11/08/2026
𝑻𝒆𝒓𝒛𝒐 𝒆 𝒖𝒍𝒕𝒊𝒎𝒐 𝒂𝒑𝒑𝒖𝒏𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒊𝒔𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝑲𝒂𝒓𝒂𝒕𝒆𝑫𝒐 𝑴𝒂𝒈𝒂𝒛𝒊𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒅𝒊𝒄𝒂𝒕𝒆 𝒂𝒍𝒍’𝒂𝒄𝒄𝒐𝒓𝒅𝒐 𝑭𝑰𝑱𝑳𝑲𝑨𝑴-𝑭𝑰𝑲𝑻𝑨. 𝑪𝒐𝒏𝒄𝒍𝒖𝒅𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝑫𝒂𝒗𝒊𝒅𝒆 𝑩𝒆𝒏𝒆𝒕𝒆𝒍𝒍𝒐, 𝑽𝒊𝒄𝒆𝒑𝒓𝒆𝒔𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆 𝑭𝑰𝑱𝑳𝑲𝑨𝑴 𝒆 𝒕𝒓𝒂 𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒂𝒈𝒐𝒏𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒐𝒓𝒔𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒉𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒐𝒕𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒍’𝒊𝒏𝒕𝒆𝒔𝒂. 𝑪𝒐𝒏 𝒍𝒖𝒊 𝒏𝒆 𝒂𝒑𝒑𝒓𝒐𝒇𝒐𝒏𝒅𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒍𝒄𝒖𝒏𝒊 𝒂𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒆 𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒊𝒏𝒆𝒂𝒏𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒇𝒖𝒕𝒖𝒓𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒌𝒂𝒓𝒂𝒕𝒆 𝒊𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂𝒏𝒐.
Premetto che questo accordo rappresenta un momento storico per il karate italiano e motivo di grande soddisfazione. È il risultato di un percorso fondato sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla volontà di costruire un futuro comune, nel quale le diverse tradizioni possano convivere e rafforzarsi all’interno dell’unica Federazione riconosciuta dal CONI.
L’ingresso della FIKTA consolida ulteriormente il percorso di crescita della FIJLKAM Karate, che negli ultimi anni ha registrato uno sviluppo costante sotto il profilo organizzativo, tecnico e record numerico.
Oggi il nostro movimento è ancora più forte, più rappresentativo e pronto ad affrontare con unità e visione le sfide del futuro, nell’interesse delle società sportive, dei tecnici e degli atleti.
𝙋𝙧𝙚𝙨𝙞𝙙𝙚𝙣𝙩𝙚, 𝙣𝙚𝙡 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙨𝙩𝙖𝙢𝙥𝙖 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙖𝙘𝙘𝙤𝙧𝙙𝙤 𝙫𝙞𝙚𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙛𝙞𝙣𝙞𝙩𝙤 “𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙘𝙤”. 𝙇𝙚𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙝𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙖𝙩𝙤 𝙣𝙚𝙡 𝙢𝙤𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙛𝙞𝙧𝙢𝙖? 𝙋𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚́ 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤 𝙚̀ 𝙘𝙤𝙨𝙞̀ 𝙞𝙢𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙣𝙩𝙚?
È stato un momento di grande emozione e, soprattutto, di grande responsabilità. Quando si firma un accordo di questo tipo non si firma soltanto un documento: si chiude un capitolo della storia del Karate italiano e se ne apre uno nuovo.
Per me è stato importante perché questo accordo rappresenta la volontà di superare definitivamente una divisione che ha caratterizzato il nostro movimento per troppi anni. Oggi abbiamo la possibilità di mettere insieme competenze, esperienze, persone e culture diverse, nel rispetto delle loro identità.
La cosa che mi rende più soddisfatto è che non stiamo chiedendo a nessuno di rinunciare alla propria storia. Al contrario, stiamo creando le condizioni perché quella storia possa continuare a vivere all’interno di un progetto federale comune.
È questo, secondo me, il vero significato dell’accordo.
