03/08/2026
ALBA FUCENS #4: UN CUOCO… ECCELLENTE!
Un’ara funeraria ritrovata presso la chiesa di san Bartolomeo e donata da una famiglia al Lapidario di Avezzano ci fa rivivere una vicenda familiare iniziata ad Alba Fucens.
Sintetizziamo le ottime spiegazioni del prof. Cesare Letta pubblicate nel catalogo “L’Aia dei Musei”:
Halicius
Marcio Fausto
liberto
sevir(o) Aug(ustali)
dendroforo (sic)
Albensi et
Trophime matri.
Sul fianco destro (ripassato con vernice rossa moderna):
Coco
optimo.
Sul fianco sin. (ripassato con vernice rossa moderna):
[Coc]o
[opti]mo.
Alicio (pose)
a Marcio Fausto,
liberto,
seviro Augustale
e dendroforo
di Alba, e
alla
madre Trofima.
Al migliore dei cuochi (lato destro e sinistro, lettere di 12 cm!)
Il dedicante, col suo nome unico di tipo greco, doveva essere ancora schiavo, e
così pure sua madre Trofima. Il principale destinatario del monumento, invece, era riuscito ad ottenere la libertà e ad arricchirsi, entrando nella corporazione dei dendrophori (qui, con grafia erronea, dendrofori), legata forse al commercio del legname e certamente al culto orientale di Cibele e Attis. La sua ascesa sociale fu coronata dall’ingresso nell’élite borghese dei seviri augustali, una sorta di ‘Rotary Club’ le cui attività ruotavano intorno al culto della famiglia imperiale.
La scritta vistosamente in evidenza sui fianchi dell’ara segnala che all’origine della fortuna economica di Marcio Fausto c’era stata la sua abilità di cuoco, esercitata al servizio di grandi famiglie, forse a Roma piuttosto che ad Alba.
Molto probabilmente Trofima era la sua convivente (come schiava non poteva dirsi
sua moglie), mentre Alicio, che non definisce ‘padre’ Marcio Fausto, doveva essere nato da un precedente rapporto della madre Trofima.