Scuola Insupposta - Maestra Imperfetta

Scuola Insupposta - Maestra Imperfetta

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Solo una maestra imperfetta con occhiaie a lunga durata e una laurea in sopravvivenza tra circolari inutili e lavoretti glitterati.

Che tu sia collega, DS, ATA, genitore o curioso siediti pure, ho tenuto un posto accanto alla macchina del caffè rotta. Sono una maestra molto imperfetta!

Photos from Scuola Insupposta - Maestra Imperfetta's post 06/08/2026

Ditemi voi se potevo tornare a mani vuote di fronte al set LEGO della Dalia Nera di Wednesday!
​Tralasciando per un attimo l’amore profondo per la famiglia Addams — quella con cui sono letteralmente cresciuta, anche se nel mio cuore a parimerito c’erano sempre Mano e lo zio Fester — ho commesso il classico crimine d'impulso: non ho la minima idea di dove caspita me lo metterò in casa, ma l’ho comprato lo stesso.
​Risultato? Eccola qui: mentre la monto pezzo dopo pezzo, la minifigure di Mercoledì mi sta già giudicando con quello sguardo lì, convinta che la mia organizzazione domestica sia un fallimento totale. E probabilmente ha ragione. 🥀🪦

​Qual è l'ultimo acquisto "f***e" da cui non avete saputo tenervi alla larga? Vi aspetto nei commenti!

02/08/2026

Tra una navata imponente, vetrate che lasciano senza fiato e secoli di spiritualità gotica... ogni tanto spunta il dettaglio che non ti aspetti.

​Ero lì, tra il perplesso e il divertito, a fissare questo particolare scolpito nella pietra. Del resto, diciamocelo: immaginatevi lo scalpellino tra il 1200 e il 1300. Dovendo scolpire centinaia di piccole figure, a un certo punto si saranno decisamente rotti le scatole! E la noia, si sa, fa scattare la goliardia in barba ai religiosi. 🤭

​Certo è che in questa cattedrale io ne ho trovato uno, ma pare che in realtà ce ne siano due... e tra tutti i presenti alla visita guidata, sono stata l'unica che con faccia tosta ha deliberatamente fotografato lo storico deretano! 📸✨

​La doppia sfida di oggi 🕵️‍♀️

​Visto che la storia dell'arte sa essere ironica più di quanto immaginiamo, vi lascio un indizio: siamo all'interno di una Cattedrale gotica decisamente imponente, ma rigorosamente... in Francia! 🇫🇷

​Le domande per voi sono due:

​Secondo voi, quale illustre cattedrale francese custodisce questo capolavoro?

​Avete mai visitato questo posto e, soprattutto... qualcuno di voi ha per caso immortalato l'altro sedere?

​Scrivete le vostre ipotesi e pubblicate le vostre prove nei commenti! 👇

Photos from Scuola Insupposta - Maestra Imperfetta's post 10/07/2026

Lo scorso anno sono partita con un leporello immacolato.

Il piano era ambizioso: un diario di viaggio che fondesse disegni a mano, francobolli e biglietti di musei. Una narrazione visiva poetica.

Sappiamo tutti com'è andata.

È finita esattamente come l'abbonamento in palestra fatto il primo gennaio. O come il mio fermo proposito di tenere il registro elettronico sempre aggiornato, a settembre.

Il mio leporello è rimasto vuoto. Zavorra inutile in uno zaino già troppo pesante per via della mia cronica "sindrome da maestra del potrebbe servirmi".

Risultato? A un anno di distanza sono qui sul divano a disegnare quel viaggio, dopo aver passato l'anno scolastico a insegnare ai miei alunni l'importanza dell'organizzazione. (Paraculaggine docente, scientificamente dimostrata appartenere alla categoria.)

Ma è proprio disegnando i ricordi di Limoges che è successo qualcosa.

Mentre tracciavo le linee dell'architettura industriale, mi è tornato in mente il Four à porcelaine des Casseaux. Un forno degli anni '20, una struttura imponente che ci ha stregato.

Parentesi doverosa: il mio partner merita la santità. Odia visceralmente le ceramiche, ma mi ha accompagnata al Museo di Belle Arti e al forno senza ba***re ciglio. Se non è amore questo.

