Genoa C F Children

Indicazioni

Genoa C F Children Associazione educativa e solidaristica

16/10/2026

LA SICUREZZA DI CHI?

Ci viene detto che dobbiamo avere paura.

Paura del nemico.
Della guerra.
Delle minacce che incombono su di noi.

E in nome della sicurezza si chiedono sacrifici, si aumentano le spese militari, si investono risorse immense negli armamenti.

Ma c'è una domanda che dobbiamo porci.

CHI È DAVVERO PIÙ AL SICURO IN UNA SOCIETÀ CHE SI ARMA SEMPRE DI PIÙ, MENTRE TANTE PERSONE FATICANO A CURARSI, TROVARE UNA CASA, VIVERE DIGNITOSAMENTE E IMMAGINARE IL PROPRIO FUTURO?

La sicurezza non è soltanto proteggere i confini.

È poter entrare in un ospedale e ricevere cure adeguate.
È non dover rinunciare a una visita perché costa troppo.
È avere un lavoro dignitoso, una casa, un futuro.
È poter vivere senza essere schiacciati dalla precarietà e dalla paura.

Eppure, la paura può diventare uno strumento di potere.

Può giustificare nuove spese militari.
Può alimentare il consenso alla repressione.
Può rendere accettabile la guerra.
Può distogliere lo sguardo dagli interessi economici che prosperano nei conflitti.

LA GUERRA DISTRUGGE VITE. MA PUÒ ANCHE GENERARE ENORMI PROFITTI PER CHI PRODUCE E COMMERCIA ARMAMENTI.

Per questo dobbiamo chiederci chi guadagna dalla corsa al riarmo, chi ne paga il prezzo e quali interessi vengono presentati come se coincidessero necessariamente con quelli di tutti.

Non significa negare le minacce reali né rinunciare a proteggere le persone.

Significa rifiutare che la paura diventi una giustificazione permanente per militarizzare la società, comprimere i diritti e relegare in secondo piano i bisogni umani.

Per Andare Oltre, la sicurezza deve significare prima di tutto PROTEGGERE LA VITA.

Una sanità pubblica accessibile.
La dignità di ogni persona.
La libertà.
La giustizia sociale.
La prevenzione dei conflitti.
La costruzione della pace.

Non possiamo accettare che la guerra venga raccontata come inevitabile mentre la pace viene trattata come un'illusione.

Non possiamo considerare inevitabile spendere sempre di più per prepararci alla guerra e poi dichiarare che non ci sono risorse sufficienti per rispondere ai bisogni delle persone.

LA DOMANDA NON È SOLTANTO QUANTO DOBBIAMO SPENDERE PER SENTIRCI AL SICURO. È QUALE SOCIETÀ VOGLIAMO COSTRUIRE PER ESSERLO DAVVERO.

Una società che investe soprattutto nella capacità di combattere?

O una società che investe nella capacità di prevenire la violenza, curare, educare, includere e vivere insieme?

La sicurezza non deve diventare il nome con cui giustifichiamo la paura.

LA VITA NON È UNA SPESA SECONDARIA.

La sanità, la dignità, la libertà e la pace non sono costi da sostenere quando avanzano risorse.

Sono le ragioni per cui una società dovrebbe esistere.

ANDARE OLTRE.

16/10/2026

DDR non teme il diluvio, dovendo calare nel corral romano, vista la forza della squadra di Gasp. È iniziato un nuovo viaggio per il Genoa

16/10/2026

ROMA–GENOA, IL PESO DELLE ASSENZE: DUE SQUADRE DA RIDISEGNARE, UNA SFIDA DA LEGGERE OLTRE I NOMI

Situazione verificata sulle notizie disponibili nella mattinata del 16 ottobre 2026, in attesa degli ultimi aggiornamenti medici e delle convocazioni.

Le assenze cambiano le possibilità degli allenatori. Non decidono, da sole, il risultato. Roma e Genoa si avvicinano alla sfida dell’Olimpico, in programma sabato 17 ottobre alle 20.45, con problemi che incidono su reparti, alternative e gestione della partita. Per confrontarle seriamente occorre distinguere chi mancherà da chi conserva una possibilità di recupero.

