guitar PRAXIS - alta formazione per chitarra

guitar PRAXIS - alta formazione per chitarra

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guitarPRAXIS è il massimo della didattica per chitarra... finalmente a tua disposizione!! L'amore per la musica ce lo metti tu. Però. "Si è sempre fatto così".

La determinazione a diventare un "chitarrista alpha" anche. La fatica, l'impegno, la costanza.
È roba tua, nessuno può metterli al tuo posto. Però possono essere accolti, nutriti, e "pompati". Guitar PRAXIS in fondo è qui per questo. Per metterci il METODO, i MATERIALI, l'AMBIENTE, e l'OCCASIONE per sfruttare ogni singolo istante del tuo tempo. Il METODO
Puoi imparare come si è sempre fatto, come

16/06/2026

T faccio una domanda secca, rispondi al volo:

perché hai iniziato a suonare?

Magari perché volevi far colpo su chi ti piaceva…

Magari perché la timidezza ti impediva di esprimerti senza una chitarra tra te e il mondo…

Magari invece perché eri sfacciato, e la chitarra e il tuo attrezzo per azzannare la vita…

Magari perché la musica ti dava un universo in cui trovare pace…

Magari perché volevi identificarti con i tuoi “eroi” e ti immaginavi su un palco incandescente…

In ogni caso, c’è un punto in comune a tutto questo:

avevi un mondo dentro di te,
e la chitarra era la sua “voce”.

Poi arriva la tecnica, l’armonia, il sound, la teoria, i riff, gli assoli e tutto quanto, e un giorno alla volta prendono un po’ più spazio dentro la tua giornata…

fino a occupare tutta la tua attenzione…

tutto il tuo impegno…

tutto il tuo cuore.

E allora “sapere” le cose diventa più importante di “sentirle”, e la perfezione diventa più importante del fuoco-dentro da cui tutto è partito.

E attenzione: non sarò mai io a dirti di non praticare, di non eccellere, di non puntare a essere il meglio di quello che puoi essere.

Il punto è: che cosa vuol dire, per te, quel “meglio”?

Perché la verità è che l’unica cosa che conta, quando prendi in mano la chitarra, è soltanto questa:

sto dando voce alla mia musica-dentro,
o sto suonando le cose su cui ho lavorato?

Se guardi nel profondo del tuo cuore, se ascolti la musica che ti scorre dentro adesso, mentre stai leggendo queste righe, sai esattamente qual è la risposta.

Sto ragionando su come dare concretezza a questi temi, giusto per non lasciar trascorrere l’estate invano.

Se ti interessa, rispondi qui sotto e parliamone: chissà che non lo faccia davvero.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

Eric Johnson - Austin City Limits 1988 31/05/2026

Il live della domenica: Eric Johnson che suona i pezzi di Ah Via Musicom! due anni prima che Ah Via Musicom! esca.

Eric Johnson - Austin City Limits 1988 TEXAS-BORN MUSIC: Eric Johnson was born in Austin, Texas.

15/12/2025

L’altro giorno leggevo una ricerca secondo cui suonare uno strumento (e in particolare la chitarra) costruisce più connessioni neurali di qualsiasi altra attività umana.

Già:

Suonare non è un'attività come un'altra.

Richiede un livello di coordinazione muscolare e una rapidità di pensiero capaci di sviluppare più connessioni neurali di qualsiasi altra attività!

Non solo: praticando l'ascolto, si sviluppa l'intelligenza emotiva!

E ancora: è un rallentatore pazzesco del declino cognitivo, la più potente protezione naturale contro l'invecchiamento neurologico.

Bello, vero'?

Ma la verità è che tutto questo NON C'ENTRA NIENTE con la ragione per cui lo facciamo.

Suoniamo perché abbiamo un mondo dentro, e la chitarra è la sua "voce".

Suoniamo perché ci emoziona, e perché emoziona gli altri.

Suoniamo perché è il canale più diretto che esiste con la parte più intima e profonda di noi.

E tu, perché lo fai?

