Domus Pinelli

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Domus Pinelli Domus Patrizia Ercole a Palazzo Pinelli L'edificio fu inserito nella lista dei palazzi iscritti ai Rolli di Genova. Francesco Baglietto.

Palazzo Pinelli-Parodi

Il palazzo Pinelli-Parodi è un edificio sito in piazza Pinelli al civico 2 nel centro storico di Genova. Storia e descrizione

L'unificazione di due volumi preesistenti della famiglia Pinelli olim De Scipionibus, avvenuta nel XVI secolo, dà origine al palazzo che insiste su un'area urbana di grande importanza commerciale, contigua alla Ripa. I rolli lo vedono sempre associato alla famiglia Pinelli che attorno alla piazza costituisce la sede del proprio "albergo" e che possiede il palazzo fino a metà Ottocento quando la nuova proprietà Parodi denuncia l'inizio della decadenza dell'edificio per una destinazione da reddito e per il successivo utilizzo come deposito o magazzino. Il prospetto principale sulla piazza ed il portale denunciano la fondazione cinquecentesca del palazzo, mentre verso la ripa è riconoscibile fino a tutto l'Ottocento la torre medievale della famiglia Cebà, che nel XVIII secolo ha sulla piazza la sede della propria "curia" nobiliare. All'interno, uno scalone con esili balaustrini a tocchetto conduce ad un prezioso vano caposcala decorato con piastrelle colorate (azulejos) e luminoso per il doppio affaccio sulla piazza e sul vicolo. La marginalità della piazza rispetto alla Ripa è oggi evidente nel diverso uso dei locali a piano terra e nella disattenzione manutentiva delle facciate con affreschi ormai scoloriti. Nel palazzo ha abitato fino alla morte (1916) l'illustre medico e botanico genovese Prof.

13/10/2026

Le parole di Anne Carson, premio Nobel per la letteratura 2026, interpretate da Jasmine Trinca in Di Vetro: un saggio lirico sull'amore, la perdita, il tradimento il dolore. Con la regia di Giorgina Pi, in una produzione di Radio3 e ERT ideata con la compagnia Bluemotion, trasmessa per la Giornata Mondiale della Poesia. Uno speciale da riascoltare qui tinyurl.com/2ufkt4m5

13/10/2026
13/10/2026

Diventare mamma è bellissimo, non c'è momento migliore nella vita di una donna; il parto è magico, l'allattamento è un momento intimo e di legame profondo da madre e figlio, i mesi a ve**re saranno un susseguirsi di emozioni meravigliose.
Bene. Vero. Certo, ma...
Ma? Vogliamo raccontarci anche le cose meno romantiche? Del prima, del durante e del dopo? Rendere tutto il percorso della gravidanza normale, anche con le parti meno piacevoli, non la rende meno importante ma avverte chi ci arriva e le dice"guarda che ti viene questo e quello, che te la farai sotto (letteralmente), che l'unica candela che sentirai è quella del reflusso e che no, in ospedale non c'è sempre un ambiente dove tutti e tutte ti coccolano mentre tu partorisci.
No no, tranquilli e tranquille, qui nessuno è contrario alla maternità, anche perché autrice e lady tora hanno figliato e non c'è pentimento, magari alcune cose avrebbero gradito saperle e noi, le facciamo sapere a voi.

10/10/2026

È partito “Di Genova in Genova”, il progetto che intreccia letteratura, musica e cinema. Il primo itinerario è dedicato a Eugenio Montale: si può seguire gratuitamente online, insieme alla guida con oltre cinquanta fotografie d’epoca

