Principesca Contea di Gorizia

Principesca Contea di Gorizia Enlarged family in re-enactment. XVII century warfare and daycare. Associazione per la ricostruzione storica, archologia sperimentale e living history.

Ci occupiamo della vita delle fanterie imperiali del tardo evo medio e della prima età moderna

Il tempo delle parole è finito. L’estate sta svanendo dietro i bastioni a stella di Palmanova e il vento che soffia sull...
01/09/2026

Il tempo delle parole è finito. L’estate sta svanendo dietro i bastioni a stella di Palmanova e il vento che soffia sulle mura porta con sé il rumore dei tamburi imperiali che si avvicinano.

Le Guerre Gradiscane sono giunte al momento decisivo.

Oggi non si scava nella terra nè si bevono fiumi di birra. Sul bastione principale, l’intero reggimento è schierato in un silenzio solenne, rotto solo dal vento che fa sventolare le nostre bandiere.
Davanti a tutti c’è lui, il Capitano Alessandro. Bellissimo, fiero, con l'armatura d'acciaio lucidata che riflette i primi raggi del sole.

Il suo sguardo passa in rassegna ogni singolo volto:
"Uomini di Palmanova. Davanti a noi c'è il nemico, ma dietro di noi ci sono le nostre case, le nostre famiglie, la nostra libertà. Oggi non combattiamo per la gloria della Serenissima, combattiamo l'uno per l'altro!"

Al suo ordine, la Compagnia di picche si muove all'unisono. Trenta aste di frassino da cinque metri si abbassano con un colpo secco, pronte a formare un muro insperabile. Il giovane Amos stringe il legno accanto a me, Porto della Zappa, mentre dietro le nostre file i Sergenti Nicola e Shaban controllano l'allineamento con occhi d'aquila. Accanto a loro, il silenzioso Jena pulisce l'acciaio della sua arma con la solita glaciale freddezza.

In disparte vediamo il Mastro Ingegnere Orso, stretto nella sua armatura nera, con una gerla piena di esplosivi. Non sappiamo ancora come agirà in questo scontro, ma sarà biblico.

Tutta la fortezza risponde, non siamo soli in questa terra di confine.

Walter alza la mano e i cannonieri accendono le micce, pronti a far ruggire il bronzo.

Mauro ordina ai suoi fucilieri di armare i moschetti, i ranghi sono serrati.

Giacomo, Davide e Pepli e i loro Cappelletti sguainano le lame, pronti a gettarsi nella mischia con la loro furia anarchica.

Dietro le linee, il cuore batte forte anche a chi non impugna un'arma. Ellen dà il primo colpo di tamburo per dettare il ritmo della marcia. Karin e Brandy stringono i pugni vicino alle tende, pronte a curare e soccorrere, sostenute dal lavoro instancabile di Alina, Laura e del cuoco Lorenzo.
Poco lontano, Aria tiene stretta la mano della piccola Ines, mentre il fiero Bjorn sorveglia suo fratello Einarr, sapendo che, benchè sia ancora troppo giovane, quel muro di picche è già anche il suo.

Le bandiere garriscono al vento del mattino, il sole sta sorgendo. Una sola voce risuona da centinaia di gole all’unisono:
PALME FUARTE!

La nostra storia virtuale finisce qui, ma la vera avventura sta per cominciare! Da questo venerdì 4 a domenica 6 settembre 2026, la storia prenderà vita sotto i vostri occhi.
Ci troverete accampati sui bastioni per la grande Rievocazione Storica di Palma alle Armi! Venite a sentire il boato dei cannoni di Walter, a vedere il muro delle nostre picche e, promesso, dopo la battaglia ci troverete tutti all’Hostaria del Mali e Camilla a bere fiumi di birra e raccontare storie esagerate insieme a voi!

