Coaching Narrativo

Coaching Narrativo

Condividi

Il Coaching Narrativo ci aiuta a migliorare la vita, trasformando il futuro desiderato in obiettivi

Coaching Narrativo - Percorsi di Coaching & Counselling a cura di Paolo Lorenzo Salvi. Dal confronto con i principi guida del Counselling narrativo ed i criteri di riferimento dello Storytelling, ho creato un percorso di “Coaching Narrativo” originale e creativo, capace di generare apprendimento ed esperienze di comunicazione distintive. Rifacendomi ai miei studi, alla mia rielaborazione ed alla

05/06/2026

Sono le scelte che facciamo che dimostrano quello che siamo
veramente, molto più delle nostre capacità.
- J.K. Rowling

05/06/2026

Qualche tempo fa stavo lavorando con un manager molto competente.
Aveva idee, esperienza, energia e opportunità. Eppure era fermo.
Non perché non sapesse cosa fare. Il problema era esattamente l'opposto.
Aveva troppe possibilità davanti a sé. Un nuovo progetto da sviluppare, un cambiamento professionale da valutare, nuove collaborazioni da esplorare, percorsi formativi da approfondire. Ogni opzione sembrava interessante. Ogni strada aveva potenziale.
Così continuava ad analizzare, confrontare, riflettere.

Più cercava la scelta migliore, più aumentava la sensazione di incertezza.
È una situazione molto più comune di quanto sembri. Siamo cresciuti con l'idea che avere molte opzioni sia sempre un vantaggio. Che la libertà coincida con il numero di possibilità disponibili. Ma nella pratica accade spesso qualcosa di diverso.
Quando le opzioni aumentano oltre una certa soglia, aumenta anche il carico mentale necessario per gestirle. La mente continua a simulare scenari, valutare conseguenze, confrontare vantaggi e rischi. E mentre tutto questo accade, l'azione resta in attesa.

Nel Coaching osservo che il problema non è la mancanza di chiarezza. È la difficoltà di rinunciare. Perché ogni volta che scegliamo una direzione, inevitabilmente ne lasciamo altre sullo sfondo. Eppure la chiarezza raramente arriva prima della scelta.
Molto più spesso arriva dopo. Arriva quando decidiamo di concentrare attenzione, tempo ed energie su una direzione sufficientemente buona e iniziamo finalmente a muoverci.
Anche nello sport la crescita non nasce dal tentativo di migliorare tutto contemporaneamente. Nasce dalla capacità di scegliere cosa allenare adesso, sapendo che il resto verrà dopo. Forse è per questo che le persone che ottengono risultati significativi non sono sempre quelle con più opportunità.
Spesso sono quelle che hanno imparato a trasformare le possibilità in priorità.
Perché la performance non cresce quando aggiungiamo continuamente nuove opzioni.
Cresce quando troviamo il coraggio di scegliere. E di procedere, anche senza la certezza assoluta di essere sulla strada perfetta.

Dopotutto, una decisione genera esperienza. L'indecisione genera soltanto attesa.
E tu, c'è una scelta che stai rimandando perché cerchi l'opzione perfetta?

Scopri di più su: https://www.coachingnarrativo.it/

22/05/2026

Quante volte, davanti a un risultato deludente, hai pensato: “non dipendeva da me”?
È una reazione umana. Quando qualcosa non funziona come vorremmo, il cervello tende naturalmente a cercare spiegazioni fuori: il contesto, gli altri, il momento sbagliato, le condizioni non ideali. E alcune volte è anche vero.

Ma nel Coaching emerge spesso una differenza importante: ci sono persone che restano focalizzate su ciò che non controllano… e altre che allenano continuamente la capacità di rispondere a ciò che accade intorno a loro. Ed è qui che cambia la performance.
Perché responsabilità non significa colpevolizzarsi. Significa smettere di aspettare condizioni perfette per iniziare ad agire.

