Active Languages - Centro Linguistico

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È arrivata la primavera e con essa tutti i fiori del mondo.
25/04/2026

È arrivata la primavera e con essa tutti i fiori del mondo.

A Coscienza Libera - 007𝗧𝗿𝗮 𝗶 𝗯𝗲𝗻𝗶 𝗲𝗱 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗿𝗲In questi giorni il pensiero mi riporta a quattro mesi fa, quando il mio de...
11/02/2026

A Coscienza Libera - 007

𝗧𝗿𝗮 𝗶 𝗯𝗲𝗻𝗶 𝗲𝗱 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝗿𝗲

In questi giorni il pensiero mi riporta a quattro mesi fa, quando il mio desiderio era quello di navigare verso Gaza.
Per ragioni di lavoro ho dovuto cambiare ruolo:
da navigante a equipaggio di terra.

___________

(Otranto porto - Diario di bordo)

The Conscience — la coscienza dei popoli, e della mia anima — una nave che poteva portare fino a duecento passeggeri, attraccata alla banchina da giorni, in attesa di partire.

La guardavo ogni mattina.
Ferma.
Carica di ciò che ancora non bastava.

Perché potesse ospitare più di cento persone — medici, personale paramedico, giornalisti e persone semplici come te e me — oltre a tutto il suo equipaggio e, soprattutto, perché potesse garantire un carico di materiale farmaceutico ed ospedaliero sufficiente a rifornire ciò che resta degli ospedali di Gaza, era stata aperta una raccolta di donazioni.

Arrivava gente da tutta la Puglia.
Arrivavano al porto con le autovetture cariche di beni.
Io li vedevo arrivare.
Vedevo aprire i bagagliai come si aprono le case.
Ogni bene aveva un’origine, una storia, una distanza già percorsa.

I volontari di Salento per la Palestina prendevano in carico il tutto, smistavano, suddividevano in grandi scatoloni in base alle categorie: pasta, scatolame, caffè, tè, zucchero, farine.
E poi: farmaci, presìdi medici, materiale chirurgico.
E molto, molto altro.

Il tutto veniva inscatolato, etichettato, poi caricato su 'The Conscience'.

Per giorni e giorni.
Ma era un tempo fatto di mani,
più che di ore.

Un passaggio di mani fisico,
ma anche altamente simbolico.

Arrivando al presidio di Salento per la Palestina, tante mani donavano e altrettante mani accoglievano e smistavano.

Alla banchina di attracco, l’equipaggio turco di 'The Conscience' - con indosso le magliette con una scritta che non è uno slogan ma una consegna: 'Break the Siege' - si disponeva in fila per un passamano in continuo.
Dai vasetti di miele giunti dalle colline del Vicentino fino all’olio d’oliva pugliese arrivato dalle zone più remote dell’entroterra.

Nonostante tutto questo fosse ormai all’ordine del giorno, sotto lo sguardo vigile della Capitaneria di Porto, ciò che veniva generosamente caricato — e parliamo di furgoni interi — non bastava.
Non sarebbe bastato per affrontare una traversata programmata di una decina di giorni per circa 130 persone.
E soprattutto non bastava per integrare ciò che volevamo consegnare a Gaza, assieme al carico di medicinali e attrezzature mediche: il passaggio di mani più importante.

Ma sapevamo che non bastava,
non basta mai per quanto avremmo voluto portare a Gaza.

Così, pochi giorni prima della data stabilita, siamo andati a fare 'la grande spesa'.

Eravamo in cinque: Boris (Salento per la Palestina), tre rappresentanti della Mavi Marmara Foundation ed io.
Entriamo nell’ipermercato all’alba, usciamo che è quasi buio.
Un’intera giornata - intensa, accorta, in piena consapevolezza - trascorsa dentro un immenso ipermercato della grande distribuzione, a fare la spesa per le persone che si dovevano imbarcare, ma soprattutto per Gaza.

In tutta la mia vita non avevo mai fatto, né visto fare, una spesa simile in un solo giorno.
Un giorno intero e almeno una quarantina di carrelli pieni, oltre ai bancali forniti direttamente dal centro all’ingrosso.

La lista della spesa, scritta in turco e tradotta in italiano, era così lunga da farmi pensare, lì per lì, a quei film d’un tempo in cui si narravano le vicende di re e regine, dove un menestrello leggeva pergamene che non finivano mai.