Gruppo Storico "Città di Palmanova"Brandy GrendelJoan IoanGruppo mercenario picchieri di medeuzza@follower

Le mura di Palmanova non devono cadere. Se il nemico superasse il fossato, la città sarebbe  perduta. Sui bastioni della...
25/08/2026

Le mura di Palmanova non devono cadere. Se il nemico superasse il fossato, la città sarebbe perduta. Sui bastioni della fortezza a stella, la difesa non è fatta solo di pietra, ma del ferro dei cannoni e del petto dei nostri uomini.

Siamo noi i difensori. E da qui non si arretra di un passo.

Oggi piove che Dio la manda: sui bastioni superiori, la terra diventa fango sotto piedi degli artiglieri indaffarati. Sembra che anche il temporale abbia deciso di scendere in battaglia. Gli uomini sono ridotti a ombre nere, incrostati di sporco e fuliggine, ma non si fermano. Il nemico sta avanzando in massa verso le linee difensive.

Tre uomini spossati riposizionano il cannone sulla ridotta dopo ogni rinculo. Scovolano con la spugna bagnata per spegnere le scintille, pressano la polvere, caricano la palla di ferro da trenta libbre. Una fiammata accecante squarcia la nebbia. La palla vola sopra lo spalto, falciando le file degli assedianti che approcciano i terrapieni

Giù nel fossato, a sbarrare la strada verso le porte della città, ci sono i Cappelletti a piedi. Niente cavalli oggi, solo stivali nel fango, pesanti pellicce bagnate di pioggia e colletti sollevati per proteggersi dal vento freddo.

Davanti a tutti, pronti a ricevere l'urto nemico, ci sono tre uomini. Giacomo, il comandante, tiene gli occhi fissi sull'onda nemica che avanza. La sua spada è già alta. Sa che la tenuta dell'intera città dipende dalla sua voce. "Tenere le posizioni! Per Palme!"

Pepli lo sfrontato, il secondo di Giacomo, sputa a terra la cicca di tabacco, si sistema la pelliccia e urla un insulto osceno verso gli assedianti per caricare i compagni. La paura non è acqua per il suo fuoco, è pece.

Davide, il coraggioso, resta immobile: controlla il filo della lama piantato al centro del varco. Il suo sguardo dice una sola cosa: da qui non si passa.

L'onda degli assedianti si schianta contro la linea dei Cappelletti come i marosi sulle coste di Dalmazia. Le spade si incrociano, il metallo stride, il fango si tinge di rosso.

Pepli combatte senza sosta, la sua lama è un fulmine che intercetta i primi assalitori. Davide si batte come un leone, stringendo i denti e coprendo i fianchi dei compagni con la sua forza incrollabile. Giacomo stringe le fila, guidando il contrattacco ed eliminando chiunque provi a scavalcare le difese.

Dall'alto, i cannoni sparano un’ultima salva a mitraglia avvolgendo il campo di fumo denso. Quando la nebbia finalmente si dirada, i nemici rimasti in piedi si sono ritirati portando con sé i feriti.
I serventi sui bastioni si lasciano cadere esausti sulle ruote dei cannoni fumanti, guardando giù. Nel fossato, tra le pellicce e i colbacchi sporchi di fango, Giacomo, Pepli e Davide alzano le spade al cielo. Palmanova è salva. I Cappelletti hanno tenuto.

Anche stasera si potranno alzare i calici in Hostaria.

Gruppo Storico "Città di Palmanova"Davide ZaninJoan IoanGiovanni Ciulla - Photo & VideoGiuseppe Pepli PapaleGiacomo Tonini

Tra le mura di Palmanova non si vive di sola polvere da sparo e turni di guardia. A volte, il pericolo più grande nelle ...
18/08/2026

Tra le mura di Palmanova non si vive di sola polvere da sparo e turni di guardia. A volte, il pericolo più grande nelle Guerre non arriva dalle linee nemiche... ma ha l'aspetto di un biondissimo uragano di quattro anni.

