10/08/2026
Cosa continua a motivarti quando nessuno ti sta guardando?
All'inizio di un percorso professionale è naturale cercare riconoscimento.
Un risultato.
Un complimento.
Una promozione.
Sono segnali che danno energia e confermano che stiamo andando nella direzione giusta. Il problema nasce quando diventano l'unico motivo per cui continuiamo a impegnarci.
Nel Coaching support persone molto competenti che, senza accorgersene, affidano la propria motivazione allo sguardo degli altri.
Se arriva un riconoscimento, l'energia cresce.
Se non arriva, iniziano i dubbi.
Eppure la motivazione più solida funziona in modo diverso.
Non dipende soltanto da ciò che ricevi. Nasce dalla consapevolezza di ciò che stai costruendo.
Dal piacere di imparare.
Dal desiderio di migliorare.
Dalla sensazione che il tuo lavoro sia coerente con i valori in cui credi.
Per questo la domanda che mi piace fare come Coach è molto semplice.
Se nessuno applaudisse i tuoi risultati, continueresti a fare quello che stai facendo con la stessa cura?
La risposta non misura la tua ambizione. Racconta quanto la tua motivazione sia radicata dentro di te. Perché i riconoscimenti possono alimentare la performance, ma è il significato che attribuiamo a ciò che facciamo a renderla davvero sostenibile nel tempo.
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07/08/2026
La pressione non è sempre il problema. A volte è il motivo per cui diamo il meglio di noi.
Nel tennis, come nella vita, ci sono momenti in cui senti il peso del punto decisivo. Puoi viverlo come una minaccia.
Oppure come l'occasione per esprimere tutto ciò che hai preparato fino a quel momento.
La situazione è la stessa. È il significato che le attribuisci a cambiare la tua performance. Nel Coaching incontro spesso persone che convivono con una pressione costante. Non tanto per il lavoro o per gli obiettivi. Ma per il bisogno di dimostrare, di non deludere, di essere sempre all'altezza. Quella pressione consuma energie.
Esiste però anche una pressione diversa.
Quella che nasce quando scegli una sfida perché senti che ti farà crescere. Non ti schiaccia.
Ti orienta. Ti aiuta a restare presente.
Ti ricorda ciò che conta davvero.
La pressione, allora, smette di essere un peso.
Diventa una direzione.
Per questo la domanda non è:
"Come posso eliminare la pressione?"
Ma: "Questa pressione mi sta allontanando da ciò che conta... oppure mi sta accompagnando verso la persona che desidero diventare?"
È spesso da questa risposta che nasce una performance più autentica e sostenibile. 💡
05/08/2026
La cosa paradossale è che quando mi accetto per quello che sono, allora posso cambiare. - Carl Rogers
03/08/2026
Dopo un errore, con chi inizi a parlare?
Con il tuo allenatore.
Con un collega.
Con una persona di cui ti fidi.
Oppure con quella voce dentro di te che, senza fare domande, ha già emesso la sentenza?
Nel tempo mi sono accorto che molte persone non soffrono tanto per gli errori che commettono. Soffrono per il modo in cui scelgono di raccontarseli. Un errore diventa una prova di non essere abbastanza. Un feedback diventa una conferma dei propri limiti. Un risultato che non arriva diventa un giudizio sul proprio valore.
È qui che la crescita si interrompe. Perché imparare richiede lucidità.
Giudicarsi richiede soltanto energia.
Nel Coaching non lavoro per eliminare gli errori.
Lavoro perché le persone imparino a guardarli con curiosità, invece che con severità. Non per abbassare gli standard.
Ma per smettere di confondere ciò che hanno fatto con ciò che sono.
Perché c'è una domanda che può cambiare completamente la prospettiva.
Se questo errore lo avesse commesso una persona a cui vuoi bene, le parleresti con le stesse parole che stai usando con te stesso?
Molto spesso la risposta è no.
Ed è proprio da lì che può iniziare un modo diverso di crescere.
Con meno giudizio.
E molta più consapevolezza.
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31/07/2026
Sei davvero pronto per il ruolo che stai per ricoprire?
C'è un momento che accomuna una persona appena promossa sul lavoro, un professionista che assume nuove responsabilità e uno sportivo che sale di categoria. Da fuori sembra cambiare solo il ruolo. In realtà cambia tutto.
Cambiano le decisioni da prendere, la pressione da gestire, il livello delle aspettative e il modo in cui si genera valore. Le competenze che ti hanno portato fin lì sono state fondamentali. Ma spesso non sono sufficienti per affrontare ciò che viene dopo.
Nel tennis, ad esempio, puoi vincere molti tornei in una categoria. Ma quando affronti avversari più forti non basta colpire meglio la palla. Devi imparare a gestire ritmi diversi, prendere decisioni più rapide, recuperare dopo un errore e rimanere lucido nei momenti decisivi. Lo stesso accade quando si cambia ruolo in azienda. La crescita non richiede solo di fare di più. Richiede di diventare diversi.
Nel Coaching accompagno spesso queste transizioni lavorando su tre dimensioni.
- Focus, per capire quali sono le nuove priorità.
- Mindset, per lasciare andare convinzioni che hanno funzionato fino a ieri ma oggi rischiano di diventare un limite.
- Comportamenti, perché ogni nuovo ruolo richiede nuove abitudini, nuove scelte e un modo diverso di generare risultati.
