10/04/2026
Ho appena visto "Una specie di scintilla" insieme a mia figlia di 9 anni.
E non è stata solo una visione. È stata un’esperienza.
Da pedagogista clinica e docente, mi ha profondamente colpita per la delicatezza e allo stesso tempo la forza con cui affronta il tema della neurodiversità.
La protagonista, Addie, non è “una ragazza con un problema”.
E questa differenza, nella serie, non viene corretta, ma riconosciuta.
Ed è qui che, da professionista, mi fermo.
Perché spesso, nella scuola e nella società
ciò che è diverso viene letto come qualcosa da “aggiustare”, da riportare alla norma.
Addie invece ci mostra un’altra possibilità: quella di dare senso alla differenza, non di annullarla.
Infine c’è l’aspetto più personale:
guardarla con mia figlia ha aperto uno spazio di dialogo prezioso.
-Abbiamo parlato di diversità, di emozioni, di cosa significa sentirsi esclusi o non capiti.
- E questo, forse, è uno dei valori più grandi di questa serie:
crea ponti tra adulti e bambini, tra chi comprende e chi sta ancora imparando a farlo.
Consiglio Una specie di scintilla a:
insegnanti
educatori
genitori
ma anche a chiunque voglia guardare il mondo con uno sguardo un po’ più ampio.
Perché quella “scintilla” di cui parla il titolo non è altro che l’identità di ciascuno.
E il compito educativo più grande che abbiamo…
è fare in modo che non venga mai spenta.