05/09/2026
MAM 2024, le storie - Vittorio Capovilla
Tutto comincia con un alambicco da 60 litri.
È il 1976 quando Vittorio Capovilla acquista il suo primo alambicco e inizia un percorso destinato a cambiare il modo di intendere la distillazione di frutta in Italia.
Fine conoscitore del vino, Capovilla sceglie presto un’altra strada: quella della frutta, generosa alle pendici del Monte Grappa, ma anche rara, selvatica, difficile da trovare, da capire e da trasformare.
Il suo lavoro nasce da una convinzione precisa: un grande distillato non può esistere senza una materia prima straordinaria. Per questo ogni frutto viene cercato, selezionato e ascoltato con attenzione quasi maniacale. Non bastano mele, pere o ciliegie: servono varietà capaci di raccontare un carattere. Decio, Gravensteiner, Madernassa, moscatella, pesca del Vesuvio, Saturnina, marasche, visciole, corniole, prugnolo gentile, rosa canina, olivello spinoso.
Capovilla li chiama quasi pellegrinaggi del gusto: viaggi tra alberi, campi e frutteti alla ricerca della perfezione possibile.
Poi arrivano la fermentazione, la distillazione, l’acqua pura del Monte Grappa e soprattutto il tempo. Perché, come ricorda lui stesso, i suoi distillati “non hanno fretta”: più riposano, più trovano armonia.
Vittorio Capovilla è Maestro d’Arte e Mestiere 2024 per la categoria Distilleria perché ha fatto della distillazione un’arte della pazienza, della curiosità e della precisione. Un mestiere in cui ogni goccia custodisce la memoria viva di un frutto.