04/12/2022
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Gaetano Alaimo era un uomo di scienza, un medico brillante, con un'empatia tale da far sue le preoccupazioni del paziente e cercare sempre una soluzione per dare sollievo alla sofferenza. Un uomo che ha fatto dello spirito di servizio, dell'abnegazione e del rispetto delle regole la sua ragione di vita. Morto sul posto di lavoro, per il rispetto della sua professione, delle regole e delle leggi. Ucciso perché, come ha ricordato ieri durante i funerali l'arciprete di Favara don Giuseppe D'Oriente, troppo spesso c'è la "ricerca spasmodica di ottenere tutto, in qualunque modo e con ogni mezzo".
Tempo fa, ho avuto modo di leggere le relazioni che il postulatore di Rosario Livatino ha scritto per sostenerne la causa di beatificazione. Credetemi - con matrice diversa - l'assassinio del dott. Alaimo ha avuto le stesse ragioni perverse che hanno causato la morte del giudice Livatino: un martirio "in odium fidei".
Solo chi non è cresciuto in questa terra può credere alla "follia di un disperato". Non si tratta di follia ma di un substrato culturale che, seppur minoritario, ogni tanto riemerge con la violenza di chi scambia il diritto con il favore, il dovere con la strafottenza, lo Stato con l'anti Stato e vede le regole come un ostacolo, la legge come qualcosa che si può o si deve superare.
Tutto questo va punito severamente, ma anche contrastato con la memoria, con l'istruzione, con la legalità che non sia legalitarismo di facciata inutile e dannoso.
Ecco perché c'è davvero bisogno del sostegno di quel 99% di cittadini favaresi e siciliani di buona volontà.
Solo così si potrà rendere onore alla memoria di un uomo giusto come Gaetano Alaimo.