10/10/2020
forestazione urbana, considerazioni
Considerazioni sul termine Forestazione Urbana
(tempo lettura, 1 minuto)
Su un aspetto è interessante porre debita attenzione quando si incontra questo termine : il naturalismo che deve contenere, e in modo significativo, l’opera a verde con l’uso di piante/alberi. Usando dichiarazione che accomunano sia personaggi politici che i progettisti, forestazione urbana è il come procedere per modificare in senso naturalistico il paesaggio delle nostre città. Al termine foresta facilmente diamo una dimensione di luogo naturale: pensiamo ad un luogo popolato da animali, con ali o solo zampe, e che scorrazzano in un intricato sistema di vegetazione dove le chiome delle piante sono alle diverse altezze e ci sono perfino liane in grado di raggiungere gli alberi “giganti”. Un luogo dove la luce a fatica giunge al terreno e dove l’avanzare è l’avventura di un giorno ma può essere nel contempo esplorazione per scoprire piante animali e luoghi “sconosciuti”. Luoghi sconosciuti. Ma la città, poiché parliamo di urbano, è concepita dall’uomo, è ideata a suo uso e bisogni, quindi nasce con un pensiero totalmente fondato sulla conoscenza e sul vivere in un luogo addomesticato. Come può allora un semplice filare di alberi, composto da un’unica specie , fino ad ieri un allineamento geometrico di piante, divenire oggi un segno naturalistico per la città ? Per chiarire meglio, quell’albero può ridiventare il protagonista della natura in città, non essere solo la pianta allevata e coltivata secondo geometrie domestiche ma il rigeneratore di uno spazio che ridiventa ospitale e popolato da altre piante e da animali ? Chiaramente non è un gesto progettuale semplice, c’è necessita di una sensibilità ecologica e che questa sia poi ben indirizzata nel ricostruire ecosistemi e non boschi o alberature, così come l’abilità del progettista diventa misurabile, fin negli spazi angusti urbani raccolti in pochi mq, dal saper tradurre quelli che sono i fondamenti di una progettazione del verde urbano “naturalistica” e in grado di far coesistere le piante con gli animali : dall’uso del principio della consociazione, cioé dal sapere far convivere specie vegetali diverse nello stesso spazio, e quello della simbiosi , il mutuo soccorso e l’aiuto reciproco che s’innesca tra piante di diversa altezza e consistenza erbacea o legnosa. Le città ecosistemiche (secondo politiche policentriche di green urbanism) sono un possibile obbiettivo per la forestazione urbana ? Certamente si, ma occorre una sensibilità progettuale che vada oltre il paradigma imposto dall’attualità, non solo nell’ideare spazi verdi per capacità di filtro sugli inquinanti, sul sequestro di CO2 e sulla produzione di O2, e sulla riduzione dell’incidenza delle allergie da polline, ma che si occupi anche e soprattutto del virtuosismo di riportare “la natura” entro i 300 m dalla residenza. Così urbanisticamente quello spazio verde lo possiamo considerare fruibile da uomini e animali, così la storia ci è propizia poiché siamo in linea con i principi cardine del movimento naturalistico di fine ottocento e che ha ispirato la nascita delle green cities nel mondo (e le tante città giardino in cui è bello vivere oggi).
in foto, piazza con prateria alberata in isola pedonale, Colonia (D)