Counseling Scolastico

Counseling Scolastico Pagina dedicata al counseling scolastico

30/03/2024
21/01/2024

“È facile stare sul palco, accanto al proprio figlio, il giorno della laurea, il giorno dell’orgoglio. Facile starci un passo dopo il traguardo attendendolo vincitore.
Ma il genitore, l’educatore, si mostra il giorno dei fischi, della difficoltà, dello smarrimento, della dipendenza e della dispersione.
Il vero educatore sta sul palco accanto al figlio quando ci sono da prendere i fischi, quando tutto sembra cadere. Lì, al suo fianco, perchè non si senta mai solo nella sconfitta”.

Da “Volevo solo dormire la notte, Reading letterario”

Non so voi, ma io ho  la singolare sensazione che, senza chiedere il mio consenso,  mi abbiano collegato un nuovo anno n...
01/01/2024

Non so voi, ma io ho la singolare sensazione che, senza chiedere il mio consenso, mi abbiano collegato un nuovo anno nonostante non abbia ancora finito di elaborare il precedente...

Mah... per quanto questo rischi di mandarmi in confusione l'unità centrale, una certezza ce l'ho: il tempo è l'unica risorsa che nessuno potrà mai restituirci.
Impieghimolo meglio che possiamo, per farci del bene, per fare bene, per migliorare il mondo intorno a noi.

E per sapere che non possiamo farlo da soli.

Auguri sinceri per un fecondo 2024. E allora sarà anche felice, nonostante tutto.
Con l'aiuto del buon Dio.

12/05/2023
20/03/2023

Come riconoscere se un alunno ha un disturbo del comportamento, se il suo atteggiamento oppositivo e provocatorio non dipendono dalla sua volontà? Ne abbiamo parlato con il Professor Pietro Muratori, psicologo clinico presso l’IRCCS Fondazione Stella Maris, docente di Psicologia dell’Educazione...

ARRIVEDERCI PROFESSOREdi Stefano Vittori, dedicato al prof. Serianni*****     Due professori ho avuto in tutta la mia vi...
26/07/2022

ARRIVEDERCI PROFESSORE

di Stefano Vittori, dedicato al prof. Serianni
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Due professori ho avuto in tutta la mia vita, la mia professoressa di italiano delle medie e te. Grazie. Grazie di tutto.

Un giorno in aula dicesti: "Io non ho figli: voi siete i miei figli". Si legge ovunque di lezioni strutturate, lezioni dialogate, lezioni partecipate, a gruppi, a coppie, a terne, con e senza le TIC. (Cosa ci facciamo con tutto il tempo che risparmiamo usando tutti questi acronimi? A giudicare dal loro numero, direi che lo usiamo per inventare nuovi acronimi).

Tu entravi in classe e parlavi. Dietro di te una lastra di ardesia e un gesso.
E basta. Parlavi. Lezioni frontali. Più frontali della fanteria a Maratona.
E se qualcuno dice che va bene per gli adulti e non per gli adolescenti, gli suggerirei di chiedere al me di sedici anni, quanto avrebbe pagato per un Serianni in classe, e quanto gli è mancata una figura così a quell'età.

Alcuni metodi di insegnamento dicono che l'insegnante deve "sparire". Di base sarei perfettamente d'accordo: gli insegnanti che sostengono questi metodi di insegnamento dovrebbero sparire (senza le virgolette, però).
Lui col cavolo che spariva.
Lui parlava, al centro della pedana, e pure le mosche si fermavano per ascoltare.
E dopo cinque minuti tu sapevi solo che volevi sapere quello che sapeva lui.
La sola idea di fare bella figura con lui bastava a darti la forza di studiare, e a questo si aggiungeva la bellezza intrinseca della materia, che lui ti aveva fatto scoprire.

Io non so se quelle che lui ci trasmetteva, nelle lezioni frontali che oggi in tanti esecrano (forse perché non sarebbero in grado di farle, e dopo trenta secondi che parlano, col loro PowerPoint alle spalle, la gente preferirebbe spararsi alle rotule?), non so, dico, se quelle che lui ci trasmetteva fossero "conoscenze", "competenze", "abilità", o "contenuti".
È una materia da lasciare a quella folta schiera di didatticisti la cui principale linea di ricerca consiste nello spaccare in quattro i capelli che non hanno.

Mi prendo dunque la licenza di semplificare dicendo che quello che ci trasmetteva era fascino.
Se affascini lo studente, ti seguirà in capo al mondo.
Una volta che lo studente è affascinato dalla materia, il resto lo fa da solo. Tu a quel punto intervieni di quando in quando a correggere il tiro se c'è bisogno.

E l'unico strumento di fascino dato all'uomo è la parola.

Le parole sono le gambe, il resto, tutti gli altri cosiddetti ausili didattici con tutto il corteggio di tecnologie che si portano appresso (e dietro le quali alla fin fine c'è sempre quello: qualcuno che vuole venderti qualcosa), il resto, dunque, sono stampelle. Nessuno che abbia sane le prime usa le seconde, nemmeno per esercizio, perché è un esercizio che non gli darebbe nulla che prima non avesse. Nemmeno per gioco, perché è un gioco che porta sfortuna.
La parola è la magia dell'uomo.
Questo io ho visto in te, Linguista, e di questo ti ringrazio.
"La lingua dell'uomo è la sua salvezza", è scritto nel "Naufrago", un romanzo egiziano del Medio Regno.

Arrivederci, professore.

14/07/2022

In questo video non ci sono gattini, cagnolini, cuoricini, ma care mamme e soprattutto cari papà, guardatelo. Fino in fondo.

Da molti anni, e in tempi meno sospetti di quelli che viviamo, negli incontri che ho tenuto con alunni e genitori in molti istituti scolastici, il discorso è caduto sulle medesime questioni.

Spesso la reazione degli adulti presenti, più che quella dei ragazzi, è stata tra lo scettico e l'arreso.

Perchè davvero pensiamo di non essere in grado di tutelare i nostri figli dall'intraprendere una china che non porta a nulla di buono o perchè non siamo in grado di cambiare le nostre abitudini?
Questo è il dilemma.

Cari mamme e soprattutto cari papà, guardate questo video. Fino in fondo.

A proposito di alleanze educative...
09/04/2022

A proposito di alleanze educative...

Appunto.
07/04/2022

Appunto.

L’utilizzo precoce dei dispositivi digitali nei primissimi anni crea ritardi addirittura nel linguaggio. Così come l’uso precoce della tastiera nella scrittu­ra crea ritardi significativi in ordine al­l’apprendimento della scrittura stessa. Si spingono i bambini a saltare le tappe o diventare al più presto in grado di in­teragire con gli adulti come se fossero loro stessi adulti.

Si sono create nelle famiglie delle com­plicazioni enormi. Per esempio la ridu­zione del gioco e del movimento. Il bambino, visto sempre più come un pic­colo adulto, non deve muoversi, non deve giocare, deve essere sempre ben concentrato. Si impediscono gli scarichi emotivi dell’attività ludica, specialmente in una logica sociale che è fatta di scon­tri, di litigi, divergenze, avvinghiamenti fisici e quant’altro.
____

Per approfondire il tema:
👉 https://bit.ly/le-malattie-delleducazione

26/03/2022

Quando un figlio compie gli anni tra gennaio e aprile ci si chiede se fargli fare l'anticipo scolastico o meno...

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