08/10/2026
IL MALTORTO
Quando il trauma attraversa le generazioni
E se il trauma che chiamiamo “mio” non fosse mai stato soltanto mio?
Una morte violenta. Un segreto di famiglia. Una ferita mai elaborata. Un evento accaduto molto prima della nostra nascita.
Come può qualcosa che appartiene al passato continuare a produrre effetti nel presente, persino nella vita di chi non ha mai conosciuto le persone coinvolte?
Pensiamo a una casa nella quale sia avvenuta una morte violenta. Le pareti sono le stesse, le finestre sono le stesse, i metri quadrati non sono cambiati. Eppure la storia di quel luogo può modificarne la percezione e persino il valore economico.
Che cosa è cambiato, allora? E dove risiede la memoria di ciò che è accaduto?
Da questa domanda prende avvio una riflessione che attraversa il trauma transgenerazionale, la memoria biologica, l'epigenetica, i sistemi familiari e il concetto di campo, fino ad aprire un dialogo con alcune delle domande più affascinanti della fisica contemporanea.
Forse il trauma non è soltanto una ferita individuale. Forse è anche una configurazione di relazioni, comportamenti e memorie capace di propagare i propri effetti ben oltre l'evento originario.
E allora la domanda diventa ancora più radicale:
Se il trauma può attraversare le generazioni, può anche essere trasformato?
E soprattutto: siamo davvero condannati a ripetere ciò che è accaduto prima di noi?
Un viaggio tra antiche intuizioni e prospettive contemporanee per esplorare il maltorto, il legame tra le generazioni e la possibilità di interrompere la ripetizione del passato.
Perché comprendere da dove proviene una ferita non significa essere condannati a portarla per sempre.
Il passato non è più obbligato a diventare il futuro.
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