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Comacchio Today Comacchio Today. L'approfondimento che mancava alla notizia sul territorio di Comacchio

TRENO SÌ O TRENO NO? COMACCHIO, LA PAROLA AI COMACCHIESI.2.500 firme, 700 milioni di euro e una domanda che nessuno semb...
15/10/2026

TRENO SÌ O TRENO NO? COMACCHIO, LA PAROLA AI COMACCHIESI.

2.500 firme, 700 milioni di euro e una domanda che nessuno sembra essersi preoccupato di fare: ma i comacchiesi, questo treno, lo vogliono oppure no?

Fratelli d'Italia raccoglie 2.500 firme per portare la ferrovia da Ostellato a Comacchio. La Regione Emilia-Romagna risponde mettendo sul tavolo il conto: secondo le cifre riportate, circa 700 milioni di euro per realizzare l'opera e altri 8 milioni all'anno per gestione e manutenzione.

Insomma, più che un treno, un investimento da far tremare i binari.

Da una parte chi raccoglie firme, dall'altra chi fa i conti. Nel mezzo, come spesso accade, i cittadini.

Ora, 2.500 firme sono rispettabilissime. Ma 2.500 firme non sono una comunità di oltre 23.000 persone. E soprattutto non sono un referendum.

Perché una ferrovia potrebbe significare turismo, lavoro, mobilità per gli studenti, collegamenti con il resto d'Italia. Oppure potrebbe rivelarsi un investimento sproporzionato rispetto ai benefici. Dipende dai numeri, dai progetti e da quante persone la utilizzerebbero davvero.

Ma prima ancora dei progetti faraonici e delle bocciature preventive, manca un piccolo dettaglio: chiedere ai comacchiesi che cosa ne pensano.

E allora proviamo a fare una cosa rivoluzionaria, almeno per la politica: ascoltare i cittadini.

🚆 IL SONDAGGIO

✅ SÌ – Voglio una stazione ferroviaria a Comacchio.

❌ NO – Non ritengo necessaria una stazione ferroviaria a Comacchio.

Niente tessere di partito, niente bandiere, niente tifoserie.

Solo una domanda e due risposte.

Perché 2.500 firme meritano attenzione. Ma la voce di un'intera comunità merita di essere ascoltata.

E ricordiamoci una cosa: il treno può anche non passare. L'occasione di discutere seriamente del futuro di Comacchio, invece, non dovremmo perderla.

VALLI DI COMACCHIO, CROLLA IL LAVORIERO. E CON LUI LE PROMESSE ELETTORALI DI BELLOTTI.In campagna elettorale tutti palad...
10/10/2026

VALLI DI COMACCHIO,
CROLLA IL LAVORIERO.
E CON LUI LE PROMESSE ELETTORALI DI BELLOTTI.

In campagna elettorale tutti paladini delle Valli. Poi arrivano il Documento di Previsione, le delibere, i soldi veri. E improvvisamente spariscono tutti. Tranne i crolli.

A Comacchio c'è qualcosa che funziona con puntualità svizzera: il crollo del patrimonio vallivo. E qualcosa che funziona ancora meglio: la memoria corta della politica.

Il 18 settembre 2025 il consigliere regionale Fausto Gianella interrogava la Regione Emilia-Romagna sul ripristino del lavoriero delle Valli di Comacchio. Giustissimo. Peccato che nel Consiglio di amministrazione dell'Ente Parco sedesse già un rappresentante comacchiese della Lega. Insomma, si chiedevano risposte a Bologna mentre a casa propria si disponeva già di una poltrona al tavolo delle decisioni.

È passato poco più di un anno. Il lavoriero è crollato di nuovo. Un altro pezzo di storia, economia e identità comacchiese finito a pezzi.

E la politica? Quella è rimasta in piedi. Soprattutto sulle poltrone.

Durante la campagna elettorale Samuele Bellotti e la sua allegra compagnia di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e civiche promettevano il rilancio delle Valli. Tutti innamorati dei lavorieri, tutti ambientalisti, tutti pronti a salvare il patrimonio vallivo.

Poi sono arrivati al governo. E, soprattutto, è arrivato il DUP.

Risultato? Nessuno stanziamento specifico individuato per il ripristino del patrimonio vallivo.

Dalle promesse ai fatti. Anzi, dalle promesse al nulla.

E quei consiglieri che in campagna elettorale sembravano pronti a incatenarsi ai lavorieri pur di salvarli?

Franco Mezzogori e Andrea Buzzi, per esempio.

Dove sono finite le loro battaglie? Le proteste? Le richieste di finanziamento? Le obiezioni davanti a un documento programmatico che non individua risorse specifiche per quegli interventi?

Silenzio.

Zitti, muti e politicamente rassegnati.

