Giorno della memoria

Giorno della memoria Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell'Olocausto.

20/01/2025

Tra poco si celebrerà il Giorno della memoria. Vogliamo ricordarlo con una nuova proposta per i nostri lettori, realizzata in collaborazione con Book on a Tree e il Comune di Tarsia Ignazio Fulghesu 11+

24/02/2023
26/01/2023
26/01/2023
20/01/2023

Memorial Day. Holocaust of inmates. Auschwitz e Birkenau. Giorno della memoria.Holocaust of inmates. Giorno della memoria. Auschwitz e Birkenau sono le mete ...

11/01/2023

La follia omicida della seconda guerra mondiale non risparmiò nessuno. Tra ricchi, poveri, donne, bambini o anziani, la perfetta macchina di sterminio tedesca mieteva migliaia di vittime ogni giorno.
Tra queste, anche una principessa italiana p***e la vita in lager.
Era Mafalda di Savoia, figlia del re d'Italia e sposata a un principe tedesco. Con legami famigliari così importanti, Mafalda non ebbe alcun timore a rientrare in Italia nonostante l'armistizio con gli alleati e proprio in Italia, venne arrestata dai tedeschi per poi essere deportata nel campo di concentramento di Buchenwald.
Rinchiusa nella baracca numero 15 sotto falso nome di Frau von Weber, le venne vietato di rivelare la sua vera identità. Nonostante molti privilegi come una rancio più abbondante e sostanzioso, il freddo e il regime durissimo del campo provarono molto la principessa che mangiava pochissimo e che, quando poteva, faceva in modo che quel poco extra a lei riservato più fosse distribuito ai più bisognosi.
Morì nell'agosto del 1944, dopo essere rimasta gravemente ferita da un bombardamento alleato sul campo. I tedeschi tardarono a prestarle le cure necessarie, probabilmente con l'intenzione di eliminarla, lasciando la principessa a soffrire per 4 lunghissimi giorni. Morì dissanguata, senza cure e lasciata a se stessa. Pare che le sue ultime parole siano state di amore e nostalgia per i figli e l'Italia, dalle Alpi alla Sicilia.

11/01/2023

VI CONSIGLIO QUESTO FILM - Jacob il bugiardo.
Durante la seconda guerra mondiale, in un piccolo ghetto ebraico della Polonia occupata, Jakob Heim, proprietario di un caffè chiuso da tempo, ascolta per caso un bollettino radio proibito che annuncia alcuni successi dell'esercito sovietico sui nazisti. Il giorno dopo comunica queste notizie a due amici ormai in preda allo sconforto. Le voci si allargano anche agli altri e ben presto circola la notizia che Jacob possieda un radio, crimine grave punibile anche con la morte. Tuttavia la voglia di speranza prevale sulla paura, e ogni mattina gli abitanti del ghetto chiedono di conoscere le novità. Jakob, incapace di deluderli, fa trapelare finti bollettini di guerra, inventa avvenimenti e situazioni incoraggianti. Anche i tedeschi infine vengono a sapere dell'esistenza di questa radio. Non trovando però niente, il generale fa radunare tutti in piazza e minaccia di uccidere dieci persone, se il possessore della radio non si costituisce. Jakob avanza, sale sul palco, confessa che la radio non è mai esistita. Gli intimano di dire la verità. Lui non lo fa, e viene ucciso.
CRITICA:
"Se fino a poco tempo fa la tragicommedia era un genere interdetto quando si trattava della Shoah, in un solo anno ne sono uscite tre di seguito. Dopo Benigni e Mihaileanu arriva 'Jakob il bugiardo' di Peter Kassovitz, interpretato da un Robin Williams in pieno delirio masochistico: oltre a mescolare come al solito lacrima e sorriso, intreccia paura e eroismo, si fa seviziare, parla con la moglie morta, rinuncia al cibo per darlo agli altri e si sacrifica in mille modi. Spiace essere severi, sapendo che il film si riferisce a esperienze semi-autobiografiche sia di Jurek Becker, l'autore del romanzo (Feltrinelli) da cui è tratto, sia del regista: però 'Jakob il bugiardo' è artificioso, manierato, irritante nel doppio finale consolatorio. Diversamente dalla 'Vita è bella' e da 'Train de vie', che sceglievano la poesia surreale o l'assurdo, Kassovitz adotta una certa verosimiglianza storica. Ma, fatto salvo il realismo degli ambienti, tutto è enfatizzato e sottolineato con mano pesante: a partire dai personaggi, caricaturali o messi lì (vedi la bambina fuggita dal treno) per strappare una lacrima in più". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 novembre 1999)"Il film, rifacimento di un omonimo tedesco del '75 premiato al Festival di Berlino, basato sul romanzo di Jurek Becker pubblicato da Feltrinelli, a sua volta nato sulle ceneri di una sceneggiatura televisiva mai usata, esce con ritardo per non scontrarsi con altri film più commerciali di Williams. Pur costruito con una somma di buoni professionismi, gli attori sono bravi, la ricostruzione ad hoc, la fotografia sensibile, non scatta alcun meccanismo emotivo, non è più né commedia né dramma. Più che Benigni il film ricorda la 'Lista di Schindler', ma senza vera disperazione, è il 'teatrino' di una tragedia annunciata che racconta la più mostruosa 'disumanità' della Storia, cui si può reagire, con un pizzico di follia, magari imitando per ridere le voci di una radio che diventa così oggetto della Resistenza, arma impropria di combattimento e simbolo di speranza". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 20 novembre 1999)"Ci prova anche Robin Williams a sfumare in commedia l'Olocausto, con un personaggio un po' fantoccio, didascalico e lacrimevole: nel ghetto ebraico di Varsavia. Jacob illude gli amici disperati che una radio (inesistente) lancia notizie positive. Dal romanzo di Jurek Becker, una visione per lo schermo da cartolina, dove si sente l'artificio di Hollywood pauperista e buonista. Un inciampo del grande attore". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 20 novembre 1999)
VI CONSIGLIO QUESTO FILM - Jacob il bugiardo.