10/10/2026

Penso che l'uso del femminile per persone di genere femminile dovrebbe essere un automatismo nel caso di ingegnera come nel caso di infermiera (vale a dire, indipendentemente dal tipo di professione o ruolo che si va a nominare).
Penso anche che qualsiasi persona "gender questioning" (cioè che si fa delle domande rispetto alla sua identità di genere) abbia il diritto di usare il genere grammaticale dal quale si sente maggiormente rappresentata.
E allora, come la mettiamo con l'assessora che vuole farsi chiamare assessore, e la prorettrice che desidera il titolo di prorettore? (questa è una domanda che mi è stata posta).
La mia risposta è la seguente: se l'assessora e la prorettrice, nonostante il loro sesso biologico/anagrafico, desiderano usare il maschile perché sono nel mezzo di un percorso di affermazione di genere, o perché magari si identificano come persone non binarie, hanno il mio pieno appoggio. Se, invece, motivano il maschile con cose come "Si è sempre fatto così"; "Esigo il maschile perché il femminile è svilente"; "Uso il maschile perché sono di centrodestra e faccio come il nostro Presidente del Consiglio"; "Il femminile di assessore/prorettore non esiste"; "Il femminile suona male" ecc. ecc. trovo che la loro richiesta non derivi da una motivazione accettabile, ma che sia un modo per continuare a rimanere dentro una narrazione androcentrica dei ruoli apicali e di determinate professioni, putacaso esattamente quelle che sono state appannaggio maschile fino a non tanti decenni fa.
Che ancora nel 2026 ci siano così tante donne che ritengono svilente la declinazione dei (propri) nomi di professione al femminile (mentre cassiera o operaia vanno benissimo, intendiamoci) mi fa semplicemente rabbrividire.
Ma cosa conta tutto questo, di fronte alla possibilità che le donne hanno di diventare avvocati, presidenti del consiglio e assessori?, replicherà qualcuno.
Semplicemente, l'effetto sul contesto delle proprie scelte linguistiche è differente:
- la donna che continua pervicacemente a definirsi al maschile perpetua una narrazione che è, di fatto, utile solo a lei stessa: dà infatti l'idea che quel ruolo o quella professione siano "naturalmente" maschili, e che la sua presenza di donna in quel contesto sia un'eccezione, ossia, che lei stessa sia un'eccezione: una donna che, grazie alle sue qualità, è potuta arrivare a ricoprire un ruolo tipicamente maschile, proprio perché lei non è come tutte le altre donne (Chiara Bottici usa la definizione "sindrome dell'ape regina");
- la donna che adotta il femminile, invece, contribuisce a normalizzare l'idea che anche in quel ruolo l'alternanza di genere sia perfettamente naturale: che gli ingegneri e le ingegnere siano normali come gli infermieri e le infermiere.

Vera Gheno, 9 ottobre 2026

*Fotografia di Fabiana Zanola

09/10/2026
07/10/2026
07/10/2026

Al governo servivano quattro milioni per finanziare la lotta al cyberbullismo.

Hanno frugato in tutto il bilancio dello Stato, finché hanno trovato il posto giusto: il fondo contro la violenza sulle donne.

Succede nel decreto scuola, quello del tetto agli studenti “stranieri” in classe.

Il fondo era nato con l'ultima manovra, grazie a un emendamento del Pd: 7 milioni l'anno per portare nelle scuole il consenso, il rispetto, la parità tra ragazzi e ragazze.

Adesso 4 di quei 7 milioni cambiano strada. Nel 2026 e nel 2027.

Sia chiaro: il cyberbullismo va combattuto e servono soldi veri.
Però la domanda viene da sé. Di tutti i posti possibili, proprio lì?

In Italia i soldi per una cosa giusta si trovano sempre togliendoli a un'altra cosa giusta. Mai a uno spreco.

E di sprechi, questo governo, ne avrebbe parecchi da offrire.

Potevano prenderli dai centri in Albania.

Meloni stessa ha detto che costano 134 milioni l'anno. Quattro milioni, laggiù, se ne vanno in undici giorni.

Il protocollo prevedeva fino a 3.000 posti. Ad aprile, a Gjader, quelli operativi erano 96.

Potevano prenderli dal Ponte sullo Stretto.
Tredici miliardi e mezzo stanziati e nemmeno una pietra posata.
Quattro milioni sono lo 0,03% di quel ponte.

Potevano prenderli dal bonus per le scuole paritarie.

Nella stessa manovra che aveva creato il fondo contro la violenza di genere, per le famiglie che iscrivono i figli alle paritarie hanno trovato 20 milioni.

Cinque volte tanto.

Potevano ricordarsi della Venere di Botticelli.

Quella che il ministero del Turismo di Santanchè ha messo in minigonna di jeans, in vespa, con la pizza in mano, per fare l'influencer.

Costo della campagna: 9 milioni. Quella volta i soldi si trovarono in un attimo.