Rispondi nei commenti per condividere che cosa ti muoveva all’inizio, cosa è cambiato nel tempo, cosa stai cercando oggi dalla chitarra e dalla musica.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

11/03/2025

Ieri sera ero a lezione con E., e a un certo punto stavamo esaminando tutte le possibilità per improvvisare su un accordo minore.

Erano tante, tantissime.

Ogni volta che sembrava di averle esaurite, c'era ancora un approccio possibile, un modo diverso di vedere le stesse cose, una opzione in più.

Sono sicuro che è capitato anche a te: hai talmente tante soluzioni che finisci per paralizzarti, per non riuscire a capire dove andare.

Hai mai letto "Novecento", il monologo di Baricco?
O magari hai visto il film che ne hanno tratto, "La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano"?

Beh, è la storia di un neonato che viene trovato a bordo di un transatlantico e passa tutta la sua vita sulla nave, diventando un pianista straordinario.

Alla fine (spoiler!) deciderà di non scendere, di lasciarsi morire nella demolizione della nave, e spiega il perché in un monologo straziante, bellissimo.

Di base, racconta al suo amico che una volta ci ha provato a scendere, ma il mondo gli era sembrato... troppo.

"Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una...
A scegliere una donna...
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire..."

E poi spiega:

"Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi...
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita...
Se quella tastiera è infinita, allora...
Su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare"

L'hai provata anche tu quella sensazione, vero?

E allora? Come si esce da questo blocco paradossale in cui l'infinita vastità di possibilità diventa una clausura paralizzante?

Se guardi un libro sull'improvvisazione ti riempiono di scale, modi, arpeggi, sostituzioni, alterazioni, quant'altro...

.. e è tutto vero, è tutto giusto, MA...

.. non è così che poi si suona.

Non pensi a tutte le parole che puoi dire mentre parli, ti ci vorrebbero ore per ti**re fuori una semplice frase.

Praticare le scale i modi gli arpeggi e tutto il resto non vuol dire dover poi scegliere tra un "menù" infinito ogni volta che ti trovi davanti a quell'accordo:

vuol dire esplorare suoni.

Aprire l'orecchio a sfumature nuove, inaspettate, fino a renderle familiari.

Accettare che certe soluzioni non ci piaceranno.

Accogliere l'errore senza che farsene paralizzare.

Suonare con più serenità, non con più ansia.

Quando "praticare" diventa questo, allora la "paralisi da analisi" si dissolve, inevitabilmente. Magari non tutta di colpo, ma un po' alla volta, sessione dopo sessione, arrivi al punto in cui avere più opzioni significa avere meno da pensare.

È il punto in cui finalmente la musica "succede", e il tuo mondo-dentro trova la sua voce, attraverso la chitarra.

È il punto in cui tutto ha senso.

E tu, a che punto ti trovi? Ti va di raccontarmene un po' rispondendo qui?

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

07/03/2025

Ieri mi è successa una cosa che secondo me vale la pena condividere.

Stavo facendo lezione con un chitarrista di una certa esperienza, che ha studiato per qualche tempo online con un nome piuttosto famoso e poi ha deciso di passare a Guitar PRAXIS.

A un certo punto si trattava di suonare in DO dorico.

Ora, lui sapeva perfettamente cosa fosse, da dove derivasse, tutto quello che c'è da "sapere".

Eppure quello che usciva dall'ampli sembrava non "matchare" con le informazioni che aveva, era come se fosse bloccato a ripetere schemi meccanici che non avevano niente a che fare con il suo Pensiero Musicale, con la sua Creatività.

In questi casi per un insegnante può essere difficile gestire la situazione, perché da un lato sembra di dover ricominciare tutto da capo, dall'altro non vuoi infangare l'insegnante precedente, e nel frattempo vedi che spreco di tempo, di soldi e di attenzione è stato fatto ai suoi danni...

Ho fatto la cosa che faccio sempre:

- fermarsi,
- tornare a quello che già sai e sai fare,
- e mettere in moto l'ORECCHIO.