Ma il capolavoro arriva con il sindaco Bellotti.

Da componente del Comitato esecutivo dell'Ente Parco, vota favorevolmente al contributo di 77.518,44 euro per coprire la quota di competenza del Parco nelle perdite della società che gestisce la Salina di Cervia.

Una decisione legittima. E anche condivisibile, in nome della solidarietà istituzionale.

Ma c'è un piccolo particolare: a Cervia si trovano quasi 80 mila euro. A Comacchio, intanto, il lavoriero continua a crollare.

Attenzione: non stiamo dicendo che quei soldi dovessero essere sottratti a Cervia. Stiamo chiedendo perché alla stessa determinazione nel sostenere un altro territorio non corrisponda un'iniziativa altrettanto concreta per le Valli di casa nostra.

Anche perché l'Ente Parco, secondo i dati di bilancio richiamati, dispone di un avanzo di amministrazione di circa 159 mila euro. Non significa che siano tutti immediatamente spendibili, ma rende ancora più doveroso spiegare quali risorse possano essere mobilitate e con quali priorità.

E Fratelli d'Italia?

Il partito che tuonava contro la Regione, reclamava attenzione per Comacchio e prometteva di difenderne il patrimonio oggi cosa dice?

Nulla?

Prima si accusava Bologna di dimenticare le Valli. Adesso che si governa Comacchio, ci si è dimenticati perfino di chiedere i soldi?

Nel frattempo, tra le prospettive amministrative, spunta anche l'ipotesi di una nuova sede comunale fuori dal centro storico. Un'operazione potenzialmente da milioni di euro.

Per carità, magari un giorno ci spiegheranno perché Comacchio abbia più bisogno di nuovi uffici che di salvare un patrimonio ambientale unico.

Un Comune nuovo mentre le Valli vecchie cadono a pezzi. Più che una visione amministrativa, sembra una barzelletta. Solo che a pagare il conto sono i cittadini.

E non è soltanto una questione di muri, pali e strutture che cedono.

Il lavoriero è parte della storia della pesca, della gestione delle acque, dell'equilibrio ecologico e dell'economia valliva. Lasciarlo deteriorare significa mettere a rischio qualcosa che nessuna inaugurazione, nessun comunicato e nessuna fotografia con i fenicotteri potrà restituire.

La domanda a Bellotti e alla sua maggioranza è semplicissima.

Dove sono i progetti? Dove sono i finanziamenti? Quali interventi sono previsti? E soprattutto: quando?

Perché governare non significa ripetere le promesse della campagna elettorale seduti su una poltrona più comoda.

Significa trasformarle in atti, impegni di spesa, cantieri e risultati.

Altrimenti il programma elettorale diventa carta straccia. E il patrimonio vallivo, un mucchio di macerie.

Il lavoriero è crollato. Le promesse elettorali pure.

La differenza è che per ricostruire il primo servono soldi e lavori. Per le seconde non basterebbe neppure un miracolo.

COMACCHIO, TURISTI A MILIONI.NON È UN PAESE PER GIOVANI.QUANTO SI GUADAGNA E CHI?E in fondo, un sondaggio per le famigli...
08/10/2026

COMACCHIO, TURISTI A MILIONI.
NON È UN PAESE PER GIOVANI.
QUANTO SI GUADAGNA E CHI?

E in fondo, un sondaggio per le famiglie.

A Comacchio abbiamo scoperto il miracolo economico. O almeno così sembrerebbe leggendo certi comunicati stampa.

Oltre 2,2 milioni di presenze turistiche nel 2025. Applausi, brindisi, pacche sulle spalle. Peccato che, finita la festa, rimangano i conti da pagare.

E allora una domanda: chi guadagna davvero?

I campeggi? Gli stabilimenti? I proprietari degli appartamenti turistici? Legittimo. Ma ai lavoratori cosa resta? Tre, quattro, cinque mesi di stipendio e poi?

Poi arriva la NASpI.

Un diritto sacrosanto che tutela chi perde il lavoro. Ma quando il passaggio dal contratto stagionale alla disoccupazione diventa una consuetudine, forse il problema non è il lavoratore. È il modello economico.

Quanti comacchiesi percepiscono ogni anno la NASpI? Quanti tornano a richiederla? Quanti trovano finalmente un lavoro stabile?

Numeri che sarebbe ora di conoscere.

Intanto il reddito medio dichiarato rimane basso. I turisti aumentano, ma questo non dimostra che aumentino anche gli stipendi.

E puntualmente rispuntano i soliti noti sui giornali con la formula magica: DESTAGIONALIZZAZIONE!

La ripetono da vent'anni. Ormai manca soltanto il santino.

Ma davvero pensiamo di risolvere tutto con qualche evento a novembre e un convegno a febbraio?

