Asilo Nido la Coccinella

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Asilo Nido la Coccinella "L'adulto non deve sostituirsi al bambino, ma deve ritrarsi sempre nella passività e procedere semp

MESSAGGIO PER LE NEOMAMMEhai appena avuto un bambino, sei a casa con lui,lo adori, ma...ma vorresti parlare con degli ad...
16/09/2026

MESSAGGIO PER LE NEOMAMME

hai appena avuto un bambino,
sei a casa con lui,
lo adori, ma...
ma vorresti parlare con degli adulti,
con qualcuno che sta vivendo la tua stessa esperienza,
che ti capisce,
che non ti giudica...
Questo è lo spazio per te,
uno spazio di ascolto e condivisione, dove i bambini possono giocare con materiale sensoriale Montessori,

Vieni a provare,
a vedere come funziona,
a bere una tisana o un caffè con noi.

per info scrivi a [email protected]

Dal 14 settembre riparte lo spazio gioco!per info scrivi a info@asilonidolacoccinella.org
02/09/2026

Dal 14 settembre riparte lo spazio gioco!
per info scrivi a [email protected]

25/08/2026

Le polemiche dei soliti cialtroni per minimizzare l’importanza della vaccinazione.

24/08/2026

IL “FALSO MITO” DELL’APPRENDIMENTO DIGITALE: PERCHE’ DOBBIAMO PRETENDERE PIU’ SCUOLA ANALOGICA E MENO SCUOLA DIGITALE

In questi fine settimana estivi, condivido con voi lunghi articoli di approfondimento sulla questione digitale. Questo articolo su cui io ho lavorato per molte ore, a voi richiede almeno dieci minuti di lettura, è ricco di informazioni necessarie per chi ha figli che vanno a scuola e serve a sviluppare un pensiero critico che aiuti a comprendere come mai i nostri figli oggi hanno competenze cognitive molto più limitate rispetto alle generazioni passate. Quindi leggete questo articolo se davvero avete un tempo utile per farlo e pensate che questo tema sia importante per la crescita di vostro figlio o figlia.

In questi anni, sempre più adulti si sono resi conto di quanto l’ingresso precoce nel digitale abbia danneggiato in modo evidente la salute mentale e fisica dei minori. Inoltre, tutte le ricerche hanno evidenziato un calo drastico della soglia di attenzione nelle nuove generazioni ridotta ad una manciata di secondi, cosa che rende sempre più difficile coinvolgere chi cresce, in attività impegnative sul fronte dell’ingaggio cognitivo. Una delle ragioni principali di tale fenomeno è rappresentata dalla frequenza del mondo online con le sue caratteristiche di iperstimolazione e distrazione costante favorite dallo scrolling infinito, dalla frammentazione della visione imposta dal succedersi di video brevissimi presenti sulle piattaforme social.

Nonostante queste evidenze, la scuola vive una situazione paradossale: da una parte i docenti si trovano di fronte a studenti che hanno problemi sempre più evidenti a seguire una lezione e a rimanere concentrati sulle richieste di apprendimento che vengono loro fatte. Dall’altra, ai docenti viene proposto di aumentare sempre più l’ingaggio digitale all’interno delle loro lezioni. La spiegazione che sta alla base di questa richiesta è sempre la stessa: “gli studenti oggi non sono più in grado di fruire della lezione analogica, la loro mente oggi funziona in modo totalmente diverso rispetto al passato”.

Si dimentica in questa narrazione che la mente oggi funziona in modo diverso rispetto al passato, perché è stata danneggiata proprio da quegli stessi strumenti e ingaggi che oggi vengono proposti come rimedio alla difficoltà di apprendimento evidenziata, tra l’altro, dal crollo pandemico e globale degli indicatori oggettivi rivelati da ricerche standard come i dati PISA. Insomma il paradosso è rappresentato da questo fatto: si propone come rimedio al danno oggettivo lo stesso fattore di rischio che quel danno ha provocato.
Provo a riformulare l’intera questione in altro modo e lo faccio perché tra poco ricomincia un nuovo anno scolastico e noi abbiamo bisogno di nuovi paradigmi rispetto a quelli oggi vigenti e fortemente imposti al sistema scolastico da logiche di mercato, a loro volta derivanti dall’enorme potere che le Big Tech hanno sui sistemi politici e decisionali. Se in classe gli studenti hanno gravi problemi di attenzione (ma anche di memorizzazione e comprensione del testo, così come di molte altre competenze cognitive) è perché il loro potenziale cognitivo è stata fortemente compromesso da un’abitudine costante a permanere nel mondo digitale che è interamente basato sull’iperstimolazione del cervello emotivo, con scarsissimo ingaggio e potenziamento dei funzionamenti cognitivi.