Visitare quel forno è stato un'esperienza quasi fisica. Il caldo atroce, la consapevolezza di cosa dovessero soffrire i lavoratori di un tempo. Due camere di cottura, due temperature: 900 gradi per la prima cottura, 1400 per la seconda. Per arrivarci ci volevano fino a quattro giorni di fuoco continuo. Poi altre settanta ore di raffreddamento prima di poter anche solo toccare i pezzi. Più di dieci giorni di lavoro per una singola infornata.

Tutto mi è tornato in mente quest'anno, dopo un corso di ceramica. Aver vissuto sulla mia pelle la prima cottura, il colore, la vetrificazione con la cristallina, ha chiuso un cerchio.

È stato un "rinforzo dell'apprendimento" potentissimo. E lì è scattata la scintilla: perché non portare questa esperienza in classe?

Raccontare la storia di quel forno, la sua tecnica, il sacrificio umano dietro l'oggetto finito. E poi, grazie al supporto di un'associazione culturale locale, far sporcare le mani ai bimbi per creare una loro scatolina di ceramica.

Trasformare il ricordo di una vacanza — e una valigia piena di rimpianti organizzativi — in una lezione viva, tattile, reale.

E voi, avete mai "tradito" il vostro piano didattico perfetto per seguire un'illuminazione arrivata per caso?





P.S. A mia parziale discolpa: è dal 12 giugno che non pensavo alla scuola, né a progetti per l’anno prossimo, né a nient’altro che non fosse il relax totale. Ma a quanto pare, quando la didattica ti entra dentro, non c’è vacanza che tenga, devi condividere... anche davanti a un forno di ceramica di cent'anni fa!

Photos from Scuola Insupposta - Maestra Imperfetta's post 08/07/2026

Ho deciso di sfidare le leggi della termodinamica e del buon senso: sono andata all'Outlet di Serravalle in pieno periodo saldi.

Partiamo da un presupposto: non scrivo per leggere lamentele sui famigerati "tre mesi di vacanza".
Sono qui perché, quando il caldo ti stordisce, ti rimangono solo due opzioni: stare chiusi in casa a guardare il soffitto o armarsi di spirito da antropologa e ironia da disegnatrice (a tempo perso, ovvero quando non sto tentando, con scarso successo, di infilare un concetto logico in quelle piccole, meravigliose testoline che mi sono state affidate).

L'Outlet, dunque. Un parco divertimenti per chi vuole studiare il comportamento umano sotto stress da shopping compulsivo.

La prima cosa che ho notato? Le file chilometriche davanti a Fendi e Gucci. E qui l'antropologa in me si è fermata a riflettere: visto il costo medio di un capo in quei templi del lusso, è matematicamente certo che chi sta in coda non faccia il mio stesso mestiere.

Noi maestri, semmai, facciamo file di altro tipo: per fotocopiare schede, per aspettare che i colleghi liberino il bagno o per cercare disperatamente un pennarello che scriva ancora, anche per la segreteria che tiene aperto sempre quando siamo a lezione e chiuso quando abbiamo ricreazione.

Tra uno scaffale e l'altro, mi imbatto in una borsa. Il design? Discutibile. Il ma**co è in metallo, una forma strana, contorta. Uso Google Lens – l'alleato segreto di ogni insegnante curiosa – e scopro la verità: avrebbe dovuto essere un gatto.
Dico "avrebbe dovuto", perché somigliava in modo inquietante a uno dei gatti disegnati dai miei alunni in prima elementare. Non me ne vogliano gli stilisti, forse era arte concettuale? Forse era un omaggio all'ingenuità infantile? Peccato che costasse quanto il mio stipendio mensile più arretrati. Onestamente: se vogliono che occupi spazio nei miei cassetti, devono pagarmi profumatamente. E se vogliono che la porti in giro, devono pagarmi ancora di più.

E qui la vera scoperta della giornata: la borsa-gatto, con tutta la sua bizzarria, era in realtà un pezzo unico — un episodio isolato di follia creativa. Il resto, invece, raccontava tutt'altra storia: proseguendo tra le vetrine, ritrovo le stesse identiche borse, gli stessi borsellini, gli stessi abiti e gli stessi pantaloni, riproposti tali e quali da un negozio all'altro. Cambiava il marchio cucito sopra, cambiava il prezzo. La forma no.