Succhi di frutta.
Formaggi.
Detergenti.
Assorbenti.
Cerotti.
Borotalco.
Frutta.
Pane che dovrà durare.
Interi bancali di acqua.
E così, apparentemente all’infinito.

Dare da mangiare a centinaia di persone, e portare altrettanto per Gaza, pur restando dentro i limiti del carico massimo consentito dalla nave.

Tra le corsie ci cercavamo continuamente, per consigliarci sui prodotti giusti.

Il direttore del supermercato, conosciuto lo scopo e la destinazione di quella spesa, si mise completamente a disposizione, senza domande inutili.
Apriva magazzini.
Chiamava altri centri.
Muoveva persone.
Lui e tutto il personale ci aiutarono a spostare carrelli, cercare il necessario, ordinare da altri centri di distribuzione ciò che mancava.

Carrello dopo carrello.
Scaffale dopo scaffale.

Uno di quegli aspetti della logistica che pochi immaginano e raramente vengono raccontati.
Nemmeno io, pur essendo a Otranto da due settimane per organizzare il tutto, mi aspettavo un’avventura del genere.

A fine giornata, dopo aver caricato i furgoni a noleggio, ci siamo finalmente seduti.
Sudati, stanchi, sfigurati.
Ma felici, sereni nell’anima.

Nel bar accanto ci offrirono da mangiare e da bere: in tutta quella giornata ci eravamo dimenticati di noi stessi.

Verso il tramonto, tornammo da Lecce a Otranto, con Gaza nel cuore ❤️ e The Conscience nell’anima,

I marinai e il capitano ci aspettavano per l’ultimo, grandissimo passamano di beni dall’Italia verso Gaza.

Ancora mani.
Ancora schiene piegate.
Ancora attenzione e cura.
Ogni scatola che sale a bordo è una promessa: non sappiamo se arriverà, ma sappiamo bene che deve partire.

Alla fine, tra i beni donati dalla e quelli acquistati, il carico è di 20 tonnellate, di cui quasi due tonnellate di medicinali.

Quella sera andai a dormire molto presto.
Ma con il telefono acceso sul comodino.
Due nostre barche — 'Al-Awda' e 'Ghassan Kanafani' — erano già al largo, e bisognava vegliare anche sulla loro sicurezza.

Partecipare alle missioni verso Gaza non è eroismo.
È attenzione, cura, responsabilità.

Il mare è sfondo, interlocutore,
tramite di una promessa:
𝗿𝗼𝗺𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗯𝗹𝗼𝗰𝗰𝗼.

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𝗧𝗵𝗲𝗮 𝗩𝗮𝗹𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗮 𝗚𝗮𝗿𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻
Freedom Flotilla Italia
007

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A Coscienza Libera - 005I 𝗧𝗥𝗜𝗔𝗡𝗚𝗢𝗟𝗜 𝗘 𝗟𝗘 𝗦𝗧𝗘𝗟𝗟𝗘Non si tratta di geometria.Si tratta di logica.L'assurda logica che, nei ...
27/01/2026

A Coscienza Libera - 005

I 𝗧𝗥𝗜𝗔𝗡𝗚𝗢𝗟𝗜 𝗘 𝗟𝗘 𝗦𝗧𝗘𝗟𝗟𝗘

Non si tratta di geometria.
Si tratta di logica.
L'assurda logica che, nei lager nazisti,
serviva a separare, distinguere, classificare.

È importante capire ciò che stava dietro, a cosa serviva quella inammissibile logica burocratica: un meccanismo per decidere di volta in volta, in maniera fredda e brutale, chi avrebbe potuto vivere un giorno in più e chi invece lasciar morire di fame; stabilire chi far morire di tortura, chi di lavoro forzato, chi nei forni crematori.

È importante ricordare.

È importante comprendere cosa allora portò a tali orrori e cosa può portare, ancora oggi, a ripeterli.
Proprio per evitare di ripeterli.

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, serve a ricordare il giorno della liberazione di Auschwitz, di Birkenau e dei campi satelliti.
Ma raramente si ricorda chi davvero li liberò: l’Armata Rossa.
E ancor più raramente si ricorda chi erano tutti coloro che erano stati rastrellati, deportati, tenuti prigionieri.
Tutti coloro che nei campi di sterminio erano stati uccisi.

