Fate e Folletti

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Photos from Fate e Folletti's post 28/05/2026

Bucce irregolari, profumo agrumato, superfici umide, mani che cercano, schiacciano, osservano.
Dentro la continuità educativa tra sezioni, i limoni di Capri diventano possibilità di connessione tra esperienze differenti ma profondamente intrecciate.
I limoni spremuti il giorno precedente sono tornati nello spazio educativo riempiti di yogurt greco, assumendo il valore di materia trasformativa: morbida, fresca, densa, da toccare, affondare, assaggiare, trasferire, osservare mentre cambia forma sotto la pressione delle mani.
La presenza di uno specchio ha ampliato ulteriormente la nostra ricerca percettiva, permettendo ai bambini di osservare i propri movimenti, le mani che lasciavano tracce, le espressioni del volto e le trasformazioni generate da questo incontro giallo, fresco e intensamente materico.
Ogni traccia lasciata, ogni gesto ripetuto, ogni sguardo curioso racconta un bambino che costruisce conoscenza attraverso l’esperienza diretta, abitandola con tutto il corpo e con tutti i sensi.
Anche questa volta, il nostro obiettivo educativo è stato quello di offrire materiali vivi, continuità tra esperienze, tempi lenti e possibilità autentiche di esplorazione. 🍋🍋🍋

Photos from Fate e Folletti's post 27/05/2026

È arrivato il caldo in città… e quale modo migliore per accoglierlo se non con una fresca granita al limone? 🍋
Manine al lavoro, attese condivise e profumi d’estate hanno abitato il nostro spazio educativo.
I bambini hanno spremuto, travasato, preparato, servito, acquistato, assaggiato e condiviso, dando vita ad un’esperienza di gioco simbolico capace di sostenere processi di cooperazione, partecipazione e appartenenza al gruppo.
Nel fare insieme, ciascuno ha potuto riconoscersi parte attiva di una piccola comunità in movimento, sperimentando tempi di attesa, scambi, ritualità sociali e gesti di cura reciproca.
Il limone, con il suo colore intenso, il profumo agrumato e il gusto aspro, si è trasformato così in occasione di convivialità, esplorazione sensoriale e costruzione di legami.

Photos from Fate e Folletti's post 24/05/2026

🫖🍵 Oggetti osservati nelle mani degli adulti - teiere, tazze, filtri, spezie - diventano misteriosi inviti all’esplorazione, strumenti “veri” che parlano di quotidianità, ritualità e desiderio di fare da soli e “come i grandi”.
Versare il tè ha richiesto concentrazione profonda: inclinare la teiera, regolare il movimento della mano, dosare il flusso, coordinare il gesto… un esercizio raffinato! E sì, l’acqua è uscita dalle tazze. I tavoli si sono bagnati, i vestiti inzuppati, i tentativi moltiplicati. Ma ogni gesto ripetuto, ogni piccolo fallimento rappresenta un passaggio prezioso nella costruzione della competenza e della fiducia nelle proprie possibilità.
Abbiamo tentato di ricreare l’atmosfera calda e avvolgente dei chai stall dell’India, lasciandoci accompagnare dai profumi intensi di zenzero, cannella e spezie provenienti da culture lontane.
Grazie alla nostra erboristeria di fiducia
il nostro spazio si è trasformato in un piccolo viaggio sensoriale.
Particolarmente prezioso è stato l’incontro con il Karkadè, infusione ottenuta dai fiori di ibisco naturalmente priva di teina e quindi adatta anche ai bambini.
Per i più piccoli , invece, ci siamo lasciati ispirare dal rituale del tè matcha. Non avendo il tradizionale frustino in bambù, i bambini hanno costruito un piccolo strumento naturale unendo insieme degli spaghetti, trasformando ancora una volta la materia attraverso immaginazione, ricerca e pensiero creativo. Dal tè è nata così una tempera completamente edibile, capace di lasciare tracce, sfumature e segni di un’esperienza vissuta con il corpo e con i sensi.
La Giornata Internazionale del Tè ha rappresentato un’occasione preziosa per accompagnare i bambini alla scoperta del mondo del tè attraverso i sensi, il corpo e la relazione, custodendo il valore educativo della lentezza, dell’incontro e della meraviglia.

