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INGLESE: BASTA STUDIARE, È ORA DI PARLARE!Lezioni di conversazione in inglese dedicate ai ragazzi del triennio delle scu...
07/10/2026

INGLESE: BASTA STUDIARE, È ORA DI PARLARE!

Lezioni di conversazione in inglese dedicate ai ragazzi del triennio delle scuole superiori.

🎯 L'obiettivo? Parlare davvero in inglese.
Niente lezioni frontali, nessun esercizio da svolgere a casa, niente compiti. Si parla. E basta.

📌 Come funziona?
• Almeno 2 incontri a settimana
• 30 minuti a lezione, per mantenere alta l'attenzione ed evitare l'affaticamento
• 100% online, per eliminare i tempi di spostamento di ragazzi e genitori

🎯 Perché lezioni brevi e frequenti?
Più occasioni per parlare inglese significano più pratica, maggiore sicurezza e meno ansia nel comunicare in una lingua straniera.

💻 Online significa autonomia:
Lo studente può collegarsi direttamente da casa, senza che la famiglia debba organizzare accompagnamenti e spostamenti.

Non perdi tempo per gli spostamenti.
Più occasioni per parlare inglese.
Niente compiti. Solo conversazione.

📩 Per informazioni sulle modalità di partecipazione e sugli orari:
WhatsApp: +39 331 421 3246
e-mail: [email protected]

Non è sempre necessario rincorrere le parole, a volte sono loro a trovare noi.Ti fermi, ti ascolti, e piano piano emergo...
17/05/2026

Non è sempre necessario rincorrere le parole, a volte sono loro a trovare noi.
Ti fermi, ti ascolti, e piano piano emergono dalla pagina le parole che servono a dar voce alle tue emozioni. Le osservi e ti rendi conto che la poesia occupa anche gli spazi piccoli cui di solito non prestiamo attenzione.

MAGNITUDO E PARADOSSI IDENTITARIIo non c’ero, il 6 maggio 1976. Ma so cos’è l’Orcolat, conosco le ferite che ha inferto ...
06/05/2026

MAGNITUDO E PARADOSSI IDENTITARI

Io non c’ero, il 6 maggio 1976. Ma so cos’è l’Orcolat, conosco le ferite che ha inferto e le cicatrici che ha lasciato. Ho ben chiaro il modo in cui i friulani hanno reagito, progettato e ricostruito perché ho il privilegio di poterlo vedere e toccare in qualsiasi momento.
Oggi si celebra la resilienza dei friulani ma tutto questo parlare del “modello Friuli”, proprio oggi, dopo cinquant’anni, stride un po’ con il sentire comune che ci dipinge come popolo chiuso, introverso, ostico.
È un po’ che ci penso e mi sono resa conto che alla base di tutto c’è un paradosso linguistico. Se chiedo a un friulano qualsiasi di descrivere la friulanità in poche parole, sono ragionevolmente certa che la risposta sia “Cumbinin” e “Fasin di bessoi”.
La prima si traduce con “non ti preoccupare, in qualche modo la soluzione si trova”, ma vuoi mettere la meravigliosa economia di usare una parola sola per esprimere un mix di speranza, pragmatismo, rassicurazione e forse un po’ di incoscienza?
La seconda, “facciamo da soli”, sembra quasi un rifiuto stizzoso e ostinato, una chiusura: ma è proprio lì che bisogna ragionare in termini linguistico-emotivi.
Non è “o fas di bessol”, faccio da solo; non è io, è un noi delimitato da un margine e non da un confine.
E che differenza c’è? C’è che il confine è una linea netta, che taglia, mentre il margine è qualcosa di poroso, una zona di transizione, in cui puoi soffrire e sperare, in cui puoi anche sentirti solo ma sai che puoi accogliere chi ti vuole aiutare e puoi tendere la mano a chi ha bisogno di te. Il “fasin di bessoi” è un voler rassicurare gli altri quando siamo noi a essere con l’acqua alla gola, non è un rifiuto a prescindere, è, piuttosto, un non voler disturbare.
La dimensione della friulanità è quella della comunità: oggi abbiamo fretta, siamo tutti un po’ più soli e costantemente “ruspios”, ma cinquant’anni fa ci siamo dovuti fermare per rammendare, con pazienza e cura, quel tessuto sociale che 59 secondi di Orcolat avevano strappato.
Che cos’ho capito ascoltando la voce dell’Orcolat incisa su una cassetta?
Che l’Orcolat, per quanto spaventosamente potente, è uno. I Friulani, anche quando ti dicono “fasin di bessoi” sono un NOI e il noi, quando ti fa mettere in secondo piano l’io, permette di fare cose e raggiungere risultati che da solo non avresti nemmeno osato immaginare… dopotutto, cumbinin!

