Scuola Insupposta - Maestra Imperfetta

Scuola Insupposta - Maestra Imperfetta

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Solo una maestra imperfetta con occhiaie a lunga durata e una laurea in sopravvivenza tra circolari inutili e lavoretti glitterati.

Che tu sia collega, DS, ATA, genitore o curioso siediti pure, ho tenuto un posto accanto alla macchina del caffè rotta. Sono una maestra molto imperfetta!

31/05/2026

🏝️ A fine maggio, ogni insegnante si trasforma ufficialmente in Robinson Crusoe.

Il rifugio? Costruito con pile di fotocopie. 📄
Le capre? Addomesticate (più o meno). 🐐
Ogni giorno che passa? Un segno inciso sul registro elettronico. 🗓️

L'orizzonte si chiama GIUGNO. Ci salverà una nave? Probabilmente no, arriverà solo il carico da undici: relazioni finali, colloqui deserti e l'ultimo, epico collegio docenti. 🥲

Per fortuna che c'è "Venerdì" — quel collega cinico al punto giusto che ti porta il caffè per pura solidarietà (o pietà). ☕❤️

E tu, quanti giorni devi ancora incidere sul legno prima del 30 giugno? Scrivilo nei commenti! 👇

👉 Segui per sopravvivere insieme alla fine dell'anno!




30/05/2026

Ci son cascato di nuovo, cantava Achille Lauro.
Ci sono cascata pure io.

Sabato. Le pulizie fatte, le verifiche di matematica corrette (morale: a maggio, calcolo e ragionamento vanno in ferie prima ancora dei bambini — il livello difficile della guida didattica di quarta è evidentemente pensato per chi oggi è già alle medie). Resto qui con le verifiche di geometria davanti: corrette, annotate, complete di tutto. Manca solo il giudizio. Quello ancora non c'è.

E mentre procrastino nel modo più produttivo possibile, mi capita una telefonata con una collega che lavora a due quartieri di distanza. Come nella maggioranza delle telefonate o chiacchierate tra maestre si parla di cosa si fa per capire, per confrontarsi e confortarsi.

"Fra, ma tu davvero fai questo? Ma chiedi tantissimo. Ma sono bravissimi, allora."

Uno schiaffo.

Non di quelli che fanno male, sia chiaro. Di quelli che ti svegliano quando stai dormendo in piedi.

Il problema è che non so bene cosa farmene, di questo schiaffo.
Se è una conferma che sto facendo bene, o la prova che il metro si è talmente abbassato che fare il proprio lavoro sembra uno sforzo straordinario.
Forse tutte e due le cose insieme.
Forse è questa la parte più scomoda: che non si escludono.
Voi come la vivete?
Vi è mai capitato che un complimento vi lasciasse più domande che risposte?



Il ruolo del feedback nell’insegnamento 26/05/2026

Il ruolo del feedback nell’insegnamento

Tre mesi di vacanze. Diciotto ore settimanali per le secondarie e 24 per le primarie. Il lavoro più comodo del mondo. Lo sappiamo. L'abbiamo sentito tante volte che ormai ci scivola addosso come l'acqua sul Gore-Tex. Non vale neanche più la pena rispondere. Ma c'è una cosa che nessuno nomina mai. Non perché sia un segreto: semplicemente non ci pensa nessuno....

Il ruolo del feedback nell’insegnamento Tre mesi di vacanze. Diciotto ore settimanali per le secondarie e 24 per le primarie. Il lavoro più comodo del mondo. Lo sappiamo. L’abbiamo sentito tante volte che ormai ci scivola addosso c…

26/05/2026

Partiamo dai fatti, con l'onestà intellettuale che la situazione richiede: ho sbagliato io.

Ho dato una verifica di matematica a maggio. A bambini di quarta. A maggio. A FINE maggio.

Chi insegna sa già dove voglio andare a parare. Gli altri si fidino: maggio alle primarie è un mese in cui i bambini esistono ancora fisicamente in classe, ma la parte cognitiva ha già prenotato le vacanze. Avevo una scheda presa da una guida didattica — calibrata, adeguata, tecnicamente ineccepibile. L'ho data a maggio. Colpa mia, punto.

