Gli EX Ragazzi del CIDMA - Corleone

Gli EX Ragazzi del CIDMA - Corleone Mafia? Noi ne parliamo! adesso è finito tutto!
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Cronaca del gruppo di via Giovanni Valenti per ricordare insieme 25 anni di C.I.D.M.A. nato il 12 dicembre 2000C’era una...
12/12/2025

Cronaca del gruppo di via Giovanni Valenti per ricordare insieme 25 anni di C.I.D.M.A. nato il 12 dicembre 2000

C’era una volta (e forse c’è ancora) un gruppo in via Giovanni Valenti.
Non è nato da un progetto, né da un’idea precisa, ma per caso. E per caso, un giorno, cessò di esistere. O almeno così sembrava.
I suoi membri si incontravano quasi ogni giorno, specialmente d’estate. Non c’era un obbligo, non c’erano turni prestabiliti o orari da timbrare. C’era solo il piacere sincero di stare insieme. Nessuno cercava visibilità o vantaggi personali: ci si metteva a disposizione per raccontare, con passione e coraggio, la storia di un paese martoriato, segnato da soprusi, silenzi e da una mafia che aveva lasciato cicatrici profonde.
Le mattine iniziavano con sorrisi complici e le giornate volavano. Si accoglievano turisti da tutto il mondo, si raccontavano storie vere, si piangeva, ci si commuoveva. E poi si discuteva. Tanto, spesso, sempre…ma con rispetto. Nessuno taceva mai le proprie idee, anche quando erano in contrasto. Anzi, proprio da quelle differenze il gruppo traeva la sua forza. Si nutriva di idee, di tempo libero donato con generosità, della voglia di crescere insieme, in un ambiente sano e felice.
Si dice che quel gruppo non esista più. Che non si riunisca più in via G. Valenti. Ma altri giurano il contrario: sostengono che continui a vivere, più silenzioso, dentro case private, tra abbracci e risate, tra messaggi condivisi e traguardi festeggiati. Certo, sono traguardi diversi da quelli di un tempo. Ma quel gruppo non è mai nato per combattere la mafia né per cambiare il mondo. Gli bastava seminare bellezza, coltivare l’onestà, la gioia dello stare insieme, la fiducia nel dialogo e nella condivisione.
Quel gruppo continua a esistere, eccome se esiste. Vive nei cuori di chi ci è cresciuto dentro, di chi ha imparato a vedere le cose in un altro modo e ogni tanto torna con la mente a quei giorni, nei momenti difficili, per ritrovare la forza.
Come Achille, ha avuto forse una vita breve, ma luminosa. Una vita che valeva la pena di essere vissuta.
Il gruppo di via Giovanni Valenti non era solo un gruppo. Era, ed è, una famiglia, nel senso più autentico del termine: un insieme di persone legate da affetto, solidarietà e cura reciproca, che non ha bisogno di legami di sangue né di firme per esistere.
Una comunità trasgressiva, sì, perché ha osato sognare un futuro diverso.
E forse, senza che ce ne accorgessimo, lo ha anche già cominciato a costruire.

"Apprendiamo con commozione che tra le tracce della prova scritta d'italiano per la maturità di quest'anno, vi è un rife...
18/06/2025

"Apprendiamo con commozione che tra le tracce della prova scritta d'italiano per la maturità di quest'anno, vi è un riferimento all'attenzione e alla fiducia che nostro padre riponeva nei giovani.
Egli nutriva una enorme speranza nelle future generazioni e abbiamo sempre pensato che a reggere i suoi sforzi vi fosse il senso di una prospettiva alta di un cambiamento in meglio della nostra società civile". Lo dicono i figli del magistrato ucciso nel '92 a Palermo dalla mafia.

"Nella sua famosa frase 'se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo' è condensata tutta la speranza che la sua attività di magistrato impegnato sul fronte antimafia potesse incidere sulle coscienze di tutti i cittadini, all'interno di un percorso segnato dal sacrificio di tantissime magnifiche vite umane.

Resta in noi oggi - aggiungono - la consapevolezza che attraverso l'odierno riconoscimento e tributo, il sacrificio di nostro padre è come un seme che sta dando i suoi frutti. Il percorso è ancora lungo ma siamo sulla buona strada", proseguono i figli del magistrato ucciso. "Ci sia consentito di ringraziare la scuola di ogni ordine e grado per tutto il lavoro di educazione alla legalità svolto in questi trentatré anni e che sappiamo sarà portato avanti con nuovo entusiasmo alla luce di quanto accaduto oggi", concludono i figli di Paolo Borsellino.

