Museo Capitolare di Arte Sacra Gravina

Museo Capitolare di Arte Sacra Gravina http://www.museocapitolaregravina.it
Skype: biblioteca.finia
https://twitter.com/BibliotecaFinia Teresa. (L. Carcereri)

La Biblioteca Finia è stata fondata nel 1686 per opera del cardinale Vincenzo Maria Orsini, allora arcivescovo di Benevento, asceso al soglio pontificio nel 1724 con il nome di Benedetto XIII. In tale atto fondativo egli agiva in qualità di esecutore testamentario delle ultime volontà del vescovo di Gravina Domenico Cennini, scomparso due anni prima. Domenico Cennini dei Salamandra, vescovo di Gra

vina dal 1645 al 1684, con testamento del 13 maggio 1671, aveva lasciato un primo nucleo consistente dei suoi libri. Così si legge nell’istrumento d’inventario dei beni ereditari redatto nel 1684:

"È mia intenzione, e così ordino, che i libri, che si trovano qui in Napoli nel mio studio, si facciano condurre in Gravina, per unirsi con gli altri che tengo in detta città, et il mio sentimento sarìa che si trovasse modo di fare una stanza da tenerceli e servire per studio con che il capitolo debbia eleggere un costode per un anno al più, ad havere pensiero di mantenere detti libri e consignarseli per inventario ed obligo di dar comodità ai capitolari et altre persone ecclesiastiche che habbi bisogno di studiare, di poterlo fare ma non estrahere alcuno libro da detto luogo." Fu l’Orsini ad indicare gli scopi alti e nobili della Biblioteca, come luogo per la formazione culturale e teologica del clero gravinese. La biblioteca è da lui considerata come lo spazio dove il sacerdote indossa le vesti della dottrina così come nella sacrestia indossa i paramenti sacri del ministero sacerdotale, per poter offrire in modo degno il sacrificio di Cristo sull’altare. Il testo dell’epigrafe contiene un richiamo esplicito alle indicazioni sulla formazione del clero della Chiesa cattolica formulate dai padri conciliari a Trento. Il modello di riferimento del futuro papa era la Biblioteca Ambrosiana di Milano, fondata nel 1623 dal cardinale Federigo Borromeo, che la corredò a sue spese dei migliori sussidi bibliografici del tempo per la formazione del clero lombardo, come ci ricorda anche Manzoni nel capitolo XXII dei Promessi Sposi. Alcune note di spesa del 1685 attestano l’arrivo da Napoli di 17 casse di libri e i relativi lavori per la sistemazione della Libreria del vescovo Cennini, che per un certo tempo occupò il locale della sacrestia. L’anno successivo, il vescovo Domenico Valvassorio (1686-1689) riferì di aver visitato la biblioteca «seu libreria» che «estat ante ecclesiam cathedralem» con una porta, chiave e serratura nuova, ben costruita. Il bibliotecario, eletto dal Capitolo, era don Giuseppe Camerata. La biblioteca era costituita da tre stanze e conservava molti libri di diritto «legali, canonicisti e altri». Ai fini di un maggiore controllo sul patrimonio librario, lo stesso vescovo dispose la redazione di un inventario di tutti i libri. Il fondo librario lasciato dal vescovo Cennini fu ulteriormente arricchito con le donazioni dell’arcidiacono Donato Angelo Lettieri (1700) e del papa Benedetto XIII (1729). Tuttavia la donazione più cospicua dal punto di vista del patrimonio librario e finanziario alla Biblioteca Capitolare si deve al cardinale Francesco Antonio Finy (1669-1743), stretto collaboratore del papa Benedetto XIII, al seguito dell’Orsini fin dai tempi in cui lo stesso era arcivescovo di Benevento. Finy, infatti, nominando suo esecutore testamentario il cardinale Giuseppe Spinelli, arcivescovo di Napoli, dispose che fossero assegnate al Capitolo della Cattedrale di Gravina la sua ricca biblioteca personale e una dote di 2.000 ducati. Il cardinale Finy stanziò altri 600 ducati in favore del Capitolo Cattedrale, perché provvedesse alla costruzione di un “vaso” dove collocare la biblioteca e all’acquisto delle relative suppellettili. Con una rendita di 100 ducati si dovevano sostenere le spese per lo stipendio del bibliotecario e l’obbligo di una messa quotidiana per la sua anima, nella chiesa del convento di S. Altri 20 ducati erano destinati alle spese di manutenzione e pulizia. I bibliotecari in carica avrebbero dovuto tenere aperta quotidianamente la biblioteca per due ore la mattina ed un’ora e mezza il pomeriggio. Già nel 1740, nella riunione del 15 giugno, il Capitolo della Cattedrale stabilì di eleggere alcuni canonici per avviare le fasi della scelta del luogo, progettazione ed esecuzione