Comacchio non può vivere soltanto di turismo.

Abbiamo pesca, agricoltura, artigianato, ambiente e opportunità per nuove imprese sostenibili. Serve un piano economico serio, non l'ennesimo calendario delle sagre.

E poi c'è la scuola.

Nel Distretto Sud-Est sono emersi segnali preoccupanti di rischio di dispersione scolastica.

Quale futuro offriamo a un ragazzo che lascia gli studi? Un contratto fino a settembre e una NASpI fino alla primavera?

Servono formazione, una vera comunità educante e lavoro qualificato.

Perché un territorio non diventa ricco contando i turisti. Diventa ricco quando i suoi cittadini possono viverci dignitosamente tutto l'anno.

E ora chiediamolo alle famiglie.

📊 SONDAGGIO: COSA SERVE DAVVERO A COMACCHIO?

1️⃣ LAVORO E STIPENDI
Più occupazione stabile, salari dignitosi e meno dipendenza dalla stagionalità.

2️⃣ SCUOLA E GIOVANI
Formazione, sostegno alle famiglie e opportunità per non costringere i ragazzi ad andarsene.

3️⃣ SANITÀ E COSTO DELLA VITA
Meno attese, trasporti migliori, case accessibili e servizi per le famiglie.

👇 Scrivete 1, 2 o 3 nei commenti. E raccontateci cosa cambiereste.

Perché i numeri dei turisti li conosciamo a memoria.

Adesso sarebbe ora di conoscere anche i problemi di chi qui ci abita.

L’ARGINE CROLLA, IL PESCE PASSA: E CHI DOVEVA OCCUPARSENE?"Leggi fino in fondo e rispondi al sondaggio: quali opere sono...
06/10/2026

L’ARGINE CROLLA, IL PESCE PASSA: E CHI DOVEVA OCCUPARSENE?

"Leggi fino in fondo e rispondi al sondaggio: quali opere sono più urgenti per Comacchio e le sue valli?"

Comacchio aspetta da anni interventi sulle valli. Intanto il turismo lento e ambientale cresce, ma l’ecosistema non si cura con i dépliant e le fotografie: servono manutenzione, scelte e responsabilità.

La pesca è diminuita. Pesano i cambiamenti climatici, certo, ma sarebbe comodo attribuire tutto al clima e non discutere di come sono state gestite le aree vallive. Prendiamo l’argine della Lavadena: era privato, è crollato e ora, secondo quanto viene segnalato, il pesce può spostarsi tra acque pubbliche e private.

C’è poi una questione da chiarire: il privato può effettuare il richiamo d’acqua tutto l’anno, mentre il pubblico non può farlo. Una disparità che merita spiegazioni e verifiche. Chi deve controllare che il crollo dell’argine non finisca per favorire una gestione a vantaggio di pochi? Non bastano le mezze frasi: servono risposte e atti.

Le ultime amministrazioni non hanno messo il problema al centro. E quando al Patrimonio c’era l’ex assessore Cardi, della Lega per Salvini Premier, oggi in quota Bellotti, l’argine non è diventato una priorità. Cardi può spiegare quali iniziative furono prese? Perché un argine fondamentale è rimasto fuori dai riflettori fino a quando è crollato?

Anche il Parco del Delta del Po deve uscire dal ruolo di spettatore. Ha un filo diretto con la Regione Emilia-Romagna: lo usi per sollecitare interventi anche per Comacchio, non solo quando si tratta della Romagna. La tutela del territorio deve valere per tutte le comunità del Parco.

E il neo sindaco Bellotti? In campagna elettorale le valli erano un tema; adesso, però, sembra essersene già dimenticato. Il Comune e l’Ente Parco sollecitino subito il ripristino dell’argine e valutino l’acquisto dell’area, a un prezzo da concordare, se può garantire una gestione nell’interesse collettivo. Le promesse elettorali, da sole, non riparano un argine.

SONDAGGIO — Qual è l’intervento più urgente?

1. Ripristinare l’argine della Lavadena
2. Manutenere gli argini vallivi
3. Proteggere dune e litorale
4. Riqualificare gli edifici del centro e dei Lidi
5. Acquisire aree vallive strategiche

Scrivi il numero nei commenti.

MARANZA A COMACCHIO?CHI SONO E COSA FACCIAMO?"Leggi l'articolo ed in fondo troverai un sondaggio: rispondi nei commenti ...
05/10/2026

MARANZA A COMACCHIO?
CHI SONO E COSA FACCIAMO?

"Leggi l'articolo ed in fondo troverai un sondaggio: rispondi nei commenti scrivendo il numero allegato alla risposta o lasciando un pensiero."