Ogni transizione porta con sé una domanda. Continuare a fare ciò che mi ha fatto arrivare fin qui... o diventare la persona che il prossimo livello richiede?
Perché la vera sfida non è conquistare un nuovo ruolo. È crescere abbastanza da poterlo sostenere nel tempo.
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29/07/2026
Vivi le domande. Un giorno entrerai nella risposta senza accorgertene.
- Rainer Maria Rilke
27/07/2026
Per diverso tempo ho pensato che lo stress fosse una semplice conseguenza del fare troppo.
Con il passare degli anni, ascoltando tante persone nel mio lavoro di Formatore e di Coach, mi sono accorto che spesso la causa è un'altra. Non è il carico di lavoro. Sono le aspettative. Quelle degli altri, certo. Ma soprattutto quelle che, giorno dopo giorno, facciamo nostre. Il desiderio di non deludere. Di essere sempre all'altezza e di dimostrare di meritare il ruolo, la fiducia, il successo. Così iniziamo ad alzare l'asticella e quando la raggiungiamo, la spostiamo ancora più in alto.
Quasi mai perché qualcuno ce lo chiede davvero. Molto più spesso perché siamo noi a pretendere sempre di più da noi stessi. È lì che la pressione cambia natura. Non nasce più da ciò che dobbiamo fare. Nasce dall'immagine che sentiamo di dover continuare a sostenere, da un nostro ruolo che vogliamo far tendere alla perfezione.
Nel coaching, una delle domande più potenti è sorprendentemente semplice: «Se nessuno si aspettasse nulla da te, continueresti a chiederti tutto questo?»
Molte volte la risposta fa emergere una distinzione importante. Ci sono aspettative che parlano dei nostri valori. E ce ne sono altre che abbiamo semplicemente ereditato: dalla cultura, dal contesto, dal confronto con gli altri o dal bisogno di essere approvati. Riconoscere questa differenza non significa rinunciare all'ambizione.
Significa scegliere obiettivi che ci fanno crescere, invece di vivere inseguendo standard che non ci appartengono. Perché la performance più sostenibile nasce quando smettiamo di dimostrare chi dovremmo essere e iniziamo a esprimere, con autenticità, chi siamo davvero.
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24/07/2026
Un obiettivo ti porta a destinazione, ma sono i valori a decidere chi sei nel momento in cui ci arrivi. 🧭
Spesso si ritiene che l’enfasi del Coaching sia molto orientata al risultato, ovvero si lavora con persone con obiettivi chiari, scadenze precise e numeri da rispettare.
Tuttavia capita che anche quando tutto procede come previsto emerga comunque un disagio difficile da mettere a fuoco: si avanza, eppure qualcosa non torna.
Quasi sempre il motivo è lo stesso: la scelta che hai fatto funziona benissimo per arrivare al traguardo, ma non assomiglia al modo in cui avresti voluto arrivarci, e quella distanza, anche quando è piccola, si sente.
È qui che la differenza tra obiettivi e valori diventa concreta. Gli obiettivi si raggiungono, si aggiornano e ogni tanto si sostituiscono, mentre i valori restano: sono coordinate interne che non indicano quasi mai la strada più comoda, ma quella in cui ti riconosci davvero e che è coerente con la propria identità personale.
Nel Coaching parto spesso da tre domande che aiutano a riportarli a galla:
🔹 Quali valori non sei disposto a lasciare andare, nemmeno quando sei sotto pressione?
🔹 In quali scelte ti senti in pace, anche se il risultato non è perfetto?
🔹 E in quali momenti, invece, ti senti più lontano da te?
Perché una performance costruita senza coerenza, alla lunga, rischia di diventare puro movimento: tanto impegno che gira veloce senza una direzione che senti davvero tua.
Qual è il valore che ti orienta nelle scelte più difficili?
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22/07/2026
L’ego svanisce. Il tempo vola. Ogni azione, ogni movimento, ogni pensiero segue inevitabilmente il precedente, come improvvisare jazz. - Mihaly Csikszentmihalyi
20/07/2026
Ti è mai capitato di essere così immerso in quello che stavi facendo da dimenticare il tempo? Sono momenti rari.
La mente è completamente presente, le distrazioni sembrano scomparire e ogni azione segue la successiva con naturalezza. Non significa che ciò che stai facendo sia facile. Significa che la sfida è perfettamente allineata alle tue capacità. È quello che chiamiamo stato di flow. Nel mio lavoro di Coach considero il flow una delle condizioni più potenti per esprimere il proprio potenziale. Perché quando entriamo in questo stato non aumenta soltanto la produttività.
Migliorano la qualità delle decisioni, la creatività, la capacità di apprendere e il piacere stesso di ciò che stiamo facendo.
Il flow, però, non si trova per caso. Si costruisce. Nasce quando abbiamo una direzione chiara, una sfida che ci coinvolge senza sopraffarci e uno spazio protetto dalle continue interruzioni. E forse l'aspetto più interessante è proprio questo.
Molte persone cercano di raggiungere il flow facendo di più. In realtà, molto spesso, ci arrivano facendo di meno. Meno notifiche. Meno multitasking. Meno dispersione. Perché la performance migliore non nasce quando riempiamo ogni minuto della giornata. Nasce quando riusciamo a creare le condizioni perché mente, attenzione e azione lavorino finalmente nella stessa direzione.
Il flow non è fortuna. È una competenza che possiamo imparare a favorire. 💡
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