𝙄𝙡 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙛𝙖 𝙧𝙞𝙨𝙖𝙡𝙞𝙧𝙚 𝙡’𝙞𝙣𝙞𝙯𝙞𝙤 𝙙𝙞 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙡𝙪𝙣𝙜𝙤 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙤𝙧𝙨𝙤 𝙖𝙡 1979. 𝘾𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙚𝙧𝙖 𝙧𝙞𝙢𝙖𝙨𝙩𝙤 𝙞𝙧𝙧𝙞𝙨𝙤𝙡𝙩𝙤 𝙛𝙞𝙣𝙤 𝙖 𝙤𝙜𝙜𝙞? 𝙄𝙣 𝙦𝙪𝙖𝙨𝙞 𝙘𝙞𝙣𝙦𝙪𝙖𝙣𝙩’𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙙𝙞𝙫𝙞𝙨𝙚 𝙨𝙤𝙡𝙩𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙪𝙚 𝙤𝙧𝙜𝙖𝙣𝙞𝙯𝙯𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞, 𝙢𝙖 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙈𝙖𝙚𝙨𝙩𝙧𝙞, 𝙨𝙤𝙘𝙞𝙚𝙩𝙖̀ 𝙚 𝙥𝙧𝙖𝙩𝙞𝙘𝙖𝙣𝙩𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙚𝙣𝙞𝙫𝙖𝙣𝙤 𝙙𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙩𝙚𝙨𝙨𝙖 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙖. 𝙌𝙪𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙝𝙖 𝙥𝙚𝙨𝙖𝙩𝙤 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙙𝙪𝙧𝙖𝙣𝙩𝙚 𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙩𝙩𝙖𝙩𝙞𝙫𝙚?
È proprio questo l’aspetto più delicato.
Per quasi cinquant’anni il Karate italiano ha vissuto una situazione nella quale persone che condividevano gli stessi valori, la stessa passione e, spesso, la stessa formazione tecnica hanno seguito percorsi differenti.
Nel tempo si sono create identità, abitudini e sensibilità diverse. Per questo non sarebbe stato realistico pensare che bastasse un accordo amministrativo per risolvere tutto.
Durante le trattative abbiamo cercato di guardare avanti senza cancellare il passato. L’obiettivo è costruire un futuro nel quale le diverse anime del Karate italiano possano riconoscersi. L’accordo nasce proprio da questa consapevolezza: oggi i tempi sono maturi per abbattere quel muro e trasformare una divisione storica in una nuova opportunità.
𝙉𝒆𝙡𝒍’𝒐𝙩𝒕𝙤𝒃𝙧𝒆 2024, 𝒂 𝑪𝙝𝒊𝙤𝒈𝙜𝒊𝙖, 𝑳𝙚𝒊 𝒄𝙤𝒏𝙨𝒆𝙜𝒏𝙤̀ 𝙖 𝙔𝒖𝙧𝒊 𝑺𝙝𝒊𝙧𝒂𝙞 𝙞𝒍 𝒅𝙞𝒑𝙡𝒐𝙢𝒂 𝒅𝙞 10° 𝘿𝒂𝙣 𝙙𝒆𝙨𝒕𝙞𝒏𝙖𝒕𝙤 𝙖𝒍 𝑴𝙖𝒆𝙨𝒕𝙧𝒐 𝑯𝙞𝒓𝙤𝒔𝙝𝒊 𝑺𝙝𝒊𝙧𝒂𝙞. 𝑹𝙞𝒑𝙚𝒏𝙨𝒂𝙣𝒅𝙤𝒄𝙞 𝙤𝒈𝙜𝒊, 𝙦𝒖𝙚𝒍 𝒎𝙤𝒎𝙚𝒏𝙩𝒐 𝒉𝙖 𝙧𝒂𝙥𝒑𝙧𝒆𝙨𝒆𝙣𝒕𝙖𝒕𝙤 𝙡’𝙞𝒏𝙞𝒛𝙞𝒐 𝒅𝙞 𝙪𝒏 𝒓𝙞𝒂𝙫𝒗𝙞𝒄𝙞𝒏𝙖𝒎𝙚𝒏𝙩𝒐? [https://www.karatedomagazine.com/2024/10/17/1-raduno-nazionale-karate-do-shotokan-tradizionale-2024/]
Sicuramente rappresentò un momento molto significativo.
Quel gesto aveva innanzitutto un valore umano e simbolico: riconoscere il percorso straordinario del Maestro Hiroshi Shirai e il contributo che ha dato alla diffusione e alla crescita del Karate in Italia.
Ma forse, guardandolo oggi, possiamo dire che fu anche qualcosa di più. La presenza di tanti tecnici provenienti da realtà diverse e il clima di quella giornata dimostrarono che esisteva uno spazio per incontrarsi nuovamente.
Chi legge quelle righe con gli occhi giusti può comprenderne fino in fondo il significato. E penso, in particolare, al Maestro Vladi Vardiero, che ha contribuito instancabilmente, con passione e convinzione, affinché questo accordo potesse prendere vita.
Ci sono momenti che, apparentemente, possono sembrare semplicemente simbolici, ma che in realtà aprono porte, creano nuove possibilità e permettono alle persone di ritrovarsi. Chioggia è stato uno di quei momenti.
