Dopo tutto il giorno passato in aula mi ritrovavo puntualmente senza voce…
😉
La voce non è solo un mezzo per comunicare: è un autentico biglietto da visita.
Parla di noi. Trasmette competenza, autorevolezza, sicurezza ed emozioni.
Eppure spesso viene trascurata.
Gian Luca lo sa bene: durante i suoi interventi di formazione arrivava spesso a fine giornata senza voce.
Attraverso il nostro percorso ha imparato a modulare il respiro e a valorizzare la voce trasformandola in un vero alleato professionale.
Ascolta la sua esperienza nell'intervista. 🎙️
Se desideri sviluppare una comunicazione vocale più consapevole, efficace e coinvolgente, prenota una call conoscitiva con noi: saremo felici di conoscerti e capire insieme come possiamo aiutarti.
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Attore del Tuo Successo
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• Leadership ed efficacia personale. Attore del Tuo Successo© è il polo di riferimento per chi vuole comunicare con umanità, prendersi lo spazio che merita e portare i propri progetti nel mondo in modo incisivo, autentico e autorevole. Siamo Professional Coaching SRL, fondata da
04/06/2026
Ci sono persone che, uno a uno, se la giocano benissimo.
Ascoltano bene.
Sono presenti.
Aiutano davvero l’altra persona.
Sanno creare fiducia, contatto, chiarezza.
Poi però cambia il contesto.
Non più uno a uno.
Ma uno a tanti.
Una tavola rotonda.
Un convegno.
Una formazione.
Un video.
Una riunione con più interlocutori.
Ed è lì che qualcosa si blocca. La paura di non essere all’altezza. La paura del giudizio. La sensazione di essere osservati. Di dover “reggere” tutti insieme.
E allora quelle stesse qualità che, nel rapporto diretto, vengono fuori benissimo…
si congelano.
La presenza si irrigidisce. La voce cambia.
Il corpo si chiude. Il pensiero si fa meno lucido.
E magari la persona esce da lì pensando:
“Ma io non sono così. Io di solito riesco ad aiutare le persone..”
Ed è vero.
Il problema non è che ti manca valore.
È che, sotto pressione, quel valore non riesce a passare.
In questi casi, secondo me, la cosa più utile e più veloce non è arrangiarsi da soli per mesi e per anni. È essere affiancati bene.
Capire dove sta davvero il blocco.
Lavorarci con strumenti concreti: tecniche attoriali, coaching più interiore, esercizi mirati.
E soprattutto ricevere feedback specifici su di te, non generici.
Perché è lì che si accelera davvero lo sviluppo.
Quando qualcuno ti aiuta a vedere quello che da solo fai più fatica a vedere.
Se ti riconosci in questa situazione e vuoi parlarne con noi, richiedi una call.
Capiremo insieme dove si blocca oggi la tua comunicazione e da dove conviene partire per sviluppare la tua autorevolezza comunicativa.
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COME FANNO GLI ATTORI A VINCERE LA PAURA DI PARLARE
Sfatiamo subito un mito… anche gli attori hanno paura di mettersi davanti al pubblico.
Quella paura però non solo la accogliamo ma abbiamo imparato a gestirla con delle tecniche che puoi applicare benissimo anche alle tue riunioni aziendali o in quei contesti in cui devi prendere la parola.
Partiamo dal presupposto fondamentale:
mente e corpo si influenzano continuamente.
Quando siamo in ansia, il corpo tende a chiudersi:
spalle in avanti, sguardo basso, movimenti contratti.
E quel linguaggio corporeo comunica insicurezza sia agli altri... sia al nostro cervello che fa aumentare l’ansia.
Al contrario una postura aperta, stabile e radicata influenza il modo in cui pensi, senti e comunichi.
In teatro utilizziamo spesso il principio del "COME SE":
➡️ Parla come se fossi sicuro.
➡️ Muoviti come se fossi tranquillo.
➡️ Guarda gli altri come se fossi completamente a tuo agio.
Non si tratta di fingere ma di usare il corpo per guidare la mente nella direzione giusta.
Quando affianco professionisti e manager, lavoro molto su questo aspetto:
aiutarli a tornare in contatto con il proprio corpo.
Perché quando impari a utilizzarlo consapevolmente, scopri lo degli strumento più potente che hai per gestire l'ansia, aumentare la presenza e comunicare sicurezza.
La comunicazione non passa soltanto da avere un buon discorso…passa da come occupi lo spazio, da come respiri, da come ti muovi e dall'energia che porti nella relazione con gli altri.
Ci sono persone che sanno già comunicare bene.
Poi ci sono ruoli in cui “comunicare bene” non basta più.
Quando hai grandi responsabilità, ogni parola pesa di più: in una riunione, davanti al team, in un evento aziendale, in un passaggio delicato, in una decisione che deve essere compresa e seguita.