Oppure potevano cercarli nel bilancio dello stesso ministero dell'Istruzione: quasi 58 miliardi, 960 milioni in più dell'anno scorso, come ha rivendicato Valditara.

E per giustificare lo spostamento, proprio il ministro arriva a sostenere che “anche il bullismo può essere una forma di violenza nei confronti delle donne”.

Intanto il fondo contro la violenza di genere passa da 7 a 3 milioni.

Albania, Ponte, paritarie e, se proprio proprio, 58 miliardi destinati all’istruzione tra cui scegliere.

Avevano l'imbarazzo della scelta.
Hanno deciso di risparmiare sulle donne. Per l'ennesima volta.

05/10/2026

Prendetevi cinque minuti e leggete, ascoltate – decidete voi - l’ultimo discorso di Pedro Sánchez da Presidente del governo spagnolo al palazzo della Moncloa.

Perché qui dentro c’è il riassunto esatto di otto anni di uno dei governi più longevi e impattanti sul nostro tempo non solo in Spagna ma in tutta Europa.

C’è la ragione stessa per cui è caduto.

C’è il senso profondo di cosa è – o dovrebbe essere – una politica, un governo e un leader progressista.

C’è l’eredità di quello che ha lasciato Pedro Sánchez in otto anni alla Moncloa.

E c’è anche il senso della minaccia rappresentata dall’onda nera all’orizzonte in Spagna, in Brasile, in Europa, in Italia, nel mondo intero e l’importanza storica di quello che accadrà alle elezioni spagnole del prossimo 29 novembre.

“Care cittadine e cari cittadini,

(…) In questa legislatura ci siamo trovati a gestire emergenze senza precedenti e a navigare in una situazione internazionale molto difficile, segnata da decisioni unilaterali, dalle tensioni commerciali, dalle crisi energetiche e dal ritorno della guerra in Europa e in Medio Oriente.

Abbiamo dovuto lavorare con un Congresso estremamente conflittuale, nel quale — assurdamente — molti confondono il «raggiungere accordi» con il «rinunciare» e il «bloccare» con il «vincere».

Abbiamo dovuto batterci contro élite economiche e sociali molto potenti, che non si presentano alle elezioni ma vogliono continuare a controllare il nostro Paese. E abbiamo dovuto fare i conti anche con la peggiore opposizione che la nostra democrazia abbia conosciuto.

Un’opposizione priva di senso dello Stato, che non ha mai smesso di mettere in discussione la legittimità del nostro sistema elettorale, di bloccare provvedimenti e votare contro politiche positive per il Paese, e di utilizzare il proprio potere nelle Comunità autonome per boicottare politiche utili alla gente comune.

Noi abbiamo trasferito a quei governi più risorse che mai perché costruissero case e investissero nella sanità, perché costruissero abitazioni. E loro hanno comprato attici e privatizzato ospedali.
(...)

Nel corso di questi tre anni, il nostro Paese è diventato l’economia che cresce di più e crea più occupazione nell’intera Unione Europea. Il potere d’acquisto dei nostri cittadini e delle nostre cittadine è aumentato tre volte più che in Francia e in Germania. E i nostri livelli di disuguaglianza e povertà, che continuano a essere elevati, sono scesi al minimo da quando esiste una serie storica che li registra.

Con impegno e dialogo siamo riusciti ad ampliare le borse di studio, i congedi di maternità e paternità, gli aiuti alle persone non autosufficienti e le prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale. Abbiamo inoltre avviato una profonda modernizzazione della nostra industria attraverso il completamento dei fondi europei, i cosiddetti fondi Next Generation.

Abbiamo affrontato uno dei principali problemi del nostro Paese, vale a dire lo scarso sviluppo della trasformazione energetica e, quindi, della transizione ecologica, fino a fare in modo che più della metà della nostra energia provenga da fonti rinnovabili.

Abbiamo approvato misure coraggiose per promuovere il diritto costituzionale all’accesso alla casa. E ci siamo rifiutati di sacrificare il nostro Stato sociale sull’altare del 5%.

In definitiva, abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per difendere l’interesse degli spagnoli e delle spagnole. E, allo stesso tempo, nei limiti delle nostre possibilità, ci siamo impegnati per costruire un mondo migliore per i nostri connazionali e anche per il resto dell’umanità.