È una mattina tranquilla all'accampamento. Alina e il cuoco Lorenzo sono concentrati sui calderoni della zuppa, mentre Laura è intenta a rammendare le divise lacerate dei Moschettieri di Mauro. È un attimo di distrazione: mamma Brandy si volta per sistemare le provviste insieme a Karin e... il piccolo Einarr è sparito.

Einarr, a soli quattro anni, ha l'energia di un intero reggimento e una curiosità smisurata. Brandy inizia a cercarlo tra le tende con il cuore in gola, chiamando a raccolta i rinforzi: la giovane Aria e la piccola Ines setacciano la zona dei cannoni, ma del bambino nessuna traccia. Ellen smette di accordare il suo tamburo per dare una mano, mentre il Primo Sergente Nicola scherza: "Se lo trovano i Cappelletti ce lo restituiscono addestrato a sguainare la spada… e ubriaco!"
Smettiamo di svolgere le nostre attività e seguiamo una scia di impronte di piccoli piedi nel fango che porta dritto verso la tenda più isolata del campo: quella dei Genieri.

Brandy scosta la tenda pronta al peggio... e la scena che ci troviamo davanti lascia tutti a bocca aperta.
Seduto su una cassa di legno c'è Jena, il picchiere- geniere più silenzioso, burbero e imperscrutabile di tutta Palmanova. E proprio davanti a lui, seduto a gambe incrociate sul tavolo, c'è il piccolo Einarr. Tra le mani nodose e sporche di terra di Jena e quelle minuscole del bambino ci sono dei dadi da gioco in osso.
Il piccolo lancia i dadi, batte le mani e scoppia a ridere. E Jena? L'uomo che non parla mai, l'uomo che ha affrontato cento battaglie senza ba***re ciglio, sta sorridendo. Con una pazienza infinita, ripulisce i dadi e li riconsegna al bambino, sussurrando parole comprensibili solo a loro due.

Il Mastro Ingegnere Orso, arrivato trafelato dietro di noi, si blocca e scoppia in una delle sue risate tonanti. Brandy tira un sospiro di sollievo che si sente fino a Gradisca e corre ad agguantare il piccolo fuggitivo, ringraziando il taciturno geniere. Jena torna subito serio, fa un cenno con la testa e riprende a pulire la sua zappa come se nulla fosse successo. Ma ormai lo abbiamo visto: anche sotto la corazza più dura batte un cuore d'oro.

Per festeggiare il ritrovamento, stasera all'Hostaria di Mali e Camilla offriremo un succo di mela al piccolo Einarr e una doppia birra al nostro compagno: veterano di una “battaglia” in più

Gruppo Storico "Città di Palmanova"Brandy GrendelGiovanni Ciulla - Photo & VideoDavid Battista

Nelle terre di Palmanova, il pericolo più grande non arriva quasi mai con il fragore dei cannoni di Walter. Arriva stris...
11/08/2026

Nelle terre di Palmanova, il pericolo più grande non arriva quasi mai con il fragore dei cannoni di Walter. Arriva strisciando, nascosto nel silenzio bianco della nebbia mattutina che sale dai fossati e avvolge i bastioni, azzerando la vista.

È l'alba. L'accampamento sta ancora dormendo. I fucilieri di Mauro stanno pulendo le armi e i Cappelletti di Giacomo riposano dopo la guardia notturna. Io, Porto della Zappa, sto rinforzando una posizione avanzata assieme a Jena, quando un'ombra si muove oltre il ciglio della nuova palizzata. Poi un'altra. E un'altra ancora. Gli imperiali stanno tentando un'imboscata a sorpresa, approfittando della visibilità ridotta.

Siamo troppo lontani per gridare l'allarme a tutto il reggimento, le nostre voci non potrebbero mai arrivare così lontano da svegliare il resto dei compagni. Ma fortunatamente c'è qualcun altro con noi: Ellen, la bellissima figlia del Capitano Alessandro. Ha insistito per accompagnarci un questa uscita nottetempo; al primo rumore ha già imbracciato il tamburo e impugnato le bacchette.
I suoi occhi incrociano i nostri oltre la nebbia. Capisce il pericolo in un battito di ciglia. Non urla, non scappa. Solleva le braccia e colpisce la pelle tesa del suo strumento.
Ratam... ratam... rataplan!

