06/05/2026
MAGNITUDO E PARADOSSI IDENTITARI
Io non c’ero, il 6 maggio 1976. Ma so cos’è l’Orcolat, conosco le ferite che ha inferto e le cicatrici che ha lasciato. Ho ben chiaro il modo in cui i friulani hanno reagito, progettato e ricostruito perché ho il privilegio di poterlo vedere e toccare in qualsiasi momento.
Oggi si celebra la resilienza dei friulani ma tutto questo parlare del “modello Friuli”, proprio oggi, dopo cinquant’anni, stride un po’ con il sentire comune che ci dipinge come popolo chiuso, introverso, ostico.
È un po’ che ci penso e mi sono resa conto che alla base di tutto c’è un paradosso linguistico. Se chiedo a un friulano qualsiasi di descrivere la friulanità in poche parole, sono ragionevolmente certa che la risposta sia “Cumbinin” e “Fasin di bessoi”.
La prima si traduce con “non ti preoccupare, in qualche modo la soluzione si trova”, ma vuoi mettere la meravigliosa economia di usare una parola sola per esprimere un mix di speranza, pragmatismo, rassicurazione e forse un po’ di incoscienza?
La seconda, “facciamo da soli”, sembra quasi un rifiuto stizzoso e ostinato, una chiusura: ma è proprio lì che bisogna ragionare in termini linguistico-emotivi.
Non è “o fas di bessol”, faccio da solo; non è io, è un noi delimitato da un margine e non da un confine.
E che differenza c’è? C’è che il confine è una linea netta, che taglia, mentre il margine è qualcosa di poroso, una zona di transizione, in cui puoi soffrire e sperare, in cui puoi anche sentirti solo ma sai che puoi accogliere chi ti vuole aiutare e puoi tendere la mano a chi ha bisogno di te. Il “fasin di bessoi” è un voler rassicurare gli altri quando siamo noi a essere con l’acqua alla gola, non è un rifiuto a prescindere, è, piuttosto, un non voler disturbare.
La dimensione della friulanità è quella della comunità: oggi abbiamo fretta, siamo tutti un po’ più soli e costantemente “ruspios”, ma cinquant’anni fa ci siamo dovuti fermare per rammendare, con pazienza e cura, quel tessuto sociale che 59 secondi di Orcolat avevano strappato.
Che cos’ho capito ascoltando la voce dell’Orcolat incisa su una cassetta?
Che l’Orcolat, per quanto spaventosamente potente, è uno. I Friulani, anche quando ti dicono “fasin di bessoi” sono un NOI e il noi, quando ti fa mettere in secondo piano l’io, permette di fare cose e raggiungere risultati che da solo non avresti nemmeno osato immaginare… dopotutto, cumbinin!