili e penali; b) la denuncia pubblica, presso le autorità competenti e nei mass media e social, di qualsiasi omertà o minimizzazione da parte delle direzioni scolastiche. Per garantire l’incolumità fisica e psichica degli/delle insegnanti non servono leggi “speciali”, come sta pensando di fare il governo Meloni. Esistono già tutte le norme, dentro e fuori la scuola, per operare al meglio. E’ sufficiente che tutti i protagonisti della scuola recuperino il senso della propria professione e usino al meglio gli strumenti educativi - ma anche sanzionatori laddove inevitabili - già a disposizione, di cui abbiamo parlato in un recente FOCUS ( https://www.youtube.com/watch?v=ciLr5wyljck).

👉Ai docenti del Rosmini (e di tutte le altre scuole) diciamo: noi ci siamo!

Cobas Scuola Grosseto, 17 gennaio 2024

17/09/2022
17/09/2022

I Cobas Chiedono convocazioni in presenza-basta con l'algoritmo discriminante

SCUOLA, SANITA', TRASPORTI, LAVORO: COSA VOGLIAMO DA DRAGHI
23/02/2021

SCUOLA, SANITA', TRASPORTI, LAVORO: COSA VOGLIAMO DA DRAGHI

IL “SOVRANO” DRAGHI E LE RICHIESTE COBAS SU SCUOLA, SANITA', TRASPORTI, LAVORO

Il governo Conte-bis si è dissolto in tempi rapidissimi. A sostituirlo, Mattarella ha chiamato il “salvatore della Patria” Mario Draghi, per ripetere l’exploit del salvataggio dell’euro con il suo “whatever it takes”. Tutti i poteri del Paese gli hanno reso omaggio: ma l’incoronazione a “sovrano" sarà duratura o la "luna di miele" svanirà davanti alle prime decisioni serie? Certo, questo Draghi non è quello che nel 2011 intimava a Berlusconi durissima austerità e tagli, provocandone la sostituzione con il tecnocrate “lacrime e sangue” Mario Monti.

Tra i due Mario c’è la stessa differenza esistente tra la disastrosa politica di austerità e di blocco della spesa pubblica imposti allora dall’Unione Europea, e l’attuale politica espansiva, con la centralità della spesa pubblica per far ripartire l’economia, svolta i cui maggiori artefici sono stati proprio Draghi e Angela Merkel . Chi identifica liberismo e capitalismo, dimentica che gli Stati (quelli potenti) hanno sempre agito nei periodi di crisi come “capitalista collettivo”, consentendo grazie alla spesa pubblica la ripartenza di economie soffocate dai tagli del liberismo. Dunque, almeno fino all’uscita dalla crisi economico-pandemica, i rischi per la giustizia sociale ed economica non dipenderanno da una presunta sudditanza di Draghi ad un inesistente “governo delle banche e della Grande Finanza”, quanto dalla direzione che prenderanno i grandi flussi di denaro a disposizione, a favore di chi verranno spese tali somme. E a tal proposito, bisogna sfatare un altro luogo comune: quello della emarginazione/impotenza dei principali partiti di fronte al potere “sovrano” di Draghi. Si fatica a prendere atto che i maggiori partiti italiani non hanno più alcun vincolo ideologico, teorico, culturale e politico, e figuriamoci se morale, da rispettare: sono solo macchine di potere, finalizzate a conquistarlo e mantenerlo; e le posizioni ideologiche e politiche sono intercambiabili come maschere. Le “creature” provenienti dallo scioglimento del PCI hanno sposato fino a ieri il liberismo più scriteriato; del trasformismo berlusconiano non conta neanche parlare, mentre quello dei 5Stelle, che dovevano “aprire il Parlamento come una scatola di tonno”, batte ogni record; e la virata a 180 gradi della Lega dal sovranismo fascistoide all’europeismo sorprende solo chi le attribuiva riferimenti ideologici e politici coerenti. Ma questo nulla toglie al potere che i partiti al governo non molleranno: e il loro ingresso in massa nel governo deriva dal voler partecipare da protagonisti alla spartizione del “bottino”, la ferrea volontà di foraggiare le proprie consorterie, circuiti affaristici, lobbies sociali. Il governo Draghi é costituito da tecnocrati messi a guardia di otto ministeri di rilievo, che potrebbero tentare di avviare riforme strutturali dannose, e da 15 ministri politici, scelti con il manuale Cencelli della vecchia DC, impegnati a battagliare tra loro e con il “sovrano” per garantirsi la ripartizione del "malloppo". Per chi intende lottare per la giustizia sociale ed economica, per il lavoro, per il reddito universale, per i Beni comuni e i servizi pubblici, a partire da scuola, sanità e trasporti, un governo che dipende da un blocco senza precedenti di partiti, saldati in un micidiale patto spartitorio, costituisce un avversario contrastabile solo da ampie coalizioni, che evitino l’illusione di poter spuntarla battendosi solo sulla propria tematica.

