08/06/2026
𝐏𝐈𝐂𝐂𝐎𝐋𝐈 𝐆𝐈𝐆𝐀𝐍𝐓𝐈... 𝐈𝐍𝐒𝐓𝐀𝐁𝐈𝐋𝐈... (𝑛𝑜𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑔𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑖𝑛𝑠𝑐𝑒𝑛𝑎 𝑑𝑒 “𝐼 𝑔𝑖𝑔𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑎𝑔𝑛𝑎” 𝑑𝑖 𝐿𝑢𝑖𝑔𝑖 𝑃𝑖𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑖𝑒𝑣𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑎 𝐿𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎𝑙 𝑇ℎ𝑒𝑎𝑡𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝐹𝑖𝑟𝑒𝑛𝑧𝑒).
𝐹𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑜 𝑠𝑢𝑔𝑔𝑒𝑟𝑖𝑠𝑐𝑒,
𝑐𝑜𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑛𝑡𝑎𝑠𝑚𝑖
𝑑𝑖 𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑖𝑛 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑒́
𝑑𝑖 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑖𝑛 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑎𝑟𝑡𝑒,
𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑒́,
𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑒́, 𝑛𝑒𝑙𝑙'𝑎𝑟𝑡𝑒.
Una commedia piena di apparizioni improvvise e inspiegabili (di parole che rimbombano nella loro bellezza senza cercarne la ragione) perlomeno a chi si ostina ad avere uno sguardo normale, standardizzato e forse banale sulla realtà.
Così in questo tourbillon di eventi improvvisi, ricchi come una miniera d'oro di riflessioni ispirate dell'autore è stato quasi naturale cercare un percorso di regia che non fosse quello più tradizionale con la precisa corrispondenza di attore personaggio e con una predefinita e immutabile sequenza ordinata di battute e movimenti.
Solo così avremmo potuto raccontare l'illogico della poesia sbarazzandoci del razionale limitato che a volte ci ingabbia in una logica ordinata che raramente indossa la poesia.
Visto che questo ultimo testo, peraltro incompiuto, di Pirandello è quasi una summa teorica, un manifesto poetico della sua vita di artista, abbiamo pensato di distribuire a tutti gli attori le battute di tutti i personaggi che andranno così a rincorrersi e ad accavallarsi in maniera più o meno definita e strutturata ma lasciando comunque un margine di aleatorietà che rende la messinscena non improvvisata ma poeticamente instabile.
Cosi la naturale non esatta ripetibilità del teatro trova qui un'ulteriore occasione di variabilità, con gli attori pronti a costruire momento per momento non il testo che è già definito ma una continua ri-messa in scena dove le battute e i movimenti sono i frammenti colorati di un caleidoscopio capace di combinare con gli stessi elementi infinite variazioni armoniche.
E non essendo lo spettacolo presentato sul classico fronte platea ma distribuito a terra lungo un percorso lineare con il pubblico disposto su tutti i lati ecco che l'instabilità si trasmette anche agli spettatori e permetterà a ognuno di loro di scegliersi un proprio percorso visivo acustico emotivo così che lo spettatore non rimarrà passivo ma verrà stimolato a scegliere ogni sera il proprio personale spettacolo.
𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑜 𝐵𝑢𝑟𝑟𝑜𝑛𝑖
𝐶𝑜𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑀𝑎𝑠𝑐𝑖𝑙𝑙𝑖 𝑀𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑟𝑖𝑛𝑖