Ne avevamo parlato qualche mese fa, con un titolo che resta una domanda scomoda: “I maranza sono figli nostri?”. Non per assolvere chi aggredisce, danneggia o spaventa le persone. Le responsabilità individuali esistono e vanno accertate. Ma liquidare tutto con un’etichetta rischia di farci sentire a posto prima ancora di avere capito il problema.

Dopo i fatti di sabato a Comacchio, le domande sono tornate: urla, inseguimenti, bottiglie rotte, automobili danneggiate. Chi sono questi ragazzi? Da dove vengono? Si dice siano minorenni e non del territorio: ma cosa è stato verificato? Come arrivano a Comacchio, dove si ritrovano, chi li accompagna? E che cosa succede prima e dopo una notte come questa?

Sui social le soluzioni sembrano sempre semplici. C’è chi invoca le ronde. Ma cittadini che pattugliano le strade renderebbero davvero più sicura la città oppure aumenterebbero il rischio di scontri?

C’è anche una questione legale da non sottovalutare. La legge prevede associazioni di osservatori volontari non armati, con il compito di segnalare alle forze di polizia situazioni di rischio. Una ronda che interviene direttamente è un’altra cosa. Se poi scoppiano colluttazioni, il rischio per chi l’ha organizzata può diventare molto serio: il suo ruolo e le sue responsabilità potrebbero essere valutati sulla base di ciò che è accaduto e di come è stato organizzato l’intervento. Non è una responsabilità automatica per il solo fatto di averla proposta; è proprio per questo che non si può trattare la questione come una bravata da social.

C’è chi chiede più controlli pubblici. Una richiesta comprensibile, ma da tradurre in scelte concrete: più pattugliamenti? Presidi nei luoghi e negli orari critici? Un coordinamento più stretto tra Polizia locale e forze dell’ordine? E con quali risorse?

E gli street tutor? Il Comune potrebbe stanziarne altri? Prima, però, non sarebbe ragionevole chiedersi quali risultati abbiano prodotto durante l’estate e come siano andate esperienze simili, anche a Ferrara? Senza dati si rischia di discutere solo per slogan: “funzionano”, “non servono”, “mettiamone di più”.

E le famiglie? Dove sono gli adulti di questi ragazzi? È una domanda necessaria, ma non può diventare una scorciatoia per mettere tutti i genitori sul banco degli imputati. I ragazzi rispondono dei propri comportamenti; nello stesso tempo crescono dentro relazioni, regole, esempi e assenze. Nel nostro precedente articolo ci chiedevamo se, mentre puntiamo il dito contro i giovani, non stiamo evitando una domanda più difficile: quale spazio hanno oggi gli adulti nell’educare, porre limiti e offrire alternative?

La sicurezza non si risolve con una parola d’ordine. Servono fatti accertati, controlli efficaci, responsabilità e prevenzione. Ma quale strada deve imboccare Comacchio? Non abbiamo una risposta da imporre: vogliamo aprire una discussione senza minimizzare gli episodi e senza trasformare la paura in una chiamata alle armi.

Sondaggio

Quale intervento dovrebbe essere prioritario dopo i fatti di sabato a Comacchio? Rispondi nei commenti scrivendo soltanto il numero.

1. Più controlli e presidi delle forze pubbliche
2. Più street tutor, dopo averne verificato i risultati
3. Ronde di cittadini
4. Prevenzione con famiglie, scuole e associazioni
5. Un intervento integrato: controlli, prevenzione e responsabilità educative

LEGGI L'ARTICOLO E RISPONDI AL SONDAGGIO!IL COMUNE TRASLOCA. FORSE. MA I CITTADINI LO SANNO?Nel DUP 2027-2029 compare un...
03/10/2026

LEGGI L'ARTICOLO E RISPONDI AL SONDAGGIO!

IL COMUNE TRASLOCA. FORSE.
MA I CITTADINI LO SANNO?

Nel DUP 2027-2029 compare una formula apparentemente innocua: “valutare la realizzazione di una sede unica municipale”.

Traduzione dal burocratese: si studia lo spostamento del Comune dalla sua sede storica di piazza Folegatti. Nel 2027 si analizzeranno le possibili localizzazioni, nel 2028 potrebbe arrivare il progetto di fattibilità, nel 2029 gli esiti finiranno sul tavolo della Giunta.

Insomma, il trasloco non è ancora deciso. Ma il camion, almeno politicamente, è già stato prenotato.

Non sarebbe nemmeno la prima volta. Ai tempi dell’amministrazione di Marco Fabbri, Comacchio visse già una battaglia simile e quel progetto venne fermato. Perché il Municipio non è un ufficio postale da spostare dove costa meno l’affitto. È il cuore civile della città, un presidio istituzionale, un pezzo dell’identità del centro storico.