Sostenendo l’Ucraina, l’Unione Europea e le Nazioni Unite nei loro momenti più bui. Denunciando i genocidi e i loro responsabili mentre altri tacevano. Combattendo i tiranni, i tecno-oligarchi e anche gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per riempirsi le tasche. Raddoppiando i nostri aiuti alla cooperazione internazionale mentre altri si vantavano di tagliarli con la loro motosega o di sacrificarli su quell’altare militare del 5% del PIL.

Tutto questo ha fatto del nostro Paese, ha fatto della Spagna, un punto di riferimento mondiale per la pace, il femminismo e la prosperità. E ci ha permesso di ottenere i migliori risultati economici, sociali e ambientali mai raggiunti da un governo democratico nel nostro Paese. I migliori.

(...)
So che in una parte di questa maggioranza sociale oggi c’è insoddisfazione. So che vi indigna vedere come i vostri interessi vengano calpestati in Parlamento a beneficio di pochi. So anche che noi stessi abbiamo commesso degli errori e non siamo riusciti a fare tutto ciò che ci eravamo proposti.

È vero che restano ancora molte ingiustizie da correggere. Molti traguardi sociali da conquistare. E molti problemi da risolvere, soprattutto sul terreno della disuguaglianza, dei servizi pubblici e dell’accesso alla casa. Ma la verità è che, per fare di più, abbiamo bisogno di rinnovare e ampliare il sostegno della gente.

Per affrontare fino in fondo le riforme ancora necessarie, affinché la cittadinanza possa riuscire a ridurre questi livelli di disuguaglianza, dobbiamo mobilitarci e fare in modo che il Parlamento ci dia una maggioranza molto più ampia, progressista, con la quale piegare le élite, conquistare nuovi progressi sociali e continuare a trasformare la Spagna.

Per questo, dopo aver informato, come previsto, il Capo dello Stato, ho deciso di convocare questa stessa mattina un Consiglio straordinario dei Ministri e delle Ministre per sciogliere le Cortes Generales e indire elezioni politiche che si terranno domenica 29 novembre, nel rispetto dei termini stabiliti dalla legge.

È arrivato dunque il momento che voi, spagnoli e spagnole, decidiate quale futuro volete per voi stessi e per il vostro Paese. Ora dipende da voi.
Basta guardare all’orizzonte per capire che il mondo si affaccia su un’epoca complessa, di trasformazione, di transizione. Un’epoca di fortissime tensioni. Di emergenza climatica. Di cambiamenti sociali e anche tecnologici, con un’intelligenza artificiale fortemente dirompente. Un’epoca, dunque, di grandi pericoli ma anche, se sapremo coglierle, di grandi opportunità.

Voi spagnoli e spagnole dovete decidere quale ruolo volete avere in quest’epoca. E anche quale ruolo volete che la Spagna vi svolga. Se desiderate unirvi a quell’ondata di estrema destra che produce arretramento ovunque governi. Oppure se desiderate che la Spagna continui a essere un baluardo di apertura, di giustizia sociale e di responsabilità ambientale.

Se volete che il nostro Paese torni indietro o continui ad avanzare. Se preferite avere un Governo che lavori nell’interesse della maggioranza sociale. Oppure se preferite consegnare le redini del Paese a una coalizione di estrema destra che non ha proposto nulla e il cui unico obiettivo è cancellare e ridurre i diritti e le libertà che abbiamo costruito in questi otto anni, per favorire i soliti: una minoranza privilegiata.

Io ho fiducia nei miei connazionali. Perché so che siete un popolo coraggioso e solidale, che diventa più forte davanti alle sfide e che non ha paura di essere l’unico o il primo a muoversi per stare dalla parte giusta della storia.
Per questo daremo tutto noi stessi. Per lavorare e meritare la vostra fiducia. Per tornare a suscitare entusiasmo. E per tornare a vincere.

Grazie mille”.

Speriamo che non sia l’ultimo della sua Storia politica.

Però, a prescindere da come andrà, nel momento della fine, nella dignità con cui si cade, c’è una lezione politica e di stile che anche qui da noi dovremmo prendere molto sul serio.

Indirizzo

Piazza Pinelli
Genova
16124

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