Photos from Fate e Folletti's post 20/05/2026

In occasione della Giornata Mondiale delle Api, il cibo si è trasformato in materia di gioco, esplorazione e scoperta. La pasta, osservata oltre la sua funzione originaria, è diventata linguaggio simbolico e narrativo. Grandi conchiglioni si sono trasformati in piccole api operose, altri formati assemblati insieme hanno dato vita all’alveare “la nostra casina”, mentre i ceci si sono trasformati in polline da raccogliere, trasportare e custodire con cura.
Dopo aver ascoltato e condiviso riflessioni sul ruolo delle api all’interno dell’alveare e sul loro instancabile lavoro, i bambini hanno vissuto un’esperienza di immedesimazione, trasformandosi in piccoli apicoltori e sperimentando il valore della cooperazione, della cura e dell’appartenenza al gruppo.
I travasi del “polline”, i movimenti di precisione necessari per riempire le arnie costruite insieme, hanno sostenuto processi di coordinazione oculo-manuale, concentrazione, intenzionalità motoria e regolazione del gesto. Parallelamente, yogurt e curcuma, uniti insieme fino a trasformarsi in “miele”, hanno offerto ai più piccoli un’esperienza sensoriale densa di possibilità esplorative: una materia dolce, viscosa, trasformabile, capace di attivare curiosità, stupore e ricerca.
Costruendo un alveare per le proprie apine, i bambini hanno sperimentato il significato dell’appartenenza, della reciprocità e della cura condivisa, scoprendo che dietro ogni piccola goccia di miele esiste un lavoro paziente e collettivo e che anche gli esseri più piccoli custodiscono un ruolo fondamentale nella vita del mondo. Proprio come un alveare, il nido è uno spazio di relazioni che accolgono, sostengono e nutrono la crescita.
A conclusione dell’esperienza, la merenda condivisa al miele per celebrare, attraverso il gusto, la bellezza dell’esperienza vissuta.
Più dolci del miele, i nostri piccoli ci ricordano ogni giorno che l’infanzia possiede uno sguardo capace di trasformare la realtà in meraviglia.🌼🐝🍯

Photos from Fate e Folletti's post 17/05/2026

Inizia il nostro viaggio dedicato al gusto, ultimo senso del nostro progetto educativo annuale.
L’alimentazione nei primi anni di vita non riguarda esclusivamente il nutrimento biologico, ma è esperienza di cura, contatto, sintonizzazione emotiva, fiducia e sicurezza.
Mangiare significa stare in relazione. Per questo motivo l’esperienza del gusto non può essere ridotta alla semplice percezione dei sapori.
La bocca rappresenta infatti uno dei primi mediatori di relazione e conoscenza della realtà: attraverso la dimensione orale il bambino ricerca conforto, comunica bisogni, produce suoni, sperimenta vicinanza, costruisce legami e avvia le prime forme di esplorazione sensoriale e relazionale.
L’esperienza educativa di oggi è nata dall’osservazione di differenti espressioni del volto, dall’utilizzo dello specchio e dall’esplorazione ravvicinata della bocca attraverso una lente d’ingrandimento.
I bambini hanno osservato attentamente le linee delle labbra, i movimenti della bocca e le trasformazioni del volto mentre sorridevano, restavano in silenzio, pronunciavano parole o sperimentavano differenti espressioni emotive.
Il volto, ancora una volta, ha smesso di essere un’immagine automatica da riprodurre ed è diventato spazio di ricerca, stupore e riconoscimento.
I bambini sono stati accompagnati verso una prima forma di consapevolezza relazionale: comprendere che il volto comunica anche nel silenzio e che le parole possono accarezzare oppure ferire.
La bocca, strumento del gusto e della relazione, osservata attraverso una lente d’ingrandimento, è diventata così occasione di educazione allo sguardo, all’ascolto, alla consapevolezza e alla gentilezza 👄