Il confronto delle disponibilità

Situazione| Genoa| Roma

Assenze per infortunio indicate dalle ultime notizie| Colombo, Havel, Meichtry, Sow, Nuredini e Venturino, secondo l’aggiornamento ANSA del 15 ottobre| Svilar certamente indisponibile; Cristante indicato indisponibile da alcune testate e in forte dubbio da Sky

Recuperi e condizioni da verificare| Amorim, tornato parzialmente al lavoro con il gruppo| Koné, indicato fuori da Sky ma con accertamenti ancora attesi; Dybala, in dubbio

Squalifiche| Nessuna segnalata| Malen, fermato per una giornata

Il quadro richiede una precisazione: non tutti i nomi hanno lo stesso grado di certezza. Per il Genoa, l’aggiornamento ANSA più recente esclude sei giocatori e lascia aperto il recupero di Amorim. Per la Roma, la situazione di Cristante presenta formulazioni differenti tra le fonti, mentre gli esami di Koné e Dybala devono ancora chiarire l’entità dei problemi.

Roma: problemi lungo l’asse centrale

L’assenza di Svilar obbliga Gasperini a rinunciare al portiere titolare. Il tecnico aveva già indicato Gollini come sostituto dopo l’infortunio: una frattura da stress che richiede diverse settimane di recupero.

A centrocampo, la combinazione dei problemi di Cristante e Koné rappresenta il nodo più delicato. Il primo è alle prese con un’infiammazione al ginocchio; il secondo si è fermato contro il Real Madrid per un problema muscolare alla coscia. Sky lo indica indisponibile per il Genoa, ma senza l’esito degli accertamenti non è corretto fissare diagnosi definitiva e durata dello stop.

Sul piano tattico, l’eventuale contemporanea rinuncia ai due centrocampisti ridurrebbe le possibilità di scelta nella zona in cui servono recupero del pallone, protezione della difesa e continuità nella costruzione. Pisilli viene indicato tra le soluzioni possibili dalle probabili formazioni.

Davanti, Malen salterà la partita per squalifica. Diverso il discorso per Dybala: il fastidio muscolare al polpaccio accusato in Champions lo mantiene in dubbio. Nelle notizie consultate non emerge ancora un esito degli esami che consenta di dichiararlo definitivamente fuori. La sua eventuale assenza toglierebbe una soluzione creativa tra le linee; la squalifica di Malen impone invece già una scelta diversa nel ruolo di riferimento offensivo.

Genoa: sei assenze e una possibilità chiamata Amorim

Anche De Rossi deve preparare la partita con opzioni ridotte. Secondo ANSA, restano fuori Colombo, Havel, Meichtry, Sow, Nuredini e Venturino. L’unico possibile recupero è quello di Amorim, reduce da una distorsione alla caviglia: la seduta leggera svolta con i compagni è un progresso, ma non equivale ancora alla certezza della convocazione.

La mancanza di Colombo limita le alternative offensive, quella di Sow restringe le scelte a centrocampo. Il problema rossoblù riguarda dunque anche la possibilità di modificare la gara dalla panchina: un eventuale recupero di Amorim avrebbe valore proprio perché restituirebbe un’opzione, senza implicare automaticamente un impiego dall’inizio.

Quanto allo schieramento, ANSA prospetta il ritorno alla difesa a tre, mentre altre ricostruzioni mantengono aperte più soluzioni. Il modulo resta una previsione, non una decisione ufficiale.

Il confronto suggerisce due difficoltà diverse: la Roma rischia di perdere contemporaneamente riferimenti centrali nella costruzione e nella rifinitura; il Genoa deve compensare un numero consistente di indisponibili e preservare le proprie possibilità di cambio.

Per i rossoblù, la strada passa dalla compattezza, dalla cura delle seconde p***e e dalla capacità di ripartire senza perdere subito il possesso. Cercare eventuali difficoltà nell’equilibrio giallorosso può essere una scelta utile; interpretare le assenze avversarie come una garanzia sarebbe un errore.