È importante individuare cosa, di quella assurda e inammissibile logica burocratica, di quel distinguo freddo e brutale, sopravvive ancora oggi.
Per comprendere, e soprattutto smascherare, ciò che si configura come ricordo selettivo.

____________

Come in un arcobaleno capovolto,
i lager parlavano per codice colore.

Triangolo rosso:
Prigionieri politici, partigiani, resistenti, dissidenti, oppositori al regime fascista — sì, questa parola va pronunciata.

Triangolo verde:
Delinquenti comuni, spesso trasformati in Kapò.

Triangolo blu:
Migranti, apolidi, stranieri.

Triangolo viola:
Testimoni di Geova
e altri perseguitati per motivi religiosi.

Triangolo rosa:
Omosessuali.

Triangolo nero:
Rom e Sinti, persone con disabilità, malattie mentali, senzatetto, pr******te, alcolisti: gli "asociali".

Triangolo bianco:
internati militari italiani e prigionieri di guerra: soldati che rifiutarono di combattere per il nazifascismo.

Stella gialla
Due triangoli sovrapposti per identificare gli ebrei.

Triangoli doppi
Combinazioni che indicavano una doppia condanna:
nero su giallo (“asociale ebreo”), rosa su giallo (“omosessuale ebreo”), e così via.

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Una domanda sorge inevitabile:
Perché oggi, di tutto questo, resta un solo simbolo?
Perché le cerimonie del 27 gennaio ruotano quasi esclusivamente attorno alla stella gialla?

Che fine hanno fatto gli altri prigionieri?
La loro memoria?
I loro sogni spezzati, il loro diritto di essere?
Il dolore delle loro famiglie?

Quale giorno è stato dedicato ai dissidenti
e ai prigionieri politici?
Agli omosessuali deportati?
Agli militari italiani che rifiutarono di combattere per il nazifascismo?
Alle persone disabili eliminate con il progetto di eutanasia Aktion T4 — di cui spesso non si conosce nemmeno il numero delle vittime?

____________

Alcuni dati, tanto per ricordare che la memoria è anche materia storica, non solo rituale:

– Oltre 20 milioni di morti sovietici nella guerra contro il nazifascismo.
– Circa 18.000 partigiani italiani uccisi.
– Oltre 50.000 omosessuali internati.
– Circa 800.000 soldati italiani deportati perché rifiutarono di combattere per i fascisti.

Eppure, ogni 27 gennaio, le città si riempiono di manifesti con un solo simbolo.
Tutto il resto scompare per una precisa gerarchia della memoria, costruita nel tempo, istituzionalizzata, resa intoccabile.

Una memoria che ha preteso il monopolio del termine “antisemitismo”, mentre le altre vittime venivano relegate ai margini, quando non completamente rimosse e dimenticate.

Come se il dolore fosse una proprietà esclusiva.
Come se gli altri potessero — ancora una volta — essere sacrificati.

Ricordare tutti non è relativizzare.
È fare giustizia.

E la giustizia, quando è vera, non ha simboli esclusivi.

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𝗧𝗵𝗲𝗮 𝗩𝗮𝗹𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗮 𝗚𝗮𝗿𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻
Freedom Flotilla Italia
-005

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𝗜𝗟 𝗧𝗥𝗔𝗨𝗠𝗔 𝗖𝗢𝗟𝗟𝗘𝗧𝗧𝗜𝗩𝗢è ciò che può rendere una comunità fragile o, al contrario, capace di resistere.Un po’ come quando s...
18/01/2026

𝗜𝗟 𝗧𝗥𝗔𝗨𝗠𝗔 𝗖𝗢𝗟𝗟𝗘𝗧𝗧𝗜𝗩𝗢
è ciò che può rendere una comunità fragile
o, al contrario, capace di resistere.
Un po’ come quando si alza una tempesta:
c’è chi cerca riparo
e chi costruisce mulini a vento.

Il trauma collettivo nasce quando un’intera collettività viene coinvolta, quando la ferita non riguarda più il singolo, ma si iscrive nei corpi, nella memoria,
nel linguaggio, nei gesti quotidiani.