Durante la seconda guerra mondiale, in un piccolo ghetto ebraico della Polonia occupata, Jakob Heim, proprietario di un caffè chiuso da tempo, ascolta per caso un bollettino radio proibito che annuncia alcuni successi dell'esercito sovietico sui nazisti. Il giorno dopo comunica queste notizie a due amici ormai in preda allo sconforto. Le voci si allargano anche agli altri e ben presto circola la notizia che Jacob possieda un radio, crimine grave punibile anche con la morte. Tuttavia la voglia di speranza prevale sulla paura, e ogni mattina gli abitanti del ghetto chiedono di conoscere le novità. Jakob, incapace di deluderli, fa trapelare finti bollettini di guerra, inventa avvenimenti e situazioni incoraggianti. Anche i tedeschi infine vengono a sapere dell'esistenza di questa radio. Non trovando però niente, il generale fa radunare tutti in piazza e minaccia di uccidere dieci persone, se il possessore della radio non si costituisce. Jakob avanza, sale sul palco, confessa che la radio non è mai esistita. Gli intimano di dire la verità. Lui non lo fa, e viene ucciso.

CRITICA:
"Se fino a poco tempo fa la tragicommedia era un genere interdetto quando si trattava della Shoah, in un solo anno ne sono uscite tre di seguito. Dopo Benigni e Mihaileanu arriva 'Jakob il bugiardo' di Peter Kassovitz, interpretato da un Robin Williams in pieno delirio masochistico: oltre a mescolare come al solito lacrima e sorriso, intreccia paura e eroismo, si fa seviziare, parla con la moglie morta, rinuncia al cibo per darlo agli altri e si sacrifica in mille modi. Spiace essere severi, sapendo che il film si riferisce a esperienze semi-autobiografiche sia di Jurek Becker, l'autore del romanzo (Feltrinelli) da cui è tratto, sia del regista: però 'Jakob il bugiardo' è artificioso, manierato, irritante nel doppio finale consolatorio. Diversamente dalla 'Vita è bella' e da 'Train de vie', che sceglievano la poesia surreale o l'assurdo, Kassovitz adotta una certa verosimiglianza storica. Ma, fatto salvo il realismo degli ambienti, tutto è enfatizzato e sottolineato con mano pesante: a partire dai personaggi, caricaturali o messi lì (vedi la bambina fuggita dal treno) per strappare una lacrima in più". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 novembre 1999)"Il film, rifacimento di un omonimo tedesco del '75 premiato al Festival di Berlino, basato sul romanzo di Jurek Becker pubblicato da Feltrinelli, a sua volta nato sulle ceneri di una sceneggiatura televisiva mai usata, esce con ritardo per non scontrarsi con altri film più commerciali di Williams. Pur costruito con una somma di buoni professionismi, gli attori sono bravi, la ricostruzione ad hoc, la fotografia sensibile, non scatta alcun meccanismo emotivo, non è più né commedia né dramma. Più che Benigni il film ricorda la 'Lista di Schindler', ma senza vera disperazione, è il 'teatrino' di una tragedia annunciata che racconta la più mostruosa 'disumanità' della Storia, cui si può reagire, con un pizzico di follia, magari imitando per ridere le voci di una radio che diventa così oggetto della Resistenza, arma impropria di combattimento e simbolo di speranza". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 20 novembre 1999)"Ci prova anche Robin Williams a sfumare in commedia l'Olocausto, con un personaggio un po' fantoccio, didascalico e lacrimevole: nel ghetto ebraico di Varsavia. Jacob illude gli amici disperati che una radio (inesistente) lancia notizie positive. Dal romanzo di Jurek Becker, una visione per lo schermo da cartolina, dove si sente l'artificio di Hollywood pauperista e buonista. Un inciampo del grande attore". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 20 novembre 1999)

https://www.youtube.com/watch?v=tvCITe2HM8Y

11/01/2023

27 gennaio 1945-2022 - "Il materiale umano" così venivano chiamati gli uomini, le donne, i bambini che come bestiame si trovavano stipati su treni merci, soffocanti, immondi.
Perdere se stessi per sempre ancora prima di essere uccisi, disumanizzati, umiliati, cancellati. E invece la memoria non si cancella, riecheggiano potenti le grida di uguaglianza, di speranza, perché anche nella notte più fredda splende almeno una stella e dobbiamo cercarla sempre, per alzare la voce contro ogni ingiustizia, contro il Male che ancora uccide, discrimina, umilia. Nessuno è un numero, nessuno dovrà mai più cancellare il proprio nome. Giorno della memoria Olocausto Fondation pour la Mémoire de la Shoah

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