Ma il picco del surrealismo l'ho raggiunto nel negozio Bialetti.
Prima tappa: il set caffè leopardato firmato Dolce & Gabbana. Ora, io sono una persona diplomatica, ma il leopardato mi fa un effetto quasi urticante. È come se la mia caffettiera avesse deciso di andare a una festa di paese in Brianza vestita da predatrice della savana.

Seconda tappa: la linea Bialetti dedicata a Bridgerton. Ho visto la serie, ho apprezzato l'esercizio di stile (la solita, eterna storia d'amore, riciclata con costumi diversi, un po' come quando rispiego le divisioni per la terza volta in una settimana). Ma quei fiori su fondo carta zucchero? Un effetto "zia ottantenne" che mancava solo il centrino all'uncinetto sotto la moka.

Sono tornata a casa sfinita, accaldata, ma con il mio taccuino mentale pieno. In fondo, la scuola mi ha insegnato questo: osservare, analizzare e, soprattutto, ridere di tutto quello che non riesco a capire. Anche se costa quanto uno stipendio.
Alla fine? Non ho comprato nulla. Il mio portafoglio ringrazia, ma la mia vena creativa è esplosa di gioia. Ho trasformato quella giornata in una pagina intera del mio minisketchbook, annotando quella che definirei la "Wunderkammer degli orrori concettuali" dei tempi moderni.

Grazie, Outlet di Serravalle: sei stato un museo a cielo aperto, un set fotografico di stranezze che nessuna lezione di arte potrebbe mai eguagliare. Ci tornerò, certamente. Voglio vedere quali altre amenità, quali altre "opere d'arte" incomprensibili ai comuni mortali (e a chi insegna la logica ai bambini) sfornerà il mercato.
Ma una promessa a me stessa l'ho fatta: la prossima spedizione antropologica la farò in un periodo meno torrido. Perché va bene studiare il genere umano, ma c'è un limite alla sopportazione che anche una maestra con molta pazienza non può superare.

P.S. Ci tengo a precisare che questi sono gusti personalissimi. Se siete fan del leopardato estremo o se pensate che una borsa con un gatto metallico sia l'apice del design contemporaneo, non vogliatemene: vi invidio quasi la capacità di vedere bellezza dove io vedo solo dubbi esistenziali. E per la cronaca: per quanto il brand sia prestigioso, resto della ferrea idea che non sia il prezzo a rendere bella una borsa, né un centrino floreale a rendere più buono il caffè. Ma, come dico spesso ai miei alunni, il mondo è bello perché è vario... anche se a volte è un po' discutibile!


28/06/2026

🛑 Fermi tutti: oggi parliamo di fumetti (e di traumi degli anni '90)

Facciamo un salto indietro nel tempo. Io, circa 9-10 anni, spiaggiata al mare, immersa nella lettura di un albo di Dylan Dog.

Sì, lo so, forse non era una lettura propriamente "da bambina", ma eravamo pur sempre la generazione cresciuta con la TV che spacciava per "cartoni animati per l'infanzia" roba in cui aspiranti pallavoliste o ginnaste si allenavano come ai lavori forzati (Mila e Shiro, Jenny la tennista, vogliamo parlare di Mimì e Rocky Joe?), aspiranti attrici facevano cose assurde (Il grande sogno di Maya), e in Georgie una sorella si portava a letto i fratelli — con buona pace dei Lannister di Game of Thrones, arrivati secondi: Georgie ci aveva già spiegato che three is megl che two. E mentre il mondo si indignava perché i Power Rangers erano "troppo violenti", io ridevo pensando a Ken il Guerriero e Devilman. Sapevo benissimo che era finzione, mica andavo in giro a far esplodere i punti di pressione della gente.
Comunque, torniamo a me, sulla spiaggia con il mio Dylan Dog. Una signora anziana, ospite della famiglia che ci ospitava, mi guarda, mi indica con il dito e sentenzia:

"I fumetti non sono veri libri e non sono una lettura edificante!"
Cosa avrei dovuto leggere, secondo lei? Piccole Donne e Il giro del mondo in 80 giorni — libri che, ironia della sorte, avevo già divorato l'estate prima. Perché sì, leggevo come una dannata: non c'erano smartphone, non c'erano tablet, c'era solo carta e una noia salvifica.