Il Genoa dovrà affrontare la Roma attraverso ciò che saprà fare in campo: distanze corrette, lucidità e coraggio nelle occasioni per attaccare.

~ Clan dei Grifoni ~

15/10/2026

La Repubblica
Genoa a Roma, non solo De Rossi: anche El Sharaawy è un idolo

di Andrea Piras

Il “Faraone” ha scritto in giallorosso alcune delle pagine migliori della carriera. Per la prima volta all’Olimpico col Grifone, sognando un ritorno da ricordare

Che sia Roma-Genoa o Genoa-Roma, poco importa. La sfida fra rossoblù e giallorossi sarà sempre la partita degli ex. Dire De Rossi da una parte e Gasperini dall’altra sarebbe troppo banale visto che ormai i due allenatori si sono già affrontati la passata stagione. Quella di sabato 17 ottobre, fischio d’inizio alle 20.45, sarà anche la partita di Stephan El Shaarawy, fino allo scorso giugno proprio alle dipendenze del tecnico di Grugliasco nella capitale e da questa stagione tornato in maniera romantica a casa dove la sua carriera, che poi lo portò in giro per il mondo, ebbe inizio.

L’accoglienza del pubblico della capitale sarà calorosa. Del resto non si possono cancellare con un colpo di spugna nove stagioni, così come va sottolineato come il Grifone sia la squadra che lo ha cresciuto e fatto debuttare nel massimo campionato. E in giallorosso ha vinto nella stagione 2021-2022, con José Mourinho alla guida, la Conference League a 61 anni di distanza dall’unico trofeo internazionale.

15/10/2026

IL TEMPO RUBATO

QUANTO DELLA NOSTRA VITA CI APPARTIENE DAVVERO?

Ci chiediamo spesso se guadagniamo abbastanza.

Molto meno spesso ci chiediamo quanto della nostra vita dobbiamo spendere per guadagnare.

Ore di lavoro.
Ore di viaggio.
Ore di fatica.
Ore per recuperare dalla fatica.

E poi le incombenze, le preoccupazioni, le scadenze, le richieste continue.

Le giornate passano. Le settimane si accumulano. Gli anni scorrono.

E rimandiamo.

Rimandiamo il tempo per noi stessi.
Per le persone che amiamo.
Per i figli che crescono.
Per gli amici che non incontriamo più.
Per leggere, imparare, creare, partecipare.
Per fermarci a capire chi siamo e chi vogliamo diventare.

MA UNA VITA NELLA QUALE NON TROVIAMO IL TEMPO DI VIVERE CHE VITA È?

PERCHÉ IL NOSTRO TEMPO È COSÌ POCO NOSTRO?

Il tempo è la nostra risorsa più preziosa. Ma è anche una risorsa economica.

Il sistema produttivo ha bisogno di lavoro, la società dei consumi ha bisogno di acquisti e il mercato cerca continuamente nuove occasioni per generare ricavi.

In molti contesti, questa logica entra in conflitto con il bisogno umano di riposo, libertà e relazioni.

Lavoriamo per vivere, ma possiamo finire per vivere quasi esclusivamente per lavorare.

Guadagniamo per sostenere le nostre necessità e i nostri consumi, ma spesso dobbiamo continuare a lavorare per mantenerli.

La precarietà ci spinge ad accettare condizioni che altrimenti rifiuteremmo. La pressione a produrre di più e a essere sempre disponibili invade spazi che dovrebbero appartenere anche alla nostra vita personale.

Non serve immaginare un unico disegno che governi tutto questo.

Bastano meccanismi economici, interessi e priorità che, combinandosi, possono rendere normale una condizione nella quale il tempo umano viene continuamente sacrificato.

IL PROBLEMA NON È SOLTANTO QUANTO LAVORIAMO. È QUANTO POCO SPAZIO CI RESTA PER VIVERE.
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CHE COSA CI VIENE SOTTRATTO?

Non soltanto il tempo libero.

