30/09/2026
La scuola è aperta a tutti.
Questo dice la nostra costituzione.
Nei giorni scorsi il mondo dell'educazione si è sollevato per le affermazioni della Premier, che ha annunciato che il tetto del 30% di presenza di bambinə e ragazzə con cittadinanza non italiana nelle classi della scuola pubblica, finora non obbligatorio, diventerà legge.
Non si parla di nidi e scuole dell'infanzia fortunatamente, ma si parla di scuola pubblica, la nostra scuola pubblica, che ha sicuramente tanti problemi e invece di risolverli alla radice cosa fa il Governo? Campagna elettorale sulla pelle delle nuove generazioni.
Perché la Premier non pensa a come rinnovare strutture fatiscenti?
Come mai i nostri docenti non hanno risorse per lavorare dignitosamente?
Perché non ci si impegna nella formazione permanente e nella ricerca di una rete tra la Scuola e i settori che potrebbero essere una risorsa preziosa?
Ci sono scuole in cui si fa a turno per portare un rotolo di carta igienica da casa, ai nostri studenti mancano beni e materiali di prima necessità e si chiede alle famiglie uno sforzo economico sempre maggiore per sopperire alla mancanza di fondi.
E nonostante questo ci sono scuole piene di sorrisi e di amicizia, a prescindere dalla lingua o dalla provenienza.
Ma il problema sono gli studenti che non hanno la cittadinanza italiana.
Il problema sono i loro genitori che non parlano fluentemente l'italiano.
E la soluzione?
Spostare gli studenti in eccesso in altre strutture scolastiche, magari a chilometri di distanza, magari in un altro paese, magari in un'altra città o su un'altra isola.
Siamo alle solite, si sposta il problema piuttosto che cominciare a progettare un processo di cambiamento che possa in qualche anno portare ad una scuola degna del nome di Scuola.
La scuola pubblica deve garantire il diritto allo studio a tutte e tutti, senza condizioni.
La scuola deve essere luogo di aggregazione, non di esclusione.
I nostri bambini e le nostre bambine sono preziosə.
Tuttə.
Con il loro patrimonio famigliare e culturale, con tutta la varietà che possono offrire, attraverso le lingue, il cibo, l'abbigliamento, la musica, le tradizioni tutte.
Come Rete Internazionale che promuove l'accesso alla musica per tuttə, che porta progetti musicali nelle scuole, che lavora tutti i giorni sull'educazione all'accoglienza, alla curiosità verso il diverso e all'esplorazione di nuovi mondi, immaginari e non, per stimolare il pensiero creativo, non possiamo pensare che tutto questo sia accettabile.
Lo diciamo spesso: noi siamo dalla parte dei bambini e delle bambine.
Di tutti i bambini e di tutte le bambine.
E delle famiglie con loro.
E non possiamo e non vogliamo ignorare il tentativo continuo di questo governo di escludere e discriminare.
In foto: Dimensione Musica