26/07/2026
In questa sessione estiva di laurea ISIA Firenze, il design ha attraversato giochi da tavolo, città, fondali marini, arnie urbane, piattaforme educative, cantieri e dispositivi medicali.
Nel campo delle questioni sociali, "Belladonna. La radice del pregiudizio" di Walter Santi e Maria Mazzetta mette al centro gli stereotipi di genere: un gioco di carte da tavolo, sviluppato con design thinking ed eventi di body art, che rende visibili i meccanismi del pregiudizio contemporaneo.
"Fratture Urbane" di Irene Tarateta, con il metodo Dip’n Site, affronta invece il cantiere come spazio liminale, trasformando Piazza Beccaria in piattaforma partecipativa tra impresa e cittadinanza.
Sul fronte dello spazio urbano, Francesca Soldateschi con "MiMap" propone la cartografia come pratica situata: un diario autoproducibile e un mapkit per costruire mappe sensoriali, emotive e relazionali, democratizzando l’atto di mappare la città.
Martina Turini, con "Humbee", sperimenta l’arnia sonora urbana, dove design, apiterapia e propagazione del suono danno vita a un arredo urbano che permette di ascoltare il ronzio di un alveare in sicurezza.
Nell’ambito ambientale e tecnologico, "Alma" di Matteo Ribechini e Anja Alice Tomei integra design, biologia marina e stampa 3D LDM: moduli ceramici porosi e strutture modulari per rigenerare le praterie di Posidonia oceanica, con un’attenzione particolare alla biomimesi e alla riduzione dell’impatto antropico.
"ClotEdu" di Alessandra Pellegrino introduce invece nuove metodologie di progettazione e sviluppo software per portare l’intelligenza artificiale nella scuola primaria, usando gli LLM sia come oggetto di insegnamento sia come strumento di coding.
Nel campo del design per la salute, "Aliss. Actuator for Limbs with Integrated Soft‑robotic System" di Elisabetta Pinucci nasce da sette mesi di collaborazione con l'Istituto di BioRobotica, Scuola Superiore Sant'Anna, nell’ambito del progetto eLiner finanziato da Inail.
Il dispositivo soft‑robotico per il trattamento del linfedema e dell’edema post‑amputazione viene riprogettato nella sua architettura (unità massaggiante, di sostegno e di controllo), nell’interfaccia e nel linguaggio formale, introducendo soluzioni Poka‑Yoke, cover tessili e materiali vicini all’abbigliamento tecnico per favorire l’uso domestico e l’accettazione da parte dei pazienti.
Il risultato è un mosaico di ricerche che, nell’arco di una sola sessione, ha attraversato questioni sociali, urbane, ambientali, educative e sanitarie.
La sessione di laurea si è conclusa, ma per chi ha discusso nelle scorse settimane è solo il primo passaggio: molti di questi progetti continueranno come collaborazioni, sperimentazioni sul campo o percorsi professionali.
📸 Antonio Viscido