Una delle battaglie in difesa del centro storico fu portata avanti anche da Davide Buzzi, oggi seduto nella maggioranza che sostiene Bellotti. Ora rischia di assistere, proprio dalla maggioranza, all’ennesimo svuotamento de “La Piazza”. Sarebbe interessante conoscere la sua posizione: continuerà a difendere il cuore della città oppure questa volta il trasloco diventerà improvvisamente una buona idea?

Ora la nuova amministrazione rilancia l’ipotesi di una sede unica. Ma dove? Quanto costerebbe? Che fine farebbe il Palazzo comunale? Quale impatto avrebbe lo svuotamento degli uffici sul centro, sulle attività commerciali e sulle persone anziane che oggi raggiungono il Comune a piedi?

Per ora, nessuna risposta. Soltanto “verifiche localizzative, patrimoniali, funzionali, tecniche ed economico-finanziarie”. Tante parole per non dire ancora ai cittadini dove si vuole andare.

E allora apriamo noi la consultazione che il Comune non ha ancora aperto.

SONDAGGIO: COSA DOVREBBE FARE L’AMMINISTRAZIONE?

1️⃣ Lasciare il Municipio nella sede storica di piazza Folegatti, riorganizzando e recuperando gli spazi esistenti.

2️⃣ Realizzare una nuova sede unica, ma solo dopo aver presentato pubblicamente luogo, costi e benefici.

3️⃣ Sottoporre qualsiasi trasferimento a una consultazione pubblica o a un referendum comunale.

Scrivete 1, 2 o 3 nei commenti e spiegate il perché.

Il Municipio appartiene alla comunità. Prima di spostarlo, forse sarebbe educato chiedere ai comacchiesi.

BELLOTTI, C’È UNA CREPA A DESTRA?A Comacchio doveva essere la serata del DUP. È diventata, forse, la serata del primo ve...
01/10/2026

BELLOTTI,
C’È UNA CREPA A DESTRA?

A Comacchio doveva essere la serata del DUP. È diventata, forse, la serata del primo vero mal di pancia della maggioranza Bellotti.

Pierluigi Negri ed Emanuele Mari, lista 2Q20, chiedono il ritiro del Documento Unico di Programmazione contestandone la conformità.

La maggioranza respinge la richiesta.

Fin qui ordinaria amministrazione.

Poi però succede qualcosa di molto meno ordinario.

Perché quando si vota, due consiglieri della maggioranza e soprattutto del primo partito della coalizione, Fratelli d’Italia, si astengono.

E già questo basterebbe per drizzare le antenne.

Ma non finisce qui.

Subito dopo Erica Marino e Alessandro Mezzogori chiedono che venga messa agli atti una dichiarazione e abbandonano l’aula.

Sipario.

O forse primo atto.

Perché in politica i numeri contano, ma qualche volta contano ancora di più i gesti. E uscire dall’aula dopo essersi astenuti su una questione che investe il DUP non è esattamente come alzarsi per andare a prendere un caffè.

È un segnale politico.

Quanto profondo, lo capiremo.

Ma il punto interessante è un altro: Fratelli d’Italia è il primo partito della coalizione che sostiene Samuele Bellotti.

Ed è proprio lì che compare la crepa.

Oppure non è una crepa, ma una tirata di giacchetta?

È possibile che Fratelli d’Italia abbia deciso di ricordare al neo sindaco, a pochi mesi dall’insediamento, chi rappresenta il partito più pesante della sua maggioranza? Che quelle due astensioni e quelle due sedie lasciate vuote siano un messaggio indirizzato più a Bellotti che alle opposizioni?

Non possiamo saperlo.

Ma se fosse così, il messaggio sarebbe arrivato forte e chiaro: caro sindaco, governi tu, ma noi ci siamo. E i nostri voti pesano.

Solo poche settimane fa, il 15 agosto, erano arrivate le dimissioni dell’assessore Antonio Romagnoli. Un fulmine a ciel sereno per un'amministrazione insediata da pochissimo.

Adesso arrivano due astensioni e due sedie lasciate vuote.

Una coincidenza?

Possibile.

Un incidente circoscritto?

Possibile anche questo.

Una prova di forza interna alla maggioranza?

È la domanda che da questa sera diventa inevitabile.

Perché due indizi, in politica, meritano almeno una domanda.

E la domanda è semplicissima:

che cosa sta succedendo dentro la maggioranza Bellotti e, soprattutto, dentro Fratelli d’Italia?

Perché stasera non serviva essere raffinati analisti politici per accorgersi del clima. Bastava guardare i volti.

Facce scure. Tensione. Pochissima voglia di sorridere.

E allora sarebbe prematuro parlare di crisi. Ma sarebbe altrettanto curioso far finta che non sia successo niente.

