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"Relax"? No, non c'è proprio niente da stare tranquilli.L'ennesimo cartellone gigante ci invita a fare un bel respiro pr...
13/08/2026

"Relax"? No, non c'è proprio niente da stare tranquilli.
L'ennesimo cartellone gigante ci invita a fare un bel respiro profondo e a sorridere: un bambino di neanche due anni tiene in mano uno smartphone da oltre mille euro, e lo slogan recita trionfante "Relax, it's iPhone". É tutto ok, é iPhone.

Il messaggio subliminale (ma nemmeno troppo) è fin troppo chiaro: “Tranquillo genitore, non andare nel panico se tuo figlio gioca con il tuo telefono: è resistente, non si romperà!”.
Ma è davvero questo il problema? Davvero l'unica preoccupazione di un adulto di fronte a un bimbo in età prescolare con uno schermo in mano dovrebbe essere il vetro del display?

La trappola della normalizzazione.
Questa pubblicità non sta solo vendendo un telefono resistente agli urti; sta vendendo una normalizzazione pericolosa. Spaccia per scena quotidiana, idilliaca e persino simpatica quello che la comunità scientifica e pediatrica globale definisce un rischio concreto per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale nell'infanzia.

La scienza dice no: Le linee guida dell'OMS e delle principali associazioni di pediatria parlano chiaro: zero schermi prima dei 2 anni, e uso estremamente limitato subito dopo.
Priorità ribaltate: La campagna sposta astutamente l'ansia del genitore dall'aspetto educativo a quello economico. Non importa se il cervello di un bambino viene ipnotizzato da stimoli digitali iper-veloci; l'importante è che la scocca in titanio regga la caduta.

Il profitto sopra la salute digitale
Vedere un colosso tecnologico utilizzare l'immagine di un neonato per far passare il concetto che "dare lo smartphone a un bimbo piccolo è un gesto normale e rilassante" è un segnale di profonda irresponsabilità sociale.
Non c'è niente di "relax" nel dare uno smartphone a un bambino di due anni per tenerlo buono o per farlo giocare. C'è semmai una resa culturale, un'epidemia di dipendenza digitale che parte dalla culla, infiocchettata e venduta come un momento di spensieratezza familiare.

Il telefono non si rompe? Ottimo per il vostro portafoglio. Ma a rompersi, in questo modo, è l'attenzione, la creatività, la salute, insomma é la vita dei nostri figli!

31/07/2026
Suggerisco queste ottime regole per un uso più consapevole della tecnologia in famiglia. Otto spunti per creare un ambie...
24/07/2026

Suggerisco queste ottime regole per un uso più consapevole della tecnologia in famiglia. Otto spunti per creare un ambiente digitale più sereno per i grandi e soprattutto per i più piccini…

17/07/2026
01/07/2026

DIVIETO DEI SOCIAL IN ETA’ EVOLUTIVA: COSA DICE DAVVERO LA SCIENZA?