Il colonialismo può essere un trauma collettivo.
L’occupazione può essere un trauma collettivo.
La guerra può essere un trauma collettivo.
I droni possono essere un trauma collettivo.
L’odio razziale può essere un trauma collettivo.
Morire di fame può essere un trauma collettivo.
Morire di sete, per mancanza di acqua potabile,
può essere un trauma collettivo.

Morire di freddo.
Morire in prigione.
Morire in solitudine.
Morire a otto anni mentre vai a scuola.
Morire per gas lacrimogeni in un luogo di culto.
Morire di repressione, di menzogna, di tortura.
Morire di amputazione.
Morire di uno sparo alla nuca
mentre cerchi un tozzo di pane.

Morire appena nati.
Morire ancora prima di nascere.
Morire di stupro.
Morire perché le genti fanno finta che tu non esista.
Morire di sputi in faccia.
Morire di muri intorno a te.
Morire per mancanza di aria, di luce, di spazio.
Morire di assedio.
Morire per mancanza di libertà.

Morire perché una kuffiyeh tradisce la tua nazionalità.
Morire perché non hai più una casa a cui tornare,
ma tieni ancora stretta in mano la chiave della porta d’ingresso.
Morire dopo mille esodi, e mille altri ancora.
Morire di silenzio.
Morire di rumore.
Morire di scabbia.
Morire di macerie.
Morire sotto le macerie.

Seppellire migliaia di morti.
Scavare fosse comuni.
Cercare ospedali che non esistono più.
Morire di pesca lungo la costa dell’embargo.
Morire di ulivi bruciati.
Morire per il proprio retaggio culturale.

Tutte queste morti
tutti questi modi di morire
non sono fatalità,
non sono “effetti collaterali”:
sono 𝘁𝗿𝗮𝘂𝗺𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶.



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𝗧𝗵𝗲𝗮 𝗩𝗮𝗹𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗮 𝗚𝗮𝗿𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻
Freedom Flotilla Italia
003

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04/01/2026
Esiste una parola per descrivere il silenzioso, quasi spirituale suono della neve che cade. Questa parola è Shinshin.Ci ...
01/01/2026

Esiste una parola per descrivere il silenzioso, quasi spirituale suono della neve che cade. Questa parola è Shinshin.

Ci auguro un anno di shinshin. Di sogni da realizzare, di passi leggeri, di magia, d'incanto, di leggerezza, di sofficità e morbidezza.
Di persone da amare e di persone che ci amano.

Di lucida ribellione, di consapevolezza, di occhi aperti, di letture importanti. Di stare dalla parte giusta della storia che poi racconteremo a chi verrà dopo di noi.

Shinshin come la neve, può cambiare l'aspetto di ogni cosa. Non lasciamo che siano gli altri a farlo per noi .

Buon Anno

A Natale regaliamo parole su cui riflettere.Dalla innevata Finlandia ... Sisu ...
25/12/2025

A Natale regaliamo parole su cui riflettere.

Dalla innevata Finlandia ... Sisu ...

Siamo chiusi per ferie dal 24 dicembre al 6 gennaio compresi.Ci vediamo in aula ... a presto
25/12/2025

Siamo chiusi per ferie dal 24 dicembre al 6 gennaio compresi.

Ci vediamo in aula ... a presto

Ci sono giorni che certe parole di Mario Rigoni Stern risuonano più forti e chiare del solito.  “Leggete, studiate, e la...
20/12/2025

Ci sono giorni che certe parole di Mario Rigoni Stern risuonano più forti e chiare del solito.
“Leggete, studiate, e lavorate sempre con etica e con passione; ragionate con la vostra testa e imparate a dire di no; siate ribelli per giusta causa, difendete sempre la natura e i più deboli; non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore; siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie che non avete combattuto".
Mario Rigoni Stern ai ragazzi di una scuola, vent'anni fa.

18/12/2025

Solitamente, in inverno, amo bere tisane calde ed avvolgenti. Di quelle speziate che sanno profumo di viaggi.
La bustina di stamani diceva "The question is simple. Are you happy, or are you not?"

Indirizzo

Via Pasubio
Costabissara
36030

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Martedì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Mercoledì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Giovedì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Venerdì 08:00 - 12:00

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