“I giovani, la mia speranza” di Paolo BorsellinoTratto da Epoca del 14 ottobre ’92, a cura di Antonietta Grazia“Sono nat...
18/06/2025

“I giovani, la mia speranza” di Paolo Borsellino

Tratto da Epoca del 14 ottobre ’92,
a cura di Antonietta Grazia

“Sono nato a Palermo e qui ho svolto la mia attività di magistrato. Palermo è una città che a poco a poco, negli anni, ha finito per perdere pressoché totalmente la propria identità, nel senso che gli abitanti di questa città, o la maggior parte di essi, hanno finito per non riconoscersi più come appartenenti a una comunità che ha esigenze e valori uguali per tutti. E questo è dimostrato dal fatto che questa città, dove ci sono molte abitazioni, al loro interno ricche e ben curate, ha strade in pessime condizioni com’è facile vedere. E i monumenti, che ricordano il passato regale, sono nelle stesse condizioni di disfacimento. Questa è la situazione in cui Palermo si è venuta a trovare per tante ragioni: perché è stata una delle città più danneggiate dai bombardamenti, e già questo provocò una fuoriuscita degli abitanti dal centro storico, cioè dai luoghi in cui riconoscevano la propria identità. Ma a questa perdita d’identità hanno contribuito anche le attività delle organizzazioni mafiose. Avendo deciso, in un determinato periodo della loro storia, di sfruttare a pieno le aree edificabili attorno a Palermo, hanno fatto sì che anche l’asse geografico della città si spostasse. Molti abitanti del centro storico (e io sono stato uno degli ultimi a lasciarlo) sono finiti in quartieri periferici privi di servizi dove vivono in condizioni di profondo degrado ambientale. Tuttavia a Palermo, dall’inizio degli anni Ottanta e a causa dei gravissimi delitti della guerra di mafia che turbarono ferocemente l’ordine pubblico, e a causa anche del clamore delle inchieste giudiziarie iniziate subito dopo dal pool antimafia, cominciò a crescere una notevole rinascita della coscienza civile. Nel senso che a un certo punto vi è stata una parte della città che si è reinterrogata su se stessa e in qualche modo, talvolta anche un po’ arruffone, ha cercato di reagire. E la maggior parte di coloro che cominciano a domandarsi chi sono, e come debbono portare avanti questa città, sono giovanissimi. E’ una constatazione che io faccio all’interno della mia famiglia, perché sono stato più volte portato a considerare quali sono gli interessi e i ragionamenti dei miei tre figli, oggi tutti sui vent’anni, rispetto a quello che era il mio modo di pensare e di guardarmi intorno quando avevo quindici – sedici anni.

A quell’età io vivevo nell’assoluta indifferenza del fenomeno mafioso, che allora era grave quanto oggi. Addirittura mi capitava di pensare a questa curiosa nebulosa della mafia, di cui si parlava o non si parlava, comunque non se ne parlava nelle dichiarazioni degli uomini pubblici, come qualcosa che contraddistinguesse noi palermitani o siciliani in genere, quasi in modo positivo, rispetto al resto dell’Italia.

Invece i ragazzi di oggi (per questo citavo i miei figli) sono perfettamente coscienti del gravissimo problema col quale noi conviviamo.E questa è la ragione per la quale, allorché mi si domanda qual è il mio atteggiamento, se cioè ci sono motivi di speranza nei confronti del futuro, io mi dichiaro sempre ottimista. E mi dichiaro ottimista nonostante gli esiti giudiziari tutto sommato non soddisfacenti del grosso lavoro che si è fatto. E mi dichiaro ottimista anche se so che oggi la mafia è estremamente potente, perché sono convinto che uno dei maggiori punti di forza dell’organizzazione mafiosa è il consenso. È il consenso che circonda queste organizzazioni che le contraddistingue da qualsiasi altra organizzazione criminale.

Se i giovani oggi cominciano a crescere e a diventare adulti, non trovando naturale dare alla mafia questo consenso e ritenere che con essa si possa vivere, certo non vinceremo tra due-tre anni. Ma credo che, se questo atteggiamento dei giovani viene alimentato e incoraggiato, non sarà possibile per le organizzazioni mafiose, quando saranno questi giovani a regolare la società, trovare quel consenso che purtroppo la mia generazione diede e dà in misura notevolissima. E’ questo mi fa essere ottimista.

Mi sono fatto questa convinzione non solo attraverso le indagini sui miei figli, ma anche a seguito di un episodio accaduto qualche tempo fa: una delle macchine che mi scortava, uccise involontariamente due ragazzi davanti ad un liceo palermitano, il Meli (lo stesso che avevo frequentato in gioventù). Questi giovani, che sul momento si erano messi a picchiare coi pugni la mia macchina, quando si resero conto della situazione dimostrarono di capire che quello, purtroppo, era il prezzo da pagare per combattere le organizzazioni mafiose: in quel momento il prezzo era la difesa del magistrato che se ne occupava e la situazione della scorta che, forse inopportunamente correva troppo. Questi giovani mi furono vicinissimi, sollevandomi in parte dalla crisi morale che l’incidente mi provocò. Loro, quei giovani avevano capito appieno qual era la battaglia che si stava conducendo, quali prezzi altissimi si dovevano pagare e quali prezzi bisognava accettare.