Oggi il Corriere della Sera ha pubblicato un importantissimo articolo di Stefano Vicari - Neuropsichiatra, Professore di NeuroPsichiatria Infantile a Roma. In alcuni passaggi dell'articolo, il clinico e scienziato, nonchè medico dei bambini, spiega bene i termini della questione: “Nessuno sostiene che Internet sia la causa unica dell’aumento di ansia, depressione, autolesionismo, disturbi alimentari o ritiro sociale osservato negli adolescenti. (…) tuttavia sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il ruolo che un’esposizione precoce, intensa e non regolata ai social media può avere nell’amplificare vulnerabilità già presenti. La letteratura scientifica più recente indica infatti associazioni significative tra uso problematico dei social, sintomi depressivi e ansiosi, peggioramento del sonno, difficoltà attentive e maggiore rischio di dipendenza comportamentale. Non si tratta quindi di una sola questione educativa, ma anche di salute pubblica. (….) particolarmente delicato è il tema dell’età. Non è la stessa cosa che un social network venga utilizzato da un 16enne o da un bambino di 10 anni. il cervello in sviluppo presenta una maggiore sensibilità alla ricompensa immediata, alla pressione dei pari e alla ricerca di approvazione sociale. Proprio per questo gli strumenti digitali risultano particolarmente potenti durante l’età evolutiva. (….) Naturalmente la legge da sola non basta. Nessuna norma può sostituire la responsabilità di genitori, insegnanti e comunità. Ma una buona legge può sostenere il loro lavoro, offrendo un quadro di tutela coerente con ciò che oggi sappiamo sullo sviluppo del cervello, sulla vulnerabilità dell’età evolutiva e sui rischi associati a un accesso troppo precoce e non accompagnato al mondo digitale”.
Se si studia il fenomeno con un approccio science-based, parole come quelle del Prof. Vicari diventano immediatamente comprensibili e oltremodo necessarie. Oggi è importantissimo che gli specialisti della salute e della mente in età evolutiva analizzino il problema partendo dai principi scientifici che regolano lo sviluppo del cervello in età evolutiva, su cui l’impatto del mondo digitale, così come viene concepito e offerto oggi dalle piattaforme, è devastante. Per questo leggi che impongono limiti di età sono di importanza fondamentale per ripristinare il diritto alla salute dei minori. Quello di Stefano Vicari è un articolo da leggere e rileggere e da condividere nella vostra comunità educante.

L’ho incontrato quando venne in Italia per i suoi ottant’anni. Aveva appena terminato il mandato da Presidente dell’Urug...
30/06/2026

L’ho incontrato quando venne in Italia per i suoi ottant’anni. Aveva appena terminato il mandato da Presidente dell’Uruguay.
Prima di essere ricevuto dal Papa, insieme a sua moglie Lucia Maria Topolansky, desiderò visitare il paese d’origine della madre, Favale di Malvaro, un piccolo comune nell’entroterra della Val Fontanabuona, in provincia di Genova, dove gli fu conferita la cittadinanza onoraria. Conoscevo la sobrietà dei suoi modi, ma poterli osservare di persona... mi fece quasi impressione la sua affabilità. Lo abbracciai e scambiammo qualche parola, il mio spagnolo non era un granché. Credo che non dimenticherò mai quel momento. Ebbi un pensiero e chiamai al cellulare il mio amico Milton “Cico” Palladino, genovese originario di Montevideo: semplicemente, gli dissi “Ti passo il tuo Presidente”. Guardai “Pepe” parlare e sorridere amabilmente. Seppi più tardi che il mio amico, dall'altra parte del telefono, pianse.

Ho appena finito di rileggere "Vivere, Amare, Capirsi" di Leo Buscaglia. Sono passati più di trentacinque anni. È stato ...
27/06/2026

Ho appena finito di rileggere "Vivere, Amare, Capirsi" di Leo Buscaglia. Sono passati più di trentacinque anni. È stato piacevole rendersi conto di quanto avessi bisogno di rileggere queste pagine, proprio in questo periodo...

È uno di quei libri che non ti travolgono con grandi rivelazioni, ma che, pagina dopo pagina, protagonisti, testimonianze, storie del simpatico Professore, ti ricordano cose semplici e fondamentali che spesso dimentichiamo: prenderci cura di noi stessi, essere più gentili, accettare la nostra vulnerabilità senza vergognarcene. Scoprire la forza dell'umiltà e della fragilità.

Mi ha fatto bene al cuore. In questo tempo dove la sovraesposizione digitale ha tappato quasi ogni poro della mia pelle, ho avuto la sensazione di tornare a respirare. So già che lo riprenderò in mano nei momenti più complicati e ingarbugliati, che ancora arriveranno, quando avrò bisogno di ritrovare un po' di fiducia e ricordarmi che, in fondo, essere umani è già abbastanza. 💛 (PR)

27/06/2026

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