Photos from Fate e Folletti's post 10/05/2026

Per la Festa della Mamma abbiamo immaginato un tempo lento da abitare insieme. Nel verde del Parco di Pitagora, tra i fiori e la luce delicata di maggio, abbiamo scelto di fermare il tempo per creare uno spazio di incontro in cui riconoscersi, ritrovarsi e continuare a tessere, con cura, quelle alleanze educative che rendono più saldi i percorsi di crescita.
Una merenda condivisa sull’erba, una storia letta insieme, sorrisi intrecciati, mani vicine e sguardi complici.
Ad accompagnarci è stato l’albo illustrato Noi due di Paloma Valdivia, un libro capace di raccontare con infinita delicatezza quel legame invisibile e profondissimo che unisce una madre al proprio bambino.
Pagina dopo pagina, il racconto narra di un bambino che lentamente si affaccia al mondo, lo esplora, cambia, si allontana e costruisce, poco alla volta, la propria identità, continuando però a portare dentro di sé la certezza di un luogo sicuro in cui poter sempre tornare. È il racconto di quel “noi” che resta anche mentre si cambia, si cresce e si impara, lentamente, a diventare sé stessi.
Ed è proprio dentro questa idea di legame che abbiamo riconosciuto qualcosa di profondamente vicino alla vita del nido.
Ci siamo presi cura di questo incontro con la stessa dedizione che guida il nostro fare educativo. Per questo abbiamo voluto che il dono non fosse un semplice oggetto, ma un’esperienza capace di lasciare una traccia emotiva nel tempo.
La presenza di un’illustratrice del nostro territorio, Mirabelli, ha dato forma a questo desiderio attraverso delicati ritratti ad acquerello mamma-bambino realizzati dal vivo: tracce sensibili di una relazione, capaci di restituire il valore dell’incontro, della presenza reciproca e del tempo condiviso insieme.
Abbiamo voluto costruire una comunità educante autentica, in cui nido, famiglie e territorio potessero incontrarsi nella condivisione della cura, della bellezza e dell’appartenenza.
Essere madre è un’esperienza che si intreccia al quotidiano, fatta di gesti che spesso restano invisibili ma che custodiscono una forza profonda: è amore che ogni giorno nutre la vita e la fa crescere. Significa offrire rifugio e libertà insieme, offrendo al bambino radici profonde e, allo stesso tempo, lo spazio necessario per imparare ad andare verso il mondo.
Scorrete il carosello per rivivere con noi la magia di questa giornata. 🌷🌸🌼❤️

Photos from Fate e Folletti's post 05/05/2026

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani, l’esperienza educativa ha avuto come fulcro lo spazio del bagno, inteso non come ambiente meramente funzionale, ma come contesto intenzionalmente progettato.
Il bagnetto si configura come uno spazio che orienta l’esperienza. Arredi, materiali e disposizione degli oggetti sono progettati per accompagnare il bambino nella progressiva conquista di competenze: riconoscere i propri bisogni corporei, agire su di essi, sperimentare forme iniziali di autonomia.
Il gesto del lavarsi le mani è stato proposto come un’esperienza sensoriale e corporea strutturata. Il tempo dell’azione è stato rallentato e reso significativo, permettendo ai bambini di soffermarsi sui processi: osservare l’acqua che scorre, esplorare la consistenza della schiuma, percepire il contatto tra le mani, coordinare i movimenti di strofinamento e risciacquo.
La cura del corpo si configura come un ambito educativo primario, tanto nel contesto familiare quanto nei servizi per la prima infanzia.Per questo motivo i gesti apparentemente semplici condivisi con le famiglie assumono un valore pedagogico significativo: l’introduzione di un piccolo asciugamano personale proveniente da casa diventa per il bambino un riferimento stabile, capace di sostenere una continuità affettiva e simbolica tra i diversi contesti di vita.
Una pratica quotidiana, oggi, si è così configurata come esperienza educativa complessa, inserendosi in un percorso più ampio di costruzione di abitudini di cura e di partecipazione alla vita del gruppo 🫧🧼🧴

02/05/2026
Photos from Fate e Folletti's post 01/05/2026

Oggi è la Giornata Internazionale del Jazz e per conoscere questa musica abbiamo scelto di avvicinarci a ciò che più la caratterizza: il suo essere incontro, ascolto e libertà.
Non è una musica da riprodurre, ma da vivere: prende forma nell’istante, nell’improvvisazione, nella capacità di ascoltarsi e rispondersi.
È proprio in questa sua natura che il jazz si avvicina profondamente al mondo dei bambini.
Oggi, insieme a loro, siamo diventati musicisti. Abbiamo esplorato suoni nuovi, alcuni mai incontrati prima, lasciandoci guidare dalla curiosità, dal piacere della scoperta e dal desiderio di entrare in relazione attraverso il suono.
Ad accompagnare l’esperienza, in sottofondo, la canzone “Tutti quanti voglion fare jazz” del film Gli Aristogatti, ha sostenuto il nostro ritmo.
Con i più piccoli abbiamo dato forma al barattolo della musica: un oggetto in cui estetica e sonorità si incontrano. Il gesto del travasare conchiglie, pastina e fiori si è configurato come un processo trasformativo, in cui il materiale, attraverso l’azione del bambino, ha assunto valore di strumento e possibilità sonora. Nella sezione mista, i bambini hanno costruito piccoli strumenti utilizzando cartone, elastici, conchiglie ed elementi di recupero.
I bambini hanno dato vita a una prima esperienza di orchestra: cantando, ballando, ascoltando e agitando, tra pause e riprese, ciascuno ha trovato il proprio modo di entrare nel ritmo dell’altro.
Il suono non è stato solo prodotto, ma condiviso.
Un’esperienza che non si esaurisce in una giornata, ma continua a risuonare nelle nostre relazioni quotidiane🎷❤️

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