della nuova biblioteca. L’incarico per la costruzione fu affidato all’architetto Donato Giannuzzi di Altamura. Si ritenne opportuno che la biblioteca sorgesse di fronte al Seminario, nei pressi della Chiesa del Purgatorio e della fontana pubblica, al centro dell’antica piazza “delle some” o di Messer Gualtieri o “dell’orologio”, luogo di incontro e commercio della città. La costruzione fu portata a termine tre anni più tardi (1743), con un incremento di spesa di 200 ducati che furono inviati dal benefattore. Il Capitolo della Cattedrale di Gravina aveva già la sua biblioteca dal XVII secolo, si trattava ora, nel XVIII secolo, dopo il dono del cardinal Finy, di collocare la biblioteca in un edificio che rendesse evidente per tutta la comunità l’importanza e la sacralità del bene. La prima sede di biblioteca costruita ad hoc in Puglia non sorgeva per una scelta di promozione dell’istituzione culturale - non sarebbe stato nei convincimenti del tempo - ma per dare ospitalità decorosa ad un patrimonio librario ritenuto, già in quel tempo, di grande rilevanza e meritevole pertanto di un edificio che lo esalti e lo custodisca. Tale valutazione non nasceva solo dalla considerazione della grande quantità di incunaboli e di cinquecentine presenti nella raccolta (oggi purtroppo depauperata proprio di una parte di questi materiali), ma dalla conoscenza della preziosità di tutti i materiali presenti a quella data. Alla morte del cardinale Finy, l’arcivescovo Spinelli fece pervenire al Capitolo cattedrale quanto stabilito nelle disposizioni testamentarie, con atto rogato il 22 giugno dal notaio Michelangelo della Nave. Successivamente, il 18 giugno 1747, venne nominato il primo bibliotecario della Finia nella persona del canonico Maddalena. Nel 1746, monsignor Camillo Olivieri, vescovo dal 1731 al 1758, parlando della Biblioteca Finia, così si espresse: «Nient’altro di più splendido della Biblioteca che pienissima di esemplari di ogni genere, raccolti da ogni parte, che la felice memoria del cardinale Finy, fece dono al collegio dei canonici». La Biblioteca Capitolare Finia non è una comune biblioteca ecclesiastica sorta, come tante, nel XVII secolo e ancor meno lo era alla metà del XVIII secolo: ci troviamo di fronte ad una vera e propria sezione distaccata di biblioteca papale o a una biblioteca della curia romana esportata in questo centro della Murgia barese, Murgia che si onora di avere dato i natali a un papa e a un cardinale, devoto collaboratore del pontefice. Ricordiamo, a conferma dell’amore e dell’interesse di Vincenzo Maria Orsini per le biblioteche, come durante il suo pontificato si fosse preoccupato anche del completamento e dell’apertura al pubblico del grande salone della Biblioteca Casanatense di Roma, la biblioteca dell’Ordine dei Predicatori, dal quale egli proveniva. La Biblioteca romana fu finalmente inaugurata, dopo anni di vicissitudini, nel 1729, pochi mesi prima della scomparsa del pontefice. Anche in quella occasione, come per l’edificio destinato ad ospitare la Biblioteca Finia, nella piazza dell’orologio, il termine utilizzato per indicare l’ambiente che avrebbe accolto i libri era ‘vaso’. Il valore patrimoniale è un fattore che non va dimenticato neppure oggi: il patrimonio di una biblioteca si incrementa non solo per accrescimento dei fondi, ma anche per una migliore organizzazione degli stessi e per i nuovi apporti di conoscenza, quale valore aggiunto, che possono derivare da ulteriori interventi di sistemazione, di conservazione e di studio. Bisogna operare nella consapevolezza che ogni libro che viene sottratto non depaupera la biblioteca del solo valore intrinseco del pezzo asportato, ma ogni furto incide anche sul valore complessivo del fondo, è come se si spezzasse l’anello di una catena ideale di conoscenze che tengono insieme i libri raccolti nel corso dei secoli e che sono alla fine, le conoscenze, il vero patrimonio della comunità che oggi detiene questi beni. Attualmente, la biblioteca può vantare un patrimonio di oltre 15.000 volumi di cui 12 incunaboli, circa 430 edizioni del XVI secolo e oltre 8.000 edizioni del Seicento, del Settecento e dei primi trent’anni dell’Ottocento. Il rimanente materiale librario è costituito da monografie moderne (stampate dopo il 1830) e da periodici, alcuni dei quali relativi al periodo della stampa tipografica manuale. Arricchisce la raccolta un cospicuo numero di spartiti di musica sacra e, in misura rilevante,anche profana.