Ma vuoi mettere la bellezza che incontri nei corridoi della scuola?Quando sei impegnata a scrivere la relazione per uno ...
29/04/2026

Ma vuoi mettere la bellezza che incontri nei corridoi della scuola?
Quando sei impegnata a scrivere la relazione per uno studente, completamente assorta, con lo schermo del portatile che divide il mondo in due zone: banco su cui lavori e corridoio su cui transitano, in un flusso continuo e inarrestabile, decine di adolescenti alle prese con l'ultimo mese di scuola.
E all'improvviso arriva lui, l'incubo dei prof, il "selvaggio" che non ha voglia di studiare (cit. Uno dei suoi prof), il meccanico fancazzista geniale, colui che elicita contemporaneamente furia omicida e ilarità, capace di emettere versi decisamente non umani e rutti registrati dall'INGV. E si piazza sulla sedia, proprio appena oltre la barriera dello schermo. E passa 20 minuti a raccontarti della tipa, del lavoro estivo, delle tecniche di copiatura perché "sai che non c'ho cazzi di studiare", però "tecnologia l'ho recuperata usando i podcast come mi hai mostrato tu", dei programmi per il fine settimana lungo. Poi si alza per andare e lezione e ti saluta con un "ci vediamo presto!" che non sai se interpretare come un augurio o una minaccia velata alla tua salute mentale. Ma vuoi mettere quanta bellezza in un adolescente che si ferma a parlare con te perché ne ha sentito il bisogno?

Capita che un venerdì sera tu venga invitata a tenere un seminario sul rapporto tra letteratura straniera e plusdotazion...
23/03/2026

Capita che un venerdì sera tu venga invitata a tenere un seminario sul rapporto tra letteratura straniera e plusdotazione al corso di formazione iniziale per gli insegnanti della scuola secondaria nell'Università in cui ti sei laureata. Capita che tu sia stanca, che gli "studenti" siano più stanchi di te perché molti di loro lavorano già a scuola e hanno alle spalle qualche ora di lezione... e ho già menzionato il fatto che è VENERDÌ ed è previsto che tu cominci alle 18.15 e finisca alle 19.00 ed è VENERDÌ?
Beh, abbiamo iniziato a parlare di relazione, di letteratura, di biblioterapia evolutiva, di sprachgefühl e sono arrivate le 19.40 senza che nessuno se ne accorgesse (tranne il bidello che, sollecito, ci ha invitato ad uscire perché ambiva a tornare a casa entro la mezzanotte) e in aula c'erano ancora tanti insegnanti, sfiniti ma lì, sui banchi, ancora incredibilmente attenti. A fine intervento una delle aspiranti docenti si è avvicinata per dirmi che si è emozionata nel riconoscersi in molte delle cose che avevo raccontato. Ecco, nonostante tutto quello che si può e si deve migliorare all'interno del nostro sistema scolastico, può capitare di incontrare l'espressione migliore della nostra classe docente, fatta di persone pronte a mettersi in gioco, a confrontarsi con punti di vista nuovi, a emozionarsi per un'idea, in un'aula universitaria, in un venerdì sera di metà marzo, tra facce stanche ma con occhi meravigliosamente vispi. Sarò pure strana, ma preferisco questo tipo di serate a qualsiasi aperitivo in centro!