Come COBAS stiamo cercando di dare il massimo contributo per l’intersezione tra i vari conflitti necessari. Però, crediamo che nell’immediato vada data centralità alla catena sociale che collega scuola, sanità, trasporto pubblico e lavoro, per garantire la massima sicurezza possibile contro la pandemia ma anche contro l’utilizzazione malsana degli ingenti fondi a disposizione. In particolare, abbiamo difeso strenuamente, in splendida solitudine tra i sindacati e in coalizione con Priorità alla Scuola, la riapertura totale della scuola, in parte ora raggiunta e che va mantenuta. E a tal fine, ribadiamo al nuovo governo la richiesta urgente di: a) portare a 20 il numero massimo di alunni/e per classe; b) aumentare gli organici, assumendo a tempo indeterminato i docenti precari con almeno 3 anni di servizio e gli Ata con 2 anni; c) investire in modo rapido sull'edilizia scolastica e garantire tamponi, tracciamenti e servizi sanitari nelle scuole. Per quel che riguarda la Sanità pubblica, visto che il territorio non è riuscito ad evitare con le proprie strutture di base l’intasamento degli ospedali, riducendo ogni altra attività per fare spazio alle aree Covid, è decisivo: a) un significativo aumento delle risorse finanziarie e degli organici con l'assunzione a tempo indeterminato di medici, infermieri e altri operatori sanitari; b) la revisione del Titolo V in tema di autonomia sanitaria alle Regioni, restituendo alla gestione nazionale le decisioni fondamentali; c) investimenti seri sulla medicina territoriale pubblica e ridimensionamento drastico della Sanità convenzionata, a cui al momento vanno le percentuali maggiori delle risorse regionali. Il terzo punto cruciale per la lotta alla pandemia riguarda il trasporto pubblico per il quale chiediamo: a) lo stop alle privatizzazioni e esternalizzazioni delle aziende, attivandone la ripubblicizzazione; b) la fine delle gare per l’affidamento del trasporto, passando all’affidamento diretto; c) il potenziamento mediante assunzioni di personale viaggiante e rinnovo/aumento dei mezzi. Per quel che riguarda il lavoro, chiediamo: a) la proroga del blocco dei licenziamenti e l’estensione degli ammortizzatori sociali per tutti/e; b) la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, e la definizione per legge di un salario minimo orario e mensile dignitoso; c) l’internalizzazione stabile del personale degli appalti della pubblica amministrazione e l’investimento strategico nell’occupazione femminile e giovanile in termini di diritti (uguali per stanziali e migranti) e di riduzione della precarietà. Infine, ci prepariamo a difendere i dipendenti pubblici dal ripescaggio di Brunetta sulla poltrona ministeriale, data la ossessiva ostilità del personaggio nei loro confronti. Stiamo valutando le forme della possibile mobilitazione su questi obiettivi, non escludendo di includervi anche lo sciopero qualora i segnali che arriveranno dal nuovo governo nei prossimi giorni si dovessero rivelare negativi.

Esecutivo nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base

19 febbraio 2021

07/11/2020

RIAPRIRE LE SCUOLE COME NEL RESTO D’EUROPA!

I Governi di Germania, Francia, Irlanda, Olanda e persino del Regno unito varano forme più o meno intense di lockdown, ma salvaguardano il diritto all’istruzione; il Governo Conte PD- 5S- Leu con i DPCM del 25 ottobre e del 4 novembre chiude le scuole superiori e nelle zone rosse anche le due ultime classi delle medie.

E’ evidente la scelta politica di sacrificare il diritto all’istruzione e/o la leggerezza con cui il Governo interviene, noncurante degli effetti duraturi di lungo periodo della c.d. didattica a distanza e/o già con la prolungata chiusura dello scorso anno si sono registrati effetti negativi strutturali sulle capacità di apprendimento degli studenti e un regresso significativo nelle capacità cognitive di livello più alto, relative all’analisi dei singoli fenomeni, alla loro contestualizzazione, allo sviluppo dello spirito critico. Tali effetti sono stati registrati in tutti gli ordini di scuola, dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Questa nuova chiusura, considerando anche la probabile reiterazione oltre il 3 dicembre, rischia di estenderli e renderli strutturali e irrecuperabili per un’intera generazione.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: la scuola è relazione sia umana che cognitiva e tale relazione non può essere mediata dallo schermo di un computer! La scuola pubblica mira alla riduzione delle disuguaglianze e la DAD aumenta le disuguaglianze. In DAD non è possibile alcuna seria valutazione sommativa degli studenti e dovrebbe essere chiaro a tutti che un altro anno di promozione per decreto avrà effetti devastanti sulla preparazione di una generazione di studenti. La scuola pubblica è appunto pubblica e non può usare acriticamente gli strumenti e i prodotti didattici delle multinazionali del web. Più si prolunga l’uso della DAD, più aumenta il rischio, denunciato dai Cobas sin dall’inizio, della tecnica della shock economy: approfittare della pandemia per rendere strutturale l’uso della DAD didattica digitale, con conseguente ulteriore dequalificazione della scuola.