Il suono del tamburo fende la nebbia come una lama. Non è un ritmo qualunque: è il battito serrato dell'allarme generale.
In un istante, l'accampamento lontano esplode. Il Primo Sergente Nicola salta in piedi urlando gli ordini, Orso imbraccia la sua arma e, in meno di due minuti, la Compagnia dei picchieri è schierata. Un muro impenetrabile di legno e ferro si alza proprio davanti alla linea avanzata. Amos è al mio fianco, pronto all'impatto. Poco dietro, Davide e Pepli sguainano le spade: i Cappelletti sono pronti a coprire i fianchi della formazione.
Quando gli imperiali sbucano dalla nebbia, convinti di trovare soldati addormentati, si scontrano contro una barriera d'acciaio invalicabile. Sorpresi dalla nostra prontezza, sono costretti a ritirarsi in disordine sotto i primi colpi di moschetto.
Il pericolo è passato. Il Capitano Alessandro cammina tra le file, fiero dei suoi uomini, ma poi si ferma davanti a sua figlia: vuole rimproverarla per la sua iniziativa pericolosa ma Ellen gli sorride, con il tamburo ancora a tracolla ed il cipiglio del capitano si trasforma in approvazione. Oggi la fortezza è salva grazie a quel ritmo perfetto.

All'Hostaria stasera il primo boccale di birra sarà tutto per la nostra tamburina!

Gruppo Storico "Città di Palmanova" Brandy Grendel Joan Ioan Horses Li Gioacchino Sparrone Giovanni Ciulla - Photo & Video

Ci sono momenti in cui le battaglie sembrano fermarsi per lasciare spazio a qualcosa di più grande: il futuro.Oggi, sott...
04/08/2026

Ci sono momenti in cui le battaglie sembrano fermarsi per lasciare spazio a qualcosa di più grande: il futuro.
Oggi, sotto il sole timido del Friuli, si tiene un addestramento speciale. Da un lato c'è il Sergente Orso: una montagna d'uomo, il corpo segnato dalle cicatrici e lo sguardo indurito da mille battaglie. Dall'altro c'è suo figlio Bjorn: solo 10 anni, ma gli stessi occhi fieri del padre e tra le mani una picca di legno, ancora troppo grande per lui, ma impugnata con una determinazione incrollabile.
Orso non fa sconti, nemmeno a suo figlio. Gli corregge la posizione dei piedi nel fango, gli sposta le spalle con le sue mani nodose da geniere.
"Se tieni la picca molle, la cavalleria ti travolge, Bjorn. Tu non sei un singolo soldato. Tu sei il muro di Palmanova. Devi diventare un tutt'uno con il legno e con il compagno che hai a fianco."
Bjorn stringe i denti. Le braccia gli tremano per la fatica, il sudore gli imperla la fronte, ma non abbassa l'arma. Non vuole sfigurare davanti a suo padre.
Poco distante, appoggiato a una balla di fieno, c'è l’ex comandante Denis che osserva la scena in silenzio, con un sorriso caldo che gli increspa la barba. Vede nei movimenti goffi ma precisi del bambino la stessa scintilla che anni prima aveva visto in un giovane Orso e in molti altri da lui addestrati, ormai una vita fa. È l'orgoglio del vecchio soldato che sa che la Compagnia di Picche non morirà mai, finché ci saranno cuori così pronti a ba***re per essa.
Dalle cucine, la giovane Aria e la piccola Ines spiano l'addestramento facendo il tifo in silenzio, mentre Alina ferma un attimo il mestolo e Laura posa l'ago per guardare il piccolo guerriero crescerà. Mamma Brandy osserva da lontano con il cuore diviso a metà: la paura per il destino del figlio, ma anche un orgoglio immenso.
Orso finalmente ordina di riposare. Mette una mano pesante sulla spalla del figlio e, per un solo secondo, la durezza del sergente scompare per lasciare il posto al sorriso fiero di un padre. "Bravo, figlio mio, ma domani faremo ancora meglio."
Il futuro della Compagnia è in buone mani.