Detto questo: stendiamo un velo pietoso sui risultati.
Anzi no, non lo stendo. Perché c'è una cosa che mi ha colpita più degli errori: 17 bambini, 4 problemi a testa. Di 17, tre mi hanno ragionato. Sbagliato qualche calcolo, magari — i calcoli li perdono volentieri. Ma il ragionamento c'era. Gli altri 14 mi hanno consegnato qualcosa che aveva tutta l'aria di essere stato fatto con grande dedizione da qualcuno che non era seduto al banco quel giorno.

L' indizio? A casa i compiti tornavano perfetti. In classe, quattro problemi, zero giusti.

"Mi ha aiutato la mamma."

Ho rivalutato il significato di questa frase. "Aiutare" copre evidentemente un'area semantica molto più ampia di quanto pensassi, che va dal "ho spiegato il procedimento" fino al "ho fatto tutto io sperando che qualcosa passasse per osmosi."
Non è passato niente per osmosi.

La verifica non la faccio per torturare nessuno — la faccio per capire dove sono. E a maggio ho capito dove erano: tre in quarta, quattordici in un posto imprecisato tra casa loro e le intenzioni della mamma.

L'anno prossimo: niente verifiche a maggio. L'ho imparato. Ci ho messo annii, ma l'ho imparato (forse).

Nel frattempo sto riconsiderando seriamente il mio operato. Non solo sulla verifica — proprio tutto. Le scelte didattiche, i tempi, la fiducia riposta (nell'autonomia dei miei alunni, nei genitori...).
È un processo lungo e doloroso che si chiama "fine anno scolastico."

Ditemi che non sono sola. Ditemi che anche voi avete una verifica di maggio nel cassetto dei rimpianti. Ditemi tutto — i commenti sono il mio confessionale laico e questa settimana ho molto da farmi perdonare.

24/05/2026

La scuola secondo Sofocle. 🏛️✨
Indaghiamo ossessivamente sui fallimenti del sistema, cerchiamo il colpevole tra riforme e disattenzioni, ma alla fine... cosa vediamo nello specchio?

💬 Ti sei mai chiesto se anche tu sei parte del problema che critichi? Parliamone nei commenti!

✨ Seguimi per altre pillole di saggezza (in)supposta:

22/05/2026

Stamattina, Festa dello Sport al Porto Antico. Parto con una certa convinzione, perché l'idea di far provare ai miei alunni qualcosa di diverso dal calcio mi sembrava sacrosanta.
La convinzione regge fino a quando leggo il programma: 20 minuti per sport. Venti. Minuti. Ho avuto un momento di smarrimento interiore che solo chi conosce le capacità motorie dei bambini di quarta può capire fino in fondo.
Poi mi sono detta: dai, organizzeranno bene gli spostamenti.
Il viaggio in treno è stato, giuro, da manuale: bambini tranquilli, nessun incidente, clima da collegio svizzero. Momento magico irripetibile.

Arriviamo. E qui la realtà riprende il comando.

Il nostro tutor — figura teoricamente preposta ad accompagnarci — non sapeva né il nostro programma né dove si trovassero le aree. Funzionava un po' come una bussola smagnetizzata: presente, ma orientata verso niente di preciso.

Poi c'erano le colleghe. Quelle che tagliavano la fila con olimpica disinvoltura. Quelle che ti lanciavano un'occhiataccia se ti avvicinavi alla loro area, come se stessi minacciando un territorio. E lo staff: "faccio parte dell'organizzazione ma la nostra responsabile non risponde al telefono" — detto con la serenità di chi ha già accettato la situazione.

Il colpo di grazia: una classe non prenotata ha chiesto di fare vela. Richiesta accolta. Turni saltati. E siccome dovevamo prendere il treno, il sacrificato è stato il nostro ultimo sport.
Quattro sport in programma. Tre completati. Uno evaporato nell'etere organizzativo.

Bilancio della giornata: i bambini si sono divertiti tantissimo e non hanno capito niente del caos intorno a loro, il che mi ha ricordato che la resilienza è una competenza che i bambini sviluppano naturalmente — noi maestre dobbiamo ancora lavorarci.

L'unica cosa organizzata alla perfezione era una Lamborghini della Polizia parcheggiata lì, lucidissima. La poliziotta di guardia mi ha informata che in Italia ce ne sono solo due. Una è a Roma. Quindi noi abbiamo visto QUELLA. L'altra metà dell'esistente.
Un pinguino nel deserto.