All'epoca non ne feci un trauma. Liquidai la faccenda con un cinico: "Vabbè, è vecchia, ai suoi tempi i fumetti non esistevano" (errore storico grossolano, ma a 10 anni che ne sai?). Però quella frase mi è rimasta conficcata in testa per anni.

Finché non sono diventata Maestra.

Il fumetto È letteratura 📚🎨
Quando mi sono trovata a insegnare italiano alle primarie davanti a bambini che di leggere non ne avevano la minima voglia, ho guardato loro (e soprattutto i loro genitori) e ho detto: "Comprate i fumetti. Se gli piacciono, vanno benissimo. È pur sempre lettura."
Lo penso allora e lo sostengo fermamente oggi. Il fumetto non è un "sotto-genere" per chi è pigro o per chi non sa leggere le parole lunghe. Il fumetto è letteratura che si arricchisce di arte visiva. È complessità, è ritmo, è un linguaggio potentissimo che allena la mente a collegare testo e immagine in modo immediato e profondo.

Per decenni il fumetto è stato trattato come letteratura di serie B — buono per i bambini pigri, mai per gli scaffali "seri". Eppure c'era già Corto Maltese di Hugo Pratt a dimostrare il contrario, negli stessi anni in cui la vecchietta sentenziava dalla sdraio. E oggi nessuno si sognerebbe di derubricare Valzer con Bashir o Persepolis a "letturina": sono memoria storica, sono trauma, sono politica, raccontati con un linguaggio che le parole da sole non avrebbero reso altrettanto potente.

Quindi, cari genitori e cari colleghi, liberiamoci dei vecchi pregiudizi da spiaggia. Se un bambino legge un fumetto, sta leggendo. Punto. La storia, peraltro, ci ha già dato ragione da tempo.

E se è un Dylan Dog... beh, magari aspettate che compia almeno 13 anni, ecco! 😉

E voi? Quale fumetto vi ha cresciuto? C'è ancora qualcuno che pensa che non siano "veri libri"?



26/06/2026

☀️ Estate, "Buropazzia" e Grandi Viaggi (con lo stipendio da prof)
Ci siamo. È estate. E quest’anno, incredibile ma vero, si preannuncia una stagione di totale pace familiare: niente lotte all'ultimo sangue col mio compagno per l'ultimo cruciverba della Settimana Enigmistica. Perché, parliamoci chiaro, tutto ma... non puoi farmi proprio il cruciverba che volevo fare io! 😅

La verità è che il mio cervello non ne vuole sapere di mettersi in pausa. Ha fame di stimoli. Durante l'anno scolastico, tra impegni istituzionali, la solita buropazzia e progetti vari – con tanto di un briciolo di didattica occasionale incastrata tra l'uno e l'altro (ogni intento polemico è assolutamente NON casuale) – a malapena riesco a leggere il volantino di un museo.

Praticamente gli unici libri che apro da settembre a giugno sono quelli di testo (ed è tutto dire, data la loro semplificazione estrema) o, al massimo, qualche guida didattica.

😮‍💨 Finalmente si torna a respirare...
Ora che le lezioni sono finite (anche se gli impegni istituzionali resistono come l'erba infestante), sento finalmente tornare il respiro. Torna la possibilità di:

📖 Documentarmi con calma

📚 Leggere un libro vero (un saggio, un romanzo, decidete voi!)

🎨 Disegnare

✈️ Viaggiare

E visto che lo stipendio da docente – colpo di tosse d'ordinanza – non permette esattamente viaggi frequenti, lunghi e intercontinentali, ho dovuto aguzzare l'ingegno.

🖥️ Il mio alleato estivo: Google Arts & Culture
Per viaggiare sia fisicamente che virtualmente, e per aiutarmi a scoprire posti meravigliosi e totalmente nuovi per me, sono tornata alla mia amata Google Arts & Culture. È lì che placo la mia sete di curiosità senza alleggerire il portafoglio.