Nel giro di 5 minuti (non scherzo) cantava in tempo reale quello che stava suonando su DO dorico, tipo George Benson.

Cinque minuti.

Vuol dire che io sono bravissimo e gli altri m***a?
NO.

Vuol dire che si può "imparare in 5 minuti" (o anche solo in 30 giorni, in due anni...)?
NO.

Vuol dire che se metti al centro della tua esperienza di chitarrista

- l'orecchio
- quello che hai già sotto controllo

allora magari il viaggio diventa meno tortuoso, più divertente, più allineato alla vera ragione per cui hai una chitarra in mano:

⚡️🎸🤟
ti**re fuori tutto il tuo mondo-dentro,
e dargli una voce attraverso la chitarra.
⚡️🎸🤟

Tutto qui.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

24/02/2025

“Nella mente del principiante vi sono molte possibilità, nella mente dell'esperto soltanto alcune” (Suzuki Roshi)

È una frase bellissima, anche perché ha due interpretazioni possibili, opposte.

Interpretazione 1

Quando sei all'inizio sei confuso, ti trovi davanti a mille possibilità e anche solo capire da dove iniziare è un casino...

La pentatonica? La scala maggiore? La tecnica pura? Il pentagramma? L'accompagnamento con gli accordi? I modi?

Davanti a te ogni giorno si aprono infinite strade, e il rischio vero è la paralisi: è troppo, ti soffoca.

Magari provi un po' di questo, un po' di quello, ti sembra di aver capito, passi a altro, ti lasci sedurre da qualche video su YouTube...

.. e alla fine, ti ritrovi a suonare le stesse cose di sempre, gli stessi vecchi lick ormai "scavati !sulla tastiera della tua chitarra...

Un esperto, invece, sa esattamente che cosa fare.

Ha una progressione di accordi?
Sa precisamente che scale e arpeggi usare.

Ha un problema di tecnica?
Sa precisamente su cosa e come lavorare.

Deve eseguire un groove ostico?
Sa precisamente come assimilarlo.

Le possibilità si restringono, l'infinito caos si dirada fino a lasciare solo ciò che ti serve, solo ciò che ti porta là dove vuoi andare.

Interpretazione 2

Mano a mano che procedi nel tuo percorso, impari moltissimo, migliori, tuttavia...

.. se non stai molto ma molto attento, al tempo stesso sviluppi una sorta di "regole del gioco" a cui ti attieni consapevolmente o meno.

È come se il bisogno di "andare dritto al s**o" (che è importante, e sicuramente ti aiuta a percorrere la tua strada senza distrazioni) togliesse dal tuo campo visivo, insieme a tutta la roba inutile in cui finalmente eviti di perderti, anche una serie di opportunità magari interessanti...

Quindi?

Quindi? Che si fa?

Da un lato è importante imparare a essere selettivi, a non disperdere focus e energie...

.. dall'altro è altrettanto importante mantenere lo spirito di meraviglia e di stupore di fronte a tutto, ritagliarsi uno spazio per scoprire, per sbagliare, per muoversi nel magma di "quello che non ha senso" con l'orecchio aperto a scoprire, magari, qualche pepita d'oro inattesa.

Vale per l'ascolto, vale per la tecnica, per l'armonia, per l'improvvisazione, per tutto.

Il focus dell'esperto,
lo stupore del principiante.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

19/02/2025

C'era una volta il "turnista", una figura mitologica capace di suonare qualsiasi cosa a un livello spaziale, che proprio per questo veniva chiamato a suonare sui dischi e sui palchi più importanti.

Il turnista suonava alla prima take spartiti mai visti prima con la stessa intensità ed espressività di un brano suonato mille volte.

Il turnista era in grado di inventare sul momento un riff rock, un arpeggio pop, un accompagnamento funky. Qualsiasi cosa.

Il turnista eseguiva assoli ispirati, capaci di emergere dal brano con la naturalezza di un getto d'acqua dalla sorgente. Che fossero scritti dall'arrangiatore o composti al momento della registrazione.