Bjorn GrendelGruppo Storico "Città di Palmanova"Brandy GrendelJoan IoanBrandy Grendel

Ci sono notti in cui la guerra non fa rumore. Notti in cui il minimo tintinnio di un badile sulla ghiaia o il respiro tr...
28/07/2026

Ci sono notti in cui la guerra non fa rumore. Notti in cui il minimo tintinnio di un badile sulla ghiaia o il respiro troppo pesante di una guardia possono significare la morte per l'intera Compagnia. Questa notte la guerra si combatte nel buio più totale, sotto il livello del suolo. L'ordine del Capitano Orso è stato chiaro: perlustrare i fossati esterni delle mura a stella di Palmanova e rinforzare i camminamenti avanzati prima dell'alba. A guidare la pattuglia ci siamo io, Porto della Zappa, e Jena, il picchiere-geniere più silenzioso e affidabile che abbia mai conosciuto.
Avanziamo carponi nel fango, con il cuore in gola. Jena si muove come un fantasma: non parla mai, ma i suoi occhi sanno leggere l'oscurità come nessun altro. All'improvviso, la sua mano nodosa si posa sulla mia spalla. Un brivido freddo. Jena si blocca. Non dice una parola, ma indica un punto esatto sotto una radice divelta nel fossato.
Accosto l'orecchio al terreno umido. Pic... pic... pic...
Il suono ritmico del ferro che scava. Ma non siamo noi. Viene da sotto.
Con la massima cautela, spostiamo lo strato superficiale di torba e rami secchi. Davanti a noi si apre una spaccatura nel terreno: una galleria di contromina nemica. Gli imperiali stanno scavando un tunnel sotterraneo segreto per superare le nostre difese e piazzare barili di polvere da sparo proprio sotto il bastione. Lì dove dormono le vivandiere e i bambini.
Se Jena non avesse avuto quell'udito felino, domani Palmanova si sarebbe svegliata sotto una pioggia di macerie e fuoco.
Con uno scambio di sguardi d'intesa – l'intesa di chi ha affrontato cento campagne insieme – capiamo subito cosa fare. Jena estrae i cunei di legno e il piccone pesante, io preparo i sacchi di terra per ostruire lo sfiato d'aria e far crollare l'imbocco prima che finiscano il lavoro. Lavoriamo nel silenzio più assoluto, col sudore che brucia gli occhi, a pochissimi metri dai badili nemici che colpiscono la roccia dall'altra parte della parete di terra.
Un ultimo colpo chirurgico di Jena fa cedere la volta del tunnel nemico con un sordo boato sotterraneo. Il pericolo, per stanotte, è sepolto.
Torniamo all'accampamento mentre l'alba inizia a schiarire il cielo. Il secondo sergente Shaban ci accoglie teso, ma quando vede le nostre facce sporche di fango e il pollice alzato di Jena, tira un sospiro di sollievo grande come una casa. Corriamo all'Hostaria del Mali e Camilla a lavare via la terra dalla gola con una birra fresca. Anche questa notte, la terra ha parlato. E i genieri l'hanno ascoltata.
Se non fossimo dei semplici rievocatori, questo sarebbe il compito di noi Genieri al soldo della città e chissà se un giorno potremmo realmente interpretare questo ruolo appieno.