E voi, colleghe e colleghi, come state rigenerando i neuroni in questa pausa estiva? Cruciverba selvaggio, pile di libri arretrati o viaggi low-budget? 👇



17/06/2026

Maturità 2026: San Francesco e il segreto per sopravvivere all'orale (Spoiler: c'entrano le allucinazioni) 🦦👇

A 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, il Ministero ha il colpo in canna per una traccia che unisce letteratura, storia ed ecologia. Ma prima di raccontare ai prof la favola del "primo ecologista della storia" in stile Disney, scopriamo la verità storica. 🧐

Nel Medioevo spopolava la "segale cornuta", un fungo parassita dei cereali che causava deliri mistici e allucinazioni. Questo spiega un sacco di cose sulle chiacchierate con i lupi e i tweet mentali con gli uccellini. 🌾✨

La verità? Francesco vi ha lasciato la strategia perfetta per giugno. All'orale vi servirà proprio la sua capacità di mantenere la calma davanti a creature feroci che non parlano la vostra lingua (la commissione). Solo che il vostro effetto allucinogeno sarà gentilmente offerto dal deficit di sonno e dal mix di caffè e bevande energetiche. ☕🔋

👇 COMMENTA: All'orale punterai sulla diplomazia o proverai a rendere mansueta la commissione come San Francesco ha fatto con il lupo di Gubbio? 🐺

📌 Salva il Reel per il ripasso dell'ultimo minuto e giralo al tuo compagno di banco che sta già avendo i primi deliri mistici da studio matto e disperatissimo.

d’assisi

17/06/2026

Notte prima degli esami: Il discorso del Capibara che avevi bisogno di sentire. 🦦🎒👇

Se stai leggendo questo post alle 11 di sera con un occhio su Leopardi e l’altro sulle notifiche del gruppo classe in pieno panico per la poetica del sublime... FERMATI. 🛑

Stai solo alimentando l'ansia dei tuoi compagni in un effetto domino che non serve a nulla. Ascolta il consiglio della zia: "Quello che sai, sai. Quello che non sai, non lo impari in una notte".

Niente di quello che hai fatto in questi 5 anni — versioni, temi, interrogazioni — sparirà stasera. È tutto lì dentro. Domani mattina davanti a quel foglio protocollo dovrai solo respirare e buttare fuori quello che hai, che è già abbastanza. 📝✨

Siamo sopravvissuti tutti alla Maturità, ce la farai anche tu. Bastano un po' di ingegno e una sana dose di paraculaggine per svoltare l'esame.

👇 COMMENTA: Tu stasera cosa farai per calmarti? Tisana rilassante o maratona di serie tv per non pensare?

📌 Salva questo Reel per riguardarlo domattina prima di entrare a scuola e giralo a quel compagno di classe che sta avendo una crisi isterica sul gruppo Whatsapp.

17/06/2026

Maturità 2026: La tecnica segreta di Dario Fo per svoltare l'esame orale (anche se non hai studiato). 🎭🦦

Quest'anno ricorrono i cento anni dalla nascita di Dario Fo, genio assoluto e Premio Nobel. Se il Ministero decidesse di dedicargli una traccia sull'impegno civile, sapete già cosa fare. Ma il suo vero regalo per voi è il GRAMMELOT: una lingua inventata, fatta di suoni nonsense e finzione totale, recitata con una sicurezza tale da incantare chiunque.

Ecco come applicare il Grammelot Ministeriale davanti alla commissione:
1️⃣ La gestualità: Muovete le mani con enfasi e precisione quasi teatrale. 👋
2️⃣ La postura: Annuite con lo sguardo fiero e convinto di chi la sa lunghissima. 😎
3️⃣ Le parole chiave: Infilate nel discorso termini a caso come "sinergia", "paradigma" o "contesto olistico". Servono a nascondere il vuoto cosmico della vostra preparazione.

Se Dario Fo ci ha vinto un Nobel per la letteratura con questo trucco, voi potete tranquillamente portarvi a casa un solidissimo 60 politico! 😉

👇 COMMENTA: Qual è la parola del "grammelot" dei prof che non hai mai capito cosa significhi davvero?

📌 Salva il Reel per non dimenticare i termini salvavita e passalo a chi ha un disperato bisogno di imparare l'arte della supercazzola accademica!

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