...questo tipo di criminalità non può vivere se non ha un certo rapporto con il potere, che è essenziale alla criminalità mafiosa; ecco una delle ragioni per cui, essendoci questo rapporto, è difficile che il potere si muova globalmente nei confronti dell’organizzazione...
..ora rinasce la tentazione della connivenza con la mafia, tentazione durissima da sradicare. Ma i giovani e la popolazione studentesca sono la parte più vicina alla magistratura ed alla lotta contro la mafia: e questo è un punto di non ritorno...”

Paolo Borsellino, il coraggio della solitudine

Se ognuno fa qualcosa."Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno.Non è qualcosa che può trasfor...
15/09/2024

Se ognuno fa qualcosa.

"Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno.
Non è qualcosa che può trasformare Brancaccio.
Questa è un'illusione che non possiamo permetterci.
E' soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani.
Lo facciamo per poter dire: dato che non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa.
E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto...".

23/05/2024
Buon compleanno 🩷
18/05/2024

Buon compleanno 🩷

“Vincenzo Agostino è stato da 35 anni - insieme alla sua amatissima moglie Augusta Schiera - da quel tormentoso 5 agosto...
23/04/2024

“Vincenzo Agostino è stato da 35 anni - insieme alla sua amatissima moglie Augusta Schiera - da quel tormentoso 5 agosto 1989, una vedetta, una sentinella, un vegliardo. Nonostante il buio della notte, allorché nel suo spirito poteva scendere una schiacciante angoscia, è diventato una fonte di incrollabile speranza per tutti, per questa nostra terra martoriata e per l'interno Paese; e particolarmente per i suoi cari e per noi che oggi lo salutiamo con il cuore spezzato ma con immensa ammirazione e con uno speciale debito di riconoscenza".

Così l'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, nell'omelia funebre, svoltasi oggi in Cattedrale.

“Possa la sua credibile e costante testimonianza continuare ad essere uno sprone"

Auguriamo a tutti la voglia di ritrovarsi, stare insieme, gioire dei giorni trascorsi in compagnia e di quelli che ancor...
31/12/2023

Auguriamo a tutti la voglia di ritrovarsi, stare insieme, gioire dei giorni trascorsi in compagnia e di quelli che ancora verranno. Nonostante tutto!
Vi auguriamo di volervi bene anche se le strade si sono divise, di rimanere in sintonia pur essendo lontani. Di condividere gioie e dolori con chi volete veramente bene.

Vi auguriamo salute, serenità, semplicità, calore, amicizia, famiglia, rispetto reciproco, sorrisi che scaldano il cuore, abbracci che risanano.

Buon 2024 e oltre!

Carissimi,Natale sta per arrivare e ci ricorda che, anche in un mondo pieno di sfide, c'è sempre spazio per un nuovo ini...
24/12/2023

Carissimi,
Natale sta per arrivare e ci ricorda che, anche in un mondo pieno di sfide, c'è sempre spazio per un nuovo inizio. Anche nei momenti più difficili, si può trovare una luce di speranza.
Auguriamo a tutti Voi di sperimentare questa speranza durante queste festività e anche oltre.
Che queste feste portino gioia e serenità, e ci ispirino a costruire un domani migliore.

Con affetto,
Buone feste da tutti noi😊

E poi dal nulla…ricevi questo!😍Martina ❤️ IV elementare
11/12/2023

E poi dal nulla…ricevi questo!😍

Martina ❤️ IV elementare

Da pochi giorni nella nostra piazza Falcone e Borsellino, l'artista   ha realizzato la sua opera su una parete della scu...
03/04/2023

Da pochi giorni nella nostra piazza Falcone e Borsellino, l'artista ha realizzato la sua opera su una parete della scuola intitolata proprio alla giudice Francesca Morvillo.

"Viene spesso ricordata solamente come la moglie di Giovanni Falcone, in realtà a Capaci è stata uccisa una magistrata prima che una moglie, la prima e unica nell’Italia delle stragi. Donna colta e riservata, una magistrata preparata, scrupolosa e schiva: nei 17 anni trascorsi alla procura per i minori affronta casi delicati, ricchi di implicazioni sociali e psicologiche con l’occhio attento al reinserimento dei giovani. In Corte di appello si occupa di centinaia di processi scottanti, come quello concluso con una condanna nel 1991 contro Vito Ciancimino per gli appalti della manutenzione di strade e illuminazione".

Ciancimino, il politico nelle mani dei Corlenesi Riina e Provenzano.

"In quella sentenza c'è una radiografia impietosa dell’amministrazione di Palermo, una vicenda paradigmatica che mostra la commistione di interessi privati, corruzione e connivenza della pubblica amministrazione, lo stretto intreccio tra gruppi mafiosi e coperture politiche".

Questo scrivono le autrici del libro "Non solo per amore" che verrà presentato giorno 17 aprile, per l'inaugurazione del murales, alla presenza del fratello della giudice morta a Capaci, Alfredo.

Le autrici sono Cetta Brancato, Giovanna Fiume e Paola Maggio, la prefazione è dell'ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, l'editore è Treccani.

Tratto da la Repubblica

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