Ci viene sottratto tempo per conoscerci, coltivare la nostra autenticità, approfondire le nostre capacità e scoprire possibilità che non sapevamo di avere.

Ci viene sottratto tempo per stare con le persone senza fretta, ascoltare davvero, prenderci cura, costruire relazioni che non siano ridotte a incontri occasionali tra un impegno e l'altro.

Ci viene sottratto tempo per comprendere il mondo, informarci, riflettere, partecipare alla vita della comunità e contribuire alle decisioni che riguardano tutti.

Quando ogni giornata è una corsa, anche la nostra possibilità di evolvere rischia di restringersi.

Senza tempo per ascoltare, l'empatia fatica a diventare pratica.

Senza tempo per incontrarci, le relazioni si impoveriscono.

Senza tempo per riflettere, diventa più difficile mettere in discussione ciò che ci viene presentato come inevitabile.

Senza tempo per partecipare, i problemi collettivi rischiano di rimanere problemi individuali.

NON PERDIAMO SOLTANTO ORE. PERDIAMO POSSIBILITÀ DI ESSERE, DI AMARE, DI COMPRENDERE E DI DIVENTARE.

E alcune possibilità non ritornano.

Il tempo dei figli che crescono non torna. Le occasioni di incontro possono svanire. Gli anni trascorsi senza riuscire a vivere come avremmo voluto non possono essere recuperati.

Nessun aumento di produttività può restituirci il tempo che abbiamo già vissuto.
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UNA PERSONA SEMPRE OCCUPATA HA MENO TEMPO PER CAMBIARE LE COSE

La mancanza di tempo non riguarda soltanto la vita privata.

Una persona stanca, preoccupata e assorbita dalle necessità quotidiane può avere meno energie per interrogarsi sulle cause della propria condizione, riconoscere i problemi condivisi e immaginare alternative.

Incontrarsi richiede tempo. Organizzarsi richiede tempo. Costruire solidarietà, difendere diritti e partecipare alla vita collettiva richiede tempo.

Quando questi spazi si restringono, diventa più difficile trasformare una difficoltà individuale in una domanda collettiva.

Non significa che chi lavora molto sia meno consapevole o meno capace di reagire. Significa che lA LIBERTÀ DI PARTECIPARE DIPENDE ANCHE DALLE CONDIZIONI MATERIALI E DAL TEMPO CHE ABBIAMO A DISPOSIZIONE.

E allora il tempo diventa una questione sociale e politica.

Chi dispone di risorse economiche può spesso acquistare servizi, delegare incombenze e recuperare tempo. Chi vive in condizioni precarie può essere costretto a spendere molte più ore per soddisfare le stesse necessità.

Il tempo, quindi, non è distribuito soltanto secondo le nostre scelte. È condizionato anche dal reddito, dal lavoro, dalle responsabilità di cura e dalle opportunità disponibili.
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LA VITA DEVE SERVIRE AL SISTEMA O IL SISTEMA ALLA VITA?

Non si tratta di rifiutare il lavoro, la produzione o le necessità materiali.

Si tratta di domandarci a che cosa debbano servire.

Il lavoro dovrebbe contribuire a sostenere la vita, non assorbirla interamente.

L'economia dovrebbe creare condizioni per il benessere umano, non misurare ogni cosa soltanto attraverso la produzione e il consumo.

Il progresso dovrebbe ampliare le possibilità delle persone, non lasciare intatto il problema di come trovare il tempo per vivere.

Una società dovrebbe essere giudicata anche dal tempo che lascia alle persone per riposare, crescere, amare, prendersi cura, apprendere e partecipare.

IL TEMPO PER NOI STESSI NON È UN LUSSO.
IL TEMPO PER GLI ALTRI NON È UNO SPRECO.
IL TEMPO PER LA COMUNITÀ NON È TEMPO PERSO.

Sono parti essenziali della nostra umanità.
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RIPRENDERCI IL TEMPO SIGNIFICA RIPRENDERCI LA VITA

Non possiamo recuperare tutto il tempo perduto. Ma possiamo cominciare a riconoscerne il valore.

