11/10/2026
“Che cosa mi sta insegnando Adolfo Wasem Alaniz?
Che la rivoluzione si sceglie.
Che anche una persona come me, che vive, -per mera buona sorte-nella parte ricca e libera di questo pianeta, lontana nel tempo e nello spazio dagli orrori che lui ha subito, può scegliere di fare la rivoluzione senza morire, di andare contro o incontro al destino che le è stato assegnato, restando in piedi, restando dritta.”
Adolfo a Wasem e Sonia Mosquera furono rapiti nel 1972 in Uruguay, durante la dittatura militare. Per dodici anni furono sottoposti a torture indicibili. Wasem, insieme al direttivo dei Tupamaros, tra cui Pepe Mujica, vissero in isolamento in cunicoli sotterranei detti calabozos. Quarant’anni dopo, una giovane insegnante precaria, vive al limite della povertà, sfrattata da una casa all’altra, e non può permettersi nemmeno il lusso di ammalarsi. Tra varie vicissitudini, trova un libro che racconta la vita dei due attivisti. Due vicende apparentemente distanti, ma accomunate dalla lotta per la dignità e per la libertà, perché la vera libertà consiste nel poter scegliere, cosa che, oggi come allora, a molte persone continua ad essere negata.