Bellotti ha vinto le elezioni da pochi mesi e dovrebbe trovarsi nella fase della luna di miele: maggioranza fresca, cinque anni davanti, programmi da trasformare in amministrazione.

Invece ha già perso un assessore e ora deve fare i conti con due consiglieri del principale partito della sua coalizione che sul DUP scelgono di non seguire la maggioranza e poi lasciano l'aula.

Bellotti trema?

Non lo sappiamo.

Ma probabilmente, da stasera, qualche conto in più dovrà cominciare a farselo.

Perché le maggioranze raramente cominciano a scricchiolare con una conferenza stampa.

Prima arrivano i silenzi.

Poi le astensioni.

Poi qualcuno tira la giacchetta al sindaco.

E infine qualcuno si alza.

E lascia la sedia vuota.

BELLOTTI VOTA SÌ PER CERVIA. ORA LA PARTITA SI SPOSTA SULLE VALLI DI COMACCHIOComacchio sostiene l'intervento del Parco ...
30/09/2026

BELLOTTI VOTA SÌ PER CERVIA. ORA LA PARTITA SI SPOSTA SULLE VALLI DI COMACCHIO

Comacchio sostiene l'intervento del Parco per ripianare la perdita della Salina di Cervia. Una scelta che rafforza il peso politico del Comune nell'Ente e apre ora il tema degli investimenti sul comparto vallivo.

COMACCHIO – Il Comune di Comacchio sceglie la linea della responsabilità istituzionale e, attraverso il sindaco Samuele Bellotti, sostiene l'intervento dell'Ente Parco del Delta del Po a favore della società Parco della Salina di Cervia.

La partecipata ha chiuso il 2025 con una perdita superiore agli 861 mila euro. L'Ente Parco, che ne detiene il 9%, ha deciso di intervenire per la propria quota con 77.518,44 euro.

La decisione è stata approvata all'unanimità dal Comitato esecutivo, del quale fa parte anche Bellotti.

Una scelta tutt'altro che scontata dal punto di vista politico. Comacchio avrebbe infatti potuto assumere una posizione più territoriale, considerando la Salina una questione prevalentemente cervese. Ha scelto invece di sostenere il principio secondo cui appartenere al Parco significa condividere responsabilità, problemi e patrimonio ambientale dell'intero Delta.

Una posizione che va riconosciuta a Samuele Bellotti e all'intero Comitato esecutivo.

Ma proprio quel voto apre adesso una seconda questione politica: le Valli di Comacchio.

Il territorio comacchiese rappresenta una delle componenti fondamentali del patrimonio naturalistico del Parco e, con la nuova ripartizione recentemente approvata, aumenta ulteriormente il proprio peso all'interno dell'Ente.

Il comparto vallivo necessita da tempo di manutenzione, interventi sugli argini, sulle chiuse e sui lavorieri, presenza di personale e soprattutto di una gestione idraulica capace di assicurare un adeguato ricambio delle acque.

Sul tavolo esiste anche una disponibilità economica sulla quale potrebbe aprirsi il confronto.

Il rendiconto 2025 del Parco ha certificato infatti 159.365,18 euro di avanzo disponibile. Per l'operazione relativa alla Salina di Cervia vengono utilizzati 13.018,44 euro di avanzo libero, mentre altri 64.500 euro erano già stati accantonati per fronteggiare la perdita della partecipata.

Salvo ulteriori utilizzi successivi, resterebbero quindi circa 146 mila euro di avanzo disponibile.

Non significa che quelle risorse possano essere automaticamente destinate alle Valli. Significa, però, che Comacchio ha oggi gli elementi per chiedere formalmente all'Ente Parco di aprire una discussione sul loro possibile impiego, integrandole con le altre risorse già destinate al comparto vallivo.

Ed è qui che per Bellotti si apre una partita politica importante.

Il punto non è contrapporre Comacchio a Cervia. Al contrario: proprio avendo dimostrato solidarietà istituzionale nei confronti della Salina di Cervia, Comacchio può rivendicare con maggiore forza la necessità che l'intero Parco concentri ora attenzione, progettualità e risorse sulle sue Valli.

Dopo Ortazzo e Ortazzino e dopo l'intervento sulle Saline di Cervia, il prossimo grande dossier ambientale può e deve diventare il recupero delle Valli di Comacchio.

Una linea che coinvolge inevitabilmente anche la maggioranza comunale.
Tra i consiglieri che durante la campagna elettorale hanno posto particolare attenzione al futuro delle Valli ci sono infatti Franco Mezzogori e Andrea Buzzi, con i quali è ragionevole ritenere che il sindaco abbia condiviso una scelta politicamente significativa come quella assunta all'interno del Comitato esecutivo.