Possiamo interrogarci sulle nostre priorità, proteggere gli spazi dedicati alle relazioni, ridurre ciò che ci consuma senza arricchirci e cercare forme di vita più consapevoli.

Ma non basta la volontà individuale.

Occorre anche costruire condizioni sociali nelle quali il tempo non sia un privilegio di pochi: condizioni di lavoro dignitose, una distribuzione più equa delle responsabilità di cura, servizi accessibili, tempi di vita sostenibili e maggiori possibilità di partecipazione.

Perché non tutti possono scegliere liberamente come impiegare le proprie giornate.

E perché la libertà di vivere non può dipendere soltanto dalla capacità di resistere alla fatica.

QUANTO DELLA TUA VITA TI APPARTIENE DAVVERO?

Non siamo qui soltanto per produrre, consumare e ricominciare.

Siamo qui per conoscere, amare, prenderci cura, sviluppare la nostra autenticità, incontrare gli altri e contribuire a costruire una società più umana.

Il tempo non è semplicemente ciò che ci resta dopo aver lavorato.

È LA VITA STESSA.

E la domanda che dobbiamo porci è questa:

VOGLIAMO CONTINUARE A ORGANIZZARE LA VITA INTORNO AL SISTEMA, O COMINCIARE A ORGANIZZARE IL SISTEMA INTORNO ALLA VITA?

ANDARE OLTRE

14/10/2026
14/10/2026
14/10/2026

ROMA–GENOA, ARBITRA ROSARIO ABISSO: PRECEDENTI, NUMERI E UN RITORNO CHE FA DISCUTERE 🤣🤣🤣

Sabato 17 ottobre, ore 20:45, Stadio Olimpico. Per la settima giornata di Serie A 2026/27, l'AIA ha affidato Roma–Genoa a Rosario Abisso, della sezione di Palermo. Una designazione interessante, anche alla luce dei precedenti del direttore di gara con entrambe le squadre.

⚖️ LA SESTINA ARBITRALE

- Arbitro: Rosario Abisso (Palermo)
- Assistenti: Tegoni e Miniutti
- Quarto ufficiale: Giuseppe Collu
- VAR: Luca Pairetto
- AVAR: Luca Massimi

🔎 CHI È ROSARIO ABISSO

Classe 1985, Abisso è un arbitro di lunga esperienza, arrivato all'esordio in Serie A nel gennaio 2015.

La designazione dell'Olimpico segna un passaggio significativo della sua stagione. A settembre, infatti, il Tribunale Federale Nazionale ha accolto il suo ricorso contro la dismissione dall'organico arbitrale, inizialmente disposta dall'AIA per limiti di permanenza nel ruolo.

Roma–Genoa rappresenta così il suo ritorno alla direzione di una partita di Serie A nella stagione 2026/27, dopo gli impegni già svolti in campionato come ufficiale VAR.

📊 I PRECEDENTI CON IL GENOA

Il bilancio delle otto partite di campionato precedentemente dirette da Abisso con il Grifone in campo è il seguente:

✅ 2 vittorie | 🤝 2 pareggi | ❌ 4 sconfitte

Gli ultimi due incontri risalgono alla stagione 2025/26:

- Genoa–Cremonese 0-2, 29 ottobre 2025.
- Genoa–Atalanta 0-1, 21 dicembre 2025.

Quest'ultima gara è ricordata anche per l'espulsione del portiere Nicola Leali dopo appena tre minuti.

⚠️ QUEL ROMA–GENOA DEL 2022

Esiste un precedente particolarmente significativo: il 5 febbraio 2022, Abisso arbitrò proprio Roma–Genoa all'Olimpico, terminata 0-0.

Fu una partita ricca di episodi arbitrali. Il Genoa rimase in inferiorità numerica per l'espulsione di Leo Østigård. Nel finale, Abisso annullò dopo revisione VAR un gol di Nicolò Zaniolo, rilevando un precedente fallo di Tammy Abraham su Johan Vásquez. Successivamente venne espulso anche Zaniolo.