Gruppo Storico "Città di Palmanova"Arno WeldertBjorn GrendelDavid BattistaBrandy Grendel

Mentre i picchieri marciano compatti verso i bastioni e i cannonieri iniziano a far tremare la terra, dietro le linee di...
21/07/2026

Mentre i picchieri marciano compatti verso i bastioni e i cannonieri iniziano a far tremare la terra, dietro le linee di Palme comincia un'altra battaglia. Silenziosa, incessante, vitale. È la battaglia delle nostre donne dell'accampamento.
Il mondo delle vivandiere è vario ed interessante: c’è chi come Alina non scende mai sul campo di battaglia ma resta agli attendamenti per non far mai mancare il cibo in tavola. C’è chi come Brandy e Karin seguono figli e mariti in tutte le fasi aiutandoli dall’inizio anche nella vestizione delle pesanti armature. Ormai le loro mani esperte chiudono cinghie e allacciano scarpe ad occhi chiusi e sanno bene quando è il momento giusto per portare loro da bere anche quando le armi sono incrociate, poi abbiamo Laura che, ne ha seguite di battaglie dietro ai fucilieri ma con gli anni il suo ruolo è cambiato. Le sue agili mani non si fermano mai; a lei tocca il compito monumentale di ricucire le divise e gli abiti lacerati dei soldati dopo i duri addestramenti o i corpo a corpo in trincea.
Le donne animano il campo con balli e pettegolezzi, ricordando anche loro quella volta in cui la pioggia era troppa e da sole hanno dovuto far fronte al pericolo delle tende che si allagano, o di quell’altra che il cibo era poco ma la birra era tanta e nessuno si è accorto di nulla.
Al campo ci sono anche i bambini che crescono in questo ambiente seguendo le orme dei genitori; la giovane Aria e la piccola Ines stanno imparando delle mamme, correndo avanti e indietro a riempire le brocche di vino e birra ed imparano l’arte del rammendo. A loro la guerra interessa poco, ma amano essere d’aiuto. Il piccolo Einarr gioca vicino alle tende alle volte con i dadi, altre con rami che diventano picche o spade. Le due amiche hanno sempre un occhio puntato su di lui: i bastioni sono alti e i pericoli costanti.
I più grandi e volenterosi come Amos invece imbracciano già le armi oppure accompagnano i soldati in marcia suonando il tamburo, come Ellen. Anche loro prima passavano tutto il tempo sotto il tavolo o nascosti tra le tende ma arriva il momento per tutti di crescere. Nella fortezza di Palme questo tempo arriva anche troppo in fretta.
Mentre i picchieri rientrano dalla battaglia Bjorn, stringe la sua lancia imitando la marcia dei soldati, si sta addestrando: anche lui tra un paio d’anni scenderà in combattimento a fianco del papà Orso.

Brandy Grendel Gruppo Storico "Città di Palmanova"

Ci sono notti in cui le battaglie sembrano lontane, anche se i cannoni nemici borbottano nelle ridotte lontane. Succede ...
14/07/2026

Ci sono notti in cui le battaglie sembrano lontane, anche se i cannoni nemici borbottano nelle ridotte lontane. Succede quando il turno in trincea finisce e i bambini con le pance piene sono nei loro giacigli e l’intera Compagnia di Palme si ritrova all’Hostaria, il vero cuore caldo dell’accampamento.
I tavoli di legno tremano sotto i boccali pesanti, il fumo delle pipe riempie l'aria e i fiumi di birra scorrono generosi, spillati senza sosta dalle mani instancabili degli osti. Qui, tra una risata e l'altra, la fatica si dimentica e le vecchie storie di guerra diventano leggende.
Non importa quante volte abbiamo ascoltato la storia dell’Olanda del veterano Luca o il racconto della lunga giornata al Forte Gazzera, ogni volta cogliamo qualche nuovo particolare che ci era sfuggito, o forse è chi racconta che aggiunge sempre nuovi dettagli.
Questa sera è l’imponente Orso a tener banco: i baffi schiumosi di birra e un boccale così grosso che sembra la culatta di un falconetto. Batte un pugno sul tavolo facendo saltare in aria i dadi di Amos. Rievoca la sua mitica carriera:
"Vi dico che in Olanda erano almeno 10 stalloni neri enormi! Mi sono passati sopra al galoppo calpestandomi, gli zoccoli mi sfioravano gli occhi! Ma la mia pelle è più dura del loro ferro: mi sono rialzato senza un graffio!"
Dall'angolo del bancone, il primo sergente Nicola scuote la testa sorridendo dubbioso. Walter e i suoi cannonieri scoppiano a ridere: sanno tutti che i cavalli erano solo due, ma per Orso, ogni volta che racconta la storia, i cavalli aumentano a dismisura. Chi era presente però ricorda bene l’accaduto: i cavalli, benché pochi, avrebbero ucciso un qualunque uomo più gracile e quando la sua picca è andata distrutta, Orso senza batter ciglio aveva imbracciato un tronco enorme per spaventare e comba***re il nemico. Per i compagni è facile perdonargli qualche fanfaronata, sapendo che in esse c’è ben più di un mero fondo di verità. Le nuove leve, sedute poco distanti, ascoltano con stupore e timore, aspettando che succeda anche a loro qualcosa di epico.
Il Capitano ci osserva da lontano con un sorriso sereno: sa che finché c'è questa unione attorno al fuoco, le sue picche non si spezzeranno mai.
Ci vediamo il prossimo martedì per scoprire come le nostre donne affrontano il momento più duro: l'inizio della battaglia!