Il principio, in fondo, è semplice: Cervia ha potuto contare su Comacchio. Ora Comacchio deve poter contare sul Parco.

Il voto di Bellotti merita quindi di essere riconosciuto per quello che rappresenta: un'assunzione di responsabilità nei confronti dell'intero sistema del Delta.

Adesso, però, quella stessa capacità politica può essere utilizzata per costruire una grande operazione di recupero, manutenzione e rilancio del comparto vallivo comacchiese.

Le risorse disponibili, i progetti e gli strumenti possono offrire una base sulla quale lavorare.

Ora serve la spinta politica.

E se Samuele Bellotti riuscirà a portare le Valli di Comacchio al centro dell'agenda dell'Ente Parco con la stessa determinazione dimostrata sulla vicenda di Cervia, sarà altrettanto corretto riconoscergliene il merito.

CLARA, LA STANGATA DEL “CAMBIAMENTO”Gli aumenti di Clara lasciano l’amaro in bocca ai cittadini comacchiesi. Anche perch...
14/09/2026

CLARA,
LA STANGATA DEL “CAMBIAMENTO”

Gli aumenti di Clara lasciano l’amaro in bocca ai cittadini comacchiesi. Anche perché, dopo aver aperto la bolletta, resta difficile apprezzare il presunto profumo del cambiamento.

Nel 2026 la tariffa cresce del 7,62% e il conguaglio arriverà nel terzo trimestre. Il Piano economico-finanziario racconta che le entrate tariffarie passano da 1.384.719 euro nel 2025 a 1.480.958 nel 2026, per poi salire a 1.570.557 euro nel 2027.

Traduzione: quest’anno si paga di più e l’anno prossimo il conto complessivo salirà ancora. Altro che emergenza temporanea: la stangata rischia di diventare strutturale.

Il tutto mentre il servizio continua a non soddisfare cittadini e operatori economici: cassonetti nuovi ma problemi vecchi, sacchi abbandonati, conferimenti complicati e ritiri straordinari che, naturalmente, non sono gratis. Alla fine paga sempre qualcuno. Indovinate chi.

La nuova amministrazione aveva trasformato Clara in un cavallo di battaglia elettorale. In prima fila il capogruppo di Fratelli d’Italia Dimitri Lama, oggi apparentemente più impegnato a ottenere il permesso di registrarsi in video durante il Consiglio comunale che a registrare il malcontento di chi riceve le bollette.

La maggioranza ha approvato gli aumenti spiegando che il voto favorevole non significava condividerli, ma rappresentava un atto di “responsabilità istituzionale”.

Una formula meravigliosa: quando si promette di cambiare tutto si chiama coraggio; quando si aumentano le tariffe si chiama responsabilità.

E poi c’è la nuova formula buona per ogni occasione: “Ci siamo appena insediati”. La politica dell’adesso siamo arrivati noi, prima c’erano gli altri e per giudicarci bisogna aspettare. Va bene, aspetteremo. Ma intanto le bollette non aspettano, gli aumenti non aspettano e i cittadini pagano subito. Le promesse elettorali, invece, sono state generose e immediate: su quelle non servivano mesi di rodaggio. Adesso vedremo se al governo del cambiamento seguirà davvero qualche cambiamento o soltanto la richiesta di altro tempo.

È vero: il PEF viene predisposto dentro il sistema regolatorio di ARERA e approvato da ATERSIR. Ma è altrettanto vero che Comacchio non è un semplice cliente alla cassa: è uno dei Comuni proprietari di Clara e ha quindi il dovere politico di incidere, controllare e pretendere risultati.

Nel Consiglio locale di ATERSIR Comacchio si è astenuto, mentre in Consiglio comunale la maggioranza ha poi votato le nuove tariffe. Altri Comuni, come Riva del Po, hanno scelto di non approvarle, mantenendo per il 2026 quelle precedenti. Dunque sostenere che non esistesse alcun margine politico è quantomeno comodo.

Una parte dei costi deriva certamente dal nuovo sistema di raccolta voluto dalla precedente amministrazione e dall’allora assessore Antonio Cardi, rimasto nell’orbita della Lega e sostenitore del sindaco Bellotti.

Un sistema misto, con nuovi cassonetti ingegnerizzati, apertura tramite tessera o smartphone e raccolta domiciliare di carta, plastica e lattine. Investimenti che devono essere pagati, ma che avrebbero dovuto produrre maggiore efficienza, non un bollettino quotidiano di disservizi.

Gli abbandoni restano responsabilità degli incivili, residenti o turisti che siano. Ma quando diventano sistematici non basta più fotografarli e indignarsi: bisogna domandarsi se il modello di raccolta sia adeguato a un territorio che d’estate moltiplica presenze, utenze e produzione di rifiuti.