Ho avuto il piacere di lavorare con Alessandro Trivillin, all’epoca Amministratore Delegato di Acciaierie Bertoli Safau, su un percorso di public speaking e comunicazione efficace.
Il punto non era “insegnare a parlare”.
Il punto era rendere la comunicazione ancora più misurata, chiara, incisiva e coerente con il ruolo.
Perché per un manager o un top manager le parole non sono solo parole.
Possono creare fiducia.
Possono orientare le persone.
Possono dare direzione.
Possono trasformare una visione in azione concreta, condivisa oppure no.
E questa capacità si allena.
Con metodo, con pratica, con attenzione al contesto e con una domanda sempre presente:
“Quello che sto dicendo sta davvero producendo l’effetto che voglio ottenere?”
Grazie ad Alessandro per questa testimonianza.
Sono entrato in azienda, da Italian Wine Brands Spa, per lavorare con i top manager su un tema decisivo: la comunicazione come strumento di lavoro verso l’interno e verso l'esterno.
Perché il lavoro di un manager non è solo far funzionare la propria area.
È anche riuscire a comunicare con chiarezza al team, guidare le persone nei momenti complessi, presentare idee e decisioni in modo efficace, negoziare, rappresentare l’azienda anche verso l’esterno.
E questa capacità non nasce per caso.
Si allena.
Voce, presenza, struttura del messaggio, gestione della pressione, capacità di coinvolgere: sono competenze concrete, che possono cambiare il modo in cui un manager viene ascoltato, seguito e riconosciuto.
Questa testimonianza mi è stata lasciata su LinkedIn da Alessandro Mutinelli, amministratore delegato, dopo il percorso.
E per me racconta una cosa semplice: più il ruolo cresce, più la comunicazione diventa parte del ruolo. E la differenza la fanno i millimetri, se sai dove prenderteli.
28/05/2026
Per anni ho pensato che parlare bene in pubblico significasse trovare le parole giuste. Poi il palco mi ha insegnato che non basta.
Perché le persone non ascoltano davvero solo quello che dici.
Ascoltano come entri nella stanza.
La tua presenza.
La tua energia.
La tensione o la sicurezza che trasmetti ancora prima di iniziare a parlare.
Ed è questo che cambia tutto.
L’errore che vedo più spesso durante presentazioni, riunioni o video è pensare che comunicare significhi semplicemente “spiegare qualcosa”.
Come se bastasse trasferire informazioni da una testa all’altra. Ma la comunicazione pubblica non è un file da inviare:
È un’azione.
E soprattutto è un’azione fisica.
Significa coinvolgere il corpo, la voce, il ritmo, il respiro, l’intenzione con cui occupi lo spazio. Per questo alcuni parlano per mezz’ora senza lasciare nulla… mentre altri riescono a catturarti con poche frasi.
Guardate gli attori sul palco. Guardate quanta energia mettono in ogni parola, in ogni pausa, in ogni movimento. Non perché debbano “recitare”, ma perché stanno vivendo quello che comunicano.
Ed è lì che il messaggio arriva davvero.
Se vuoi coinvolgere le persone quando parli in pubblico o in video, la prima cosa da ricordarti non è “cosa dire”, è esserci.
Con presenza, voce ed energia. Perché parlare in pubblico non è solo comunicare, è presenza in azione.
Vuoi migliorare il tuo modo di comunicare in pubblico o in video con maggiore autorevolezza e presenza?
Puoi fissare un approfondimento individuale con me o con Luigi Marangoni.
Ti aiuteremo a capire quale percorso può davvero servirti per raggiungere i tuoi obiettivi comunicativi.
Prenota la call dal sito:
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26/05/2026
Quando comunichi, vuoi davvero lasciare qualcosa…
o vuoi solo essere approvat*?
Prova a pensarci attraverso queste domande.
Quando prepari un discorso ti chiedi:
“Cosa posso dire di interessante?”
oppure
“Cosa può essere utile per chi mi ascolta?”
Gli sguardi del pubblico sono per te:
un riflettore che ti giudica
oppure
un ponte per creare connessione?
Quando parli:
eviti di dire qualcosa di scomodo per paura di compromettere le relazioni?
oppure
dici ciò che pensi sinceramente anche se non tutti saranno d’accordo?
Quando comunichi ti interessa essere brav*
oppure
essere presente?
Riempi ogni silenzio per non sentirti a disagio?
oppure
usi le pause anche quando ti espongono?
La verità è che molte persone non comunicano per lasciare qualcosa, comunicano per ottenere conferme.
Eppure essere apprezzati e lasciare il segno non sono la stessa cosa.
Per piacere:
addolciamo i messaggi,
controlliamo troppo,
evitiamo il rischio,
riempiamo i silenzi.
Per rimanere, invece, servono presenza, coerenza e il coraggio di accettare che non tutti ci approveranno, perché la comunicazione che resta non è sempre quella più perfetta.