05/02/2026

"La complessità implica che c'è sempre qualcosa che io non ho capito fino in fondo, c'è sempre qualche variabile fuori controllo. Io penso che nella relazione con questi bambini portatori di grande complessità noi dobbiamo sempre conservare l'umiltà di pensare che forse qualcosa non siamo riusciti a contemplarla fino in fondo."
Magda Di Renzo

Prima della clinica, prima della teoria, prima delle tecniche, la dott.ssa Di Renzo insegna una forma mentale in cui la riflessività, l'interrogarsi e l'abitudine al dubbio sono un aspetto imprescindibile della professionalità dello psicologo. La capacità di fermarsi, di saper riconoscere e accettare i propri limiti e di saper chiedere la collaborazione di altri professionisti non è una lacuna nella propria preparazione. Al contrario, è la parte visibile della consapevolezza necessaria a saper stare nella complessità senza esserne sopraffatti.

I genitori dei bambini plusdotati sono una popolazione con bisogni specifici non adeguatamente riconosciuti.
04/02/2026

I genitori dei bambini plusdotati sono una popolazione con bisogni specifici non adeguatamente riconosciuti.

Il genitore quindi sarebbe sollecitato non solo a un livello pratico, nel desiderio del figlio di scoprire, esplorare, conoscere, ma anche a un livello emotivo-relazionale particolarmente articolato. Infatti sarà necessario riconoscere che quel figlio è un bambino della sua età per alcuni ambiti evolutivi, ma al contempo è capace di accedere a contenuti più evoluti, tipicamente appartenenti a un'epoca di maggiore maturità. Se il genitore coglie solo un aspetto di questa duplicità, rischia di non fornire il supporto per gestire il carico emotivo con cui il figlio si confronta. Giulia Venturini, Maria Landi, Laura Sartori.
https://www.ortofonologia.it/progetto-gifted/

Entusiasmo e creatività: 𝗢𝗙𝗙𝗜𝗖𝗜𝗡𝗔 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗟𝗟𝗜𝗚𝗘𝗥𝗘 apre le porte dei suoi laboratori!🤩🎨Vi aspettiamo per la 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 del...
02/02/2026

Entusiasmo e creatività: 𝗢𝗙𝗙𝗜𝗖𝗜𝗡𝗔 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗟𝗟𝗜𝗚𝗘𝗥𝗘 apre le porte dei suoi laboratori!🤩🎨
Vi aspettiamo per la 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 del primo laboratorio di 𝗶𝗻𝗴𝗹𝗲𝘀𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼 🇬🇧🇺🇸🦓
📆 lunedì 𝟮𝟯 𝗙𝗘𝗕𝗕𝗥𝗔𝗜𝗢 2026
🌐incontro 𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲
⏰𝟮 𝘀𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶: una al mattino e una in orario serale.
𝗣𝗲𝗿 𝗶𝗻𝗳𝗼 𝗲 𝗹𝗶𝗻𝗸:
📱3339028423
📧[email protected]

La curiosità è un requisito fondamentale per chiunque decida di lavorare con "soggetti in divenire" e per chi, una volta...
27/01/2026

La curiosità è un requisito fondamentale per chiunque decida di lavorare con "soggetti in divenire" e per chi, una volta diventato genitore, se li ritrova in giro per casa😁
È un privilegio collaborare con le educatrici e le insegnanti della Scuola dell'Infanzia di Sevegliano ed essere parte della loro comunità educante: accompagnare, insieme, i genitori nel loro viaggio alla scoperta del mondo dell'infanzia è, indubbiamente, uno degli aspetti più stimolanti del nostro lavoro.
Ci vediamo mercoledì! 🦓🤩

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