22/08/2026
Dati vs Narrazione
Picchiettato con insistenza nell’intimo da molti di voi a cui non va giù la disinformazione, mi stacco dagli affetti più cari (la chaise longue del divano) per analizzare uno della miriade di post acchiappalike sull’emergenza femminicidi.
Il profilo lo conosciamo: dati sparati a caso, niente fonti, retorica, allarmismo, incoerenze interne, errori da terza elementare, narrazione parziale e soprattutto nessuna menzione alla vera situazione italiana. In caso di contestazioni metodologiche, basta urlare “anche una è troppo” o qualche slogan a pappagallo e puntare sull’indignazione popolare. Funziona.
È anche molto importante tener ben nascosto che il fenomeno, da qualunque angolazione lo si guardi, è in calo da anni, specialmente nel 2026. Il fatto di essere tra i paesi al mondo col rischio per donna più basso, se non il primo, deve essere censurato per non intaccare l’immagine di strage quotidiana che tanto bene fa a stampa e associazioni varie. La ricetta è sempre la stessa: lente di ingrandimento su casi singoli e fatti di cronaca, strilli, confusione e tanti saluti alle analisi serie e rigorose. Che, ricordiamolo, sono quelle che potrebbero aiutare a contrastare un fenomeno così disgustoso. Non è quello il loro interesse.
Una situazione che fa paura, se non altro perché se accettiamo manipolazioni adesso, come potremo contestarle quando saranno usate per cause che riteniamo sbagliate?
Per fortuna ci siete voi, e siete sempre di più, che sostenete la causa della verità e del pensiero critico e rifiutate di allinearvi. Da parte mia vi prometto, come sempre, che finché ci sarete, continuerò a portarvi dati in modo obiettivo.
Grazie.