18/06/2026
⚙️ Dietro ogni macchina c'è un'idea. Dietro questa idea c'è Leonardo.
La biella trasforma il movimento rotatorio in movimento lineare alternato, dando vita a un meccanismo che ha contribuito allo sviluppo della meccanica moderna. 🔄
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Via del Castellaccio 1r.
15/06/2026
✨ Le idee di Leonardo non sono fatte per restare ferme: sono da toccare, azionare e scoprire con le tue mani.
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15/06/2026
Nel 1720, a Firenze, Bartolomeo Cristofori costruì un pianoforte con 54 tasti: oggi è il più antico arrivato fino a noi.
A guardarlo bene, non sembra l’antenato dei grandi pianoforti da concerto. È basso, lungo, sottile. Ha la cassa ad ala, le gambe leggere, l’aria di un clavicembalo un po’ strano. Niente pedali. Niente sala piena. Niente applausi.
Eppure, dentro quell’oggetto, successe una cosa piccola e tremenda: il tasto smise di essere sempre uguale.
Prima, col clavicembalo, la corda veniva pizzicata. Il musicista poteva essere bravo quanto voleva, ma il volume restava quasi sempre quello. Cristofori cercò altro. Mise in mezzo dei martelletti, un meccanismo capace di colpire la corda e poi ritirarsi subito, senza soffocarla.
Premi piano, suona piano. Premi forte, risponde forte.
Oggi ci pare ovvio. Allora no. Allora era un’idea da bottega, da prove, da legno che scricchiola e mani che tornano sullo stesso problema per anni. Cristofori non lavorava in una fabbrica moderna: era un artigiano alla corte dei Medici, chiamato a curare clavicembali e strumenti musicali. Uno di quelli che sapevano ascoltare anche il rumore di una vite messa male.
Nel 1700 un inventario mediceo registrò un “arpicimbalo” inventato da lui. Nel 1711 Scipione Maffei lo descrisse con un nome lunghissimo: gravicembalo col piano e forte. In fondo era tutto lì. Un clavicembalo capace di sfumare.
Ma il mondo non corse subito dietro a questa invenzione. Strano, vero? Lo strumento che avrebbe accompagnato Mozart, Beethoven, Chopin, le case borghesi, i conservatori, le canzoni di famiglia, all’inizio fu quasi una cosa per pochi. Troppo delicato, troppo costoso, forse troppo avanti.
Di Cristofori oggi sopravvivono solo tre pianoforti. Quello del 1720 è al Metropolitan Museum di New York. Ha un suono più sottile, più vicino al clavicembalo che a uno Steinway moderno. Mica il boato romantico che immaginiamo.
Forse è proprio questo il punto.
Prima che il pianoforte diventasse gigante, fu un oggetto fragile su un tavolo di lavoro. Prima di riempire i teatri, dovette convincere un uomo solo in una stanza che sì, un tasto poteva avere voce.
Sembrava un clavicembalo.
Aveva 54 tasti.
Stava cambiando tutta la musica.
In breve:
— Il pianoforte Cristofori del 1720 è il più antico pianoforte sopravvissuto.
— Aveva 54 tasti e non somigliava ai pianoforti moderni da concerto.
— Il suo nome nacque dall’idea rivoluzionaria di suonare piano e forte con il tocco.
13/06/2026
Licensable picture: Leonardo da Vinci scholar Sara Taglialagamba speaks to the crowd during the Leonardo da Vinci Museum of North America
Leonardo da Vinci scholar Sara Taglialagamba speaks to the crowd during the Leonardo da Vinci Museum of North America ribbon-cutting ceremony on Friday, June...