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Scuola Facile Notte prima degli esami? Non ridurti agli sgoccioli! investi il tuo tempo ed aspira a risultati facil

27/10/2015

L'estate sta per concludersi ed il pensiero della scuola torna ad assillarti prepotentemente? Non disperare! Investi il tuo tempo ed aspira a risultati facili ed ottimali!

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27/10/2015

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Il Disinganno (Francesco Queirolo, 1753-54) è una scultura che fa parte di un ciclo molto più ampio, la Ca****la San Sev...
19/10/2013

Il Disinganno (Francesco Queirolo, 1753-54) è una scultura che fa parte di un ciclo molto più ampio, la Ca****la San Severo a Napoli, vero e proprio museo di scultura barocca e rococò (è tutta scultura, tranne l’affresco del soffitto ed alcuni tondi in rame sulle porte).
Fondata nel 1590 da Giovanni Francesco di Sangro, principe di San Severo, è il Cardinale Alessandro che la rende ca****la sepolcrale e gentilizia e si interessa della realizzazione di statue in piedi seicentesche dei “grandi” della famiglia (cardinali, prelati, santi).
Nel ‘700 avviene un restauro consistente ad opera di Raimondo di Sangro, nobile dilettante, figura tipica dell’Illuminismo, scienziato e letterato, con fama di inventore e viaggiatore.
Tra il 1749 ed il 1771 fa ridecorare totalmente la ca****la e chiama personalità non autoctone, bensì artisti conosciuti durante i suoi viaggi, come lo scultore veneto Antonio Corradini, la cui specialità consiste nel velare le statue. A lui affida la figura della madre, la Pudicizia, e del padre, il Disinganno; a causa della morte, di quest’ultima non è l’autore ma lascia solo il bozzetto. Raimondo, infatti, lungimirante, essendo il suo artista anziano, gli chiede di realizzare 36 modellini in terracotta, tra cui anche quello del Cristo Velato, opera di Giuseppe Sanmartino.
Raimondo affida pertanto a Francesco Queirolo, scultore scovato durante un viaggio a Genova, la realizzazione di una statua che ritragga il padre, Antonio di Sangro, duca di Torremaggiore, giocatore accanito che, in seguito alla morte prematura della moglie, viaggia per l’Europa, conducendo una vita smoderata ma che, prima di morire, ritrova il senno della ragione; dopo essere stato ingannato tanto da se stesso, infatti, decide di tornare a Napoli per trascorrere gli ultimi anni nella tranquillità della vita sacerdotale.
Il Disinganno descrive proprio un uomo inserito in una rete nodosa, che rappresenta il peccato, da cui riesce ad uscirne sgomitando, grazie all’ausilio di un Angelo che reca in fronte una piccola fiamma, simbolo dell’umano intelletto e che indica il globo terrestre ai suoi piedi, simbolo delle passioni mondane.
La statua nel complesso è un riferimento al percorso di iniziazione massonica, nel cui rituale si procedeva bendati e privi di vista, fino a riottenerne di nuova e illuminante. Solo attraversando il buio della perdizione e del peccato si può comprendere e raggiungere la luce della Conoscenza e della Verità.
Bellissima la dedica composta da Raimondo, in cui la vita del padre diviene testimonianza della “fragilità umana, cui non è concesso avere grandi virtù senza vizi”.
Il gruppo scultoreo è al pilastro a destra dell’altare e costituisce il pendant della Pudicizia.
Nella statua aleggia una vera e propria componente scenografica tardo barocca e ciò che stupisce maggiormente è la realizzazione della rete, così perfetta da apparire reale e solamente dipinta con il colore del marmo.
Si tramanda che Queirolo abbia personalmente passato a pomice la scultura poiché gli artigiani dell’epoca, specializzati proprio nella fase di finitura, si sarebbero rifiutati di toccare la delicatissima rete per paura di vedersela frantumare sotto le mani.
Anche in questo caso, così come per il velo del Cristo Velato, si presuppone che il principe di San Severo abbia agito con l'alchimia su una banale rete da pescatore, pietrificandola.


Federica Oggero.

09/10/2013

Di gatte da pelare il governo delle larghe intese ne ha decisamente tante. A cominciare da un’instabilità congenita che tiene il Paese col fiato sospeso e che non aiuta a fronteggiare il guazzabuglio di emergenze: riforma fiscale, disoccupazione, legge sull’immigrazione, risorse per la sanità, strat...

18/09/2013

La scuola è iniziata... :-( ...prendila col sorriso ;-) grazie all'aiuto di chi lavora per te!
Si impartiscono ripetizioni di materie umanistiche:
- greco
- latino
- italiano
- storia
- geografia
- tesi (elaborazione, stesura, battitura e ppt relativo)
- riassunti di tutte le materie (scolastiche ed universitarie).
Per info lasciare un messaggio in bacheca o privato.
Yes we can!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ;-)

06/09/2013

Si impartiscono ripetizioni di materie umanistiche:
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- geografia
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03/04/2013
03/04/2013

Dirk Hendricksz detto Teodoro d'Errico, Madonna del Rosario, 1578, olio su tela, cm 297 x 217.
Napoli, Museo di Capodimonte.

