12/09/2026
CARLI HA RAGIONE.
ORA TELECAMERE ANCHE SU COMACCHIO.
Ogni tanto succede anche questo: un esponente della Lega dice una cosa sensata. E quando accade bisogna riconoscerlo, possibilmente prima che il partito intervenga per smentirlo.
Dario Carli, segretario della Lega di Comacchio, nel suo intervento su viale Carducci ha espresso un principio semplice: un’opera pubblica costata sei milioni di euro, pagata dai cittadini e sopportata dagli operatori durante i lavori, deve essere rispettata e tutelata.
Tradotto: piste ciclabili e percorsi pedonali non sono parcheggi; le regole valgono anche di notte; commercianti e dipendenti dovrebbero lasciare gli stalli più vicini ai clienti; la sosta breve deve favorire la rotazione, non trasformare ogni posto auto in una dépendance privata.
Un ragionamento difficilmente contestabile. Anzi, un plauso a Carli per averlo detto con chiarezza, anche a costo di risultare impopolare. Perché amministrare non significa soltanto inaugurare un viale, tagliare un nastro e pubblicare le fotografie: significa conservarlo, controllarlo e spiegare che il bene pubblico non è terra di nessuno.
Ma proprio perché il principio è corretto, non può fermarsi alla fine di viale Carducci.
Ora sarebbe interessante spostare la telecamera — almeno quella politica — verso Comacchio centro storico.
Perché il cuore della città non può essere ricordato soltanto durante la Sagra dell’Anguilla, quando arrivano i turisti o quando serve uno sfondo suggestivo per una conferenza stampa. Comacchio ha bisogno della stessa attenzione quotidiana invocata per il viale degli Estensi: parcheggi regolati, sosta realmente a rotazione, rispetto degli spazi pedonali, accessibilità, pulizia, decoro, illuminazione, manutenzione e sostegno alle attività che tengono aperto anche quando le passerelle finiscono.
Soprattutto, il centro storico non può continuare a presentarsi come un enorme parcheggio a cielo aperto. Non soltanto per chi ci vive, ma per l’immagine che offriamo ai turisti: li invitiamo a visitare una città d’acqua, ponti e canali e poi li accogliamo con una distesa di automobili davanti agli scorci che utilizziamo in ogni dépliant promozionale.
Vendiamo Comacchio come una piccola Venezia e la organizziamo come il piazzale di un centro commerciale. Fotografiamo i Trepponti senza mai domandarci che cosa vede davvero il visitatore prima e dopo lo scatto.
Il problema non si risolve vietando tutto o dichiarando guerra ai residenti. Servono parcheggi esterni comodi, collegamenti efficienti, permessi equilibrati, stalli per chi ha reali necessità e una graduale pedonalizzazione delle aree più delicate. Ma occorre scegliere quale città vogliamo mostrare: una città storica da vivere oppure un autosalone diffuso con vista sui canali.
Il centro non può diventare il parcheggio permanente di residenti, operatori e uffici, lasciando ai clienti il tradizionale percorso a ostacoli. Né si può chiedere ai commercianti di resistere tutto l’anno se poi la programmazione pubblica arriva a intermittenza: molto intensa davanti alle telecamere, assai più timida quando si tratta di organizzare servizi, mobilità ed eventi nei mesi meno comodi.
Carli ha detto una cosa importante: i soldi pubblici sono soldi di tutti. Verissimo. Ma allora di tutti devono essere anche l’attenzione, i controlli e gli investimenti. Dai Lidi al capoluogo, senza località di serie A e centri storici di serie B.
Il metodo indicato è quello giusto: regole chiare, parcheggi liberi per chi deve accedere alle attività, controlli veri e tutela degli investimenti pubblici.
Adesso applichiamolo anche a Comacchio.
Le telecamere di viale Carducci, ci rassicura Carli, guardano di giorno e di notte. Quelle della politica, invece, troppo spesso guardano soltanto dove conviene. È arrivato il momento di girarle verso il centro storico.