Vuol dire chiedersi: “cosa posso fare io, adesso, dentro questa situazione?”
- Anche quando il contesto è complesso.
- Anche quando non tutto dipende da noi.
- Anche quando sarebbe più semplice reagire impulsivamente o cercare un responsabile esterno.

Nel tempo ho visto alcune persone di talento bloccarsi non per mancanza di capacità, ma perché avevano inconsapevolmente spostato il centro della propria performance fuori da sé, assumendo un «Locus of Control» esterno.
Per questo motivo il lavoro più trasformativo consiste proprio in questo: riportare il centro di gravità dentro.

Gli atleti di alto livello lo sanno bene: non controllano il meteo, il pubblico, l’avversario o gli imprevisti della gara. Ma allenano continuamente qualcosa di fondamentale: la qualità della risposta che scelgono di dare.
Poiché nella performance, come nella vita, non possiamo controllare tutto ciò che accade.
Ma possiamo allenarci a diventare più consapevoli nel modo in cui rispondiamo a ciò che ci riguarda. E a volte è proprio lì che inizia il vero cambiamento. 💡

21/05/2026

Il successo è la somma di piccoli sforzi ripetuti ogni giorno. - Robert Collier

20/05/2026

La performance più solida raramente è quella più esplosiva, spesso è quella più sostenibile nel tempo. Viviamo in una cultura che premia i picchi: la giornata super produttiva, l’energia altissima, il “dare tutto”, il ritmo continuo senza pause.

Tuttavia nel Coaching noto spesso una cosa: molte persone riescono a performare molto… per periodi troppo brevi. Poi arrivano stanchezza mentale, dispersione, calo di lucidità, perdita di motivazione. Perché una performance costruita solo sull’intensità tende prima o poi a diventare poco ecologica per la persona.

E l’ecologia personale conta molto più di quanto sembri:
- significa riuscire a ottenere risultati senza consumare continuamente tutte le proprie energie mentali, emotive e fisiche;
- significa costruire un modo di lavorare, decidere e performare che possa essere mantenuto anche nel lungo periodo.

Nel Performance Coaching pongo molta attenzione su su questo equilibrio. Per me conta non solo “quanto spingi”, ma come recuperi, come gestisci attenzione, come proteggi lucidità e presenza mentale anche nelle fasi intense. Un po’ come negli sport di lunga durata: chi parte sempre al massimo spesso si spegne prima.
Chi impara a gestire ritmo, energie e recupero riesce invece a mantenere qualità più a lungo.

La vera forza non è essere sempre al massimo.
È riuscire a restare efficaci senza perdere sé stessi nel processo.
Per questo la continuità, nel tempo, supera molto spesso l’intensità impulsiva. ⚡
Forse allora la domanda utile non è: “quanto sto spingendo?” ma “questa modalità di performance è sostenibile anche per la mia mente, la mia energia e il mio stare bene?”
Perché performare bene conta.
Ma riuscire a continuare a farlo nel tempo conta ancora di più. 💡

20/05/2026

Quante volte ti capita di perdere la concentrazione proprio nel momento più importante? 🎯
Magari stai lavorando bene e sei dentro a quello che fai. Poi basta poco:
una notifica, un pensiero, una urgenza improvvisa, qualcosa che anticipa il futuro o riporta altrove la mente. E senza accorgercene iniziamo a essere presenti a metà.

Nel mio lavoro di Coach noto spesso questo fenomeno: molte persone non hanno meno capacità rispetto agli altri. Semplicemente disperdono maggiormente l’attenzione.
Oggi viviamo immersi in stimoli che competono costantemente per distogliere il nostro focus.
E la concentrazione non è più soltanto una qualità utile. Sta diventando una vera competenza di performance.

Perché essere concentrati non significa “stringere i denti”. Significa riuscire a restare mentalmente dentro a ciò che stiamo facendo abbastanza a lungo da esprimerne davvero la qualità. Ed è lì che qualcosa cambia:
- le decisioni diventano più lucide.
- gli errori diminuiscono.
- l’esecuzione migliora.
- anche la pressione viene gestita in modo diverso.

