23/02/2018
Della famiglia Amarelli troviamo documenti già dell’anno 1000. Siamo addirittura venuti a conoscenza di Alessandro Amarelli, un crociato che partecipò alle guerre sante nel 1103.
Nel 1731 viene fondato un primo impianto proto-industriale per l'estrazione del succo dalle radici della pianta di liquirizia e da questo momento si tramanda la lavorazione della liquirizia da parte della stessa famiglia.
Tra ‘700 e ‘800 la Calabria era una forza industriale, con circa ottanta fabbriche di liquirizia, nonché fabbriche destinate alla produzione di seta e armi.
Di queste ottanta fabbriche, l’unica “sopravvissuta” fu quella di Amarelli.
La famiglia, dall’Ottocento, ebbe rapporti di scambio con l’Inghilterra: mentre Amarelli produceva e scambiava la liquirizia, l’Inghilterra scambiava selle da cavallo, per uomini, donne e bambini.
La scoperta dell'elettricità nel 1900, segna una vera e propria rivoluzione: inizia il ciclo continuo; entrano a far parte della storia dell'azienda, ma anche nella storia della lavorazione della liquirizia, dei macchinari creati appositamente per l'industria Amarelli.
La storica residenza di impianto tardo quattrocentesco ospita, dal 21 luglio 2001, l'unico museo al mondo della liquirizia. Esso raccoglie, conserva, documenta e, soprattutto, racconta aspetti diversi rispetto a ciò che noi conosciamo, prendendo a pretesto la storia della fabbrica e della famiglia, una Calabria diversa, sconosciuta e inedita a molti calabresi stessi.
Il museo, proprio perché vuole raccontare qualcosa di diverso, che va oltre la semplice storia del marchio Amarelli, ha vinto diversi premi importanti a livello internazionale, creando le famose scatoline per famosi marchi (come ad esempio la Ferrari) e mettendo in mostra sculture di liquirizia esposte all’Expo di Shangai nel 2010 e a Milano nel 2015.
Asia Santopietro, Fabiana Drammis, 3A
Foto di Gaia Obligato, Piera Bisceglie