Il cervello in età evolutiva sviluppa le sue competenze cognitive molto più attraverso un approccio analogico basato sulla lentezza, condizione che facilita l’apprendimento profondo e complesso, favorendo il cablaggio di reti neuronali che devono essere sviluppate nel tempo della crescita. Se ciò non avviene in età evolutiva, il rischio è che tale perdita si cronicizzi nel medio e lungo termine. L’età evolutiva è un tempo che richiede al cervello di strutturare le reti neuronali che rimarranno con noi per tutta la vita. Affinchè ciò avvenga, il soggetto deve allenarsi ripetutamente e a lungo in attività che rinforzano la funzione di cui deve essere abile. Vale per il cervello la stessa regola che vale per il nostro apparato muscolare: se alleni un muscolo, sottoponendolo ad esercizi costanti che lo rinforzano, quel muscolo ti renderà capace di affrontare le richieste basate sul suo ingaggio attivo. Se quel muscolo non l’hai allenato, qualsiasi richiesta che si basa sul suo ingaggio attivo, lo troverà debole e incapace di assolverla. Traducendo questo ragionamento in ambito scolastico, noi – in questo momento – abbiamo studenti che apprendono poco perché hanno allenato troppo il cervello nella palestra sbagliata: ovvero nel mondo virtuale.

Oggi serve invertire la rotta: serve riportarli nel mondo analogico. Come alla scuola primaria ci sono bambini che dopo pochi minuti smettono di colorare perché i muscoli delle loro dita (non abituati alla motricità fine, ma solo allo scrolling) si stancano velocemente a tenere stretto un pastello tra pollice e indice, così alla scuola secondaria i docenti si rendono conto che dopo cinque minuti di lezione alcuni studenti hanno già perso l’attenzione necessaria a stare nel flusso della spiegazione. Viene costantemente ribadito dai fautori dell’apprendimento digitale, che la lezione “vecchio stampo” è noiosa e inadeguata per gli studenti di oggi, perché il loro cervello oggi funziona in modo diverso. Ma è proprio quel “modo diverso di funzionare” che va corretto e rimesso nelle condizioni adatte a sviluppare le competenze di cui oggi i nostri figli e figlie sono così carenti.

Chi ha compreso bene questa lezione, oggi sta facendo marcia indietro. Prima fra tutte la Svezia, che dopo aver aderito al tecno-entusiasmo scolastico e favorito in ogni modo l’apprendimento digitale, oggi ha promosso nuovi metodi didattici, che in realtà sono i “vecchi metodi” che erano stati abbandonati per promuovere l’ingresso degli schermi a scuola.
Oggi a scuola serve un metodo lento e analogico che aiuti cervelli troppo stimolati e poco attenti ad abituarsi all’esatto contrario: ovvero a lavorare con una ridotta stimolazione, dedicandole un’attenzione profonda così da apprendere ciò che in queste esperienze l’educatore mette al centro del proprio progetto formativo.

E’ interessante parlare con docenti che abituano la propria classe all’esperienza della lettura ad alta voce di un libro. Tutti dicono che all’inizio è faticoso tenere gli studenti in una condizione di ascolto attivo e partecipante. Partono con sessioni brevi e poi progressivamente aumentano il tempo di ascolto. Con il giusto libro, dopo alcune sessioni, conquistano la capacità della classe di stare in ascolto per un tempo molto significativo. Ecco, questo è un esempio di come si allena l’attenzione protratta: non servono stimoli digitali, serve una relazione, una stimolazione coinvolgente (il libro da leggere deve essere naturalmente adatto all’età degli studenti e in grado di attirarne l’interesse) e la volontà dell’adulto di allenare qualcosa che tutti oggi ritengono difficilmente recuperabile. Invece, la neuroplasticità del cervello in età evolutiva rappresenta un’enorme risorsa: perché in età evolutiva noi possiamo molto facilmente permettere ad un cervello poco allenato all’attenzione e ad altri funzionamenti cognitivi di riconquistare le abilità su cui è stato reso fragile, spesso a causa dell’eccesso di offerta di schermi digitali.