Il turnista era in grado di adattarsi senza sforzo apparente a qualsiasi contesto, con un suono perfetto, che pareva scolpito su misura per il brano, per il genere, per l'artista titolare.

Il turnista era il sogno proibito di chiunque aspirasse a fare della chitarra un lavoro.

Il turnista per decenni è stato incarnato, in Italia, da Giorgio Cocilovo.

Il 13 febbraio Giorgio Cocilovo è morto, dopo una vita intera al servizio di artisti come Mina, Gaber, Celentano, Morandi, Ramazzotti, Matia Bazar, Jovanotti, Zero, Branduardi, Concato, Vanoni Ruggeri, Paoli, Lauzi, Martini, Jannacci, Vecchioni, Mannoia, Bertè, Annalisa e infiniti altri.

Passare in rassegna i dischi e i live in cui ha suonato significa passare in rassegna la storia della musica italiana degli ultimi 49 anni.

È stato unico, meraviglioso, il più grande e il più importante dei turnisti italiani, senza gara.

Adesso non c'è più.

Così come non c'è più l'industria musicale (perlomeno come l'abbiamo conosciuta per decenni), e come in un certo senso sta svanendo anche la figura stessa del "turnista".

La versatilità estrema, ad esempio, è più un'ambizione personale di alcuni musicisti che una necessità reale del mondo musicale.

E sai una cosa? Forse non è neanche un male.

Le produzioni per il mercato di massa già oggi hanno sempre meno bisogno di musicisti veri: già i campionamenti hanno dato una bella "sberla" al mercato del lavoro, e adesso con l'Intelligenza Artificiale i produttori hanno a disposizione musicisti virtuali precisi, puntuali, capaci di suonare meglio di noi umani senza le rotture di p***e (diciamolo...) di noi umani.

Vuol dire che l'AI ci sostituirà anche nella Musica?!?

NO.

Vuol dire che lo spazio per noi musicisti è sempre di più lo spazio della creatività, dell'unicità, della ricerca della nostra "voce" speciale, diversa da chiunque altro.

Ciascuno di noi ha un "mondo" dentro di sé.

Dare voce a questo mondo, attraverso la chitarra, è l'unica cosa che nessuno ci potrà mai togliere.

Ed è anche, a pensarci bene, la ragione per cui abbiamo deciso di iniziare a suonare: qualcosa ci bruciava dentro, e la chitarra era il modo per tirarlo fuori.

Coltivare questo processo di unicità è la chiave per essere chitarristi oggi, e domani.

Giorgio Cocilovo è stato il campione assoluto di un mondo che si sta dissolvendo: credo che il modo migliore per ringraziarlo e onorarlo sia ascoltare la musica che ci ha lasciato e (soprattutto) crearne di nuova.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

18/02/2025

Ieri abbiamo concluso con la "TurboPRATICA", i 10 Comandamenti del praticare bene sulla chitarra.

Rivediamoli insieme:
STABILISCI OBIETTIVI (chiari, specifici)
FOCUS (scomponi fino a non avere problemi)
VISUALIZZA (dai alle dita istruzioni chiare)
ZERO ERRORI (se lo pratichi, lo impari)
RIPETIZIONI (non basta "capire", devi... fare!)
REPERTORIO (la musica te la insegna la musica!)
AGENDA (tieni traccia del tuo percorso)
PRATICA (scappa dall'attitudine "eserciziosa"!)
EAR TRAINING (il tuo strumento vero è l'Orecchio)
TRAPPOLE (pratica la TurboPRATICA!)

Ecco, tutto qui.

Un passo alla volta, con calma.

Però fallo.

Oggi. Quando prendi in mano la chitarra per praticare un po', aspetta e chiediti: cosa voglio ottenere da questi minuti?

E poi mentre pratichi tieni il Decalogo davanti a te, e vedi (senti!) cosa succede se provi a metterlo in pratica sul serio.

Fammi sapere nei commenti come va.

Chitarra in mano,
buona praxis!
⚡️🎸🤟
il coccia

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