Gruppo Storico "Città di Palmanova"
credits to Horses Li Brandy Grendel

*Che l'avventura abbia inizio*Le prime tende sono montate; il prato da verde poco alla volta si colora di bianco. I Bast...
07/07/2026

*Che l'avventura abbia inizio*

Le prime tende sono montate; il prato da verde poco alla volta si colora di bianco. I Bastioni cambiano e si riempiono di rievocatori che, come formiche operaie, montano le loro case provvisorie. Sul prato i bambini iniziano a vivere le loro avventure mentre i soldati preparano le loro armi sia dentro che fuori le mura. I cannonieri guidati da Walter e i fucilieri di Mauro preparano le cartucce con la polvere da sparo mentre raccontano le avventure passate. Lorenzo e Alina iniziano a pensare ai pasti; non è facile cucinare per un intero reggimento ma loro lo sanno fare in maniera eccezionale. Sulle nostre tavole il cibo non manca mai e i bambini lo sanno; infatti spesso gironzolano scalzi tra le panche per rubacchiare un pezzo di pane o una mela, pensando di non essere visti.
Un po’ più lontano i picchieri guidati da Alessandro contano le aste e verificano siano tutte integre; capita spesso che durante le battaglie o il trasporto le picche si spezzino e quindi bisogna sistemarle o rifarle. Quando ne troviamo una rotta il primo ad alzare gli occhi al cielo è il Sergente Nicola, che è sempre pacato ma quando si arrabbia è meglio stargli lontano. “Vi avevo detto di restare compatti! Dovete guardarvi e mantenere la linea sennò il nemico entra nello schieramento e le picche si spezzano!“ ci sgrida. Questa volta le aste rotte sono due; sappiamo benissimo chi è il colpevole ma nessuno dice nulla e si va avanti a contarle e sistemarle. Tra pochi giorni dovremmo scendere nuovamente in battaglia ma, per ora, possiamo goderci ancora qualche momento di libertà.
Nel frattempo i Capelletti di Giacomo sono in Hostaria a bere litri e litri di birra. Loro sono sempre operativi, le loro armi non hanno bisogno di grande manutenzione e sono sempre al loro fianco pronte ad essere sguainate in caso di necessità.
L’accampamento è in fermento: ognuno a suo modo si prepara alla grande Battaglia. Solo i Genieri di Orso sono già al lavoro, senza far rumore, a scavare trincee e piazzare bombe nei punti strategici; il silenzioso Jena e lo spericolato Porto della Zappa seguono gli ordini e torneranno dalla missione come sempre sporchi di terra e assetati di birra.
Quando si fa sera ci si ritrova tutti sotto il grande velario a mangiare e ricordare le vecchie imprese nell’attesa di scendere nuovamente in campo; l’aria è tesa, piena di preoccupazioni e aspettative.
I bambini stanchi della giornata vengono messi a riposare nelle tende, le madri attendono pazienti ascoltandoli parlottare ancora per qualche tempo mentre i loro occhi si chiudono pian piano. Domani ci saranno altre avventure da vivere.
La notte cala, le stelle spuntano ma in un accampamento il brusio non smette mai.
Con il tempo tutti andranno a dormire nel proprio giaciglio ma quando l’ultimo chiuderà gli occhi qualcun altro sarà già sveglio. Il fuoco non verrà spento per giorni.
Il nemico è ancora fuori dalle mura; ci stiamo studiando l’un l’altro ben sapendo che a breve ci ritroveremo faccia a faccia in un grande scontro.
Siamo uniti dallo stesso destino: picchieri e genieri, cannonieri e fucilieri, spadaccini, osti e vivandiere. Un unico grande cuore sempre pronto a difendere Palmanova.