Ho scritto questo lungo articolo, sperando che lo diffondiate il più possibile con genitori, educatori e docenti. In previsione dell’inizio dell’anno scolastico, noi dobbiamo pretendere dalle scuole frequentate dai nostri figli che gli schermi digitali abbiano uno spazio e un tempo davvero marginali e che i docenti si impegnino il più possibile a riallenare gli studenti, attraverso metodi analogici, a ridiventare capaci di scrivere con carta e penna, di disegnare con pennarelli e pastelli, di pensare con la loro intelligenza naturale. non con quella artificiale.

Dico questo perché non voglio il digitale nelle loro vite e nelle loro scuole? No, dico questo perché voglio che quando il digitale entrerà nelle loro vite, i loro cervelli siano pronti a renderlo strumento del loro funzionamento reso abile e competente da validi processi di apprendimento. Perché se ciò non avviene, ciò che accadrà è che i cervelli dei nostri figli saranno gli strumenti che il mondo digitale userà per rendere le loro vite strumento del suo profitto, come – del resto – sta già avvenendo da troppo tempo.
Se credete che questo articolo contenga contenuti degni di essere diffusi, condividetelo con altri genitori e docenti, attivatevi per lanciare un Patto Digitale di Comunità nella vostra scuola, verificate con i docenti dei vostri figli che non richiedano l’uso di strumenti digitali per l’attività di studio, soprattutto quella fa svolgere a casa in autonomia.

Come al solito affrontando questi temi, avrò molti detrattori, quindi se volete e potete vi invito a commentare confermando eventualmente questa visione e questo approccio al problema. Buon fine settimana.

17/08/2026

🧸A un certo punto arriva quel momento durante l’ambientamento in cui la maestra ti dice che puoi andare.

Magari il tuo bambino piangerà.
Con gli occhi ti chiederà di restare.
E ti sembrerà di tradirlo.

Vorrai tornare indietro, per non fargli vivere la fatica del distacco.
E perché, forse, hai un po’ paura anche tu.

Ma crescere non significa non sentire la mancanza, significa scoprire che è possibile attraversarla.

Il bambino osserva il nostro sguardo, legge il nostro atteggiamento e se nel suo pianto incontra la nostra paura, può pensare:
“Io qui non posso restare senza di te.”

Per questo, a volte, il gesto più amorevole non è restare. È riuscire ad andare.

Respira. Abbraccialo. Accogli la sua fatica senza negarla, poi guardalo negli occhi e salutalo con calma: “Adesso è un po’ difficile. Ma so che qui starai bene.”

Ogni volta che riesci a separarti da lui senza perderti, gli insegni qualcosa di prezioso: che ci si può allontanare senza smettere di appartenersi, che un legame non scompare quando non ci si vede e che può stare nel mondo sapendo che tu continuerai ad esserci, anche quando non sei fisicamente accanto a lui.

Laura Mazzarelli

👧🏼 Nel webinar “Ambientamento: accogliere e affidare” si parla anche di come accompagnare il bambino nel distacco rispettando i suoi tempi, senza dimenticare ciò che accade dentro di noi adulti, lo trovi qui: https://www.ilcamminopedagogico.it/webinar/lambientamento-accogliere-e-affidare-webinar-registrato/

13/08/2026
13/08/2026

Il Professor Daniele Novara ci ha spiegato a perché i primi 3 anni di vita di un bambino sono fondamentali.
Una serie di preziosi consigli per i genitori per quello che resta “il mestiere più difficile del mondo”!
Fonte su X

12/08/2026

No, non è tutto ok.

In questi giorni la stampa ha raccontato la polemica suscitata da questa campagna pubblicitaria di una nota marca di smartphone.

La rappresentazione rischia di far apparire normale, innocuo e persino desiderabile l’uso del telefono fin dalla primissima infanzia.

Da pediatra devo dirlo con chiarezza: uno smartphone non è un giocattolo per un neonato o per un bambino molto piccolo.