Un documento del 1578 racconta di Teodoro d’Errico che promette alle monache del monastero di San Gaudioso di Napoli (distrutto nel 1799), Isabella e Porzia De Loffredo, di realizzare, entro quello stesso anno, una pala d’altare raffigurante la Madonna del Rosario. Agli inizi dell’Ottocento viene trasferita a Capodimonte.
Teodoro d’Errico nasce ad Amsterdam da una famiglia modesta tra il 1542 ed il 1544.
E’ belga; “Teodoro” è il suo nome italianizzato, in quanto quello di origine è Dirk Hendriksz Centen.
Nel 1568 è in Italia per il pellegrinaggio artistico condotto a Roma e qui, a contatto con i due fratelli Federico e Teodoro Zuccari e con la frequentazione del cantiere romano di Caprarola, carpisce e fa propri elementi che, uniti al suo registro meticoloso e minuzioso, lo renderanno un manierista fiammingo.
Apprende la bellezza, la pittura tenera e la capacità di stendere i colori impastandoli col pennello affinché gli stessi diventino volume, proprio come è evidente in questa tela.
La maniera volante, la pittura mossa e alata tradiscono l’evoluzione in chiave baroccesca: aprendosi a Federico Barocci la pittura di Teodoro si arricchisce dello struggimento sentimentale, divenendo strumento di commozione e di estasi.
La monumentalità della forma, il senso plastico e turgido della materia, l’impostazione piramidata, la figura serpentinata sono artifici del linguaggio michelangiolesco mediato a Roma dagli Zuccari.
Da Roma riprende anche i colori stridenti, cangianti e le luci forti e luminose.
In questo suo lavoro, come in tutte le altre sue opere, si scorgono, però, anche gli elementi fiamminghi, tra i quali si annoverano: la pittura ad olio luminosa, i dettagli realistici, la resa micrografica, la vivacità e l’espressività perché la pittura deve essere fasto ed ornamentazione.
Quando nel 1574 giunge a Napoli, con altri fiamminghi, si presenta, dunque, con un linguaggio già fortemente italianizzato e, da dipinti su tela, da decoratore profano, diviene specializzato nell’immagine della Madonna del Rosario su tavola, adeguandosi al gusto della committenza napoletana, interpretandone le richieste, e divenendo, così, la figura di maggiore rilievo, il capostipite della colonia fiamminga.
A Napoli, sede della sua carriera, impianta una fortunata carriera.

Federica Oggero.

26/02/2013
26/02/2013

Gian Lorenzo Bernini, David (marmo, 170 cm, Roma, Galleria Borghese, 1623-1624).
Il David è stato commissionato da Scipione Borghese, il più grande collezionista di antichità del tempo. Mentre Donatello e Michelangelo lo avevano rappresentato come l’uomo virtuoso che combatte contro le forze avverse e che medita e vince solo con l’ausilio della forza della sua intelligenza, della sua fermezza, Bernini lo ritrae nell’attimo in cui si prepara a scagliare la pietra con la fionda, quindi in movimento.

Il David di Donatello è piccolo perché l’artista vuole evidenziare la grandezza della sua intelligenza, della sua virtù che gli consente di sconfiggere Golia; è n**o perché è vestito solo della sua del suo intelletto.
E’ la metafora dell’uomo del ‘400 al centro dell’universo, è l’uomo che sovrasta la natura e non viceversa. Incarna i pregi e le capacità della signoria, infatti è allocato nel giardino dei Medici.

Il David di Michelangelo, invece, raggiunge i 4 metri di altezza, perché la grandezza fisica emula quella intellettuale, rappresentata anche dalla testa enorme, dai capelli che hanno le sembianze di un cervello, dalla mano gigantesca che compirà l’azione. Anche qui David è n**o perché vestito solo della sua virtù; è statico perché medita; è simbolo della Repubblica fiorentina che, in nome della libertà, combatte i tiranni.

Il David di Bernini, invece, è teso nello sforzo, piega il busto sulle gambe contratte e divaricate, ha il corpo contorto che si sposta dall’asse verticale, la fronte rugosa e le labbra contratte, la testa volta e gli occhi intenti a prendere la mira, tutti elementi che testimoniano la sua concentrazione. Secondo i biografi di Bernini, questi per rappresentare il viso di David, avrebbe usufruito di un suo autoritratto guardandosi allo specchio. Come in Caravaggio, qui è espresso l’istante, ossia il momento, l’attimo prima del compimento dell’azione, in seguito alla quale, il corpo sarebbe tornato alla sua posizione eretta e le membra si sarebbero rilassate.
La tensione esprime energia.
Questa scultura incarna perfettamente il concetto seicentesco, barocco, di movimento, di forme dinamiche, del dubbio, di spinte, di figure concave e convesse, di teatralità, di dinamicità.

Indirizzo

Eboli
84025

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