26/11/2020
Le parole sono importanti e sappiamo che formano il pensiero. Nell'approccio centrato sulla persona l'uso del termine "cliente" incarna una precisa visione della natura umana e della relazione di aiuto.
Potete approfondire leggendo l'articolo della Dott.ssa Stefania Sartori , psicologa psicoterapeuta e docente IACP
⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️
Il CLIENTE NELL'ACP
Il termine Cliente designa nell’Approccio Centrato sulla persona colui che tradizionalmente in psicologia clinica è da sempre definito paziente.
Il termine paziente (dal latino patiens, “che sopporta”, “che patisce”) rimanda ad una narrativa della cura che vede uno sbilanciamento tra colui che soffre e colui che guarisce, il quale possiede un sapere e una tecnica che lo colloca su un piano diverso da quello di colui che riceve l’intervento di cura: il rapporto è sbilanciato, il paziente viene guidato, consigliato o redarguito laddove non metta in pratica le direttive del curante.
Il termine cliente invece rimanda ad una reciprocità relazionale in cui esiste un professionista e una persona che si avvale di un servizio qualificato. Il cliente ha un bisogno, una richiesta ed è ritenuto responsabile del suo prodigarsi al fine di risolvere le proprie difficoltà.
Il cliente ovviamente non decide tutto, ma si muove all’interno di una narrativa di cura che lo considera un soggetto agente di scelte, responsabile nel processo di risoluzione dei propri problemi, in grado di attivare, affiancato da qualcuno che ha teoria e tecnica, modalità maggiormente funzionali e adattative di stare al mondo o gestire le proprie difficoltà.
L’Approccio Centrato sulla Persona promuove la libertà di scelta e di responsabilità degli individui, non considera il terapeuta o il counsellor detentori di una verità assoluta che li eleva ad uno status di maggior potere nella relazione, ma favorisce un incontro interumano da persona a persona, nel quale i due soggetti hanno pari dignità e pari potere decisionale al di là della differenziazione dei ruoli.