Stavo pensando alla Compagnia: a quante cose sono cambiate negli anni, a quando da Torino sono arrivata qui in Friuli. S...
03/07/2026

Stavo pensando alla Compagnia: a quante cose sono cambiate negli anni, a quando da Torino sono arrivata qui in Friuli.
Sono passati tredici anni da quando ho messo per la prima volta piede a Palmanova ed è cambiato tutto; nel corso nel tempo sono tante le avventure che abbiamo vissuto sia con il nostro gruppo medievale che rinascimentale.
Da qualche anno abbiamo messo da parte gli abiti del XV secolo per indossare solo i panni di soldati e vivandiere del XVII secolo; mentre il nostro gruppo è cambiato ed è diventato sempre più piccolo ma comunque sempre attivo ci siamo affiancati agli amici del Gruppo Storico Città di Palmanova che, al contrario, non ha mai avuto una battuta di arresto anzi: negli ultimi tempi è cresciuto e quest’anno vede compiere i suoi primi cinquant’anni dalla fondazione.
Io conoscevo questa realtà da tempo li ho affrontati spesso in battaglia quando militavo nel mio Gruppo, in Piemonte e poi, più recentemente, tra le fila della Contea, finché abbiamo deciso di allearci e così mi sono ritrovata ad imbracciare la picca e comba***re contro quelli che prima erano i miei compagni.
Ma sto divagando…
A Settembre ci sarà la grande Rievocazione “Palma alla Armi A.D. 1615” e io ho deciso di scrivere delle storie miste di fantasia e realtà per accompagnare la lunga attesa e far conoscere questo mondo. Per far capire la passione e l’impegno che ci sono dietro un paio di giorni di accampamenti e battaglie.
A partire dalla prossima settimana, ogni martedì, vi accompagnerò tra le trincee e gli attendamenti, per narrarvi i segreti delle Compagnie di soldati e delle famiglie del popolo, per farvi vivere in prima persona le Guerre Gradiscane del 1615, direttamente dall'interno della spettacolare fortezza stellata di Palmanova.
Attraverso i miei occhi conoscerete la vita quotidiana del campo, l’autorità del Capitano Alessandro, il coraggio dei genieri comandati dal possente Orso, il ruggito dei cannoni di Walter, la precisione dei fucilieri di Mauro e l'anarchia selvaggia dei Cappelletti guidati da Giacomo. Ma scoprirete anche il cuore pulsante delle retrovie, tra le storiche vivandiere Karin e Brandy, i rammendi di Laura, i calderoni di Alina e del cuoco Lorenzo, e l'allegria dell'Hostaria di Mali e Camilla e molti altri personaggi che imparerete ad amare.
Questo viaggio settimanale ci guiderà dritti verso l'evento più grandioso dell'anno: la storica rievocazione di Palma alle Armi (dal 4 al 6 settembre 2026)!

Indirizzo

Via Del Santo 38
Görz
34170

Orario di apertura

Mercoledì 18:30 - 22:30
Venerdì 18:30 - 22:30

Telefono

+393481399130

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