Bellissima, inutile al nostro scopo, e almeno lei non doveva chiamare nessuna responsabile.

18/05/2026

Ore 8:00. Accoglienza della truppa con il nostro solito frasario fatto di finti coppini bonari, battiti di mani e sguardi d'intesa. Ormai siamo una famiglia di fatto (e i rispettivi partner muti).

​Ore 8:15. Registro elettronico fatto, si aprono i quaderni di matematica per correggere i compiti. E niente, parte lo stargate.
​Non so bene secondo quale legge fisica siamo partiti dalle equivalenze, abbiamo deviato sulle misure di tempo e siamo atterrati, non si sa come, al calcolo delle probabilità. Il tutto condito da errori trasformati in barzellette, risate e "ahhh, ora ho capito!".

​Quella connessione lì, tra me e loro, è una droga potente. Al punto che oggi avrei firmato per fare il tempo prolungato fino a notte.

​Capita anche a voi di non voler più suonare la campanella?



17/05/2026

(Pubblicato di domenica perché ieri ero impegnata in obblighi vari. Gli hobby aspettano. Sempre.)
Andrebbe fatto col Garam Masala.
Non l'ho trovato.
Andrebbe fatto col lime.
Non l'ho trovato.

Ho usato il Tandoori Masala e il limone Coop, perché da maestra non mi arrendo — mi arrangio.

Tandoori Masala, cannella, aglio, zenzero, cipolla, kefir, limone, b***o, panna fresca e pollo. Due ore di marinatura, poi in padella — la stessa padella di ghisa da 26€ dell'episodio precedente, che a questo punto è una presenza fissa.

Confesso che mentre preparavo la marinatura stavo già muovendo il didietro al ritmo di canzoni improbabili di Bollywood, euforica per il successo del tandoori.

Poi mi è venuta l'ansia.
Ansia del giudizio finale.

Io. Che valuto tutto il giorno.

Verdetto delpartner (e del mio palato): promosso.
E ha superato il tandoori (supera sempre la volta precedente, tutto sto entusiasmo comincia ad essere sospetto)

Morale: a scuola ti dicono che senza gli strumenti giusti non puoi fare nulla di buono.

Io il Garam Masala non l'ho trovato e il lime neanche.
Il risultato era comunque da ristorante.
Forse il problema non erano mai gli strumenti.

👇 Voi vi arrangiate in cucina o aspettate di avere tutto l'occorrente?

17/05/2026

George Orwell aveva previsto tutto. 👁️ Mi sono guardata intorno e ho capito che il "Ministero della Verità" non è solo un capitolo di un libro, ma a volte somiglia terribilmente alle nostre scartoffie scolastiche. 📝

Ho imparato a scrivere cose in cui non credo su documenti che nessuno leggerà mai.
E tu? Qual è il termine di "neolingua" scolastica che ti fa più sorridere (o disperare)?
Scrivimelo nei commenti! 👇

#1984

14/05/2026

Livello di stress odierno: Oltre la soglia del "non udibile". 🤯

Oggi a mensa ho toccato vette di ottimismo degne di un cartone animato della Disney. Mi sono avvicinata al tavolo e, con la voce che mi restava, ho esclamato:

"Bambini, parlate più piano! C’è così tanto chiasso che non riesco nemmeno a sentirvi!"

L’ho detto con quella convinzione profonda di chi crede fermamente nel potere della pedagogia... ignorando beatamente il fatto che in quel preciso istante, nello stesso stanzone, c’erano altre quattro classi che urlavano come se non ci fosse un domani. 📣

La verità? Non è che non sento loro. È che il mio cervello ha attivato la modalità "protezione testimoni" e sta cercando di dissociarsi dalla realtà acustica circostante.

Se qualcuno mi vede fissare il vuoto con una forchetta in mano, non sto meditando. Sto solo cercando di capire se quel fischio che sento è l'acufene o la ricreazione che incombe. 🧘‍♀️☕

E voi? A che livello di "finto sordo" siete arrivate oggi? Ditemelo nei commenti (ma scrivete piano, che mi fa male la testa!). 👇

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