𝙄𝙡 𝙈𝙖𝙚𝙨𝙩𝙧𝙤 𝙎𝙝𝙞𝙧𝙖𝙞 𝙚̀ 𝙫𝙚𝙣𝙪𝙩𝙤 𝙖 𝙢𝙖𝙣𝙘𝙖𝙧𝙚 𝙥𝙤𝙘𝙝𝙞 𝙜𝙞𝙤𝙧𝙣𝙞 𝙙𝙤𝙥𝙤. 𝙌𝙪𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙝𝙖 𝙥𝙚𝙨𝙖𝙩𝙤 𝙨𝙪𝙡𝙡’𝙖𝙘𝙘𝙤𝙧𝙙𝙤 𝙡𝙖 𝙧𝙚𝙨𝙥𝙤𝙣𝙨𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙖̀ 𝙙𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙙𝙞𝙨𝙥𝙚𝙧𝙙𝙚𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙥𝙖𝙩𝙧𝙞𝙢𝙤𝙣𝙞𝙤 𝙩𝙚𝙘𝙣𝙞𝙘𝙤 𝙚 𝙪𝙢𝙖𝙣𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙖𝙫𝙚𝙫𝙖 𝙘𝙤𝙨𝙩𝙧𝙪𝙞𝙩𝙤 𝙞𝙣 𝙄𝙩𝙖𝙡𝙞𝙖?
Ha pesato molto.
La scomparsa del Maestro Shirai ha reso ancora più evidente una responsabilità che già sentivamo: quella di fare in modo che un patrimonio così importante non rimanesse legato esclusivamente alla memoria di una persona.
Il Maestro Shirai ha costruito in Italia una vera scuola, con una metodologia, una cultura, una visione del Karate e soprattutto generazioni di praticanti e insegnanti.
Per questo nell’accordo abbiamo voluto inserire strumenti concreti per tutelare e trasmettere questo patrimonio. La nascita della Commissione Nazionale Hiroshi Shirai Karate-Do Cultura e Tradizione va esattamente in questa direzione. Non si tratta soltanto di conservare un nome, ma di creare una struttura che abbia il compito di promuovere e salvaguardare gli aspetti tecnici e culturali che caratterizzano questa scuola.
𝙎𝙞 𝙥𝙖𝙧𝙡𝙖 𝙙𝙞 𝙧𝙞𝙪𝙣𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙚 𝙡𝙖 𝙁𝙄𝙆𝙏𝘼 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙞𝙣𝙪𝙚𝙧𝙖̀ 𝙖 𝙚𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙧𝙚 𝙘𝙤𝙣 𝙡𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙥𝙧𝙞𝙖 𝙞𝙙𝙚𝙣𝙩𝙞𝙩𝙖̀. 𝘾𝙤𝙢𝙚 𝙙𝙤𝙗𝙗𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙞𝙣𝙩𝙚𝙣𝙙𝙚𝙧𝙚 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙤𝙡𝙖: 𝙪𝙣𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙧𝙞𝙘𝙤𝙣𝙘𝙞𝙡𝙞𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙤 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙤 𝙢𝙤𝙙𝙤 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙫𝙞𝙫𝙚𝙧𝙚?
Direi tutte e tre le cose, ma soprattutto unione nel rispetto delle identità. La FIKTA continuerà ad avere la propria identità e a promuovere il Karate Do Tradizionale secondo i principi della Scuola del Maestro Shirai. Allo stesso tempo riconoscerà la FIJLKAM come Federazione ufficiale di riferimento e le società della Rete FIKTA entreranno nel sistema federale.
Questo per me è un punto fondamentale: unificare non significa uniformare.
La FIJLKAM deve essere la casa comune nella quale possano convivere diverse espressioni del Karate, con regole federali comuni, ma anche con la possibilità di valorizzare le peculiarità tecniche e culturali che hanno costruito la nostra storia.
𝙇𝙖 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙖 𝘾𝙤𝙢𝙢𝙞𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙥𝙤𝙧𝙩𝙚𝙧𝙖̀ 𝙞𝙡 𝙣𝙤𝙢𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙈𝙖𝙚𝙨𝙩𝙧𝙤 𝙃𝙞𝙧𝙤𝙨𝙝𝙞 𝙎𝙝𝙞𝙧𝙖𝙞. 𝙄𝙡 𝙧𝙞𝙨𝙘𝙝𝙞𝙤 𝙚̀ 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙞𝙖 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙨𝙞𝙢𝙗𝙤𝙡𝙞𝙘𝙤... 𝘾𝙤𝙢𝙚 𝙧𝙞𝙪𝙨𝙘𝙞𝙧𝙖̀ 𝙖𝙙 𝙖𝙫𝙚𝙧𝙚 𝙪𝙣 𝙧𝙪𝙤𝙡𝙤 𝙧𝙚𝙖𝙡𝙚 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙩𝙪𝙩𝙚𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙪𝙖 𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙖?
Il nome da solo non sarebbe sufficiente ed è proprio per questo che nell’accordo abbiamo previsto competenze precise.