Memorie di una Chiesa particolare Anno 1708 – 1715  Sede VacanteDopo la morte di mons. Luigi Capuano avvenuta il 13 sett...
06/09/2026

Memorie di una Chiesa particolare

Anno 1708 – 1715 Sede Vacante

Dopo la morte di mons. Luigi Capuano avvenuta il 13 settembre 1708 tra il duca Filippo Bernualdo Orsini e la Chiesa di Gravina ci furono degli scontri e per questo motivo la Sede episcopale era “vacante”.

Furono proposti dei nominativi come il sacerdote don Carlo Marulli di nobile famiglia di Barletta; Domenico Gironda dei Padri Celestini dell’Ordine di San Benedetto; Domenico Agherotti parroco di Lecce, dotto e zelante e molto conosciuti dai Gesuiti e da vescovi salentini; don Angelo Maria Guardati della città di Sorrento, frate benedettino; don Angelo Maria Muscettola dell’Ordine Teatino, esaminatore sinodale in Roma.

Altri proposero di traslare a Gravina mons. Nicolò Cerbino Vescovo di Lavello.

Anche il cardinale Vincenzo Maria Orsini nonostante i molteplici impegni a Benevento il cardinale Orsini è preoccupato per la Diocesi della sua città natale, vacante da alcuni anni.

Mentre è impegnato a visitare i Seminari delle Diocesi vicine, alla ricerca di qualche buon sacerdote che potesse dirigere quello di Benevento, nel Seminario di Aversa è attratto dai modi e dalle capacità organizzative di un giovane frate da poco alla guida dell’Istituto, Francesco Marra di Sant’Antimo. Il cardinale resta talmente colpito dal quel frate, che subito pensa di proporlo per la nomina a vescovo di Gravina. Tuttavia le volontà del cardinale non riescono a esaudirsi, poiché Marra muore prematuramente nel 1710.

Ma i vani tentativi portarono il papa ad inviare a Gravina proprio il card. Vincenzo Maria Orsini in qualità di Visitatore Apostolico.

Quale aiutante dell'Orsini nella Diocesi di Benevento quel tempo c'era il padre domenicano Cesare Francesco Lucini che nel frattempo aveva ricevuto l’incarico dal suo Generale di “visitare” la Congregazione domenicana di San Marco di Cava, per verificarne l’osservanza della “Regola” e il livello degli studi.

Sempre in qualità di “Visitatore” fra Cesare sostituisce il cardinale Orsini in alcune missioni a Bovino, Volturara. Nel 1713, a febbraio, ancora una volta per conto del cardinale Orsini, “visita” la Chiesa di Tuscolo.

Per la sua passione e per la tenacia, padre Cesare è promosso Priore del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Tuttavia il cardinale Orsini, che non vuole lasciarsi sfuggire un così grande uomo, lo propone all’elevazione del vescovato, affinché sia destinato alla Sede della sua città natale, Gravina.

Per il cardinale non restava che privarsi del suo valido collaboratore nella Diocesi di Benevento; Probabilmente a qualcuno dei cardinali non piacque questa scelta tanto da scrivere al Papa di destinare padre Lucini alla Diocesi di Cremona ma non fu presa considerazione tale richiesta.

Cesare Francesco Lucini venne consacrato vescovo di Gravina il 15 maggio 1718 a Roma, nella chiesa di San Marcello al Corso, per imposizione delle mani di Antonio Felice Zondadari, cardinale prete del Titolo di Santa Balbina.

Cesare Francesco nasce a Milano il 13 febbraio 1661. Trascorre la sua adolescenza a Milano, quindi s’iscrive nell’Ordine domenicano, dove è istruito in tutte le scienze.

Nel 1686 è inviato nel Collegio San Tommaso D’Aquino a Napoli, per insegnare Filosofia. Nel 1689 gli è riconfermato per altri tre anni questo incarico.