Un po’ come nello sport: nei momenti decisivi spesso non vince chi ha più talento assoluto, ma chi riesce a rimanere più presente mentre tutto intorno crea rumore.
La concentrazione funziona molto più come un muscolo che come un talento naturale.
Se la alleni cresce. Se la disperdi continuamente e non la mantieni salda si indebolisce.

E spesso la qualità della nostra performance dipende proprio da questo: da quanta attenzione reale riusciamo a portare nel momento che stiamo vivendo.
La concentrazione non compare all’improvviso.
Si costruisce. Un allenamento alla volta. 💡

Quali sono le situazioni che ti portano via più energia mentale e attenzione? 👇

19/05/2026

È stato uno dei miei mantra: concentrazione su una cosa e semplicità - Steve Jobs

18/05/2026

La fiducia viene spesso definita una soft skill. Ma nelle performance reali assomiglia molto di più a un acceleratore invisibile. Perché quando la fiducia manca, anche persone molto competenti iniziano lentamente a trattenersi. Pensano troppo e si irrigidiscono.
Cercano continue conferme. E consumano energia mentale prima ancora di agire.

Nel Coaching lo vedo spesso: il salto di qualità non avviene solo quando una persona acquisisce nuove competenze, ma quando inizia a fidarsi maggiormente del proprio processo, della propria preparazione e della capacità di adattarsi anche quando qualcosa non va perfettamente.
È lì che cambia il modo di performare.
Le decisioni diventano più fluide.
La pressione più gestibile.

L’errore smette di essere una minaccia e torna ad essere informazione utile. Anche nei team la fiducia cambia profondamente il funzionamento del sistema. Quando c’è fiducia:
- le idee circolano meglio.
- le persone collaborano con meno difese.
- la comunicazione diventa più autentica.
- l’intelligenza collettiva riesce finalmente ad emergere.

La fiducia non elimina le difficoltà ma modifica il modo in cui le affrontiamo.
Un po’ come nello sport, dove il talento può portarti fino a un certo punto.
Ma nei momenti di pressione è spesso la fiducia a determinare come utilizzerai davvero quel talento.

Ti è mai capitato di vedere una persona cambiare performance nel momento in cui ha iniziato davvero a fidarsi di sé o del team? 👇

13/05/2026

Ci sono errori che durano pochi secondi.
E pensieri che invece possono rimanere dentro per molto più tempo.
Nel performance coaching noto spesso questo passaggio sottile: l’errore iniziale raramente è il vero problema.

Il problema nasce quando iniziamo a trasformarlo in una definizione di noi stessi.
Un risultato negativo, una decisione sbagliata, una gara storta, una riunione andata male.

Sono eventi. Succedono. Fanno parte di qualunque percorso di crescita reale.
Ma a volte il cervello compie un passaggio silenzioso:
da “ho sbagliato” a “forse non sono abbastanza”.
Ed è lì che l’errore smette di essere apprendimento e diventa peso.

Chi performa ad alti livelli non vive senza errori.
Impara a non identificarsi completamente con ciò che accade in un singolo momento.
- Osserva.
- Analizza.
- Corregge.
- Riparte.

Un po’ come nel tennis dopo un brutto punto:
puoi restare mentalmente fermo sull’errore precedente… oppure usare quel punto per giocare meglio quello successivo. L’apprendimento spesso nasce proprio qui.
- Nella capacità di restare lucidi anche quando qualcosa non va come previsto.
- Nella capacità di NON trasformare un episodio in un’identità.

Perché un errore può insegnarti qualcosa.

Ma solo se non gli permetti di definirti. 🎯
E tu, quando sbagli, tendi più ad analizzare… oppure a giudicarti? 👇

12/05/2026

Siamo portati a pensare che il successo dipenda dalla quantità di tempo che mettiamo nel lavoro, ma sbagliamo, perché tutto dipende dalla qualità del tempo impiegato.- Arianna Huffington

Vuoi che la tua scuola/universitàa sia il Scuola/università più quotato a Genova?

Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Ubicazione

Telefono

Indirizzo


Genova