13/08/2026
Un "no" coerente aiuta a crescere due persone : un genitore e un bambino .
Sotto l’ombrellone vicino al mio, una bambina chiedeva lo smartphone al padre. Lui le ha detto di no, lei ha insistito e ha cominciato a piangere, alzando la voce. Il padre ha resistito per qualche minuto, poi, sfinito, ha preso il telefono e glielo ha consegnato. La bambina ha smesso subito di piangere.
Non ho pensato a una bambina capricciosa. Ho visto una situazione comune: un adulto stanco che, pur di interrompere un momento diventato faticoso, rinuncia al limite appena stabilito. In quell’istante consegnarle lo smartphone gli sarà sembrata la soluzione più semplice. Il problema nasce quando questa risposta diventa abituale, perché la bambina finisce per capire che il no non è definitivo e che, insistendo abbastanza, può far cambiare la decisione dell’adulto.
La frustrazione fa parte della crescita e non dobbiamo eliminarla. Un bambino può desiderare qualcosa, non ottenerla, arrabbiarsi e piangere senza che questo significhi aver subito un danno. In quei momenti ha bisogno di sentire che l’adulto comprende il suo dispiacere, ma rimane fermo. Quel padre avrebbe potuto dirle: “So che vuoi il telefono e capisco che sei arrabbiata, ma adesso non puoi usarlo. Puoi essere dispiaciuta, io resto qui con te, però la mia decisione non cambia”.
Essere genitori significa anche riuscire a sopportare il malessere momentaneo dei figli e il disagio che provoca in noi. Se ogni lacrima porta a una concessione, lo smartphone rischia di diventare lo strumento con cui spegniamo le emozioni e chiudiamo in fretta i conflitti. Un bambino cresce anche quando scopre che può volere intensamente qualcosa, non riceverla, stare male per un po’ e poi superare quel momento con un adulto accanto. Forse, in passaggi come questo, crescono entrambi.