Un precedente che racconta quanto possa essere delicata la gestione degli episodi decisivi.

🎥 IL VAR: PAIRETTO E MASSIMI

La sala VAR sarà affidata a Luca Pairetto, affiancato da Luca Massimi.

Un dettaglio interessante: Abisso ha già lavorato al VAR in Genoa–Fiorentina del 10 ottobre e come AVAR in Como–Roma dell'11 ottobre.

Conosce quindi da vicino entrambe le squadre anche attraverso i recentissimi impegni davanti ai monitor.

💬 TIFOSI ROSSOBLÙ, COSA PENSATE DELLA DESIGNAZIONE DI ABISSO? Ricordate il controverso Roma–Genoa del 2022?

~ Clan dei Grifoni ~

14/10/2026

DIVIDE ET IMPERA
La frammentazione ci indebolisce

Dividi e comanda.

È una strategia antica, ma ancora attuale: dividere per governare, alimentare i conflitti per impedire che le persone riconoscano ciò che hanno in comune.

Perché chi è diviso fatica a organizzarsi.
Chi è isolato fatica a reagire.
Chi vede un nemico accanto a sé rischia di non vedere chi trae vantaggio dalla sua impotenza.

MA COME CI DIVIDONO OGGI?

Ci dividono attraverso le disuguaglianze, la precarietà e la competizione, quando siamo spinti a lottare gli uni contro gli altri per risorse e opportunità sempre più difficili da ottenere.

Ci dividono costruendo nemici: gli stranieri, i poveri, i giovani, gli anziani, chi appartiene a un'altra cultura o la pensa diversamente.

Ci dividono attraverso la propaganda, la manipolazione dell'informazione e le narrazioni che alimentano paura, risentimento e sospetto.

Ci dividono anche attraverso meccanismi digitali che possono premiare lo scontro, amplificare le provocazioni e trasformare ogni differenza in una contrapposizione.

Ci dividono quando mettono le generazioni le une contro le altre, i lavoratori contro chi è senza lavoro, i popoli contro altri popoli.

E ci dividono quando la fatica quotidiana, la mancanza di tempo e l'isolamento ci impediscono di incontrarci, ascoltarci e riconoscere i problemi che condividiamo.

Non tutte queste divisioni nascono da un unico disegno. Ma possono essere alimentate, sfruttate e trasformate in strumenti di potere.

IL RISULTATO È SEMPRE LO STESSO: PERDIAMO LA CAPACITÀ DI RICONOSCERCI, COMPRENDERCI E AGIRE INSIEME.

Mentre ci accusiamo a vicenda, le cause dei problemi rischiano di restare nell'ombra. Mentre difendiamo ciascuno il proprio spazio, si indeboliscono la solidarietà, la partecipazione e la possibilità di cambiare le condizioni che ci danneggiano.

La frammentazione non cancella soltanto i legami. RIDUCE LA NOSTRA FORZA COLLETTIVA.

E ALLORA, CHE COSA POSSIAMO FARE?

Cominciare a riconoscere i meccanismi che ci dividono.

Verificare le informazioni. Mettere in discussione le narrazioni che ci indicano un nemico. Ascoltare chi vive condizioni diverse dalle nostre. Non confondere il dissenso con l'inimicizia.

Ma soprattutto, ricostruire relazioni, spazi d'incontro e forme di cooperazione.

Non dobbiamo essere uguali per unirci. Non dobbiamo pensarla allo stesso modo per riconoscere un'ingiustizia e affrontarla insieme.

LA RISPOSTA ALLA FRAMMENTAZIONE NON È CANCELLARE LE DIFFERENZE. È IMPEDIRE CHE DIVENTINO STRUMENTI DI SEPARAZIONE.

Perché una società capace di riconoscere ciò che condivide può anche organizzarsi per trasformare ciò che non accetta.

NON LASCIAMOCI DIVIDERE.

Riconosciamo i meccanismi.
Rompiamo l'isolamento.
Ricostruiamo legami.
Trasformiamo la solidarietà in forza collettiva.

ANDARE OLTRE

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16124

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