La Commissione sarà composta da un Presidente e quattro membri: il Presidente e tre membri saranno nominati dal Consiglio di Settore su proposta della FIKTA, mentre un quarto membro sarà indicato dal Settore Karate FIJLKAM.
Avrà un ruolo concreto nella programmazione di seminari, attività formative e corsi di specializzazione, nella proposta degli esami di graduazione dal 1° al 6° Dan della Scuola Tradizionale Hiroshi Shirai e nella promozione delle attività legate a questa specificità.
Inoltre, sono previsti referenti regionali e la possibilità di proporre iniziative per preservare l’insegnamento della Scuola.
Quindi non sarà una commissione soltanto celebrativa. Dovrà essere uno strumento operativo per mantenere viva una tradizione e trasmetterla alle nuove generazioni di praticanti.
𝘿𝙤𝙥𝙤 𝙩𝙖𝙣𝙩𝙞 𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙩𝙧𝙖𝙨𝙘𝙤𝙧𝙨𝙞 𝙨𝙪 𝙨𝙩𝙧𝙖𝙙𝙚 𝙨𝙚𝙥𝙖𝙧𝙖𝙩𝙚, 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙚 𝙥𝙤𝙩𝙧𝙚𝙗𝙗𝙚 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙤 𝙢𝙤𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙖𝙫𝙫𝙚𝙧𝙤 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙞𝙫𝙞𝙨𝙤 𝙘𝙖𝙥𝙖𝙘𝙚 𝙙𝙞 𝙛𝙖𝙧 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙚𝙥𝙞𝙧𝙚 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙪𝙣𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙖𝙞 𝙥𝙧𝙖𝙩𝙞𝙘𝙖𝙣𝙩𝙞?
Credo che il primo vero momento condiviso non debba essere necessariamente un grande evento. Sarà importante che, nel tempo, le due realtà possano conoscersi sempre meglio, valorizzarsi reciprocamente e confrontarsi nei diversi ambiti, permettendo a ciascuna di attingere dall’esperienza
dell’altra. Sono questi i momenti nei quali l’accordo smette di essere un documento e diventa realtà.
Naturalmente dovremo costruire anche appuntamenti comuni, seminari e momenti di confronto tecnico e culturale. Ma la vera unificazione si vedrà quando i praticanti inizieranno semplicemente a considerarsi parte dello stesso grande movimento.
E penso che questo sia il regalo più bello che possiamo fare alle nuove generazioni.
𝙄𝙡 𝙛𝙪𝙩𝙪𝙧𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝙆𝙖𝙧𝙖𝙩𝙚 𝙞𝙩𝙖𝙡𝙞𝙖𝙣𝙤 𝙨𝙪 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙞 𝙥𝙧𝙤𝙜𝙚𝙩𝙩𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙘𝙧𝙚𝙩𝙞 𝙥𝙚𝙣𝙨𝙖 𝙨𝙞 𝙥𝙤𝙩𝙧𝙖̀ 𝙘𝙤𝙨𝙩𝙧𝙪𝙞𝙧𝙚?
Abbiamo davanti una grande opportunità.
Prima di tutto dobbiamo completare con serietà il percorso di integrazione previsto dall’accordo, accompagnando società, tecnici, ufficiali di gara e praticanti in questa nuova realtà.
Poi, dobbiamo investire ancora di più sulla formazione, sulla crescita dei giovani, sulla qualità delle società e sulla valorizzazione delle diverse espressioni del Karate.
L’accordo prevede già strumenti concreti: il riconoscimento delle qualifiche e dei gradi, la formazione dei tecnici, l’integrazione degli ufficiali di gara, la tutela della Scuola Hiroshi Shirai e il riconoscimento del regolamento Shobu Ippon all’interno del sistema federale.
Ma la mia visione va oltre.
Vorrei che questa unificazione ci permettesse di avere un Karate italiano ancora più forte, più numeroso, più competente e più autorevole a livello internazionale.
Negli ultimi anni il Karate FIJLKAM ha avuto una crescita costante e importante. Ora abbiamo la possibilità di aggiungere a questa crescita una nuova energia, nuove società, nuovi tecnici e soprattutto una storia e un patrimonio culturale che meritano di essere valorizzati.
Il mio auspicio, oggi, è semplicemente quello di poter parlare di un Karate italiano ancora più rappresentativo in tutte le sue realtà, capace di valorizzare ogni sua componente e di guardare al futuro con una visione comune. Perché, alla fine, è questo il vero obiettivo dell’accordo: non vincere gli uni sugli altri, ma vincere insieme.
- Presidente Settore Karate Fijlkam Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali - WKF Executive board
Fikta Hiroshi Shirai Karatedo asd