Nel 1692 si laurea in Magister nella sua Provincia di appartenenza, a Como.
Da questa città è chiamato a Benevento dal card. Orsini, dal quale è insignito del titolo di suo teologo, diventando anche esaminatore sinodale, commissario della cause del Santo Uffizio, Visitatore generale dell’archidiocesi di Benevento (nella quale visse per circa tredici anni).

Dal 1694 al 1696 occupa la cattedra di Teologia morale. Le sue lezioni sono molto frequentate.

L’anno dopo è trasferito al Convento di Gesù e Maria, sempre a Napoli, per l’insegnamento della Lettura primaria teologica. Dopo un iniziale biennio, è riconfermato per altri tre anni d’insegnamento, questa volta in Teologia scolastica a religiosi e sacerdoti secolari.

Nel 1702 è nuovamente trasferito presso il convento di Santa Caterina al Formiello, dove vive altri due anni nella preghiera, studio e vita monastica comunitaria secondo la Regola del suo Ordine.

In seguito, nello stesso convento, ha l’incarico nell’insegnamento di Teologia e Filosofia. Nel 1707 il card. Arcivescovo di Benevento Vincenzo Maria Orsini gli affida l’incarico di Visitatore della sua arcidiocesi.

La permanenza di fra Cesare Francesco nel Regno di Napoli è così lunga che lo si inizia a considerare più napoletano che milanese e, quindi, a meritarsi la cittadinanza onoraria.

Stesso titolo riceve dalla città di Muro, in Basilicata, per i servigi che il padre aveva reso a quella comunità.

Nella foto: spilla fermo piviale dono del vescovo di Gravina Lucini; Museo Diocesano sezione di Gravina.

Memorie di una Chiesa particolare … verso la Solennità di San Michele Arcangelo, le feste nel tempo Se avete foto e nega...
05/09/2026

Memorie di una Chiesa particolare
… verso la Solennità di San Michele Arcangelo, le feste nel tempo

Se avete foto e negativi, programmi d'epoca della e sulla festa patronale, donateli per futura memoria

Memorie di una Chiesa particolare …  fine secolo  XIX  inizi secolo XX         Il 14 settembre  la Chiesa Cattolica fest...
05/09/2026

Memorie di una Chiesa particolare

… fine secolo XIX inizi secolo XX

Il 14 settembre la Chiesa Cattolica festeggia la festa della "Esaltazione della S. Croce".

Si celebrava in memoria delle parole profetiche del Divin Maestro:« Quando sarò innalzato da terra, trarrò tutto a me » e « quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo allora conoscerete chi sono io ».

Questa festa, secondo molti autori, era già fissata il 14 settembre e celebrata con gran solennità, prima ancora che l'imperatore Eraclio riportasse il Santo Legno nel luogo da dove Cosroe, quattordici anni prima, lo aveva asportato.

Ebbene tanti anni fa a Gravina il 14 settembre era festa solenne nella chiesa sottostante la cattedrale.

Nello Statuto della Confraternita di Santa Croce è scritto che ogni anno dovranno solennizzare la festività dell’invenzione della Croce il 14 del mese di settembre.

Tali festeggiamenti sono documentati almeno dal 1847.

La festa di Santa Croce era celebrata in grande sia in maniera religiosa sia civile: illuminarie artistiche, concerti di bande, fuochi d’artificio.

Del 1895 è un contratto sottoscritto da Michele Lasorella e Michele Candido, rispettivamente maestro e capobanda della banda musicale di Gravina, con Giuseppe Paternoster, priore della Congrega di Santa Croce, assistito da Giovanni Bozzella e Luigi Adesso.

Nella transazione i maestri della banda: «si obbligano a far suonare il corpo musicale in occasione della festa di Santa Croce dalla sera del venerdì corrente [13 settembre n.d.r.] e successivamente senza interruzione e restrizione alcuna sino al giorno ventidue della sera del detto mese di settembre. Inoltre si obbligano far dividere la banda in due divisioni per far la questua intorno al paese». Il contratto prevedeva un compenso di centosettantacinque lire, più regali al maestro.

Nel 1898 si registra un’altra convenzione tra i “bandisti” Giuseppe Marchetti e Felice Digiulio con la Confraternita per lo stesso motivo: organizzare la festività di Santa Croce che si svolgeva con tutti gli accorgimenti e le necessità di oggi, compreso lo sparo di fuochi d’artificio, come si evince su un altro contratto datato 29 agosto 1900.: Antonio Vitulli di Santeramo si obbligò con il priore di Santa Croce, Giuseppe Paternoster, a «sparare» la vigilia della festa e al terzo e ultimo giorno della stessa.