Tutto questo è l’effetto della scellerata gestione politica dei mesi estivi: si poteva-doveva potenziare il trasporto pubblico per evitare l’effetto sardine e non è stato fatto; si dovevano potenziare le strutture sanitarie e, in particolare, posti Covid e, invece, sono stati tagliati, premiando i dirigenti più solerti; si dovevano potenziare a ben altri livelli le capacità di effettuare test diagnostici e predisporre adeguate risorse per il tracciamento; si potevano (re)introdurre presidi sanitari nelle scuole per attuare efficaci politiche di prevenzione, trovare nuovi spazi per la scuola, ridurre il numero degli alunni per classe, assumere docenti e Ata per garantire a scuola lo stesso distanziamento di due metri come per gli esami di Stato e non è stato fatto. Non si poteva (e non si può) continuare a dire che non ci sono i soldi: sospensione del Patto di Stabilità; 209 mld di Recovery Fund, di cui una 80ina a fondo perduto, anticipabili con il ricorso alla spesa pubblica in deficit. Non aver fatto tutto questo (e continuare pervicacemente a non farlo) è una scelta politica o è semplice incapacità amministrativa sia del governo centrale che dei sempre più potenti governatori regionali? Continuare a non farlo non determinerà un prolungamento della chiusura della scuola anche ben oltre il 3 dicembre e magari un’estensione ulteriore al primo ciclo?

Il governo e i governatori regionali oggi sono nudi di fronte ad un’opinione pubblica che misura l’assoluta impreparazione con la quale la politica ha portato il paese di fronte alla seconda ondata di emergenza sanitaria. Oggi che le piazze si riempiono della rabbia delle categorie che il virus sta riducendo sul lastrico, oggi che è chiaro a tutti che non “andrà tutto bene” e che il governo e i governatori non possono presentarsi come i padri protettori degli italiani, assistiamo a una corsa scomposta verso chiusure, dietro le quali non sempre è individuabile una razionalità scientifica e/o politica, come la situazione richiederebbe. Anzi, sembra che la preoccupazione principale, di fronte all’impotenza nel proteggere la nostra salute, sia mantenere il consenso; è qui, in questo vergognoso binario, che si innestano alcuni provvedimenti altrimenti incomprensibili. Come spiegare altrimenti la chiusura dei cinema, dei teatri, delle biblioteche? Come spiegare la sospensione anche di quel minimo di 25% di didattica in presenza alle superiori che avrebbe garantito un minimo di socialità ai ragazzi e un minimo di serietà alla scuola? Come spiegare che si può andare dalla parrucchiera e dal barbiere, ma non a scuola, nemmeno al 25%? Come è possibile distinguere tra il superfluo e il necessario, considerando scuole e attività culturali come attività a cui si può rinunciare senza fornire alcuna evidenza scientifica della loro responsabilità nella diffusione del contagio?

Il governo e le Regioni sono stati sordi rispetto alle richieste delle mobilitazioni di maggio giugno in 60 città e alla manifestazione nazionale del 26 settembre. Così come non hanno ascoltato le richieste di reddito e lavoro delle mobilitazioni di questi giorni per tutte le attività economiche colpite drammaticamente dalle chiusure. Reddito di emergenza generalizzato e spesa pubblica per acquisti di beni e servizi per potenziare sanità, scuola e trasporti possono essere gli obiettivi unificanti di una mobilitazione che imponga una svolta sociale alla gestione della crisi.

Non possiamo subire passivamente la lesione continuata del diritto all’istruzione. Lanciamo un appello a tutto il popolo della scuola pubblica per forme di mobilitazione territoriali che impongano la riapertura delle scuole.

Roma, 6 novembre 2020

ESECUTIVO NAZIONALE DEI COBAS- COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA

Indirizzo

Grosseto
58100

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 19:00
Martedì 16:00 - 19:30
Mercoledì 14:30 - 17:00
18:00 - 19:00
Giovedì 16:00 - 18:30
Venerdì 16:00 - 18:30

Telefono

+393315897936

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