Ogni intervento aggiuntivo di pulizia e raccolta genera altri costi che rischiano di tornare, puntualmente, nelle bollette.

Ora l’amministrazione deve finalmente ti**re fuori gli attributi: pubblicare i costi dettagliati del nuovo sistema, quantificare gli interventi straordinari per gli abbandoni, spiegare quanto pesino investimenti, ammortamenti e conguagli e dire chiaramente come intenda affrontare il 2027.

Perché le campagne elettorali finiscono. Le promesse si dimenticano. La scusa del “ci siamo appena insediati” ha una data di scadenza. Le bollette, invece, arrivano sempre.

CARLI HA RAGIONE.ORA TELECAMERE ANCHE SU COMACCHIO.Ogni tanto succede anche questo: un esponente della Lega dice una cos...
12/09/2026

CARLI HA RAGIONE.
ORA TELECAMERE ANCHE SU COMACCHIO.

Ogni tanto succede anche questo: un esponente della Lega dice una cosa sensata. E quando accade bisogna riconoscerlo, possibilmente prima che il partito intervenga per smentirlo.

Dario Carli, segretario della Lega di Comacchio, nel suo intervento su viale Carducci ha espresso un principio semplice: un’opera pubblica costata sei milioni di euro, pagata dai cittadini e sopportata dagli operatori durante i lavori, deve essere rispettata e tutelata.

Tradotto: piste ciclabili e percorsi pedonali non sono parcheggi; le regole valgono anche di notte; commercianti e dipendenti dovrebbero lasciare gli stalli più vicini ai clienti; la sosta breve deve favorire la rotazione, non trasformare ogni posto auto in una dépendance privata.

Un ragionamento difficilmente contestabile. Anzi, un plauso a Carli per averlo detto con chiarezza, anche a costo di risultare impopolare. Perché amministrare non significa soltanto inaugurare un viale, tagliare un nastro e pubblicare le fotografie: significa conservarlo, controllarlo e spiegare che il bene pubblico non è terra di nessuno.

Ma proprio perché il principio è corretto, non può fermarsi alla fine di viale Carducci.

Ora sarebbe interessante spostare la telecamera — almeno quella politica — verso Comacchio centro storico.

Perché il cuore della città non può essere ricordato soltanto durante la Sagra dell’Anguilla, quando arrivano i turisti o quando serve uno sfondo suggestivo per una conferenza stampa. Comacchio ha bisogno della stessa attenzione quotidiana invocata per il viale degli Estensi: parcheggi regolati, sosta realmente a rotazione, rispetto degli spazi pedonali, accessibilità, pulizia, decoro, illuminazione, manutenzione e sostegno alle attività che tengono aperto anche quando le passerelle finiscono.

Soprattutto, il centro storico non può continuare a presentarsi come un enorme parcheggio a cielo aperto. Non soltanto per chi ci vive, ma per l’immagine che offriamo ai turisti: li invitiamo a visitare una città d’acqua, ponti e canali e poi li accogliamo con una distesa di automobili davanti agli scorci che utilizziamo in ogni dépliant promozionale.

Vendiamo Comacchio come una piccola Venezia e la organizziamo come il piazzale di un centro commerciale. Fotografiamo i Trepponti senza mai domandarci che cosa vede davvero il visitatore prima e dopo lo scatto.

Il problema non si risolve vietando tutto o dichiarando guerra ai residenti. Servono parcheggi esterni comodi, collegamenti efficienti, permessi equilibrati, stalli per chi ha reali necessità e una graduale pedonalizzazione delle aree più delicate. Ma occorre scegliere quale città vogliamo mostrare: una città storica da vivere oppure un autosalone diffuso con vista sui canali.

Il centro non può diventare il parcheggio permanente di residenti, operatori e uffici, lasciando ai clienti il tradizionale percorso a ostacoli. Né si può chiedere ai commercianti di resistere tutto l’anno se poi la programmazione pubblica arriva a intermittenza: molto intensa davanti alle telecamere, assai più timida quando si tratta di organizzare servizi, mobilità ed eventi nei mesi meno comodi.

Carli ha detto una cosa importante: i soldi pubblici sono soldi di tutti. Verissimo. Ma allora di tutti devono essere anche l’attenzione, i controlli e gli investimenti. Dai Lidi al capoluogo, senza località di serie A e centri storici di serie B.

Il metodo indicato è quello giusto: regole chiare, parcheggi liberi per chi deve accedere alle attività, controlli veri e tutela degli investimenti pubblici.

Adesso applichiamolo anche a Comacchio.

Le telecamere di viale Carducci, ci rassicura Carli, guardano di giorno e di notte. Quelle della politica, invece, troppo spesso guardano soltanto dove conviene. È arrivato il momento di girarle verso il centro storico.

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Comacchio

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