Per la festa del 1899 si sottoscrisse un contratto con Gennaro Piccininni, organista, che avrebbe accompagnato i riti dal 22 al 24 settembre.

Per poter realizzare la festa, oltre alle offerte in denaro raccolte tra i cittadini, si accettavano elemosine in “mezzetti” di grano e avena, raccolti soprattutto tra i congregati.

Nella richiesta di permessi alla Curia vescovile, datata 14 settembre 1900, la Confraternita «denunzia l’approssimarsi, come gli altri anni, la festa di Santa Croce con il triduo, l’esposizione del SS Sacramento e la processione che si sarebbe fatta nelle ore pomeridiane e per le solite vie. .

Nel 1900 è segnalata una spesa in cera per la festa di Santa Croce.

Nel 1901 la festa cade nel giorno di domenica 22 settembre, ha la stessa programmazione degli anni precedenti, ma cambia il padre spirituale in don Giuseppe Pentimone.

L’usura del tempo rese le condizioni del sito della congregazione precarie. A questo si aggiunsero difficoltà economiche a causa di sottoscrizioni venute meno. Già dal verbale del 17 agosto 1902 si evince una proposta di trasloco, ma l’assemblea all’umanimità decide di rimanere nell’attuale sede.

Temporaneamente si decide anche di sospendere la festa di Santa Croce per mancanza di fondi e mezzi e anche per il divieto della questura di Bari sulla base di una non meglio accertata inidonietà della chiesa.

L’anno 1902 sembra anche segnare la divisione della confraternita dal Capitolo Cattedrale, prospettandosi l’abbandono della sede abituale per emigrare altrove. In una missiva datata 30 giugno si chiede al Capitolo di rivedere le proprie posizioni.

Nel 1903 la Confraternita Santa Croce ritornò all’idea di un trasloco in altra sede. Si propose la chiesa di San Sebastiano, proprietà del Comune di Gravina.

La Confraternita si consultò con un’esperto in materia fiscale, tale Pignatelli, il quale suggerì di non abbandonare del tutto la sede primitiva, poiché un’avvicendarsi di amministrazione comunale avrebbe potuto richiedere “lo sfratto” e, quindi, alto era il rischio di restare senza sede.

La scarsità di fondi suggerì anche l’abolizione e la soppressione di alcune attività di carattere religioso previste dallo statuto e concentrarsi solamente all’espurgo dei cadaveri di confratelli al fine di liberare loculi per i prossimi.

Passa l’anno 1903 senza alcuna conclusione. Il 5 giugno dell’anno seguente il sodalizio di Santa Croce si riunisce nuovamente per decidere, fra l’altro, della festa di quell’anno.

Durante la riunione si riapre il problema della non idonietà della chiesa di Santa Croce e il confratello Benchi, evidenziando che la Confraternita “aveva da sempre prodigato miracoli”, asserì che non avrebbe mai permesso il disfacimento della congregazione.

In vista del trasferimento presso la chiesa di San Sebastiano, sempre il confratello Benchi suggerì di non abbandonare il sito originario.

Tutti i confratelli furono sicuri che questo provvedimento con certezza avrebbe fatto aumentare le iscrizioni.

Il confratello Sergio Marvulli appoggiava il trasferimento presso la chiesa di San Sebastiano, a maggiore ragione per la Confraternita esistendo presso questa chiesa già il culto del Crocifisso.

Dalla prima documentazione rinvenuta si rileva che già nel 1904 si festeggiava a maggio la festività del SS Crocifisso organizzata da una deputazione.

La votazione registrò 36 voti favorevoli e 24 contrari.

In attesa del trasloco si organizzò anche per il 1904 la festa di Santa Croce.

Il bilancio consultivo elenca la realizzazione di immaginette sacre di diversa grandezza, spari di bombe e altra batteria, la presenza di una banda, l’illuminazione per la parte civile; il triduo, la messa pontificale, la processione con la partecipazione del Capitolo Cattedrale per la parte religiosa.

Nella processione quattro sacerdoti esponevano ai fedeli il reliquiario che racchiudeva una particola del legno della Croce. (non sappiamo ancora quale sia il reliquiario in questione avendone la Cattedrale oggi due esemplari: quello chiamato a Croce di Lorena ed il reliquiario donato dal vescovo Vincenzo Salvatore.

Non è da escludere che possa anche trattarsi del reliquiario del Legno Santo che si trova attualmente nella chiesa Sant’Agostino che viene portato in processione il venerdì Santo.

