11/07/2026
Di solito, siamo abituati a raccontare l’allenamento come un sacrificio. Come un’attività difficile e impegnativa, che ci sforziamo di compiere controvoglia.
A volte è davvero così, non lo metto in dubbio.
A volte, soprattutto quando bisogna svegliarsi all’alba per allenarsi oppure trovare le energie dopo una lunga giornata di lavoro, l’idea di uscire di casa, magari con il caldo o con il freddo, magari sotto la pioggia invernale o nell’afa estiva, può risultare profondamente scoraggiante.
Eppure, nella maggior parte dei casi, accade qualcosa di diverso. L’allenamento non lo viviamo come un dovere, ma come una necessità. Non ci alleniamo, cioè, soltanto perché dobbiamo farlo, ma perché ne sentiamo il bisogno.
Ci viene naturale. Anzi, di più: finiamo persino per desiderarlo.
La verità è che allenarsi configura, a dispetto di quanto siamo soliti pensare, un’attività incredibilmente facile. Non nel senso di poco faticosa o poco dispendiosa, ma nel senso di lineare, semplice, immediata.
Sul campo o in palestra non accumuliamo tensioni, ma le scarichiamo; non rimuginiamo fino alla vertigine, ma agiamo; non ci alieniamo in attività che non ci riguardano, ma ci alleniamo per guardarci meglio.
Tutto, quindi, sembra andare nella giusta direzione: verso il nostro bene.
Inoltre, si tratta di una direzione limpida e ben visibile: non vi è confusione o smarrimento, al contrario del mondo in cui viviamo. Abbiamo un tracciato da seguire, una scheda da rispettare, un bersaglio da colpire. Almeno per quelle ore, non dobbiamo preoccuparci del nostro futuro, ma soltanto occuparci di vivere il presente.