14/04/2026
Ci sono momenti in cui mi fermo e mi chiedo: Cosa arriverà dall’altra parte dello schermo?
Faccio questo lavoro perché credo e amo il mondo dell’educazione. E faccio questo (i post, i caroselli, le riflessioni condivise) perché credo che parlarne online possa portare beneficio e raggiungere chi potrebbe averne bisogno.
Ma ogni tanto mi ritrovo a scorrere il feed e sento qualcosa che stride.
Contenuti perfetti. Famiglie che reagiscono sempre nel modo giusto. Genitori che trovano sempre la parola giusta al momento giusto. Bambini che elaborano, crescono, fioriscono…tutto in poche slide.
E mi chiedo quanto tutto questo aiuti davvero, e quanto invece allontani e aggiunga un peso silenzioso a chi già fa del suo meglio ogni giorno.
Perché un genitore, spesso, non ha bisogno di un’altra lista di cose da fare.
Ha bisogno di sentire che la stanchezza che porta è reale e che non lo rende un genitore inadeguato.
Ha bisogno che qualcuno gli dica che sbagliare non cancella tutto il bene che ha fatto. Che il dubbio, invece che essere un segnale di fallimento, è spesso la prova che ci sta provando davvero.
Ha bisogno di spazi in cui non venga confrontato con un modello irraggiungibile. In cui non si senta sempre in ritardo su qualcosa, sul linguaggio emotivo, sullo schermo, sul sonno, sui limiti.
In cui possa raccontare una giornata storta senza ricevere per forza una risposta, ma semplicemente essere accolto.
Ha bisogno, a volte, di sentire che essere presenti, anche in modo imperfetto, è già moltissimo.
E tutto questo è molto difficile da fare online.
Non ho una risposta netta su come fare divulgazione senza cadere in questa trappola.
So che la semplificazione ha un costo. So anche che uno schermo non può sostituire una relazione. E non so se questo eccesso informativo, porterà effetti positivi o negativi.
Ma quello che provo a fare quando sono qui, è di portare online, ciò che faccio in presenza: far sentire un genitore, un bambino o un adolescente, visto e non valutato.
Aiutarlo a pensare: ce la posso fare.
Forse è una confine sottile con cui dobbiamo imparare a stare.
Se passi di qui e vuoi lasciare un commento… ti leggo ☁️✨