10/08/2026
VENETIAN GALEASSES BETWEEN THE WAR OF CYPRUS (1570–1573) AND THE CRETAN WAR (1645–1669)
The galeass was a hybrid vessel, combining features of ships and galleons—with greater firepower than galleys thanks to the larger number of artillery pieces carried on board—and of galleys—with mixed sail-and-oar propulsion, which provided greater manoeuvrability and less dependence on wind than ships and galleons. Galeasses were first built at the Arsenal of Venice in 1570 as purpose-built warships, for the first naval campaign of the War of Cyprus (1570–1573). Eleven were constructed using the hulls of large merchant galleys (or galee grosse) as their starting point. These were double-propelled vessels typical of the Venetian navy, employed for trade and characterized by considerable cargo capacity—greater than that of galee sottili—and good defensive capabilities.
After the inconclusive first campaign of 1570, six galeasses were armed again the following year for the campaign that culminated in the Battle of Lepanto (7 October 1571). Their role there was of paramount importance. They were deployed ahead of the battle line of the fleet of the Holy League, of which Venice was a member, and thanks to their size, their resistance to boarding, and their exceptional firepower (provided by 35 artillery pieces), they succeeded in disrupting the cohesion of the Ottoman battle line, breaking it up and thereby allowing the League's galleys to engage in the ensuing mêlée under favourable tactical conditions.
In the following year's campaign (1572), when the League fleet attempted to exploit its victory at Lepanto and reach Cyprus in an effort to reconquer the island, the galeasses again played a prominent role, but this time to the fleet's disadvantage. During this campaign, the Ottoman fleet, weakened by the disastrous losses it had suffered at Lepanto, systematically avoided engaging in battle, preferring brief offensive thrusts followed by rapid withdrawals from contact. The League fleet was therefore forced to pursue the Ottoman fleet in an attempt to compel it to accept battle, but the large galeasses slowed its advance. According to the Venetian Capitano Generale da Mar Foscarini, their poor sailing performance was among the factors that contributed to the failure of the campaign (on this subject, see G. Candiani, Dalla galea alla nave di linea. Le trasformazioni della marina veneziana 1572–1699, Città del Silenzio, 2012).
The galeasses were subsequently employed again during the war between Venice and the Duke of Osuna, 1616–1620 (that is, between the Venetian fleet and that of the Kingdom of Naples), and during the Cretan War. In both conflicts they continued to play a prominent tactical role while displaying improved operational qualities—particularly in terms of sailing manoeuvrability—compared with 1572. Both in the war against the Duke of Osuna and in the Cretan War, the galeasses operated alongside the new large warships of the Venetian navy, the navi, which would subsequently be known as ships of the line.
Their distinctive characteristics and their fame, derived above all from the role they had played at Lepanto, transformed the galeasses into a paradigmatic symbol of Venetian naval power (As Alessandro Marzo Magno recently pointed out in Storia di Venezia in dieci battaglie (Laterza, 2025).
The image depicts a seventeenth-century Venetian galeass. Compared with those of the preceding century, the most evident difference is the shape of the bow spur: long and straight in the sixteenth century, short and curved in the seventeenth.
LE GALEAZZE VENEZIANE TRA GUERRA DI CIPRO (1570-1573) E GUERRA DI CANDIA (1645-1669)
La galeazza era un bastimento ibrido, con caratteristiche mutuate dalle navi e dai galeoni (potenza di fuoco superiore alle galee per effetto di un maggior numero di pezzi d'artiglieria imbarcati) e dalle galee (propulsione mista vela-remo e quindi maggiore manovrabilità e minor dipendenza dal vento rispetto a navi e galeoni). Le galeazze vennero prodotte nell'Arsenale di Venezia per la prima volta, nella forma di bastimento da guerra costruito come tale, nel 1570, per la prima campagna navale della guerra di Cipro (1570-1573). Ne furono costruite 11 utilizzando come punto di partenza gli scafi di grandi galee da mercato (o galee grosse), una tipologia di bastimento a doppia propulsione tipico della marina veneziana, utilizzato per il commercio, dotato di notevole capacità di carico (superiore a quella delle galee sottili) e di buona capacità di autodifesa. Dopo la prima inconcludente campagna del 1570, le galeazze vennero di nuovo armate l'anno successivo, in numero di 6, per la campagna che culminò con la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571). Qui il loro ruolo fu di assoluto primo piano: furono schierate davanti alla linea di battaglia della flotta della Lega Santa (di cui Venezia era parte) e grazie alla loro mole, alla loro capacità di difesa dagli arrembaggi e all'eccezionale potenza di fuoco (grazie a 35 pezzi d'artiglieria) riuscirono a spezzare la coesione della linea di battaglia ottomana, frammentandola e dando quindi alle galee della Lega la possibilità di affrontare la mischia frontale in condizioni di vantaggio tattico. Nella campagna dell'anno successivo (1572), quando la flotta della Lega cercò di sfruttare la vittoria ottenuta a Lepanto e raggiungere Cipro per riconquistarla, le galeazze ebbero nuovamente un ruolo di primo piano, ma in negativo. Durante questa campagna la flotta ottomana, in condizione di inferiorità per le perdite disastrose subite a Lepanto, evitò sistematicamente di accettar battaglia, preferendo rapide puntate offensive seguite da repentine rotture del contatto. La flotta della Lega si trovò nella condizione di dover inseguire quella ottomana per cercare di costringerla ad accettar battaglia, ma le grandi galeazze la rallentarono e, a detta del capitano generale da mar veneziano Foscarini, la loro lentezza in navigazione fu tra i motivi che determinarono il fallimento della campagna (su questo tema rimando a G. Candiani, "Dalla galea alla nave di linea. Le trasformazioni della marina veneziana 1572-1699", Città del silenzio 2012). Successivamente le galeazze furono nuovamente utilizzate durante la guerra tra Venezia e il duca di Osuna, 1616-1620 (ossia tra la flotta veneziana e quella del regno di Napoli) e durante la guerra di Candia, avendo sempre un ruolo di primo piano sotto il profilo tattico e manifestando migliori qualità operative, ossia di mobilità e navigazione, rispetto al 1572. Sia nella guerra contro il duca di Osuna sia in quella di Candia le galeazze furono protagoniste insieme alle nuove grandi unità della marina veneziana, le navi (quelle che in seguito saranno definite "navi di linea"). La loro peculiarità e la loro celebrità (grazie al ruolo avuto a Lepanto) trasformarono le galeazze in un riferimento simbolico paradigmatico della potenza di Venezia sul mare in età moderna (come ha sottolineato di recente Alessandro Marzo Magno in "Storia di Venezia in dieci battaglie", Laterza 2025).
Nell'immagine è raffigurata una galeazza del XVII secolo. Rispetto a quelle del secolo precedente la differenza più evidente è la forma dello sperone: lungo e rettilineo nel XVI secolo, breve e curvilineo nel XVII
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