L’esposizione precoce e prolungata agli schermi è associata a possibili conseguenze su:
* sviluppo del linguaggio e capacità di comunicare;
* qualità e durata del sonno;
* attenzione e autoregolazione;
* movimento, gioco libero ed esplorazione;
* relazione tra bambino e adulto.

Il problema non è soltanto ciò che il bambino guarda.

È soprattutto ciò che lo schermo può sostituire: parole, sguardi, contatto, lettura, manipolazione degli oggetti e interazioni reali.

La Società Italiana di Pediatria raccomanda di evitare i dispositivi sotto i due anni.

Cosa possono fare concretamente i genitori?

* Non mettere lo smartphone in mano al bambino per calmarlo, farlo mangiare o distrarlo.

* Tenere spenti gli schermi durante i pasti e prima di dormire.

* Evitare la televisione accesa come sottofondo.

* Preferire voce, libri, canzoni, gioco libero e attività all’aperto.

* Dare il buon esempio, limitando anche l’uso del proprio telefono durante i momenti condivisi.

* Nei bambini più grandi, scegliere contenuti adatti all’età, guardarli insieme e stabilire tempi e regole chiare.

Non si tratta di colpevolizzare i genitori, che spesso ricorrono allo smartphone per stanchezza o necessità.

Si tratta di non lasciare che una pubblicità trasformi una pratica rischiosa in un gesto normale.

Un telefono può essere un ottimo prodotto.

Ma nelle mani di un bambino così piccolo, no: non è “tutto ok”.

10/08/2026

NO, NON É TUTTO OK.
Il manifesto pubblicitario di I-phone é la negazione di tutto ciò che la scienza sta cercando di dire al mondo e in particolare ai genitori dei bambini in età prescolare che oggi rappresentano la popolazione che ha maggiore bisogno di essere sensibilizzata nei confronti dei danni prodotti dai devices digitali in età precoce.

A me che da anni cerco di fare prevenzione su questo tema importantissimo - che è diventato una vera e propria emergenza di sanità pubblica - questo billboard appare come una provocazione gigantesca.

In realtà, questa immagine mostra in modo perfetto al mondo il lavoro sottile, costante e davvero patogeno con cui le Big Tech hanno cercato di convincere noi genitori, negli ultimi 15 anni, che i nostri figli non possono immaginare di diventare grandi senza avere in mano un device digitale.

La narrazione degli ultimi 15 anni - molto sostenuta anche da tanti specialisti di età evolutiva - è che il problema non è lo smartphone, ma come lo si usa. Ora gli esperti di marketing di i-Phone cercno di convincere i genitori che il problema non è più nemmeno legato a come lo si usa, perché è arrivato lo smartphone sicuro che non farà mai danni nella vita di un minore, ovvero lo smartphone del loro brand.

Il messaggio implicito che viene comunicato è che un bambino piccolissimo con in mano uno smartphone é cosa buona e giusta.

INVECE NO! É importante ribadirlo. É Importante sottolineare che la Società Italiana di Pediatria ha dato linee guida molto precise in questo senso, invitando tutti i genitori italiani a non consegnare uno smartphone ad uso personale a nessun figlio prima dei 13 anni.

Per questo, il messaggio di questo cartellone pubblicitario non solo racconta una grande bugia, ma contrasta anche con le linee guida di prevenzione proposte dei pediatri

E proprio per questo non dovrebbe essere visibile all'interno della nostra nazione.

Se volete avere evidenze scientifiche e davvero comprendere perché questa pubblicità é ingannevole e pericolosa leggete "Esci da quella stanza" (Mondadori) un libro che fornisce agli adulti conoscenze di ciò che la scienza ha scoperto rispetto al rischio per la salute fisica e mentale in età evolutiva connesso all'uso precoce degli strumenti digitali. Commentate e, se volete e potete, condividete questo messaggio con più genitori ed educatori possibili.

Indirizzo

Via Don Minzoni 42
Concorezzo
20863

Orario di apertura

Lunedì 07:30 - 18:30
Martedì 07:30 - 18:30
Mercoledì 07:30 - 18:30
Giovedì 07:30 - 18:30
Venerdì 07:30 - 18:30

Telefono

+393496999904

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