Spesso è quella più vera.
Prima di parlare al team, chiediti questo
Prima di parlare al team, prima di dare un feedback, prima di un momento delicato, c’è una domanda che può cambiare tutto:
Con quello che sto per dire, sto rinforzando le persone… o le sto mortificando?
Qualche tempo fa stavo per dare un feedback a un gruppo di attori con cui sto lavorando a uno spettacolo.
La prova era andata male e sentivo tutta la frustrazione addosso.
Stavo per scaricarla su di loro.
Poi mi sono fermato.
Mi sono chiesto:
quello che sto per dire li aiuterà davvero a crescere?
Oppure serve soprattutto a sfogare il mio ego?
Ho scelto di rinforzare il loro impegno.
E da lì il lavoro è ripartito meglio.
Vale nel teatro.
Vale nei team.
Vale nelle aziende.
Vale in ogni gruppo umano.
Non tutto quello che senti va detto così come ti viene.
E non tutto quello che è vero aiuta a crescere.
👉 Ti è mai capitato di fermarti un secondo prima di parlare e cambiare completamente il tuo feedback?
Sono bastati 30 secondi per bruciarsi un’occasione
Aveva 30 secondi per presentare sé stessa e la sua attività davanti ad altri professionisti.
Sembra facile… Eppure sono bastati quei 30 secondi per bruciarsi un’occasione.
In call mi ha detto:
“Non sono riuscita a dire quello che volevo, quello che pensavo… sentivo la mia voce alta, insicura…”
Un’altra professionista brava, appassionata. Ma agli altri non è arrivato.
Passiamo anni a formarci sulle competenze tecniche, sulle strategie, sugli strumenti, sulle certificazioni….siamo bravissimi nel “fare”.
Poi arriva il momento di parlare…e ci blocchiamo.
Come se comunicare non fosse una competenza strategica.
Come se fosse un talento naturale, o ce l’hai o non ce l’hai.
A parlare in pubblico si impara.
A reggere gli sguardi, a usare la voce, a essere chiari, incisivi, memorabili… si impara.
Invece quante occasioni perdiamo perché non sappiamo raccontarci?
Clienti.
Connessioni.
Autorevolezza.
Leadership.
E il paradosso e che sappiamo tutti benissimo che chi parla bene rimane impresso.
Che chi comunica bene ha più spazio.
Più possibilità.
Più riscontro.
Allora perché scegli di farlo in modo approssimativo e improvvisato?
Perché scegli di rimanere nella tua testa invece di prenderti davvero il tuo spazio? Perchè rinunci a brillare?
P.s. Se vuoi una consulenza gratuita su come essere più autorevole ed efficace quando parli, abbiamo ancora qualche slot aperta per il mese di maggio. Ecco il link per richiederla.
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21/05/2026
Un discorso che arriva davvero non nasce quasi mai da “tante cose da dire”.
Nasce da una scelta.
È una cosa che vedo spesso quando accompagno qualcuno nella preparazione di uno speech importante.
E vale per un TEDx, ma non solo. Vale per tutte quelle volte in cui senti che non stai semplicemente parlando, ma stai cercando di lasciare qualcosa a chi ti ascolta.
In questi mesi ho affiancato Laura Broglio nella preparazione del suo TEDx.
Laura è una camionista, ma anche una divulgatrice straordinaria, piena di energia e solarità.
Con il suo lavoro e con quello che comunica ogni giorno mette in discussione stereotipi, apre possibilità nuove, racconta da dentro una professione dura, concreta, spesso vista da fuori con troppa superficialità.
Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, le cose da dire erano tante.
Ed è proprio lì che si gioca una parte importante del lavoro: non aggiungere, ma scegliere.
Chi sei, dentro questo discorso?
A chi vuoi parlare davvero?
Qual è il messaggio che può essere utile, forte, necessario, proprio adesso?
Ci siamo presi il giusto tempo, per fare emergere risposte autentiche e profonde.
Quattro mesi per arrivare a uno speech semplice.
La semplicità come punto di arrivo.
Ed è questo, secondo me, l’aspetto più utile anche per chi legge questo post:
quando un messaggio arriva davvero, spesso non è perché hai detto tanto.
È perché hai trovato il cuore.
E Laura lo ha trovato.
Puoi ascoltare qui il suo TEDx.
https://youtu.be/aFGVFlSKnEQ?si=M67YEo7uG_MAZp2J
13 minuti di ispirazione.
Domanda utile, se stai preparando un discorso importante:
“Se tra 24 ore le persone si ricordassero una sola cosa del mio discorso, quale vorrei che fosse?”
Perché ho smesso di correre: la lezione di vita di una camionista | Laura Broglio | TEDxVasto Hai mai la sensazione di correre contro un tempo che non basta mai?...
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