È fortemente probabile che si tratti del reliquiario donato da Mons. Salvatore dato che nella documentazione viene riportato che il sacerdote celebrante, in processione teneva lo stesso reliquiario tramite impugnatura esistente sullo stesso reliquiario. Questa descrizione rimanda appunto al reliquiario di Mons. Salvatore che ha una impugnatura sul retro.

Nell’assise dell’11 dicembre 1904 si ritornò sull’argomento della sede, chiedendo il motivo del mancato spostamento a San Sebastiano.

Dal 1906 al 1909 la festa di Santa Croce è nuovamente svolta, poi non si è rinvenuta altra documentazione a riguardo.

Le ristrettezze economiche denunciate favorirono l’abolizione della festività, visto anche l’approssimarsi della festa patronale di San Michele dopo soli pochi giorni e, probabilmente, dell’istituzione della festa del SS Crocifisso a maggio.

Memorie di una Chiesa particolare ...
04/09/2026

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Memorie di una Chiesa particolare … verso la Solennità di San Michele Arcangelo, le feste nel tempo Anno 1981Festa memor...
03/09/2026

Memorie di una Chiesa particolare
… verso la Solennità di San Michele Arcangelo, le feste nel tempo

Anno 1981

Festa memorabile poiché in processione fu portata l’antica scultura cinquecentesca di San Michele, sfidando la leggenda dell’inamovibilità della stessa e che voleva disastri se sarebbe stata rimossa dalla nicchia, ma da documentazione settecentesca si rileva portare quella scultura in processione ed è proprio a causa della difficoltà dovuta all’enorme peso del simulacro in mazzaro che la Chiesa di Gravina si dotò di una scultura più trasportabile, lignea, bellissima che è quella che ancora oggi vediamo percorrere le strade di Gravina.

La sera del 29 settembre la scultura fu uscita dalla cattedrale con un muletto, salutata da un fragoroso applauso della folla che gremiva le piazze Benedetto XIII e notar Domenico per assistere alla rituale consegna delle chiavi offerte dal Vescovo di Gravina Salvatore Isgrò che aveva permesso di rimuovere la scultura.

A ricordo dell’avvenimento fu prodotta una pergamena.

Memorie di una Chiesa particolare...se avete foto e negativi riguardati la Chiesa di Gravina, donate all' Archivio per f...
03/09/2026

Memorie di una Chiesa particolare...

se avete foto e negativi riguardati la Chiesa di Gravina, donate all' Archivio per futura memoria.

Memorie di una Chiesa particolare.....anni settanta Mons. Michele GiordanoAmministratore Diocesi di Gravina se avete fot...
03/09/2026

Memorie di una Chiesa particolare.....anni settanta
Mons. Michele Giordano
Amministratore Diocesi di Gravina
se avete foto e negativi riguardati la Chiesa di Gravina, donate all' Archivio per futura memoria.

Memorie di una Chiesa particolare ..verso la Solennità del nostro Santo Patrono, l'arcangelo Michele A.D. 1841 Gravina P...
01/09/2026

Memorie di una Chiesa particolare ..verso la Solennità del nostro Santo Patrono, l'arcangelo Michele

A.D. 1841 Gravina
Per il mercato durante i giorni della Festa Patronale.
Archivio Diocesano sezione di Gravina
Se avete memorie e/o fotografie delle feste patronali nel tempo, donate all'archivio per futura memoria

Memorie di una Chiesa particolare
31/08/2026

Memorie di una Chiesa particolare

Memorie di una Chiesa particolare XVIII - XIX secolo Calendario Liturgico delle Messeche si celebrano nella Città e Dioc...
31/08/2026

Memorie di una Chiesa particolare
XVIII - XIX secolo

Calendario Liturgico delle Messe
che si celebrano nella Città e Diocesi di Gravina

24 maggio Festa della Beata Vergine delle Grazie (Madonna delle Grazie)
Missa Salve Santa Parens (polifonica e votiva della Beata Vergine)

Indirizzo

Piazza Notar Domenico
Gravina In
70024

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 13:00
15:30 - 18:30
Martedì 10:00 - 13:00
15:30 - 18:30
Mercoledì 10:00 - 13:00
15:30 - 18:30
Giovedì 10:00 - 13:00
15:30 - 18:30
Venerdì 10:00 - 13:00
15:30 - 18:30
Sabato 10:00 - 13:00
15:30 - 18:30
Domenica 10:00 - 13:00
15:30 - 18:30

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